{"id":168334,"date":"2026-10-15T16:44:15","date_gmt":"2026-10-15T14:44:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168334"},"modified":"2026-10-15T16:44:15","modified_gmt":"2026-10-15T14:44:15","slug":"venezia-2027-palazzo-grassi-dal-21-marzo-2027","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168334","title":{"rendered":"Venezia 2027 Palazzo Grassi dal 21 marzo 2027 &#8211;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Fran\u00e7ois Pinault dedica Palazzo Grassi (Venezia) all\u2019esposizione permanente di opere fondamentali della sua Collezione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver ospitato ventisette mostre dalla sua apertura nel 2006, Palazzo Grassi diventer\u00e0, a partire<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">dal 21 marzo 2027, lo scrigno di<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un&#8217;esposizione permanente della Collezione Pinault<\/strong>. Un percorso inedito riunir\u00e0<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>oltre cento opere di grande rilievo,<\/strong> alcune delle quali sono diventate, nel corso del tempo,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>autentici punti di riferimento della creazione contemporanea.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<figure id=\"attachment_168339\" aria-describedby=\"caption-attachment-168339\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-Venezia-Palazzo-.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-168339\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-Venezia-Palazzo--300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-Venezia-Palazzo--300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-Venezia-Palazzo--450x300.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-Venezia-Palazzo-.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-168339\" class=\"wp-caption-text\">Palazzo Grassi &#8211; Pinault Collection \u00a9 Matteo De Fina<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abHo sempre pensato che fosse necessario dare tempo alle opere: il tempo di essere viste, riviste e talvolta comprese sotto una luce diversa. A vent\u2019anni dall\u2019apertura di Palazzo Grassi, ho voluto dare ad alcune di esse una collocazione duratura. Non per cristallizzare la Collezione, ma per permettere alle opere di continuare a interrogarci e rinnovare il nostro sguardo sul mondo.\u00bb<br \/>\nFran\u00e7ois Pinault<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 a Venezia che Fran\u00e7ois Pinault d\u00e0 avvio al suo progetto culturale nel<strong> 2006. Insieme a Tadao Ando, uno dei maestri dell&#8217;architettura contemporanea, avvia un dialogo inedito tra il patrimonio storico e la creazione del proprio tempo<\/strong>. Palazzo Grassi ritrova il suo splendore, prima che, tre anni pi\u00f9 tardi, Punta della Dogana rinasca grazie all&#8217;intervento radicale ed essenziale dell&#8217;architetto giapponese. <strong>Un progetto che prosegue a Parigi nel 2021, con la trasformazione della Bourse de Commerce<\/strong>, terza sede della Collezione Pinault.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In due decenni, la Collezione Pinault si \u00e8 cos\u00ec affermata come una presenza di primo piano sulla scena artistica internazionale. <strong>Con oltre 10.000 opere d&#8217;arte moderna e contemporanea<\/strong>, che abbracciano <strong>tutte le correnti artistiche e i diversi linguaggi espressivi,<\/strong> la Collezione si dispiega regolarmente nei suoi tre luoghi emblematici, divenuti altrettanti spazi di scoperta, trasmissione e condivisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la Collezione compie un nuovo passo. In un mondo saturo di immagini e di sollecitazioni incessanti, questa presentazione offre un&#8217;esperienza quasi contro-corrente: rallentare. Prendersi il tempo di guardare, soffermarsi, lasciarsi sorprendere. Essa rivela lo spirito che anima la Collezione Pinault e delinea, in filigrana, una particolare visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Fran\u00e7ois Pinault, l&#8217;arte \u00e8 anzitutto una finestra aperta sulla nostra umanit\u00e0. Ne rivela le fragilit\u00e0 e gli slanci, i dubbi come le forze, la leggerezza cos\u00ec come la gravit\u00e0 delle nostre esistenze. Ci invita a spostare il nostro sguardo, a mettere in discussione le nostre certezze e a guardare in modo diverso ci\u00f2 che ci circonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che una raccolta di opere eccezionali, questo insieme restituisce un&#8217;identit\u00e0: quella di una collezione viva, aperta sul mondo e in continua evoluzione, alimentata da oltre mezzo secolo di scoperte, incontri e scelte profondamente personali. Una collezione che, al di l\u00e0 delle opere che riunisce, esprime una precisa concezione del mecenatismo: libera, esigente e profondamente rivolta alla creazione del proprio tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">APERTURA DELL\u2019ESPOSIZIONE PERMANENTE<br \/>\nA PARTIRE DAL 21 MARZO 2027<br \/>\nPalazzo Grassi<br \/>\n(Campo San Samuele, 3231 \u2014 30124 Venezia, Italia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di: Emma Lavigne, direttrice e conservatrice generale della Collezione Pinault, e dell\u2019\u00e9quipe curatoriale di Pinault Collection.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MOSTRA \u00abTADAO ANDO &amp; MONO-HA. I CINQUE ELEMENTI\u00bb<\/strong><br \/>\nDAL 21 MARZO AL 21 NOVEMBRE 2027<br \/>\nA Punta della Dogana<br \/>\n(Dorsoduro, 2 \u2014 30123 Venezia, Italia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di: Jean-Marie Gallais, conservatore di Pinault Collection, e Nicolas-Xavier Ferrand, ricercatore presso Pinault Collection<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nNel 2027, a Punta della Dogana, Pinault Collection celebra Tadao Ando,<strong> l\u2019architetto che ha progettato le sue tre sedi museali. In una mostra inedita, che mette in relazione la sua opera con la passione del collezionista Fran\u00e7ois Pinault, le fotografie realizzate da Ando dialogano con opere fondamentali del movimento giapponese Mono-ha (\u00abLa scuola delle cose\u00bb).