{"id":34767,"date":"2016-10-28T17:45:55","date_gmt":"2016-10-28T15:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=34767"},"modified":"2016-10-29T19:15:04","modified_gmt":"2016-10-29T17:15:04","slug":"arte-imperdibile-a-ferrara-orlando-furioso-a-palazzo-diamanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=34767","title":{"rendered":"ARTE imperdibile a FERRARA- Orlando Furioso a Palazzo Diamanti"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" style=\"text-align: center;\" title=\"Page 1\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-Ferrara-450-orlando-furioso.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-26444\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-Ferrara-450-orlando-furioso.jpg\" alt=\"arte Ferrara 450 orlando furioso\" width=\"450\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-Ferrara-450-orlando-furioso.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-Ferrara-450-orlando-furioso-300x140.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: center;\" title=\"Page 1\"><\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: center;\" title=\"Page 1\"><\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: center;\" title=\"Page 1\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-mostra-672-Ferrara-orlando-FURIOSO.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-26445\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-mostra-672-Ferrara-orlando-FURIOSO.jpg\" alt=\"arte mostra 672 Ferrara orlando FURIOSO\" width=\"672\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-mostra-672-Ferrara-orlando-FURIOSO.jpg 672w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-mostra-672-Ferrara-orlando-FURIOSO-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/arte-mostra-672-Ferrara-orlando-FURIOSO-542x300.jpg 542w\" sizes=\"(max-width: 672px) 100vw, 672px\" \/><\/a><\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">EVENTO IRRIPETIBILE E IMPERDIBILE<\/span><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Orlando furioso 500 anni<\/strong><br \/>\n<strong>Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">24 settembre 2016 \u2013 8 gennaio 2017<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa vedeva Ludovico Ariosto quando chiudeva gli occhi? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali immagini affollavano la sua mente mentre componeva il poema che ha segnato il Rinascimento italiano? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali opere d\u2019arte furono le muse del suo immaginario? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste domande vuole dare una risposta la mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte per celebrare i cinquecento anni della prima edizione dell\u2019Orlando furioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Concepito nella Ferrara estense e stampato in citt\u00e0 nel 1516, il poema \u00e8 uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale che da subito<span style=\"color: #ff00ff;\"> parl\u00f2 al cuore dei lettori italiani ed europei.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019esposizione sar\u00e0 una importante rassegna d\u2019arte vera e propria: una straordinaria narrazione per immagini<\/strong> che condurr\u00e0 il visitatore in<strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> un viaggio appassionante nell\u2019universo ariostesco, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi.<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0I visitatori si troveranno davanti a una mostra d\u2019arte che fa dialogare fra loro dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e rari manufatti.<\/strong> A orchestrare questo incanto visivo \u00e8 un\u2019idea semplice: restituire l\u2019universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un lungo lavoro, condotto dai curatori della mostra <span style=\"color: #ff00ff;\">Guido Beltramini e Adolfo Tura<\/span>, affiancati da un comitato scientifico composto da studiosi di Ariosto e da storici dell\u2019arte,<\/strong> \u00e8 stato orientato a individuare i temi salienti del poema e a rintracciare, puntualmente, le fonti iconografiche che ne hanno ispirato la narrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> I visitatori saranno cos\u00ec condotti in un appassionante viaggio nell\u2019universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie<\/strong>. A