{"id":37349,"date":"2016-09-08T19:33:31","date_gmt":"2016-09-08T17:33:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=37349"},"modified":"2016-09-08T19:33:31","modified_gmt":"2016-09-08T17:33:31","slug":"foro-boario-di-modena-la-mostra-lying-in-between-hellas-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=37349","title":{"rendered":"Foro Boario di Modena la mostra Lying in Between. Hellas 2016"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lying in Between. Hellas 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Modena, Foro Boario, 15 settembre 2016 \u2013 8 gennaio 2017<br \/>\nFondazione Fotografia presenta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">al Foro Boario di Modena la mostra Lying in Between. Hellas 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso, a cura del direttore Filippo Maggia, espone le opere prodotte in occasione di una missione fotografica in Grecia svoltasi su iniziativa di Fondazione Fotografia nei mesi di maggio e giugno 2016. Alla missione hanno preso parte sette fotografi italiani caratterizzati da sensibilit\u00e0 e stili differenti: Antonio Biasiucci, Antonio Fortugno, Angelo Iannone, Filippo Luini, Francesco Mammarella, Simone Mizzotti e Francesco Radino. Ad affiancare le loro opere e a completare l\u2019allestimento della mostra ci sar\u00e0 inoltre un\u2019installazione video a tre canali, realizzato e prodotto da Fondazione Fotografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni la crisi economica greca \u00e8 stata spesso al centro delle cronache di attualit\u00e0 e di molti dibattiti internazionali. Culla della civilt\u00e0 occidentale, il Paese ellenico si trova a fare i conti non soltanto con le difficolt\u00e0 endogene che da anni la<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>affliggono, ma anche con la nuova drammatica emergenza rappresentata dalle migliaia di profughi che, in fuga dal Medio Oriente, quotidianamente sbarcano sulle isole pi\u00f9 vicine alla costa turca, in alcuni casi addirittura superando per numero la popolazione in esse residente. Questi luoghi, mete turistiche per eccellenza, sono oggi emblema dell\u2019ampio divario esistente fra il mondo occidentale, attento a preservare le proprie certezze, e un mondo altro da noi, ma a noi molto vicino, quello mediorientale, lacerato da guerre civili e di religione.<\/p>\n<p>Seguendo le indicazioni ricevute dal proprio comitato scientifico, Fondazione Fotografia Modena ha scelto di dedicare la sua prima missione fotografica alla documentazione di quanto sta avvenendo in Grecia, sottolineando in questo modo quanto oggi sia importante e universale il linguaggio delle immagini, e quanto responsabile nonch\u00e9 consapevole debba essere il suo utilizzo.<\/p>\n<p>I sette fotografi impegnati nella missione hanno potuto calarsi completamente nel contesto, dapprima documentando la loro esperienza in tempo reale, attraverso una cronaca fotografica quotidiana, condivisa attraverso i canali web e social di Fondazione Fotografia; successivamente, al rientro in Italia, ciascuno ha rielaborato il materiale raccolto da una prospettiva personale e secondo il proprio stile, compiendo un\u2019analisi pi\u00f9 lenta e ponderata che ha dato luogo alle opere finali esposte in mostra.<\/p>\n<p>Contestualmente alla produzione di queste ricerche artistiche, Fondazione Fotografia ha impegnato due team di professionisti nella creazione di un\u2019installazione video a tre canali: Andrea Cossu, Daniele Ferrero, Mara Mariani e il direttore Filippo Maggia hanno compiuto un viaggio negli stessi luoghi toccati dai fotografi, dando vita ad un racconto in parallelo. L\u2019installazione non segue una sceneggiatura, ma mira piuttosto a registrare il lento scorrere quotidiano dei migranti, delle forze dell\u2019ordine che provano a regolare il flusso ininterrotto degli arrivi, dei tanti volontari, e dei greci: quelli che generosamente danno il loro aiuto, bench\u00e9 prostrati da una crisi economica ancora in corso, e quanti invece, per la medesima ragione, protestano, offesi da un\u2019Europa che sembra averli abbandonati. Le immagini si accavallano senza un ordine predefinito, colpendo lo spettatore per l\u2019intensit\u00e0 dei racconti, alternati al blu del mare, ai boschi selvaggi, alle rovine della Grecia antica, ai monasteri ortodossi, ai villaggi medievali.