{"id":26185,"date":"2015-11-11T19:26:13","date_gmt":"2015-11-11T18:26:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=26185"},"modified":"2015-11-13T18:23:26","modified_gmt":"2015-11-13T17:23:26","slug":"arte-a-milano-fondazione-prada-mostra-dedicata-a-gianni-piacentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=26185","title":{"rendered":"ARTE  A MILANO FONDAZIONE PRADA &#8211; MOSTRA DEDICATA A GIANNI PIACENTINO"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE PRADA ANNUNCIA L\u2019APERTURA A MILANO DELLA MOSTRA DEDICATA A GIANNI PIACENTINO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u2013 <strong>Dal 7 novembre 2015 al 10 gennaio 2016<\/strong> Fondazione Prada presenta una mostra antologica dedicata a Gianni Piacentino (Torino, 1945), a cura di Germano Celant.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione ospitata nei due livelli del Podium, lo spazio al centro del complesso architettonico della Fondazione, riunisce <strong>pi\u00f9 di 90 lavori ed esplora il percorso dell\u2019artista seguendo un ordine anticronologico, dalle opere pi\u00f9 recenti realizzate nel 2015 fino ai primi lavori datati 1965.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca di Piacentino si avvia in un contesto culturale e artistico caratterizzato da un <strong>crescente distacco dal soggettivismo che aveva animato l\u2019Action Painting e l\u2019Informale e dallo sviluppo di un nuovo linguaggio visivo tra l\u2019attenzione all\u2019immaginario popolare e consumistico e l\u2019apprezzamento per forme geometriche e primarie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il suo lavoro non s\u2019inscrive per\u00f2 in nessuna delle due tendenze allora dominanti \u2013 Pop art e Minimal art<\/strong> \u2013 ma opera, secondo la lettura inedita di questa mostra, <strong>una sintesi tra le due.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla ricerca di un punto d\u2019incontro tra le due correnti,<strong> Piacentino trova una risposta nel mondo della velocit\u00e0 e dei mezzi di trasporto come l\u2019automobile, la moto e l\u2019aereo, p<\/strong>rodotti della cultura popolare che, pur non appartenendo all\u2019arte pura, sono la testimonianza di un\u2019estetica industriale. In tale senso l\u2019artista si avvicina alle fantasie aerodinamiche di molti artisti californiani: da Billy Al Bengston a Craig Kauffman, da John Mc Cracken a John Goode.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega Germano Celant:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 in questo <strong>clima storico di oscillazione tra arte e design, tra artigianato e industria, tra utile e inutile, tra unicit\u00e0 e serie, che si colloca il contributo di Piacentino,<\/strong> le cui alterit\u00e0 e unicit\u00e0 risiedono proprio nella dialettica tra le due polarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sin dal 1966 le sue sculture approdano a un risultato trascendente l\u2019oggetto funzionale,<\/strong> sebbene quest\u2019ultimo rimanga riconoscibile come possibile entit\u00e0 industriale e dalle caratteristiche decorative, perch\u00e9 derivate da una cultura intrisa di scienza applicata, di esperienza artigianale, di precisione meccanica e di processi strumentali di alta ingegneria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come afferma Gianni Piacentino,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>al centro del mio lavoro c\u2019\u00e8 sempre la rilevanza del controllo tecnico e matematico<\/strong>. Non mi lascio sedurre dal rimosso e dalle pulsioni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una coerenza dimostrata dall\u2019attrazione per la disciplina costruttiva che comporta sia eleganza e perfezione, sia la predilezione per un controllo assoluto delle propriet\u00e0 fisiche e cromatiche dei materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il suo percorso artistico, Piacentino si \u00e8 posto alla guida del processo creativo seguendo, come nel settore del design, tutte le fasi inscritte in uno schema di produzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sostiene