guidarli saranno <strong>i capolavori dei pi\u00f9 grandi artisti del periodo, da <span style=\"color: #ff00ff;\">Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Tiziano a Dosso Dossi:<\/span><\/strong> creazioni straordinarie che faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato dell\u2019Italia delle corti in cui il libro fu concepito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Grazie al sostegno dei maggiori musei del mondo, le opere conosciute o ammirate dal poeta, saranno riunite a Ferrara per dare vita ad un<span style=\"color: #ff00ff;\"> appuntamento espositivo irripetibile<\/span>:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-dall\u2019olifante dell\u2019XI secolo, che la leggenda vuole sia il corno di Orlando che risuon\u00f2 a Roncisvalle, alla straordinaria Scena di battaglia di Leonardo da Vinci proveniente da Windsor;<\/strong> dalla preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l\u2019eroico condottiero Scipione dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, al romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione dagli Uffizi, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; dal raffinato dipinto di Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo degli Uffizi, fonte dell\u2019episodio di Ruggero che salva Angelica dalle spire del drago, all\u2019immaginifica e monumentale visione di Minerva caccia i vizi dal giardino delle virt\u00f9 di Andrea Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d\u2019Isabella d\u2019Este, le cui figure fantastiche ricompaiono nel corteo di mostruose creature incontrato da Ruggero nel regno di Alcina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara, con lievi ritocchi,<\/strong> nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire. Negli anni tra la prima e la terza redazione del Furioso il mondo attorno al suo autore cambi\u00f2 radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 che segn\u00f2 la sconfitta di Francesco I e l\u2019inizio dell\u2019egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parallelamente nelle arti figurative maturano negli stessi anni espressioni nuove, trionfa quella Vasari chiamer\u00e0 \u201cmaniera moderna\u201d,<\/strong> un linguaggio artistico di respiro non pi\u00f9 regionale ma italiano, che ha come campioni Raffaello e Michelangelo. La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica dell\u2019Orlando, che Ariosto porta a compimento nell\u2019edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene \u00abclassico di una classicit\u00e0 nuova\u00bb, un capolavoro \u201citaliano\u201d, simbolo della letteratura del primo Rinascimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ariosto assiste alla rivoluzione linguistica della pittura, vedendo di persona le opere di Michelangelo e Raffaello che lo stesso Alfonso I d\u2019Este, signore di Ferrara, brama di possedere<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del resto Ariosto \u00e8 coinvolto nella nascita dei dipinti che artisti come Dosso o Tiziano dipingono per Alfonso: essi in mostra saranno rappresentati dal Baccanale degli Andrii di Tiziano, uno dei capolavori del Camerino delle pitture di Alfonso che \u2013 grazie ad un prestito eccezionale concesso dal Museo del Prado \u2013 torner\u00e0 in Italia dopo quasi cinquecento anni dalla sua creazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quinto centenario la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo celebrano il poema con un\u2019esposizione che aprir\u00e0 a Palazzo dei Diamanti il 24 settembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">INFORMAZIONI:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ORLANDO FURIOSO 500 ANNI<br \/>\nCosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi Ferrara, Palazzo dei Diamanti<br \/>\n24 settembre 2016 \u2013 8 gennaio 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Info<br \/>\n<strong>tel. 0532 244949<\/strong> diamanti@comune.fe.it <a href=\"http:\/\/www.palazzodiamanti.it\">www.palazzodiamanti.it<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuando entro nel Furioso, veggo aprirsi una tribuna, una galleria regia, ornata di cento statue antiche de\u2019 pi\u00f9 celebri scultori [\u2026], di cristalli, d\u2019agate, di lapislazzuli e d\u2019altre gioie, e finalmente ripiena di cose