{"id":168596,"date":"2026-10-21T19:18:24","date_gmt":"2026-10-21T17:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168596"},"modified":"2026-10-21T19:24:11","modified_gmt":"2026-10-21T17:24:11","slug":"mostre-a-torino-a-tavola-cucina-cibo-e-gusto-nellitalia-del-risorgimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168596","title":{"rendered":"Mostre a Torino &#8211; &#8220;A tavola! Cucina &#8211; cibo e gusto nell&#8217;Italia del Risorgimento&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>STORIA DELLA CUCINA ITALIANA<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Da Cavour ad Artusi:<br \/>\nl\u2019Italia del Risorgimento raccontata attraverso il cibo<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>Dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ospita &#8220;A tavola! Cucina, cibo e gusto nell&#8217;Italia del Risorgimento&#8221;, a cura di Ilaria Porciani: ricettari, men\u00f9, utensili e opere d&#8217;arte per ripercorrere la nascita della cucina italiana.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u2013 I<\/strong>l <strong>Museo Nazionale del Risorgimento Italiano<\/strong> inaugura la mostra<em> \u201c<\/em><strong>A \u00a0Tavola! Cucina, cibo e gusto nell&#8217;Italia del Risorgimento\u201d<\/strong>, aperta al pubblico dal 21 ottobre 2026\u00a0\u00a0 al 4 aprile 2027 nel Corridoio dell&#8217;Aula della Camera Italiana.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Curata dalla storica<\/strong> <strong>Ilaria Porciani,<\/strong> l&#8217;esposizione ripercorre<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>la nascita, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>lo sviluppo <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>e l&#8217;affermazione della cucina italiana<\/strong> in un arco cronologico lungo,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>dalla fine del Settecento alla Prima guerra mondiale<\/strong>. Il cibo e la tavola diventano strumenti per seguire le trasformazioni, sociali, economiche e politiche dell&#8217;epoca, rivelando connessioni inaspettate tra gastronomia, storia nazionale e processo di unificazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>&#8220;Con &#8216;A Tavola!&#8217; il Museo racconta un aspetto della profonda trasformazione sociale che segna il Risorgimento.\u00a0 La tavola \u00e8 un punto di osservazione straordinario: vi si leggono le differenze regionali, gli scambi con l&#8217;Europa, l&#8217;ascesa della borghesia, la lenta costruzione dell\u2019identit\u00e0 nazionale &#8211; <\/em>dichiarano<strong> Luisa Papotti e Alessandro Bollo<\/strong>, presidente e direttore del<strong> Museo Nazionale del Risorgimento Italiano<\/strong><em> &#8211; La mostra non si esaurisce nelle sale. Il public programme la porta nei caff\u00e8 storici, nei ristoranti e nei luoghi della convivialit\u00e0 torinese, con talk, spettacoli ed esperienze di gusto. \u00c8 un modo per restituire al tema la sua natura viva: <\/em><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong><em>la cucina italiana non \u00e8 un reperto, ma una pratica quotidiana che continua a trasformarsi&#8221;.<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>&#8220;Nessuna cucina \u00e8 un monolite. Nessuna cucina \u00e8 un&#8217;isola &#8211; <\/em>scrive la curatrice<strong> Ilaria Porciani <\/strong>nel saggio in catalogo &#8211; <em>La cucina italiana nasce essenzialmente plurale e al tempo stesso caratterizzata da una forte apertura verso l&#8217;esterno&#8221;<\/em>. Un doppio carattere \u2013 regionale e insieme cosmopolita \u2013 che attraversa tutto il percorso espositivo: dai primi ricettari settecenteschi, modellati sull&#8217;esempio francese, come <em>Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi <\/em>(1766), fino a <em>La scienza in cucina e l&#8217;arte di mangiar bene (1891)<\/em> di Pellegrino Artusi, il testo che propone per la prima volta un ricco e completo ricettario italiano, componendo in uno straordinario mosaico le diverse cucine regionali e domestiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non mancano i protagonisti:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>da Cavour, habitu\u00e9 Del Cambio, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>a Pellegrino Artusi, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>fino ai grandi cuochi che dopo la met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, sulla scia di Car\u00eame,<\/strong> si autorappresentano con l&#8217;alto cappello bianco