Germano Celant, la sua avventura artistica ed estetica rappresenta \u201cun\u2019uscita assoluta dall\u2019imperfezione, dall\u2019istantaneit\u00e0 e dalla casualit\u00e0 del fare arte, per accedere a un universo di perfezione, calcolo e concentrazione, cos\u00ec da poter competere, sul piano del sublime e dell\u2019assoluto, con un veicolo da corsa o da volo\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Nel piano terra del Podium sono presentati una selezione di lavori realizzati dal 2015 ai primi anni Settanta in un percorso espositivo costituito da tre pareti a tutta altezza che tagliano lo spazio trasversalmente.<\/p>\n<p><strong> Aprono la mostra gli acrilici su tela Seaplane Painting e le strutture metalliche come i Cantilever e i Race, simili a cavalletti che nello studio dell\u2019artista vengono utilizzati per disporre i suoi lavori.<\/strong><\/p>\n<p>I Seaplane Painting, invece, <strong>integrano l\u2019elemento figurativo dell\u2019idrovolante appartenente all\u2019iconografia industriale che si staglia su campiture monocrome e, in alcun casi, barre metalliche simili a quelle utilizzate per la costruzione dei velivoli stessi.<\/strong> Sono presenti inoltre numerose opere che celebrano i Wright Brothers.<\/p>\n<p><strong>Questi lavori testimoniano la passione di Piacentino dagli anni Settanta a oggi per le invenzioni dei due pionieri americani e per le loro capacit\u00e0 ingegneristiche e tecnologiche.<\/strong> Sono dipinti caratterizzati da una pittura piatta e da una composizione impersonale, puramente decorativa costituita dall\u2019immagine, la firma e la cornice.<\/p>\n<p><strong> Ampio spazio \u00e8 dato ai veicoli a terra degli anni Settanta e Ottanta che segnano una rottura rispetto alla produzione di Piacentino precedente al 1968.<\/strong> All\u2019estetica della gravit\u00e0 e staticit\u00e0 che caratterizza i primi lavori si sostituisce quella della mobilit\u00e0 tipica di un oggetto proiettato verso un tragitto stradale che trasforma cos\u00ec lo spazio espositivo in un campo d\u2019azione.<\/p>\n<p><strong> L\u2019impegno dell\u2019artista nel mondo delle corse lo ha portato a controllare al massimo la precisione delle caratteristiche tecniche e visive dei suoi veicoli,<\/strong> anche se la costruzione prettamente artigianale \u00e8 stata<strong> resa ancora pi\u00f9 sofisticata dall\u2019uso del computer.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Completano il percorso del piano terra i Combine Paintings che associano le tele con vari elementi di metallo verniciato<\/strong> disposti in posizioni rigorosamente stabilite, le barre che riportano le iniziali dell\u2019artista GP trasformate in un logo industriale, le ali e le eliche che richiamano la simbologia dell\u2019aviazione.<\/p>\n<p>Al piano superiore, diviso in due ambienti longitudinali, la mostra si concentra sugli esordi di Piacentino dal 1968 al 1965, anni che in parte corrispondono a una sua iniziale partecipazione alle mostre dell\u2019Arte Povera (Torino, Bologna, Amalfi), per poi distaccarsene e avviare un percorso autonomo documentato da questa antologica.<\/p>\n<p><strong>In questa seconda parte della mostra sono esposti tele e oggetti monocromatici in cui l\u2019artista non impiega colori primari, ma attua una sperimentazione cromatica e realizza impasti sempre diversi.<\/strong><\/p>\n<p>Dalle prime tele che hanno gi\u00e0 una dimensione scultorea <strong>passa alla tridimensionalit\u00e0 dei pali, delle T capovolte e degli angolari, per approdare nel 1966 alla forma del tavolo<\/strong> che perde per\u00f2 le sue caratteristiche funzionali attraverso la variazione delle sue abituali dimensioni e proporzioni.<\/p>\n<p>I pali, i tavoli, i portali e le strutture autoportanti a pavimento, realizzati in quegli stessi anni, sembrano collocarsi nel campo della ricerca di forme primarie. Al contrario si configurano come archetipi, elementi apparentemente funzionali al vivere quotidiano che creano, invece, una nuova realt\u00e0 estetica. Come spiega Piacentino, \u201c<strong>mi piace studiare oggetti comuni e negarne la funzione per tramutarli in entit\u00e0 lineari<\/strong> <strong>e di superficie destinate solo a essere osservate\u201d.