{"id":168893,"date":"2026-10-28T18:17:36","date_gmt":"2026-10-28T17:17:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168893"},"modified":"2026-10-28T18:17:36","modified_gmt":"2026-10-28T17:17:36","slug":"programma-per-torino-art-week-castello-di-rivoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=168893","title":{"rendered":"Programma per Torino Art Week &#8211; Castello di Rivoli"},"content":{"rendered":"<p>CASTELLO DI RIVOLI &#8211; Programma per Torino Art Week<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Marisa Merz, Inserzioni, Giulio Paolini, Carol Rama, Primi Contatti: il programma per la Torino Art Week dal 29 ottobre 2026<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della Torino Art Week 2026, il Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea presenta<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>un articolato programma di <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>mostre, <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>nuovi progetti e <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>riallestimenti della Collezione<\/strong> che mette in dialogo alcune figure fondamentali dell\u2019arte italiana con le ricerche del presente.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra Marisa Merz \u2013 La danza delle ore (29 ottobre 2026 \u2013 4 aprile 2027), a cura di Francesco Manacorda e Marianna Vecellio,<\/strong> realizzata in collaborazione con Fondazione Merz e GAM \u2013 Galleria Civica d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Torino, con il patrocinio del Ministero della Cultura e grazie al sostegno della Fondazione CRT, \u00e8 parte di un progetto espositivo che coinvolge le tre istituzioni torinesi. La mostra riunisce al Castello di Rivoli oltre sessanta opere dell\u2019artista, a partire dalla ricostruzione dell\u2019ambiente E il naufragar m\u2019\u00e8 dolce in questo mare del 1980. Il percorso restituisce la complessit\u00e0 di una ricerca che supera la dimensione domestica per aprirsi a quella spaziale, poetica e universale. Dieci artiste contemporanee sono invitate a dialogare con il lavoro di Marisa Merz, dando forma a una retrospettiva espansa che ne indaga l\u2019attualit\u00e0 e l\u2019eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intrecciando pi\u00f9 interventi complementari che definiscono una nuova fase del percorso espositivo, il Museo propone inoltre la <strong>terza edizione di Inserzioni, il programma di commissioni ideato da Francesco Manacorda con interventi di Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu; il nuovo riallestimento della Collezione dedicato all\u2019Arte povera; una nuova edizione di Il Castello Incantato con una sala in omaggio a Remo Salvadori e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026.<\/strong> Progetti differenti che condividono un\u2019unica visione: quella di un museo nel quale la Collezione non rappresenta un punto di arrivo, ma uno spazio di ricerca in continua trasformazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giulio Paolini: in due atti<br \/>\nIn memoria di Gino Viliani<\/p>\n<p>A cura di Marcella Beccaria e Andrea Viliani<br \/>\n<strong>Atto I: da luglio 2026<\/strong><br \/>\n<strong>Atto II: dal 29 ottobre 2026<\/strong><\/p>\n<p>Edificio Castello &#8211; Secondo piano, Sala 22<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cCollezione Viliani. Castello di Rivoli. Otto quadri, qui riuniti a chiedere udienza e visibilit\u00e0,<\/strong> testimoniano il desiderio espresso a suo tempo dal collezionista Gino Viliani, di mostrarsi in una sala concepita e allestita dal loro autore. Eccomi, dunque, all\u2019opera: ogni quadro, gi\u00e0 provvisto di una propria storia espositiva, si presta qui a far parte di un assieme, un ambiente espressamente progettato.\u201d Giulio Paolini, 2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto di una stagione che pone particolare attenzione ai grandi protagonisti dell\u2019Arte povera, il Castello di Rivoli presenta un progetto di Giulio Paolini (Genova, 1940) realizzato in omaggio a Gino Viliani, suo appassionato collezionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ricerca di Paolini<\/strong> interroga la concezione, il manifestarsi e la visione dell\u2019opera d\u2019arte. Dalle prime indagini intorno agli elementi costitutivi del quadro, l\u2019attenzione si \u00e8 poi orientata sul momento espositivo, sull\u2019idea dell\u2019opera d\u2019arte come catalogo di possibilit\u00e0 e sull\u2019autore come figura da cui la stessa opera \u00e8 autonoma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ispirandosi al teatro, questo progetto si \u00e8 sviluppato in due atti.