a pieghe, la <em>toque<\/em>. Il racconto arriva fino alla<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Grande Guerra, quando al fronte i fanti contadini incontrano per la prima volta, insieme alla lingua italiana, una cucina comune: la pasta cotta nelle casse di cottura<\/strong>,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> le scatolette delle industrie conserviere di Genova, Bologna e Torino,<\/strong> un vitto paradossalmente pi\u00f9 ricco di quello a cui molti erano abituati. \u00c8 l\u00ec, in trincea, che prende corpo un&#8217;alimentazione per la prima volta nazionale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ad accompagnare l&#8217;esposizione, un ricco <strong>public programme<\/strong> di t<strong>alk, lectio magistralis, spettacoli ed esperienze di gusto<\/strong> che si estende fuori dal museo, nei caff\u00e8 storici e nei luoghi della convivialit\u00e0 torinese, e un catalogo che restituisce l&#8217;ampio ventaglio di prospettive storiografiche sul tema. Il programma \u00e8 reso possibile anche grazie alla collaborazione della Citt\u00e0 di Torino &#8211; Assessorato al Commercio e ai Mercati e del fattivo coinvolgimento di partner come Associazione dei Caff\u00e8 Storici di Torino e del Piemonte, Casa Martini &#8211; Archivio Storico Martini &amp; Rossi, CioccolaT\u00f2, Salone del Vermouth.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Il percorso della mostra: dalla cucina francese alla trincea<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La mostra punta subito i riflettori laddove,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>per tutto il Settecento, guardava chiunque volesse cucinare bene: la Francia<\/strong>.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> \u00abI Francesi ci hanno sorpassato nell&#8217;arte della cucina\u00bb, ammetteva senza giri di parole Francesco Leonardi nell&#8217;<em>Apicio moderno <\/em>(1790).<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non era un&#8217;opinione isolata: il ricettario italiano di maggior successo dell&#8217;epoca,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> <em>Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi<\/em> (1766), ristampato per quasi novant&#8217;anni, era di fatto ispirato alla <em>Cuisini\u00e8re bourgeoise<\/em> di Menon<\/strong>. \u00c8 da questa lunga egemonia francese che la cucina italiana comincia lentamente a emanciparsi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Tante cucine per le molte Italie &#8211; <\/strong>La seconda sezione mostra un paese che a tavola \u00e8 un mosaico:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>cucine cittadine prima ancora che regionali,<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>testimoniate dal fiorire dei ricettari illustrat<\/strong>i, scritti per essere letti e guardati e tesi ad affrancare le diverse identit\u00e0 locali dal predominio francese. I ricettari seguono le stagioni e il calendario liturgico \u2013 cucina di magro e di grasso \u2013<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>mentre i conventi inventano dolci pieni di fantasia,<\/strong> gli ebrei italiani cucinano in modo non rigorosamente kosher e i valdesi di Torre Pellice guardano alla Francia \u00abcon molta misura\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>In cucina: il cuoco e la cuoca &#8211; <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">A <strong>inizio Ottocento anche nelle grandi case nobiliari si cucinava sul fuoco vivo;<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>a fine secolo le cucine in ghisa regolano la cottura<\/strong>, i nuovi utensili semplificano il lavoro e<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>in alcune case compare la ghiacciaia, che permette di conservare le vivande e preparare gelati<\/strong>. Nei grandi alberghi <strong>la brigata \u00e8 una gerarchia leggibile a colpo d&#8217;occhio: la toque, l&#8217;alto cappello a pieghe introdotto da Car\u00eame, spetta solo al capocuoco.<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nelle case borghesi la scena \u00e8 un&#8217;altra:<strong> la padrona di casa legge le ricette ad alta voce alla cuoca,<\/strong> <strong>che spesso non sa leggere:<\/strong> \u00e8 l&#8217;immagine del frontespizio dell&#8217;edizione Salani dell&#8217;Artusi.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> E le lezioni di economia domestica mettono in guardia le bambine da un pericolo concreto: i cibi acidi lasciati nelle pentole di rame<\/strong> mal stagnate potevano avvelenare.