<\/strong> Questa corrente, tanto leggendaria quanto poco conosciuta, rimane uno dei segreti meglio custoditi della storia delle avanguardie della fine degli anni Sessanta. Oggi, Pinault Collection conserva una delle raccolte pi\u00f9 importanti di opere di questo movimento al di fuori del Giappone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da oltre venticinque anni, Fran\u00e7ois Pinault e l\u2019architetto giapponese Tadao Ando (nato nel 1941) sono legati da un rapporto fondato su una profonda fiducia e una stima reciproca<\/strong>. Da questa collaborazione eccezionale sono nati diversi progetti divenuti emblematici, nei quali l\u2019architettura contemporanea e le opere d\u2019arte entrano in dialogo con la storia dei luoghi.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Da Palazzo Grassi (2006) e il suo Teatrino (2013) a Punta della Dogana a Venezia (2009), fino alla Bourse de Commerce a Parigi (2021), Tadao Ando ha saputo reinventare questi edifici storici, conferendo loro una nuova destinazione.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Incentrata sulle fotografie realizzate da Tadao Ando alle proprie architetture<\/strong>,<strong> la mostra svela un aspetto poco conosciuto della sua attivit\u00e0.<\/strong> Attraverso diverse centinaia di immagini, alcune delle quali presentate per la prima volta, mette in luce la riflessione che l\u2019architetto conduce fin dagli esordi sul <strong>rapporto tra immagine, architettura ed esperienza dello spazio.<\/strong> Presentato nelle sale Punta della Dogana, attraverso stampe fotografiche e proiezioni di diapositive, questo corpus di immagini rivela<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la fascinazione di Tadao Ando per le variazioni della luce, il gioco delle ombre e il trascorrere del tempo.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinque elementi, gli stessi privilegiati da Tadao Ando, costituiscono il filo conduttore della mostra: l\u2019aria (il vuoto e il concetto di ma, lo spazio tra le cose), la terra (il contesto e la storia), l\u2019acqua (la fluidit\u00e0), il fuoco (la trasformazione del vetro o del metallo) e il calcestruzzo, il materiale attraverso il quale l\u2019architetto d\u00e0 corpo alla forma e all\u2019astrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi concetti fondamentali entrano in risonanza con la ricerca di <strong>diversi artisti giapponesi della stessa generazione, riuniti sotto il nome di Mono-ha. Nato nel fermento del 1968 a Tokyo, Mono-ha prende forma negli ambienti delle universit\u00e0 d\u2019arte di Tama e Tokyo, dove giovani artisti come Nobuo Sekine, Kishio Suga, Lee Ufan e Jiro Takamatsu iniziano a praticare una forma d\u2019arte radicale, incentrata sulla materia, sullo spazio,<\/strong> sulle relazioni e sulla percezione del reale, con l\u2019intento di fondare un\u2019estetica contemporanea libera dall\u2019influenza occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Scegliendo materiali semplici, attinti dalla vita quotidiana<\/strong> e disposti in installazioni dalle forme essenziali, gli artisti di Mono-ha miravano a<strong> risvegliare la sensibilit\u00e0 pi\u00f9 profonda degli individui.<\/strong> Nel pieno dell\u2019espansione della societ\u00e0 dei consumi e dei mass media,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>richiamavano l\u2019attenzione sull\u2019esistenza stessa dei mono<\/strong>,<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>tutte quelle \u00abcose\u00bb non umane che ci circondano e costituiscono il tessuto del mondo.<\/strong> Nel 1985, l\u2019architetto Arata Isozaki dichiarava: <strong>\u00abA mio avviso, Tadao Ando \u00e8 praticamente l\u2019unico architetto giapponese ad aver colto il senso di questa corrente di pensiero [Mono-ha]<\/strong>\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ristrutturato da Ando nel 2009, l\u2019edificio di Punta della Dogana costituisce esso stesso una componente essenziale di questo incontro<\/strong>. La sua architettura mette in luce le affinit\u00e0 tra l\u2019architetto e gli artisti di Mono-ha: l\u2019attenzione condivisa per le qualit\u00e0 intrinseche dei materiali, per l\u2019esperienza dello spazio e per i fenomeni naturali. Come afferma Ando, \u00abritengo fondamentale interrogarsi continuamente sui principi delle cose; \u00e8 per questo che spesso mi sento in sintonia con l\u2019esigente atteggiamento riflessivo degli artisti contemporanei\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palazzo Grassi \u2013 Pinault Collection<br \/>\nwww.pinaultcollection.com\/palazzograssi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fran\u00e7ois Pinault dedica Palazzo Grassi (Venezia) all\u2019esposizione permanente di opere fondamentali della sua Collezione Dopo aver ospitato ventisette mostre dalla sua apertura nel 2006, Palazzo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":168338,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168334"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=168334"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168334\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":168340,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168334\/revisions\/168340"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/168338"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=168334"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=168334"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=168334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}