{"id":168274,"date":"2026-10-14T18:18:38","date_gmt":"2026-10-14T16:18:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168274"},"modified":"2026-10-15T08:35:52","modified_gmt":"2026-10-15T06:35:52","slug":"mostra-a-roma-dal-15-ottobre-mario-ceroli-io","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168274","title":{"rendered":"Mostra a Roma &#8211; dal 15 ottobre Mario Ceroli {IO}"},"content":{"rendered":"<p>MARIO CEROLI {IO} | 21Art Roma | 15 ottobre 2026 &#8211; 5 febbraio 2027<\/p>\n<p>MARIO CEROLI {IO}<br \/>\na cura di Cesare Biasini Selvaggi<br \/>\n21Art Roma<br \/>\n15 ottobre 2026 &#8211; 5 febbraio 2027<\/p>\n<figure id=\"attachment_168279\" aria-describedby=\"caption-attachment-168279\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-rom-cerolo-.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-168279\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-rom-cerolo--200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-rom-cerolo--200x300.jpg 200w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-rom-cerolo-.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-168279\" class=\"wp-caption-text\">Mario Ceroli, Labirinto, 2026, 50 elementi, ferro, legno e terre colorate, 360x250x230 cm. Foto Giorgio Benni<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">21Art Roma presenta Mario Ceroli {IO}, la nuova mostra dedicata a uno dei protagonisti dell&#8217;arte contemporanea e al suo rapporto con Roma, citt\u00e0 della formazione e dell&#8217;affermazione professionale, ma anche spazio vivo in cui continuare a interrogare il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 15 ottobre 2026 al 5 febbraio 2027, <strong>quindici opere tra sculture e installazioni site-specific tutte del 2026 a eccezione di una,<\/strong> trasformano lo spazio espositivo in un palcoscenico: un teatro di forme e visioni in cui le opere assumono nuove identit\u00e0, si confrontano con la memoria e si aprono a prospettive inedite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Curata da Cesare Biasini Selvaggi,<\/strong> l&#8217;esposizione segna il ritorno di Mario Ceroli in una galleria privata romana dopo oltre vent&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che una mostra, Mario Ceroli {IO} si configura come un nuovo capitolo di una ricerca in cui la continuit\u00e0 non esclude mai la trasformazione e il passato rimane una materia viva, capace di mettersi ogni volta in discussione e di alimentare il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mario Ceroli (Castel Frentano, Chieti, 1938) arriva a Roma nel 1948, a soli dieci anni,<\/strong> portando con s\u00e9 le radici abruzzesi e uno sguardo curioso sul mondo. Nella Capitale <strong>si forma all&#8217;Istituto d&#8217;Arte, condividendo gli anni della formazione con Tano Festa,<\/strong> e comincia a definire il proprio linguaggio artistico nel clima di fermento culturale della citt\u00e0. <strong>\u00c8 la Roma degli anni Sessanta, di Piazza del Popolo e della Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, degli incontri con Cy Twombly, Pier Paolo Pasolini e Carmelo Bene,<\/strong> delle sperimentazioni teatrali e del dialogo incessante tra arti visive, letteratura e spettacolo. Una citt\u00e0 mitica e irripetibile, attraversata dall&#8217;energia della Dolce Vita, che Ceroli ama e insieme sfida, trasformandola in fonte d&#8217;ispirazione e materia della propria ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roma, del resto, non \u00e8 per l&#8217;artista soltanto uno scenario biografico: \u00e8 uno stato dell&#8217;anima, una stratificazione di storia e contemporaneit\u00e0, una presenza che continua a sollecitare nuove forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo rapporto con la citt\u00e0 si traduce in un confronto diretto con lo spazio, con i materiali, con i simboli della memoria collettiva e con i conoscenti e gli amici del presente. In Mario Ceroli {IO}, questa relazione si rinnova attraverso opere che non si limitano a evocare il passato, ma lo rimettono in scena, interrogandone la capacit\u00e0 di parlare al nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ogni mostra \u00e8 per me un&#8217;occasione per continuare a fare ricerca, per dedicarmi in quel momento a un lavoro nuovo, a una storia nuova, a una nuova conoscenza, a un nuovo modo di operare e condividere, per continuare a rischiare. L&#8217;arte mi ha fatto incontrare persone straordinarie, nel mio caso un&#8217;intera generazione di artisti che aveva i propri riferimenti in Plinio De Martiis, Gian Tomaso Liverani e Bruno Sargentini. La mostra \u00e8 un omaggio a Roma. Roma \u00e8 cos\u00ec bella, \u00e8 cos\u00ec mascalzona, \u00e8 cos\u00ec attraente, ha il fascino di una bellissima donna. Roma \u00e8 una meraviglia. Che meraviglia!