rare, preziose, meravigliose\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Galileo Galilei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da:<a href=\"http:\/\/www.palazzodiamanti.it\/1434\">\u00a0http:\/\/www.palazzodiamanti.it\/1434<\/a><\/p>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><\/h1>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ultimo tra i romanzi cavallereschi e primo tra i moderni,<\/strong> l\u2019Orlando furioso nasce a Ferrara nel 1516 dalla fantasia di Ludovico Ariosto. <strong>Limpido e a un tempo misterioso, disincantato e sognante,<\/strong> il Furioso, si impose come il <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">primo poema classico italiano.<\/span> Affascin\u00f2 da subito moltissimi lettori, da Machiavelli a Cervantes, da Galileo a Voltaire, fino a Pirandello e Calvino.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cinquecento anni dalla sua pubblicazione, Palazzo dei Diamanti celebra questo capolavoro della letteratura con una mostra che far\u00e0 dialogare dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, armi e oggetti preziosi.<br \/>\nA orchestrare questo incanto visivo \u00e8 un\u2019idea semplice:<strong> restituire l\u2019universo di immagini che popolavano la mente di Ariosto mentre componeva il Furioso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lungo lavoro di preparazione della mostra \u00e8 stato condotto dai curatori Guido Beltramini e Adolfo Tura, affiancati da Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi, rispettivamente direttrice e curatrice di Palazzo dei Diamanti, e da un autorevole comitato scientifico composto da studiosi di letteratura e da storici dell\u2019arte. A partire dai temi salienti del poema, la ricerca \u00e8 stata indirizzata all\u2019individuazione puntuale delle fonti iconografiche, note ad Ariosto o coerenti con la tradizione figurativa a lui familiare, che ne hanno ispirato la narrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posto al centro del percorso espositivo, l\u2019Orlando furioso \u00e8 il perno di un itinerario ordinato in sezioni tematiche che alternano le fonti dell\u2019immaginario ariostesco al contesto in cui \u00e8 nato il poema: dall\u2019universo delle battaglie all\u2019<strong>evocazione di un\u2019elegante vita cortese, dalla fascinazione per i viaggi alle immagini di condottieri reali e leggendari, oltre ottanta opere, tra cui diversi capolavori assoluti del nostro Rinascimento<\/strong>, saranno riunite a Palazzo dei Diamanti per dare vita ad <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">un appuntamento irripetibile<\/span> <\/strong>che far\u00e0 rivivere il fantastico mondo cavalleresco di Orlando e dei paladini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">1. La giostra e la battaglia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad accogliere il visitatore e a condurlo nel vivo dell\u2019immaginario ariostesco \u00e8<strong> il tema della battaglia, reale e letteraria, presentato con disegni, sculture, arazzi, miniature, armi e oggetti preziosi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epico combattimento di Roncisvalle, uno dei brani pi\u00f9 celebri dell\u2019epopea della Chanson de Roland, viene evocato dall\u2019olifante in avorio dell\u2019XI secolo, che <strong>la leggenda vuole sia il corno che Orlando fece risuonare tra i Pirenei, e dal monumentale arazzo che congela, in una scena di grande impatto visivo, il culmine dello scontro tra il paladino e un manipolo di saraceni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Ariosto attinse a piene mani tanto dalla tradizione cavalleresca francese (Lancelot),<\/span><\/strong> quanto dal mondo classico rivisto attraverso gli occhi degli artisti di fine Quattrocento, come Bertoldo di Giovanni (Rilievo bronzeo dall\u2019antico) o Antonio del Pollaiolo, la cui Battaglia di dieci corpi nudi rappresenta una delle immagini di lotta pi\u00f9 celebri di tutto il Rinascimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prossima alla pubblicazione del Furioso, la Scena di battaglia di Leonardo da Vinci \u00e8 un capolavoro della raffigurazione bellica di epoca moderna in cui l\u2019inedita inquadratura dall\u2019alto e la raffinata tecnica a gessetto permettono una rappresentazione veritiera e partecipe del concitato groviglio di corpi colti nel vivo dello scontro.