<\/p>\n<p>La mostra Lying in Between. Hellas 2016 \u00e8 promossa da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il patrocinio dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dell\u2019Ambasciata di Grecia a Roma e della Regione Emilia-Romagna. L\u2019evento inaugurale, il 15 settembre, alle 18, al Foro Boario di Modena, ha il patrocinio della Camera dei Deputati. La mostra rientra nel programma del festivalfilosofia 2016, che si terr\u00e0 a Modena, Carpi e Sassuolo dal 16 al 18 settembre 2016. La accompagna un catalogo di Skira Editore. \u00c9 previsto inoltre un programma di eventi collaterali, che comprende incontri con i fotografi impegnati nella missione, con scrittori, giornalisti e rappresentanti di associazioni e ong.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\"><\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Preview delle opere in mostra<\/p>\n<p>Selezione immagini stampa disponibili in alta risoluzione su www.fondazionefotografia.org\/press NB: LE IMMAGINI DEVONO ESSERE RIPRODOTTE SENZA MODIFICHE, ALTERAZIONI O TAGLI<\/p>\n<p>Antonio Biasiucci<\/p>\n<p>The Dream<\/p>\n<p>Antonio Biasiucci, The Dream, particolare, stampa inkjet<\/p>\n<p>Il progetto portato avanti a Chios, in linea con una poetica personale che da sempre si impernia sul costante tentativo di decifrare i codici dell\u2019uomo, cerca di ridare spiritualit\u00e0 a semplici gesti, che diventano atti puramente simbolici impregnati di luci e ombre.<\/p>\n<p>Fotografare volti, mani e piedi in maniera ripetitiva e quasi automatica diventa un gesto rituale, attraverso il quale si vuole riconsegnare una valenza simbolica alla moltitudine delle immagini, cosicch\u00e9 il singolo non sia pi\u00f9 singolo, ma nasconda e riveli un numero infinito di persone.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 5\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Antonio Biasiucci, The Dream, particolare, stampa inkjet<\/p>\n<p>Antonio Biasiucci nasce a Dragoni<br \/>\n(Caserta) nel 1961. Nel 1980 si<br \/>\ntrasferisce a Napoli, dove comincia un<br \/>\nlavoro sugli spazi delle periferie urbane<br \/>\ne contemporaneamente una ricerca<br \/>\nsulla memoria personale, fotografando<br \/>\nriti, ambienti e persone del paese<br \/>\nnativo. Fin dagli inizi la sua ricerca si<br \/>\nradica nei temi della cultura del Sud e si<br \/>\ntrasforma, in anni recenti, in un viaggio<br \/>\ndentro gli elementi primari dell\u2019esistenza. Ha ottenuto importanti riconoscimenti e numerosissime sono le mostre personali e le partecipazioni a mostre collettive, a festival e rassegne nazionali e internazionali. Ha collaborato inoltre a diversi progetti editoriali. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni permanenti e di musei di tutto il mondo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 6\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Antonio Fortugno<\/p>\n<p>CoO<\/p>\n<p>Antonio Fortugno, Hotel Captain Elias, stampa digitale, 68 x 95 cm<\/p>\n<p>Il progetto prende spunto dall\u2019omologia tra la parola \u2018Coo\u2019, nome italiano dell&#8217;isola di Kos, e la formula chimica del monossido di cobalto, \u2018CoO\u2019.<br \/>\nI temi della forma, della memoria e del ricordo sono il fulcro cardine dell\u2019opera: l&#8217;immagine geografica dell&#8217;isola viene ricostruita con il monossido di cobalto, per permettere poi di osservarne la disgregazione e il dissolvimento attraverso le immagini di un video.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto temporale del viaggio, dell&#8217;attesa e dell&#8217;abbandono prendono spazio all\u2019interno della caserma di Linopoti (luogo predestinato all&#8217;hotspot di Kos), che assume i connotati di una quinta teatrale dove si \u00e8 attori e spettatori al contempo, attraverso una sequenza di dieci immagini simili ma diverse tra loro.<\/p>\n<p>CoO \u00e8 un lavoro intimista sulla condizione storica dell&#8217;uomo come viaggiatore, sul viaggio che ogni uomo compie a suo modo, lungo il corso della vita.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Antonio Fortugno, Caserma di Linopoti, c-print, 68 x 95 cm<\/p>\n<p>Nato nel 1963 a Novi Ligure, Antonio Fortugno vive e lavora a Como. Parallelamente all\u2019interesse per<br \/>\nl\u2019architettura porta avanti quello per la<br \/>\nfotografia che lo far\u00e0 lavorare per riviste<\/p>\n<p>quali Domus, Interni, Area.