<\/strong> Per il primo atto del progetto, gi\u00e0 in corso dall\u2019estate, Paolini aveva individuato, reinterpretato e allestito due sue installazioni, Contemplator enim, 1992, e In esilio, 2012-14, rispettivamente sipari in plexiglass trasparente su cui sono incisi valletti in abiti settecenteschi e una struttura cubica in metallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ottobre 2026, nel secondo atto, dopo la situazione di attesa inscenata nel primo, le due installazioni diventano dispositivi che accolgono un gruppo di opere, appartenute a Gino Viliani. Paolini trasforma cos\u00ec la sala museale in un meccanismo narrativo che evoca una pi\u00e8ce teatrale in due atti: nel primo si impongono gli elementi che annunciano e preludono alla rappresentazione, mentre nel secondo si svelano le opere protagoniste della messa in scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le otto opere della Collezione Viliani, promesse in dono al Castello e alla GAM di Torino<\/strong>, coprono un arco cronologico che va dal 1962 al 1972, decennio nel corso del quale Paolini getta le basi di tutta la sua ricerca, che lo pone tra i primi artisti che hanno lavorato in ambito concettuale, per aprirsi poi alle linee di indagine della nascente Arte povera. Il gruppo include opere inedite e radicali per la loro epoca, come Senza titolo, 1962, trama modulare di riquadri monocromi di carta crespa; Un\u2019offerta speciale, 1963, con sul fronte la riproduzione dipinta del sistema solare e sul retro la fotografia di una figura femminile e la scritta che d\u00e0 il titolo all\u2019opera; M. Tullio Cicerone, 1963, pannello di legno traforato che lascia intravedere il muro e sul retro una fotografia dell\u2019autore latino; Senza titolo, 1964, due tavole di compensato, una sospesa al centro dell\u2019altra. Il gruppo in Collezione Viliani include inoltre Senza titolo (dalla serie dei \u201cDisegni\u201d), 1964, foglio da disegno con tela bianca, qui esposto per la prima volta al pubblico; Io (frammento di una lettera), 1969, in cui il pronome \u00abio\u00bb, isolato da una lettera dattiloscritta, assume una sua indipendenza e dimensione impersonale; Una visita alla casa di Raffaello a Urbino, 1969, carta su tela con manoscritta la frase che d\u00e0 il titolo all\u2019opera. E La Doublure (esemplare \u201cLa trascrizione infinita\u201d), che riproduce sulla tela l\u2019immagine della tela stessa in prospettiva, con una fila di chiodi allineati lungo il margine inferiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cPaolini trasforma cos\u00ec la sala \u2013 affermano i curatori Beccaria e Viliani \u2013 in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli divers<\/strong>i, quali lo <strong>studio dell\u2019artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l\u2019autore, il collezionista, il curatore, il pubblico, fra cui anche un padre e un figlio<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 un grande onore \u2013 dichiarano Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli, e Chiara Bertola, Direttrice della GAM \u2013 Galleria d\u2019Arte Moderna di Torino \u2013 poter accogliere una raccolta cos\u00ec importante di opere di Giulio Paolini che testimonia quanto Gino Viliani fosse un collezionista visionario e capace di fare scelte senza compromessi. Si tratta di un pezzo di storia della citt\u00e0 anche perch\u00e9 narra della profonda e significativa relazione di dialogo e sostegno che Viliani ha avuto con le nostre istituzioni.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carol Rama: Capitolo 1<\/strong><br \/>\n<strong>Dorina e gli altri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di Marcella Beccaria<br \/>\nIn collaborazione con Archivio Carol Rama, Torino<br \/>\n<strong>Dal 29 ottobre 2026<\/strong><\/p>\n<p>Edificio Castello &#8211;\u00a0 Secondo piano, Sala 29<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Castello di Rivoli dedica un progetto pluriennale a Carol Rama: una sala monografica che si trasformer\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carol Rama si \u00e8 distinta per una ricerca incessante, all\u2019interno della quale si sono intrecciate molteplici stagioni creative<\/strong>. Originale inventrice di una vasta iconografia, l\u2019artista ha indifferentemente prodotto opere figurative oppure astratte, utilizzando materiali e supporti pi\u00f9 tradizionali o del tutto inediti. Questa sua coerente incoerenza, cos\u00ec come la stretta relazione tra il suo vissuto e la sua arte \u2013 oltre alla tipologia di temi trattati, tra cui disagio psicologico, eros, malattia \u2013 pongono Rama come una delle pi\u00f9 grandi artiste del Novecento. La sua influenza si estende potentemente al presente, fino alle