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Infine, a documentare la battaglia nel suo corrispettivo ludico e rituale del torneo, tema ricorrente nel componimento ariostesco, saranno una serie di oggetti tra i quali una rara armatura da giostra dei primi del Cinquecento e la preziosa sella da parata di Ercole I, che nelle scene intarsiate richiama le tematiche amorose e cavalleresche e, al contempo, illustra modelli e figure tutelari della corte estense, come Ercole e San Giorgio.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">2. Vita di corte tra Ferrara e Mantova<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Continuazione dell\u2019Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, l\u2019Orlando furioso \u00e8 erede di una tradizione epico-cavalleresca<\/span> <\/strong>di lunga data ed espressione di quel mondo delle corti al quale l\u2019opera era indirizzata e in cui Ariosto stesso si era formato. Una sezione della mostra mette in scena i destinatari del Furioso: <strong>uomini e donne che condividono i valori ideali e l\u2019orizzonte culturale del poema, il gusto erudito ispirato ai modelli dell\u2019antichit\u00e0 (Ercole de\u2019 Roberti e Giovan Francesco Maineri, Lucrezia, Bruto e Collatino), il piacere della lettura (Guiron le Courtois), l\u2019eleganza dei costumi e la raffinatezza degli svaghi (Specchiera di Alfonso I; Lira da braccio).<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Esemplare del sofisticato universo della corte estense \u00e8 lo \u201cstudiolo\u201d o camerino, spazio privato dove il Signore si ritirava e custodiva raccolte d\u2019arte e di oggetti preziosi accuratamente selezionati.<\/span> <\/strong>A testimoniare in maniera emblematica questo luogo \u2013 che vide Isabella prima e Alfonso poi tra i committenti pi\u00f9 sofisticati del tempo \u2013 \u00e8 un grande capolavoro: Minerva che scaccia i vizi dal giardino delle virt\u00f9 di Andrea Mantegna. Questo straordinario dipinto, una delle vette della pittura italiana del primo Cinquecento, rappresenta una delle fonti figurative che hanno nutrito l\u2019immaginario ariostesco. Ammirata in occasione di una visita a Mantova nel 1507, la grande tela dalla complessa iconografia, ricca di allusioni e riferimenti mitologici, offr\u00ec ad Ariosto lo spunto per la descrizione del corteo di esseri mostruosi in cui Ruggiero si imbatte sull\u2019isola della maga Alcina (VI canto).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">3. L\u2019immagine del cavaliere<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>Come poteva un letterato del Cinquecento immaginare un guerriero dell\u2019VIII secolo? A cosa si ispir\u00f2 verosimilmente Ariosto per figurarsi l\u2019intrepido Orlando, il valoroso Rinaldo, Bradamante, bellissima donna guerriera, o, ancora, Ruggiero, il saraceno convertito cui spetta il ruolo di progenitore della stirpe estense?<\/strong> Accanto alle fonti della tradizione epico-cavalleresca, anche quelle figurative costituirono un <strong>repertorio di immagini, antiche e moderne, pagane e religiose, cui senz\u2019altro egli attinse per la descrizione dei personaggi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Opere e oggetti diversi sono chiamati a restituire la ricchezza e la variet\u00e0 di questo immaginario: l\u2019effigie di San Giorgio innanzitutto, che a Ferrara incarnava l\u2019idea stessa del cavaliere (Cosm\u00e8 Tura, San Giorgio e il drago); il Marte guerriero, protagonista di uno dei marmi che Antonio Lombardo realizz\u00f2 per Alfonso d\u2019Este; la leggendaria figura di Scipione l\u2019Africano<\/strong>, diffusa al tempo grazie a preziosi manufatti come <strong>la terracotta invetriata dei Della Robbia; o, ancora, la donna guerriera, rappresentata in mostra da un piccolo ma splendido disegno di Marco Zoppo dal sapore onirico.<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Il cavaliere \u201cmoderno\u201d, ritratto nella sua luccicante armatura,<\/span> <\/strong>\u00e8, infine, il protagonista di una tra le pi\u00f9 suggestive effigi di guerrieri del primo Cinquecento, il Ritratto di condottiero con scudiero, noto anche come Gattamelata, di Giorgione. Espressione di un nuovo genere di ritrattistica di uomini d\u2019arme fiorito nell\u2019ambito della cultura di corte dell\u2019Italia del Nord, questa tela presenta un modello cavalleresco idealizzato e romantico, tratteggiato con grazia, languore e stilizzata bellezza.