<br \/>\nNel 1997 insieme a Luca Andreoni,<br \/>\nprende parte al progetto della Provincia<br \/>\ndi Milano \u201cArchivio dello Spazio\u201d, ampia<br \/>\nindagine fotografica sul<br \/>\npaesaggio contemporaneo. Iniziata gi\u00e0<br \/>\ndal 1994, la collaborazione con Andreoni<br \/>\nd\u00e0 vita a unsolido e duraturo duo artistico (Andreoni_Fortugno) che prosegue attivamente fino al 2006, portando alla realizzazione di numerosi importanti lavori e a ricerche che ancora oggi sono al centro dell\u2019interesse del fotografo. Le sue opere sono state presentate in occasione di numerose mostre personali e collettive.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Angelo Iannone<\/p>\n<p>Nulla che gi\u00e0 non sappiate<\/p>\n<p>Angelo Iannone, Untitled #0404, stampa inkjet Gicl\u00e9e, 60 x 70 cm<\/p>\n<p>L\u2019indeterminatezza di un viaggio: sapere dove si vuole andare, ma non se si riuscir\u00e0 a raggiungere l\u2019obbiettivo, n\u00e9 soprattutto quanto durer\u00e0 il tragitto; un limbo in cui si \u00e8 intrappolati. Una sensazione paragonabile a quella che si deve provare seduti su un aereo, senza avere la bench\u00e9 minima idea di quando si atterrer\u00e0, costretti all\u2019interno di uno spazio ben definito senza alcuna indicazione temporale.<\/p>\n<p>Un tempo indefinito, quindi, da un lato.<br \/>\nDall\u2019altro, un tempo che invece si frammenta attraverso il racconto mediatico e la percezione che si \u00e8 soliti avere, completamente mistificata, di questi viaggi e di questa crisi umanitaria che, da lontano, diventa solo una parola che si sente troppo spesso al telegiornale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 9\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Angelo Iannone, Untitled #0309, stampa inkjet Gicl\u00e9e, 60 x 70 cm<\/p>\n<p>Angelo Iannone (Piacenza, 1982)<br \/>\ncomincia ad avvicinarsi alla fotografia di<br \/>\nreportage naturalistico, per poi<br \/>\nsperimentare, frequentando l\u2019istituto<br \/>\nRiccardo Bauer, la fotografia staged.<br \/>\nCompleta la sua formazione dedicandosi<br \/>\npoi alla la fotografia autoriale e di ricerca:<br \/>\nsi iscrive al Master in Alta Formazione<br \/>\ndell\u2019Immagine Contemporanea promosso<br \/>\nda Fondazione Fotografia Modena. Fa parte del Collettivo ViaGiardini.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Filippo Luini<\/p>\n<p>The young men say hello<\/p>\n<p>Filippo Luini, dalla serie \u201cThe young men say hello\u201d, stampa inkjet, 40 x 60 cm<\/p>\n<p>The young men say hello \u00e8 un lavoro nato dall\u2019incontro sull\u2019isola greca di Lero con un gruppo di giovani migranti afghani. Sono ospiti del centro di accoglienza \u201cPipka\u201d, allestito in una ex-caserma italiana costruita negli anni venti, ai tempi dell\u2019occupazione del Dodecaneso. In una stanza vuota attigua alla camerata in cui i ragazzi vivono, attraverso un processo fotografico interattivo, l\u2019artista ha voluto raccontare il loro itinerario dal paese di origine alla Grecia, con l\u2019aiuto dei pochi oggetti in loro possesso e altri presenti nello spazio nel momento dello shooting. Le immagini si muovono al confine tra il tableau vivant e la documentazione della performance artistica e rappresentano in modo stilizzato alcuni momenti significativi del loro viaggio.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 11\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Filippo Luini, dalla serie \u201cThe young men say hello\u201d, stampa inkjet, 40 x 60 cm<\/p>\n<p>Filippo Luini \u00e8 nato nel 1982, vive e<br \/>\nlavora a Milano. Si \u00e8 laureato in Teorie<br \/>\ndella comunicazione alla Facolt\u00e0 di<br \/>\nLettere e Filosofia dell&#8217;Universit\u00e0<br \/>\nStatale di Milano con una tesi in storia<br \/>\ndel cinema. Ha lavorato come<br \/>\nassistente alla regia in pubblicit\u00e0. Dal<br \/>\n2012 al 2014 frequenta il Master di<br \/>\nAlta Formazione sull&#8217;Immagine<br \/>\nContemporanea di Fondazione<br \/>\nFotografia a Modena. Ha partecipato a diverse mostre collettive ed \u00e8 stato il vincitore della Menzione del premio Riccardo Prina, Fotografia e parola, Varese (2013).