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Artusi, un ricettario italiano &#8211; <\/strong>Cuore della mostra \u00e8<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong><em>La scienza in cucina e l&#8217;arte di mangiar bene<\/em> (1891), con cui Pellegrino Artusi<\/strong> costruisce la &#8220;cucina di casa&#8221; della nuova Italia: ricette da tutta la penisola, una lingua toscana che italianizza il lessico francese della gastronomia e un metodo inedito, fatto di corrispondenza continua con lettrici di ogni ceto che suggeriscono, correggono, chiedono precisazioni, edizione dopo edizione. \u00abEra un continuo alternarsi fra lo studio e la cucina, la penna e le pentole\u00bb, ricorda la sua collaboratrice Marietta Sabatini, con cui<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Artusi sperimentava ogni ricetta nella casa fiorentina di piazza D&#8217;Azeglio.<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Il debito verso il sapere popolare \u00e8 dichiarato dalla prima riga della prima ricetta<\/strong>: come fare un buon brodo lo sanno tutti, \u00abil popolo e il comune\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Cucina povera &#8211;\u00a0 <\/strong>La mostra non racconta solo i trionfi della tavola:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>al Sud come al Nord la stragrande maggioranza della popolazione fa la fame.<\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> In Puglia la zuppa di tutto l&#8217;anno \u00e8 l&#8217;\u00abacqua-sale\u00bb:<\/strong><\/span> pane nero ammollato in acqua bollita con pochissimo sale e qualche goccia d&#8217;olio.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In Piemonte le testimonianze raccolte da Nuto Revelli parlano di<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>un pezzo di lardo appeso a un cordino, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>immerso a turno nei paioli \u00abper giorni e giorni\u00bb, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>e della polenta mangiata tenendo nell&#8217;altra mano un&#8217;acciuga: \u00abquando la polenta era finita l&#8217;acciuga era ancora intatta\u00bb.<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>La dieta di sola polenta porta con s\u00e9 la pellagra<\/strong>; il pane \u00e8 scuro e durissimo, spesso di fave; la carne semplicemente non c&#8217;\u00e8.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Alla tavola dei signori &#8211; <\/strong>All&#8217;estremo opposto, i banchetti.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nell&#8217;Ottocento tramonta il servizio \u00ab<strong>alla francese\u00bb \u2013 tutti i piatti in tavola nello stesso momento, con il rischio di mangiare freddo e solo ci\u00f2 che si aveva a portata di mano \u2013 <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>e si afferma quello \u00aballa russa\u00bb, a portate successive, con un ordine rigoroso di vivande e di vini: dai bianchi ai rossi in crescendo,<\/strong> dal Beaujolais al Chianti (di cui Bettino Ricasoli aveva fissato l&#8217;equilibrio dei vitigni), fino al Barolo e ai vini da dessert come il Vino Santo e il Marsala. Nel 1917 un ricettario per la borghesia arriva a codificare persino i doveri del padrone di casa verso i convitati \u2013 e quelli degli ospiti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Osterie, ristoranti, caff\u00e8 &#8211; <\/strong>Il percorso attraversa poi i luoghi del <strong>mangiare fuori casa,<\/strong> con le fulminanti istantanee della <em>Guida alle osterie di Hans Barth<\/em> (1907): la signora Gigia che al Giglio di Genova \u00abcanta le arie della Traviata e nello stesso tempo ci somministra cibi gustosi e a buon mercato\u00bb,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>la farinata ligure, <\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>la boh\u00e8me romana da Sora Nanna, e<\/strong><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> la regola aurea fiorentina<\/strong><em>: <strong>\u00abi salumai danno anche da mangiare e specialmente da bere<\/strong>\u00bb.<\/em><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Il ristorante, nato in Francia poco prima della Rivoluzione<\/strong>,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>in Italia si afferma cos\u00ec lentamente che nel 1910<\/strong> il vocabolario della lingua parlata di Rigutini e Fanfani <strong>ancora non registra la parola<\/strong>.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>A Torino, intanto, Cavour ha il suo tavolo al Del Cambi<\/strong>o.