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">4. Il meraviglioso e l\u2019esotico<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff00ff;\"><strong>L\u2019elemento fantastico ha un ruolo preponderante nell\u2019Orlando furioso:<\/strong><\/span> manifestazione di <strong>una realt\u00e0 parallela fatta di prodigi, di incontri straordinari, di poteri magici, si nutre di fonti antiche e moderne, classiche e cristiane.<\/strong> Non vi \u00e8 dubbio, ad esempio, che nel descrivere la liberazione di Angelica da parte di Ruggiero o quella di Olimpia per mano di Orlando Ariosto avesse in mente episodi della Legenda aurea di Jacopo da Varagine e delle Metamorfosi di Ovidio. A evocarli in mostra, in dialogo con<strong> rari manoscritti illustranti storie leggendarie di santi o personaggi favolosi<\/strong> \u2013 dalla Vita di Merlino di Luca di Domenico al Morgante Maggiore di Luigi Pulci \u2013 saranno due delle tavole pi\u00f9 suggestive della pittura italiana del<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Quattrocento e del primo Cinquecento:<strong> San Giorgio e il drago di Paolo Uccello e La liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo.<\/strong> In un\u2019atmosfera incantata, il San Giorgio di Paolo Uccello si staglia sullo sfondo di un delicatissimo cielo notturno; il dipinto, stilizzato e fiabesco, ci restituisce lo spirito dei cantari leggendari (poemetti toscani in ottave), che sono una delle fonti del Furioso.<\/p>\n<p>Genio eccentrico e ironico,<strong> Piero di Cosimo fu uno dei pittori pi\u00f9 visionari del Rinascimento<\/strong> la cui opera era certamente nota ad Ariosto che frequent\u00f2 a lungo la Firenze dei Vespucci e dei Medici, suoi collezionisti. La liberazione di Andromeda \u00e8 da annoverare tra i capolavori dell\u2019artista e tra le pi\u00f9 belle trascrizioni pittoriche del mito ovidiano in cui la fattura pittorica minuziosa, che descrive molteplici dettagli, ora curiosi, ora esotici, ora realistici, si combina armoniosamente con un morbido \u201csfumato\u201d che avvolge tutta la composizione.<\/p>\n<p>Ambientato nell\u2019VIII secolo, nella cornice dello scontro tra l\u2019Impero carolingio e i Saraceni di Spagna, l\u2019Orlando furioso lascia trasparire la fascinazione di Ariosto per il mondo arabo. Ad evocare questo universo in mostra saranno presenti alcuni oggetti coevi al poema, tra cui la spada di Boabdil, l\u2019ultimo sultano della Granada conquistata da Isabella di Castiglia.<\/p>\n<p>A rappresentare, infine, la geografia tutta mentale del poema (\u00abL\u2019Orlando furioso \u00e8 un\u2019immensa partita a scacchi che si gioca sulla carta geografica del mondo\u00bb, scrisse Calvino) sar\u00e0 uno dei capolavori della cartografia rinascimentale, la monumentale Carta del Cantino. Presente nelle collezioni estensi di Ferrara dal 1502, la carta illustra alcuni dei luoghi chiave del racconto come i Monti della Luna, dai quali partir\u00e0 il viaggio di Astolfo per recuperare il senno di Orlando.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">5. Orlando in scena: tra desiderio e follia<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Cuore pulsante del percorso, la prima edizione dell\u2019Orlando furioso \u00e8 il perno di una sala che approfondisce i due poli su cui ruota l\u2019intera vicenda \u2013<strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> il desiderio e la follia<\/span> <\/strong>\u2013 permettendo cos\u00ec al visitatore di \u201cimmergersi\u201d nel senso pi\u00f9 autentico della storia.<\/p>\n<p>Sebbene <strong>Ariosto si riallacci alla tradizione cortese-cavalleresca, il suo racconto parla di sentimenti e passioni dell\u2019uomo moderno, indagati dall\u2019autore con sguardo lucido e disincantato.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Orlando furioso \u00e8, in tutti i sensi,<strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> un poema sul desiderio.<\/span> <\/strong>In esso, ciascun personaggio \u00e8 infatti <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">instancabilmente all\u2019inseguimento dell\u2019oggetto dei propri sogni<\/span><\/strong>, di qualcosa che non riesce a possedere, sia esso un\u2019arma, un cavallo, una persona. Due soli pezzi sono chiamati in mostra a rappresentare tale concetto. Un elmo antico simboleggia le <strong>mitiche armi troiane di Ettore conquistate e perdute dai protagonisti del poema.