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>La mostra \u00e8 completata da una pubblicazione a cura di Germano Celant edita dalla Fondazione Prada<\/strong>. Costituita da tre volumi \u2013 Book I: Sketches and Projects, Book II: Sculptures and Paintings e Book III: Gianni Piacentino \u2013 include un saggio di Germano Celant che comprende una conversazione con l\u2019artista, una cronologia illustrata e un ampio apparato iconografico che documenta le opere, i quaderni, i collage e i disegni al computer realizzati da Piacentino dal 1965 al 2015.<\/p>\n<p>Gianni Piacentino \u2013 note biografiche<br \/>\nNato nel 1945 a Coazze (Torino), Gianni Piacentino vive e lavora a Torino. Le sue opere sono state presentate in numerose mostre collettive e personali, tra le quali, di recente alla Fondazione Giuliani a Roma, al Metropolitan Art Society a Beirut, alla Michael Werner Gallery a New York e Londra e alla galleria Veneklasen\/Werner a Berlino. Nel 2013 gli \u00e8 stata dedicata un\u2019ampia retrospettiva al Centre d\u2019Art Contemporain a Ginevra. Altre sue mostre si sono svolte al Museum of Contemporary Art di Chicago (2009), al MoMA PS1 a New York (1997), al Centro de Arte Reina Sof\u00eda a Madrid (1990), al Gesellschaft f\u00fcr Aktuelle Kunst a Brema (1981), alla Nationalgalerie di Berlino (1978), al Palais des Beaux Arts di Bruxelles (1972), all\u2019University Museum di Sydney e al Museum am Ostwall a Dortmund (entrambe nel 1971). Piacentino ha inoltre partecipato a dOCUMENTA (6) a Kassel (1977), alla 45a Biennale di Venezia (1993) e alla Quadriennale di Roma (1973 e 2005).<\/p>\n<p>Contatti stampa Fondazione Prada<br \/>\nT +39 02 56 66 26 34 press@fondazioneprada.org fondazioneprada.org #fondazioneprada<\/p>\n<p>Informazioni per il pubblico Fondazione Prada<br \/>\nLargo Isarco 2<br \/>\n20139 Milano<\/p>\n<p>T +39 02 56 66 26 13 visit.milano@fondazioneprada.org fondazioneprada.org<\/p>\n<p>Giorni e orari di apertura:<br \/>\nDa domenica a gioved\u00ec, dalle 11 alle 19 Venerd\u00ec e sabato, dalle 11 alle 22 Chiuso il marted\u00ec<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE PRADA &#8211; MILANO Progetti in corso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIANNI PIACENTINO &#8211; Podium: 7 novembre 2015 &#8211; 10 gennaio 2016<br \/>\nAN INTRODUCTION &#8211; Sud, Deposito: 9 maggio 2015 &#8211; 10 gennaio 2016 TRITTICO- Cisterna: 9 maggio 2015 &#8211; 10 gennaio 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Progetto futuro<br \/>\nRECTO VERSO \u2013 Nord: 3 dicembre 2015 &#8211; 7 febbraio 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Progetti permanenti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PROCESSO GROTTESCO &#8211; THOMAS DEMAND &#8211; Cinema ROBERT GOBER \/ LOUISE BOURGEOIS &#8211; Haunted House ACCADEMIA DEI BAMBINI &#8211; Biblioteca<br \/>\nBAR LUCE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DAN FLAVIN &#8211; S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Milano<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONDAZIONE PRADA ANNUNCIA L\u2019APERTURA A MILANO DELLA MOSTRA DEDICATA A GIANNI PIACENTINO \u00a0\u2013 Dal 7 novembre 2015 al 10 gennaio 2016 Fondazione Prada presenta una<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":26186,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[7628],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26185"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26185"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26185\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26187,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26185\/revisions\/26187"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26186"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26185"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26185"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26185"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}