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>E i caff\u00e8 si moltiplicano come luoghi di discussione letteraria e politica:<\/strong> il Pedrocchi di Padova \u00e8 il <em>\u00abcaff\u00e8 senza porte<\/em>\u00bb, rimasto aperto giorno e notte dal 1831 al 1916.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>La pasta &#8211;<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>\u00a0&#8211; \u00ab<strong>Si sa che gli italiani non vivono che di maccheroni\u00bb<\/strong><\/em>,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">scriveva <strong>Alexandre Dumas<\/strong>. Eppure,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>a inizio Ottocento la pasta \u00e8 quasi assente da menu e ricettari,<\/strong> e<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>quando compare si serve spolverizzata di zucchero e cannella<\/strong> o condita con il brodo e i fondi di cottura.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Il pomodoro arriva solo a fine secolo:<\/strong> prima condiva carni, pesci e zuppe,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> con l&#8217;isolata eccezione di Vincenzo Corrado, che gi\u00e0 nel 1773 proponeva tortelli alla salsa di pomodoro<\/strong> \u2013<strong> peraltro fritti.<\/strong> Intanto il perfezionamento dei macchinari, fino alle trafile in bronzo, fa decollare i pastifici industriali (a Imperia Agnesi apre nel 1826) e la pasta essiccata, venduta sfusa nella caratteristica carta blu, diventa il cibo conservabile e trasportabile per eccellenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>I menu &#8211; <\/strong>Preziosa testimonianza della cultura gastronomica di grandi case, alberghi e circoli,<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>i men\u00f9 in mostra raccontano anche una battaglia linguistica.<\/strong> \u00ab<em>La nota si scrive quasi sempre in francese, come se il nostro bellissimo idioma non potesse esprimere le stesse, identiche cose<\/em>\u00bb, protestava Ida Baccini nel 1892.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> Nel 1908 un Regio Decreto impone l&#8217;italiano ai men\u00f9 di Corte; nel 1909 la rivista La Cucina Moderna bandisce un concorso per trovare il sostituto italiano della parola francese<\/strong>: tra le proposte \u00abdistinta\u00bb, \u00abnota\u00bb e \u00ablista\u00bb \u2013 mentre naufraga il neologismo \u00abgastronota\u00bb, pur sostenuto da autorevoli gastronomi.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Un dispositivo multimediale permette inoltre di sfogliare i men\u00f9 quotidiani manoscritti di Casa Savoia:<\/strong> colazioni, t\u00e8, pranzi e cene private al Quirinale,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">nelle residenze reali,<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">perfino a bordo dei treni e delle navi dei sovrani in viaggio.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Cucinare in tempo di guerra &#8211; <\/strong>Il percorso si chiude sulla Grande Guerra, che per i civili significa restrizioni \u2013 nel 1917 arrivano le tessere annonarie \u2013 e per molti soldati contadini un paradosso:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>il vitto al fronte, fino a 3.500 chilocalorie con proteine animali, olio, zucchero, vino, caff\u00e8 e persino cioccolata, \u00e8 pi\u00f9 ricco di quello a cui erano abituati<\/strong>.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>In trincea la pasta arriva cotta (e scotta) nella cassa di cottura<\/strong>, antenata della pentola a pressione, trasportata a spalla fino a chi attende il rancio. Fa il suo ingresso anche la modernit\u00e0 del cibo in scatola, prodotto dalle industrie conserviere di Genova, Bologna e Torino, talvolta con logo patriottico: \u00e8 la tappa decisiva della standardizzazione di una cucina finalmente nazionale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Fuori Menu<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il percorso espositivo di \u201c<strong>A Tavola!<\/strong>\u201d presenta inoltre un\u2019esperienza interattiva. Si tratta di <strong><em>Fuori Menu<\/em><\/strong>, realizzato da Indici Opponibili: un gioco su tavolo touch, che invita il visitatore a mettersi alla prova entrando idealmente nelle cucine dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Preparare ricette storiche e comporre menu degni dei grandi banchetti del secolo<\/strong> \u00e8 l\u2019obiettivo del gioco. Per riuscirci bisogna eseguire ogni preparazione rispettando l\u2019ordine e le modalit\u00e0 corrette, entro un tempo limite e con livelli di difficolt\u00e0 crescenti. Ogni ricetta va a completare un menu.