generazioni di artisti e artiste pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconoscendo l\u2019assoluta vitalit\u00e0 dell\u2019opera di Rama, <strong>il Castello di Rivoli dedica all\u2019artista una sala monografica, con importanti opere provenienti da collezioni private. A cura di Marcella Beccaria<\/strong>, il progetto concepisce la sala come un dispositivo dinamico che, dall\u2019autunno 2026 e per i tre anni successivi, vedr\u00e0 l\u2019avvicendarsi di pi\u00f9 capitoli espositivi. \u201cQuesto progetto pluriennale \u2013 dice Beccaria, Vice Direttrice del Castello di Rivoli \u2013 intende guardare alla molteplicit\u00e0 della produzione di Carol Rama e alla sua peculiare capacit\u00e0 di re-inventarsi periodicamente, procedendo per cicli di opere, con inaspettati cambiamenti, eclettismi e brusche rotture. L\u2019idea \u00e8 quella di pensare alla sala museale dedicata a Carol come a uno spazio flessibile, all\u2019interno del quale, in pi\u00f9 momenti, saranno presentati dialoghi tra opere dell\u2019artista appartenenti a periodi diversi, accogliendo anche materiale documentario. In questo senso, la sala vuole anche dichiarare un punto di vista che, dal presente, guarda al passato, senza stringersi in una cronologia lineare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo capitolo, Dorina e gli altri, presenta una selezione di rilevanti a<strong>cquerelli figurativi su carta<\/strong> appartenenti agli esordi dell\u2019artista accanto a lavori con gomme, parte delle sperimentazioni astratte e multimateriche realizzate dagli anni settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Firmati olgacarolrama oppure carolrama, e da lei datati secondo un periodo che va dal 1936 al 1946, i lavori su carta di Rama \u2013 al Castello presentati in un gruppo di otto lavori dal 1939 al 1941 \u2013 sono caratterizzati da tratti delicati e colori morbidi, la cui dolcezza contrasta con le pose sfrontate o i riferimenti erotici che accomunano i soggetti e gli oggetti raffigurati. Le protagoniste, Dorina e altre, sono spesso <strong>giovani donne che Rama disegna adornando il loro capo con corone arboree, secondo un\u2019iconografia che guarda alle antiche divinit\u00e0 femminili.<\/strong> Le stesse donne sono anche il soggetto delle carte Appassionata, dove la componente erotica \u00e8 inscenata rievocando il cosiddetto \u201cdue Pini\u201d, il temuto ospedale psichiatrico a Torino dove, negli anni d\u2019infanzia dell\u2019artista, fu ricoverata sua madre Marta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo una tradizione che ricorre nella letteratura sull\u2019artista, questi suoi lavori sono presentati a Torino nel 1945, in una mostra subito chiusa dalle autorit\u00e0 perch\u00e9 considerata oscena. La grande rivelazione dei primi acquerelli avviene solo nel 1979. \u00c8 in quel decennio che Rama inizia a lavorare con le camere d\u2019aria di automobili e biciclette, secondo una sperimentazione non lontana dalla ricerca processuale e materica di altri artisti del periodo. Riferendosi appunto a quell\u2019originale e inaspettata sincronicit\u00e0 tra i lavori d\u2019esordio e quegli degli anni settanta, il primo capitolo del progetto dedicato a Rama, Dorina e gli altri, presenta anche una selezione di tre lavori con gomme, dove l\u2019astrazione resta intrisa di forti rimandi erotici. Si tratta di lavori che rimandano anche alla drammatica vicenda del padre, Amabile Rama, imprenditore e inventore poi morto suicida, che aveva fondato una ditta di componenti per automobili e brevettato una bicicletta. Le gomme esposte includono Movimento e immobilit\u00e0 di Birman, 1977-78, opera di grandi dimensioni il cui evocativo titolo rimanda alla foresta scozzese descritta nel Macbeth di Shakespeare. \u00c8 anche allestito Il chiodo di Corrado, 1993, lavoro testimone dell\u2019indomito spirito di sperimentazione dell\u2019artista nei confronti di materiali trovati e inediti, oltre che tributo personale di Rama all\u2019amico Corrado Levi, architetto e artista, la cui complicit\u00e0 intellettuale l\u2019ha accompagnata negli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dorina e gli altri avviene al Castello nel contesto di una stagione espositiva che include una personale dedicata a Marisa Merz<\/strong> (in collaborazione con Fondazione Merz e GAM Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Torino) <strong>e un riallestimento della Collezione che pone attenzione all\u2019Arte povera e ai grandi artisti e artiste che hanno fatto di Torino un\u2019effervescente fucina creativa<\/strong>. \u201cParte di un programma che intende creare assonanze tra mostre temporanee e collezione \u2013 dichiara Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli \u2013 questo progetto porta la dirompente contemporaneit\u00e0 di Carol Rama al centro della riflessione sulla portata internazionale di Torino nel campo delle arti visive del secondo novecento.