<\/strong> Di fronte ad esso, una Venere di Botticelli, immagine esemplificativa di una bellezza femminile ideale analoga a quella di Alcina o Angelica cos\u00ec come viene descritta da Ariosto nell\u2019edizione del 1516.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Opera che per antonomasia rappresenta la grazia femminile alla fine del Quattrocento, la Venere botticelliana<\/span><\/strong> conobbe un\u2019ampia diffusione testimoniata anche dalle repliche richieste al pittore dalla committenza privata. Tra le rare versioni a noi pervenute, quella <strong>esposta a Ferrara ritrae la fulgida dea, vestita solo di un sottilissimo velo che lascia intravedere le grazie del corpo, nel nudo splendore della sua bellezza: <span style=\"color: #ff00ff;\">\u00abCon bionda chioma lunga et annodata: \/ Oro non \u00e8, che pi\u00f9 risplenda e lustri\u00bb<\/span><\/strong> (VII, 11, v. 3-4).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Il desiderio inappagato per Angelica \u00e8 la causa dell\u2019impazzimento di Orlando, del suo allontanamento dalla sfera della razionalit\u00e0.<\/span><\/strong> La follia del paladino, come le insensatezze degli altri personaggi (la <strong>disperazione di Rinaldo,<\/strong> <strong>la gelosia di Bradamante, l\u2019ira smisurata di Rodomonte)<\/strong> costituiscono l\u2019esempio per riflettere sulle passioni e i sentimenti che possono annullare, in ciascun individuo, la percezione dei propri limiti.<\/p>\n<p>Questo tema permette dunque di <strong>immergere l\u2019Orlando furioso nella cultura europea del primo quarto del Cinquecento:<\/strong> la concezione della follia che si afferma nel poema ariostesco e che presenta qualche similitudine con la coeva opera di Erasmo da Rotterdam, \u00e8<strong> una follia profondamente umanistica, che affonda le sue radici nella classicit\u00e0 ed \u00e8 condizione comune a tutto il genere umano.<\/strong> Una selezione di opere e manoscritti illustreranno dunque le fonti, letterarie e figurative, che ispirarono Ariosto, dall\u2019Ercole furens di Seneca al Lucrezio impazzito a causa di un filtro d\u2019amore, tradotto in un suggestivo disegno da Giuliano da Sangallo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">6. La fortuna istantanea del poema<\/span><\/strong><br \/>\nIl 22 aprile del 1516 nell\u2019officina tipografica Mazzocchi a Ferrara si concludeva la stampa dell\u2019Orlando furioso. <strong>Composto di 40 canti, il poema che ambiva a cantare \u00able donne, i cavallier, l\u2019arme, gli amori, le cortesie, l\u2019audaci imprese\u00bb<\/strong> di un mondo lontano, conobbe da subito un ampio successo, raccogliendo l\u2019ammirazione di molti contemporanei.<br \/>\n<strong>La pi\u00f9 antica testimonianza di stima giunta fino a noi \u00e8 quella lasciata da Niccol\u00f2 Machiavelli<\/strong> tra le righe di una lettera del 1517, presente in mostra, indirizzata a Lodovico Alamanni, in cui <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">lamentava il fatto che Ariosto, in un poema \u00abbello tutto et in di molti luoghi mirabile\u00bb, <span style=\"color: #000000;\">avesse volontariamente dimenticato di nominarlo.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dipinta a due anni di distanza dalla prima edizione del Furioso, la Melissa di Dosso Dossi costituisce il primo esempio della sua secolare fortuna figurativa. <strong>Il pittore di corte di Alfonso I d\u2019Este traduce in pittura una delle protagoniste della vicenda, la maga Melissa. Colta nell\u2019atto di utilizzare il cerchio magico, il libro ed il fuoco per annullare il sortilegio della malvagia Alcina<\/strong> e liberare i cavalieri che questa aveva trasformato in fiori, alberi e animali, la maga di Dosso \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 della trascrizione di uno specifico episodio, \u00e8 un omaggio al poema attraverso la celebrazione del personaggio al quale Ariosto affida il ruolo di buona madrina e profetessa della discendenza estense. Il dipinto, impareggiabile per capacit\u00e0 di tradurre contenuti e forme della prima redazione dell\u2019Orlando nel linguaggio della pittura, \u00e8 un capolavoro dalla temperatura fantastica, accesa da un sontuoso cromatismo tanto nel