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Man mano che si procede si sbloccano brevi approfondimenti, le cosiddette \u201cpillole\u201d, curiosit\u00e0 che non compaiono nel percorso espositivo. Ci sono storie legate a piatti specifici: per esempio, l\u2019Insalata all\u2019Italiana, servita a Torino il 10 febbraio 1848 nel banchetto per l\u2019annuncio dello Statuto Albertino, con un menu scritto eccezionalmente in italiano anzich\u00e9 in francese. Ci sono curiosit\u00e0 sugli usi della tavola, dalla <strong>distinzione tra cucina \u201cdi grasso\u201d e \u201cdi magro\u201d<\/strong> <strong>all\u2019ordine con cui si servivano i vini, fino ai galatei c<\/strong>he mettevano in guardia dal diventare un \u201ccavalier del dente\u201d. E ci sono episodi risorgimentali: la ricetta di <strong>un dolce che Mazzini mand\u00f2 alla madre dall\u2019esilio svizzero e il \u00abpane e cacio\u00bb di Garibaldi a Teano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong><em>Fuori Menu<\/em><\/strong> si rivolge a visitatori di tutte le et\u00e0. Unisce gioco, abilit\u00e0 e conoscenza e il visitatore si porta a casa un ultimo assaggio di storia, alla fine della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>A tavola!<\/em><\/strong> \u00e8 promossa dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano con il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Citt\u00e0 di Torino e Citt\u00e0 Metropolitana di Torino, Confcommercio Ascom Torino e Provincia, Confesercenti Torino e Provincia, con la collaborazione della Citt\u00e0 di Torino &#8211; Assessorato al Commercio e ai Mercati, ed \u00e8 realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT e di Camera di commercio di Torino, al prezioso sostegno di Banca d&#8217;Alba, alle partnership con Archivio Storico Lavazza, Baratti &amp; Milano, Consiglio Provinciale di Torino &#8211; Ordine dei Consulenti del Lavoro e alla collaborazione di importanti Partner culturali\u00a0 tra cui Universit\u00e0 di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Del Cambio, Biblioteca gastronomica Academia Barilla e Archivio Storico Barilla, Fondazione Casa Artusi, Slow Food Italia. Sono Partner del Gusto: Associazione dei Caff\u00e8 Storici di Torino e del Piemonte, Casa Martini &#8211; Archivio Storico Martini &amp; Rossi, Salone del Vermouth, CioccolaT\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso mette in mostra una molteplicit\u00e0 straordinaria di materiali, provenienti dalle collezioni del museo, da musei italiani e internazionali, da istituzioni pubbliche e private (tra gli altri, Archivi Alinari, Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, Archivio Storico Lavazza, Direzione Musei Nazionali della Citt\u00e0 di Roma, Fondazione Accorsi-Ometto | Musei di Arti Decorative, Palazzo Madama, Musei Reali di Torino,\u00a0 Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, Museo della Pasta): antichi ricettari, men\u00f9 illustrati, dipinti, regole e riti del cucinare, utensili e strumentazioni dell&#8217;arte gastronomica, dalle scodelle da desco alle tavole reali, dall&#8217;invenzione della macchina per la pasta alle cucine economiche. Un viaggio tra le tavole degli italiani \u2013 osterie, trattorie, circoli, caff\u00e8, birrerie e i primi locali che cominciano a chiamarsi ristoranti \u2013 in momenti storici segnati da rivoluzioni, guerre e rinascite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STORIA DELLA CUCINA ITALIANA Da Cavour ad Artusi: l\u2019Italia del Risorgimento raccontata attraverso il cibo \u00a0 Dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":167515,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,15,9411,358,15896,17619],"tags":[34215],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168596"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=168596"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168596\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":168601,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168596\/revisions\/168601"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/167515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=168596"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=168596"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=168596"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}