&#8221;, dichiara l&#8217;artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea di un&#8217;opera in costante evoluzione attraversa l&#8217;intero percorso espositivo e trova il suo fulcro in Un anno d&#8217;amore (2026), installazione composta da 987 elementi metallici. L&#8217;opera rilegge e trasforma il lavoro omonimo concepito nel 1972, allora realizzato in legno e formato da 365 quadrati, uno per ogni giorno dell&#8217;anno, pi\u00f9 un elemento dedicato al titolo. A distanza di oltre cinquant&#8217;anni, Ceroli ne rinnova la struttura e il significato, trasformandola in un diario di bordo, un calendario interiore e un gesto di gratitudine verso gli incontri del presente, gli affetti nuovi e ritrovati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso processo di riscrittura investe Curvilinee e squadra, opera del 1965 che approda al 2026 con una nuova veste e un ruolo inedito, quello de L&#8217;architetto. Anche in questo caso, la ripresa di un lavoro storico non coincide con una semplice citazione: Ceroli ne riattiva le possibilit\u00e0 espressive, ne modifica l&#8217;identit\u00e0 e ne amplia le prospettive, dimostrando come ogni mostra possa diventare un nuovo atto creativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso comprende inoltre l&#8217;installazione Labirinto, composta da 50 elementi, e la scultura monumentale Le campane di Trinit\u00e0 dei Monti, realizzata in ferro, terre colorate e legno. Opere differenti per struttura e presenza, accomunate dalla capacit\u00e0 di instaurare un rapporto diretto con lo spazio e di coinvolgere lo spettatore, ora accogliendolo ora respingendolo, in un&#8217;esperienza che \u00e8 al tempo stesso visiva, ambientale e immaginativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera forse pi\u00f9 emozionale, dedicata a uno dei grandi poeti della musica italiana, \u00e8 Pensiero a Fabrizio De Andr\u00e9, una scultura in legno e terre colorate del 2024, che si ispira alla chitarra donata a Ceroli dall&#8217;amico cantautore in occasione di una sua esibizione nel teatro all&#8217;interno della residenza romana dell&#8217;artista, e successivamente rubata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A legare molte delle opere \u00e8 il blu, colore-guida della mostra<\/strong>, ottenuto attraverso le terre coloranti naturali dei fratelli Dolci di Verona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il blu richiama il cielo di Roma, la sua luce tersa e mutevole, ma anche la grande tradizione pittorica italiana, fino al cielo stellato della Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto. \u00c8 un omaggio alla capacit\u00e0 del colore di farsi atmosfera, memoria e appartenenza: una presenza costante che unifica il linguaggio scultoreo senza annullarne le differenze. Nella ricerca di Ceroli, la materia cromatica diventa cos\u00ec un elemento costruttivo e poetico, capace di connettere la storia dell&#8217;arte, la cultura e i miti del Mediterraneo con l&#8217;esperienza presente della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Mario Ceroli {IO}, ogni opera si presenta come un personaggio chiamato a interpretare una parte nuova recitando a soggetto. La mostra diventa un teatro in cui forme e materiali vengono continuamente arruolati, trasformati e rimessi in scena; un dispositivo creativo nel quale la realizzazione manuale coincide con il processo stesso dell&#8217;invenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni allestimento assume cos\u00ec la dimensione di un&#8217;opera autonoma, irripetibile, e insieme parte di una ricerca coerente che attraversa oltre sette decenni di attivit\u00e0, mantenendo intatta la propria libert\u00e0 creativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 un teatro quello di Ceroli inscenato di mostra in mostra, ognuna di esse concepita come opera d&#8217;arte totale, creazione di un atto a s\u00e9 e in s\u00e9, di un mondo unico e irripetibile, di un &#8220;semi-sogno&#8221;, comunque effetto di una lunga pratica coerente e di una libert\u00e0 immaginativa sempre al potere\u00bb, afferma il curatore Cesare Biasini Selvaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Mario Ceroli {IO}, 21Art Roma presenta dunque non soltanto una nuova mostra, ma un ulteriore atto di una ricerca che continua a reinventarsi attraverso il confronto con lo spazio, la memoria, il proprio tempo e lo spettatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21Art Roma (largo della Fontanella di Borghese 89, Roma)<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">aperta al pubblico nei seguenti giorni e orari: da luned\u00ec a sabato 10.00-19.30; 13 e 20 dicembre 2026 apertura straordinaria 11.00-19.00, 24 e 31 dicembre 2026 aperto 10.00-16.00, chiuso per le festivit\u00e0 nelle date 8 dicembre, 25-26 dicembre 2026, 1 e 6 gennaio 2027. Per informazioni: T. +39 06 69923801, roma@21art.it.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il programma completo delle mostre e delle attivit\u00e0 promosse da 21Art, societ\u00e0 benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell&#8217;imprenditore Davide Vanin, \u00e8 disponibile sul sito https:\/\/twentyoneart.com\/.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MARIO CEROLI {IO} | 21Art Roma | 15 ottobre 2026 &#8211; 5 febbraio 2027 MARIO CEROLI {IO} a cura di Cesare Biasini Selvaggi 21Art Roma<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":168278,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[34175],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168274"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=168274"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":168280,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168274\/revisions\/168280"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/168278"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=168274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=168274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=168274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}