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 12\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Francesco Mammarella<\/p>\n<p>Paura secondo grado<\/p>\n<p>Francesco Mammarella, dalla serie \u201cPaura secondo grado\u201d, stampe inkjet Gicl\u00e9e 80 x 55 cm<\/p>\n<p>In questo preciso momento storico la paura dell\u2019uomo moderno nei confronti del prossimo \u00e8 in vertiginoso aumento. Tra i vari fattori che possiamo indicare come sintomo di questa condizione c\u2019\u00e8 la costante volont\u00e0 da parte della gente di isolare quanto la circonda in maniera pi\u00f9 o meno evidente, talvolta addirittura di isolare se stessi in ogni modo e in ogni luogo. L\u2019illusione di vivere in un mondo globalizzato ha reso l\u2019uomo ancora pi\u00f9 timoroso e diffidente. I profughi che giungono in Europa vengono raccolti in campi d\u2019accoglienza circondati da alti muri, filo spinato e telecamere: gli stessi elementi che sempre pi\u00f9 di frequente compaiono intorno alle abitazioni di noi occidentali.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 13\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Francesco Mammarella, dalla serie \u201cPaura secondo grado\u201d, stampe inkjet Gicl\u00e9e 80 x 55 cm<\/p>\n<p>Abruzzese di nascita, Francesco Mammarella si forma a Bologna dove nel 2011 consegue la laurea specialistica in<br \/>\nStoria dell\u2019Arte.<br \/>\nContemporaneamente si avvicina<\/p>\n<p>al mondo della fotografia,<br \/>\nvincendo il Concorso nazionale \u201cLa<br \/>\ncultura del Mare\u201d (IX ed.), sezione<br \/>\ngiovani, con la fotografia Bassa<br \/>\nmarea con faro. Lo stesso anno<br \/>\nespone nel progetto museale \u201cCivil<br \/>\nArt\u201d, a Chieti, i lavori Afghanistan<br \/>\n1 e 2, indicativi di una poetica di<br \/>\nimpegno sociale e di riflessione etica. Successivamente viene selezionata l\u2019opera Soff(i&amp;z)itto per la mostra \u201cEAT\u201d(Emergent Artists Trans-Mediterranean) presso il Nuovo Palazzo della Regione Lombardia. Nel 2012 diviene uno degli artisti della terza edizione di \u201cArte in Contemporanea\u201d svoltasi a Modena. Frequenta il Master di Alta Formazione sull\u2019Immagine Contemporanea di Fondazione Fotografia e partecipa ad una residenza organizzata dall\u2019associazione Arte Sella e dal comune di Telve.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 14\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Simone Mizzotti<\/p>\n<p>Camp Inn***<\/p>\n<p>Simone Mizzotti, Camp Inn*** #1, Hara Hotel, C-Print, 50&#215;60 cm<\/p>\n<p>Aree di servizio o di sosta, porti, ferrovie e campi, anzich\u00e9 sfruttati per lo scopo per cui sono stati concepiti, si trasformano in aree permanenti per la sopravvivenza. Tettoie delle pompe di benzina diventano tetti per ripararsi, la ferrovia si trasforma in un luogo di stanziamento e non pi\u00f9 di passaggio. Dai porti non si salpa, si aspetta, e il terminal passeggeri diventa la casa per pi\u00f9 di 800 persone. La terra, anzich\u00e9 essere coltivata, viene occupata per coltivare la speranza di sopravvivere e di ricongiungersi con le proprie famiglie. La permanenza di migliaia di persone ha determinato il trasformarsi di queste aree in terra di nessuno, creando una quotidianit\u00e0 quasi surreale, modificando le abitudini e trasformando il territorio.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 15\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Simone Mizzotti, Fortezze, installazione di 25 fotografie 30&#215;25 cm ciascuna, c-print<\/p>\n<p>Simone Mizzotti nasce nel 1983 a Crema.<\/p>\n<p>Studia alla L.A.B.A. di Brescia, dove si diploma con una tesi sui Villaggi Operai in Italia. Negli stessi anni approfondisce lo studio dei fotografi italiani degli ultimi decenni, dedicandosi ad una personale indagine sul paesaggio italiano. Successivamente frequenta il Master di Alta Formazione sull\u2019Immagine Contemporanea promosso da Fondazione Fotografia di Modena. Dal febbraio 2014 \u00e8 Visiting Professor al Ningbo Polytechnic di Beilun, Zhejiang (Cina).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 16\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Francesco Radino<\/p>\n<p>No news, bad news\/Una faccia una razza<\/p>\n<p>Francesco Radino, dalla serie \u201cNo news, bad news\u201d, stampa ai pigmenti su carta cotone, 106&#215;150 cm<\/p>\n<p>No news, bad news<\/p>\n<p>Lo sbarco a Lesbos \u00e8 un tuffo nel passato, non solo in quello prossimo popolato dai nostri ricordi ma di quello dell\u2019intera umanit\u00e0: qui la cultura occidentale affonda le sue radici e qui sono nate la filosofia e le forme pi\u00f9 straordinarie di architettura e d\u2019arte. Ma la Grecia \u00e8 anche terra di grandi tragedie e questa dei migranti \u00e8 solo l\u2019ultima in ordine di tempo. Queste \u2018cartoline\u2019 da Lesbos ci portano insieme buone e cattive notizie, come nella vita di ciascuno di noi e come in ogni tempo della storia degli uomini.