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto \u00e8 sviluppato grazie alla collaborazione con l\u2019Archivio Carol Rama, i cui spazi a Torino inaugurano con la mostra la libert\u00e0 dei piromani. Carol Rama e Guglielmo Castelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_168898\" aria-describedby=\"caption-attachment-168898\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-To-Castello-Foto-Luca-Vianello-e-Silvia-Mangosio.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-168898\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-To-Castello-Foto-Luca-Vianello-e-Silvia-Mangosio-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-To-Castello-Foto-Luca-Vianello-e-Silvia-Mangosio-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-To-Castello-Foto-Luca-Vianello-e-Silvia-Mangosio-450x300.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1a-mostra-To-Castello-Foto-Luca-Vianello-e-Silvia-Mangosio.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-168898\" class=\"wp-caption-text\">Foto Luca Vianello e Silvia Mangosio<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dal 29 ottobre 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>Manica Lunga &#8211; Secondo piano, CRRI \u2013 Centro di Ricerca Castello di Rivoli<\/strong><\/p>\n<p>Al CRRI un nuovo progetto in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e Mucho Mas! che per la prima volta presenta al pubblico il Fondo Chiara Fumai<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allestito nel deposito del CRRI \u2013 Centro di Ricerca Castello di Rivoli, Primi contatti \u00e8 un progetto che per la prima volta apre al pubblico il Fondo Chiara Fumai, archivio che raccoglie materiali appartenuti a Chiara Fumai (Roma, 1978 \u2013 Bari, 2017), artista performativa la cui ricerca si fonda sulla rielaborazione delle estetiche del femminismo, ponendo attenzione a pratiche medianiche e sottoculture musicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dallo studio del Fondo conservato al CRRI, il progetto si \u00e8 articolato in laboratori e nell\u2019atelier di co-curatela che, coinvolgendo pi\u00f9 partecipanti con competenze differenti e non specialistiche, si \u00e8 ispirato alle modalit\u00e0 di remixaggio, montaggio, mappatura alla base del lavoro e della ricerca di Fumai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visibile attraverso la vetrata che delimita il CRRI, Primi contatti presenta una selezione di oggetti personali e di scena dell\u2019artista, testi dalla biblioteca privata e riproduzioni su lucido di appunti e segni grafici lasciati da Fumai sulle pagine dei suoi libri. Queste tracce guidano la componente audio del progetto: una lettura ad alta voce inframmezzata da brani delle playlist di Fumai, tratte dall\u2019ampia sezione musicale del Fondo. L\u2019insieme delle scelte curatoriali propone una lettura relazionale dei materiali archivistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai \u00e8 sviluppata nell\u2019ambito di OCCULTA \u2013 Osservatorio per la Cura Collettiva dei Linguaggi Tecno-Archiviali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019Atelier di co-curatela, condotto da Gabriella Dal Lago e Irene Pipicelli, hanno partecipato Anita Abb\u00e0, Violetta Bellocchio, Francesca Carlorecchio, Sabrina Capotorto, Claudia Conte, Letizia Massa, Elio Pezzarossa, Isabella Ravera, Nolwenn Sala\u00fcn, Anastasia Tonelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai \u00e8 in collaborazione con Luca Vianello, Silvia Mangosio, Mucho Mas!.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">OCCULTA \u2013 Osservatorio per la Cura Collettiva dei Linguaggi Tecno-Archiviali \u00e8 un progetto di divulgazione scientifica finanziato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, ideato e diretto scientificamente da Cristina Voto, ricercatrice del Dipartimento, e sviluppato insieme a Francesca Pegan, che ha svolto attivit\u00e0 di studio e ricerca dedicandosi al Fondo Chiara Fumai. OCCULTA nasce con il proposito di elaborare dispositivi partecipativi, mediante cui immaginare pratiche alternative di memoria e di condivisione di patrimoni archivistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino \u00e8 una struttura di ricerca e formazione dedicata alle discipline umanistiche. Attraverso attivit\u00e0 didattiche e scientifiche, progetti di Terza Missione e public engagement, promuove la produzione e la diffusione della conoscenza e sviluppa collaborazioni con istituzioni accademiche