lussureggiante paesaggio quanto nella veste della maga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff00ff;\"><strong>7. Il capolavoro in trasformazione<\/strong><\/span><br \/>\n<strong>Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara con lievi ritocchi nel 1521<\/strong> e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato ed accresciuto, nel 1532, pochi mesi prima di morire. Negli anni tra la prima e la terza redazione, <strong>il mondo attorno al suo autore cambi\u00f2 radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 \u2013<\/strong> rappresentata in mostra dalla preziosa spada di Francesco I \u2013, scontro che <strong>segn\u00f2 la sconfitta del re di Francia e l\u2019inizio dell\u2019egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane.<\/strong> Questi eventi sono rievocati anche dal ritratto del condottiero Andrea Doria di Sebastiano del Piombo, celebrato nel Furioso come colui che favor\u00ec l\u2019ingresso in Italia del re francese. Parallelamente, <strong>nelle arti figurative maturano espressioni nuove, trionfa quella che Vasari chiamer\u00e0 \u201cManiera moderna\u201d, un linguaggio artistico di respiro non pi\u00f9 regionale ma italiano, che ha come campioni Raffaello e Michelangelo<\/strong>. La stessa sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica del Furioso, che Ariosto porta a compimento nell\u2019edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene \u00abclassico di una classicit\u00e0 nuova\u00bb, un capolavoro \u201citaliano\u201d, simbolo della letteratura del Rinascimento.<br \/>\nAriosto assiste a questa rivoluzione della pittura, vedendo di persona le opere degli artisti come Michelangelo e Raffaello, di cui lo stesso Alfonso I d\u2019Este vagheggiava possedere qualcosa. Tra queste spicca la perduta Leda col cigno commissionata al Buonarroti, che mai giunse a Ferrara a causa di un\u2019imperdonabile gaffe commessa al cospetto dell\u2019artista dal messo del duca, che sar\u00e0 testimoniata in mostra dalla splendida copia cinquecentesca da alcuni attribuita a Rosso Fiorentino.<br \/>\nAriosto \u00e8 inoltre coinvolto attivamente nella nascita dei capolavori che artisti come Dosso o Tiziano dipingono per il Signore di Ferrara, opere che daranno vita ad una delle pi\u00f9 belle pagine della storia dell\u2019arte del Rinascimento, quella del \u201cCamerino delle pitture\u201d nel Castello Estense. A rappresentare in mostra questo decisivo capitolo \u00e8 il Baccanale degli Andrii di Tiziano, una delle gemme del tesoro di Alfonso che, grazie ad un prestito eccezionale concesso dal Museo del Prado, torner\u00e0 per la prima volta in Italia dopo pi\u00f9 di quattrocento anni. Realizzato quasi certamente con il concorso di Ariosto, il dipinto \u00e8 a sua volta fonte di profonda suggestione per il poeta: <strong>non a caso, alla consonanza fra l\u2019idealizzata Venere di Botticelli e l\u2019algida figura di Angelica descritta nel Furioso del 1516, corrisponde quella fra la sensuale figura di Olimpia nell\u2019edizione del 1532 e il morbido nudo di Arianna, disteso in primo piano nel Baccanale del Vecellio.<\/strong> A questo splendido capolavoro spetta<strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> il compito di congedare il visitatore<\/span><\/strong> da questo affascinante viaggio tra arte e letteratura che ha segnato una delle stagioni pi\u00f9 alte della nostra storia culturale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EVENTO IRRIPETIBILE E IMPERDIBILE Orlando furioso 500 anni Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi 24 settembre 2016 \u2013 8 gennaio 2017 Cosa vedeva Ludovico<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34770,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[9590],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34767"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34767"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34767\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39060,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34767\/revisions\/39060"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34770"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34767"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34767"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34767"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}