<\/p>\n<p>\u039c\u03b9\u03b1 \u03a6\u03ac\u03c4\u03c3\u03b1 \u039c\u03b9\u03b1 \u03a1\u03ac\u03c4\u03c3\u03b1<\/p>\n<p>Una faccia una razza<\/p>\n<p>La tipica frase \u201cuna faccia una razza\u201d usata dai greci nei confronti degli italiani \u00e8 sempre stata quella dell\u2019accoglienza. Oggi i greci di Lesbos estendendo quel concetto ai popoli migranti li riconoscono come propri fratelli, come fu in passato e come sar\u00e0 in futuro.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 17\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Francesco Radino, dettaglio del polittico Una faccia, una razza, volti di migranti, abitanti di Lesbos e volontari, 9 fotografie 40&#215;40 cm, stampa ai pigmenti su carta cotone<\/p>\n<p>Francesco Radino nasce a Bagno a Ripoli<br \/>\n(Firenze) nel 1947. Dopo studi di<br \/>\nSociologia, nel 1970 diventa fotografo<br \/>\nprofessionista e sceglie di operare in vari<br \/>\nambiti, dalla fotografia industriale al<br \/>\ndesign, dall\u2019architettura al paesaggio.<br \/>\nA partire dagli anni Ottanta partecipa a<br \/>\nnumerosi progetti di carattere pubblico di<br \/>\nricerca sul territorio. Da sempre intreccia<br \/>\nlavoro professionale e ricerca artistica ed \u00e8<br \/>\noggi considerato uno degli autori pi\u00f9 influenti nel panorama della fotografia contemporanea in Italia. Ha esposto il suo lavoro in gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 18\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Untitled, Hellas 2016<\/p>\n<p>Contestualmente alla produzione delle ricerche realizzate dai sette artisti, Fondazione Fotografia Modena ha impegnato due team, composti da Andrea Cossu, Daniele Ferrero, Mara Mariani e il direttore Filippo Maggia, nella creazione di un\u2019installazione video a tre canali e di un film documentario.<\/p>\n<p>Nell\u2019opera, la nobile bellezza dei luoghi e la loro storia stridono con la tragedia dei campi profughi e la tensione che ovunque regna, negli hotspot ufficiali come in quelli spontanei gestiti dai volontari, nei luoghi di villeggiatura pressoch\u00e9 deserti, nelle taverne e nei negozi lungomare dove i turisti si contano sulle dita di una mano.<\/p>\n<p>Le immagini si accavallano e si susseguono senza un ordine predefinito cos\u00ec come sono a apparse alla troup; gli intensi racconti delle persone incontrate si alternano al blu del mare, ai boschi selvaggi, alle rovine della Grecia antica, ai monasteri ortodossi, ai villaggi medioevali.<\/p>\n<p>Still dal video Untitled, Hellas 2016<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Bagnanti e Turchia sullo sfondo, Lesbos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 19\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Il campo UNHCR sull\u2019isola di Chios. Intervista con Najat Alkhateb all&#8217;hotspot di Kos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Mohammed vive e lavora in Germania, Ruba \u00e8 rimasta bloccata a Samos dopo l\u2019accordo tra Europa e Turchia. Si sono ritrovati a Vathy per sposarsi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>In una taverna a due passi dal campo di Maphete a Chios, i locali giocano a Tavli.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Una bandiera greca sventola sul molo della spiaggia di Klima a Samos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Salvataggio dai flutti rappresentato in un\u2019icona antica, Lesbos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 20\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Rifugiato siriano all\u2019interno del campo di Souda, Chios.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Rifugiato siriano all\u2019interno del campo di Souda, Chios.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 21\">\n<div class=\"section\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Rovine e natura a Kos sulla spiaggia di Aghios Stephanos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La postazione dell\u2019UNHCR al porto.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Disegni e programma giornaliero al campo per minorenni di Emergency &#8211; isola di Lesbos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Hotspot di Moria a Lesbos.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La collina dei giubbotti di salvataggio, Lesbos<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lying in Between. 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