e scientifiche a livello nazionale e internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mucho Mas! \u00e8 uno spazio e progetto curatoriale dedicato alla fotografia e all\u2019immagine contemporanea. Attraverso mostre, progetti e iniziative culturali, presenta pratiche artistiche italiane e internazionali che interrogano e rielaborano i linguaggi visivi del presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Fondo Chiara Fumai, dedicato a Chiara Fumai (Roma, 1978 \u2013 Bari, 2017), contiene numerosi materiali dall\u2019archivio dell\u2019artista, tra cui oggetti e documenti di lavoro e abiti indossati da Fumai durante le sue performance o apparsi in sue opere fotografiche e video. Sono inoltre presenti parte della sua biblioteca, oggetti personali, una collezione di vinili e CD risalenti agli anni in cui Fumai lavorava come DJ. Questo corpus differenziato costituisce una fonte di ricerca fondamentale per ricostruire il pensiero di Chiara Fumai, i suoi studi, i simboli e i riferimenti contenuti nelle sue opere, oltre che per preservarne il lascito, condividerlo con il pubblico e sperimentare forme di attivazione di materiali connessi a ricerche performative e time-based. Il Fondo Chiara Fumai \u00e8 stato donato nel 2018 da Liliana Chiari, madre dell\u2019artista, e da The Church of Chiara Fumai. Il processo di selezione e di inventariazione ai fini della conservazione presso il CRRI \u00e8 stato condotto dal duo di curatori Francesco Urbano Ragazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il CRRI \u2013 Centro di Ricerca Castello di Rivoli \u00e8 un Dipartimento nato nel 2017 che ha la missione di ricercare, raccogliere e valorizzare materiali d\u2019archivio dagli anni sessanta al presente di artisti, architetti, curatori, galleristi, collezionisti e istituzioni culturali italiane. Attraverso il CRRI, il Castello di Rivoli amplia la propria vocazione scientifica e accademica. I fondi archivistici raccolti sono materiale a disposizione degli studiosi italiani e internazionali, anche nel contesto di partnership istituzionali. Gli archivi sono anche attivati dallo stesso CRRI quale materia viva, attraverso mostre temporanee sviluppate in sinergia con il Dipartimento curatoriale del Museo, dialoghi creativi e interdisciplinari.<br \/>\nOltre all\u2019ideazione di progetti espositivi e alla pubblicazione di libri, cataloghi e video documentari, le attivit\u00e0 del CRRI includono l\u2019organizzazione di workshop intesi come momenti di alta formazione professionale, tavole rotonde e giornate di studio.<br \/>\nNel corso degli anni il CRRI si sta inoltre configurando come \u201carchivio dei processi creativi\u201d, inediti patrimoni archivistici che testimoniano i processi creativi che portano alla realizzazione delle opere d\u2019arte. Il progetto di raccolta e valorizzazione dei processi artistici \u00e8 volto a costituire un patrimonio riconoscibile e a incentivare nuovi studi e ricerche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le attivita\u0300 del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il CRRI \u00e8 sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Collezione permanente \u00e8 sostenuta dalla Fondazione Arte CRT<br \/>\nThe activities of Castello di Rivoli are made possible primarily thanks to the contribution of the Regione Piemonte<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CRRI is supported by Fondazione Compagnia di San Paolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Permanent collection is supported by Fondazione Arte CRT<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piazza Mafalda di Savoia<br \/>\n10098 Rivoli \u2013 Torino<br \/>\nmailing@castellodirivoli.org<br \/>\nInfo +39 011 9565222<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CASTELLO DI RIVOLI &#8211; Programma per Torino Art Week Marisa Merz, Inserzioni, Giulio Paolini, Carol Rama, Primi Contatti: il programma per la Torino Art Week<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":168899,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,14,9411,2730,358,15896],"tags":[34264],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168893"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=168893"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168893\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":168900,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/168893\/revisions\/168900"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/168899"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=168893"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=168893"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=168893"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}