{"id":37984,"date":"2016-10-02T17:45:55","date_gmt":"2016-10-02T15:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=37984"},"modified":"2016-10-01T17:49:18","modified_gmt":"2016-10-01T15:49:18","slug":"aprite-quelle-casse-ce-dentro-la-storia-dellevoluzione-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=37984","title":{"rendered":"Aprite quelle casse! C&#8217;\u00e8 dentro la storia dell&#8217;evoluzione della Terra."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">EMBARGO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aprite quelle casse!<\/strong><br \/>\n<strong>C&#8217;\u00e8 dentro la storia dell&#8217;evoluzione della Terra.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">\u00c8 il fossile di balenottera risalente al Pleistocene pi\u00f9 grande ritrovata al mondo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le sue dimensioni, 25 metri, rappresenta <strong>un tassello fondamentale per la comprensione dell&#8217;evoluzione di questi cetacei<\/strong> e dei cambiamenti climatici. Giace, per\u00f2, da 10 anni, dimenticata e non ancora studiata, nel Museo Archeologico Nazionale \u201cDomenico Ridola\u201d di Matera: citt\u00e0 del Sud Italia designata capitale europea della cultura 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Renato Sartini, giornalista scientifico, ne ripercorre la storia attraverso il documentario \u201cGiallo ocra \u2013 Il mistero del fossile di Matera\u201d. Un vero \u00e8 proprio urlo rivolto alle Autorit\u00e0 competenti: \u201cAprite quelle casse!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MATERA (ITALY) &#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 lunga pi\u00f9 di 25 metri, misura stimata grazie al ritrovamento del cranio, largo da zigomo a zigomo ben 2,88 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Misure raggiunte oggi soltanto dalla <strong>balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) e la balenottera comune (Balaenoptera physalus) che con i loro 33 e 26 metri circa sono i pi\u00f9 grandi animali che vivono sul nostro pianeta<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGiuliana\u201d, per\u00f2, cos\u00ec chiamata per via del lago artificiale di San Giuliano in cui fu scoperta l&#8217;8 agosto del 2006 &#8211; la diga che sbarra il fiume Bradano a pochi chilometri dalla citt\u00e0 di Matera (Italia) &#8211; non \u00e8 stata ancora studiata. E giace ancora, dimenticata da 10 anni, nelle casse in cui fu conservata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Questa storia, sconosciuta e dimenticata, viene consegnata all&#8217;opinione pubblica grazie al documentario di divulgazione scientifica \u201cGiallo ocra \u2013 Il mistero del fossile di Matera\u201d,<\/span><\/strong> scritto e diretto dal giornalista scientifico e filmaker Renato Sartini che fin dal 2006 si \u00e8 occupato del ritrovamento, firmando all&#8217;epoca un reportage giornalistico per il settimanale \u201cIl Venerd\u00ec di Repubblica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il documentario, che verr\u00e0 presentato in prima nazionale l&#8217;8 ottobre prossimo in occasione del trentennale di Futuro Remoto, il festival delle scienze della citt\u00e0 di Napoli,<\/strong> racconta tutti i passaggi di questa vicenda intrecciandoli con importanti fatti scientifici attraverso le voci di importanti scienziati che hanno partecipato al recupero del fossile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abGiuliana \u00e8 una di quelle innumerevoli e ambiti pezzi seminati da madre natura che ogni ricercatore spera di trovare per poterlo aggiungere al complicato mosaico della storia del nostro pianeta\u00bb racconta Renato Sartini, \u00abma<strong> \u00e8 ancora chiusa nelle casse in cui \u00e8 stata conservata nel corso delle tre campagne di recupero. Fatte a cavallo tra il 2007 e il 2011.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure le premesse, basate sulla misurazione delle dimensioni e valutazione delle caratteristiche e tipo di dei resti fossili ritrovati, gi\u00e0 facevano presagire dal primo sopralluogo dei paleontologi &#8216;una scoperta eccezionale&#8217;\u00bb, come sottolinea nel corso del documentario uno dei protagonisti, il professor Walter Landini, ordinario di paleontologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, che insieme ai paleontologi Angelo Varola dell&#8217;Universit\u00e0 del Salento e Giovanni Bianucci dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa si sono occupati del cetaceo fin dall&#8217;estate del 2006, dopo che l&#8217;8 agosto fu ritrovata da Vincenzo Ventricelli, un anziano agricoltore del posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos&#8217;\u00e8 stato trovato della balenottera<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDella balenottera di San Giuliano sono ritrovate <strong>12 vertebre toraciche con un diametro superiore ai 20 centimetri\u00bb<\/strong> spiega Bianucci, \u00abdiverse costole, di cui una lunga oltre 3 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche<strong> la pinna pettorale costituita da scapola, omero, radio, ulna e diverse falang<\/strong>i.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del cranio, che \u00e8 la parte scientificamente pi\u00f9 importante dello scheletro, \u00e8 stata ritrovata la porzione posteriore, cio\u00e8 quella parte che includeva il cervello, e una parte del rostro<\/strong>: mandibola e mascella, cio\u00e8 quella porzione del cranio che sosteneva nella bocca i fanoni. Che sono una caratteristica tipica di un misticeto, cio\u00e8 di un cetaceo che al posto dei denti \u00e8 dotato di lamine costituite da tessuto di cheratina. A forma ti pettine, servono all&#8217;animale come setaccio per espellere l&#8217;acqua dalla grande bocca cos\u00ec da poter trattenere i piccoli animali di cui si nutre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro elemento che \u00e8 stato ritrovato nel 2008 e che rappresenta una rarit\u00e0 in paleontologia \u00e8 la bulla timpanica, un elemento molto importante<\/strong> che ha da subito permesso di attribuire questo scheletro al genere balenottera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abIl cranio \u00e8 molto importante\u00bb<\/strong> sottolinea Varola, l&#8217;unico dei tre paleontologi ad aver partecipato anche al recupero del cranio nel 2011. <strong>\u00abPer comprendere il tipo di cetaceo<\/strong> \u00e8 stato importante trovare l&#8217;occipite, la parte dei mascellari e pre mascellari e le ossa zigomatiche. Ma soprattutto le bulle timpaniche. Queste si trovano anatomicamente sotto al cranio e sono difficili da trovare perch\u00e9 sono tenute attaccate al cranio da tessuti molli. Motivo per il quale, dopo un certo periodo dalla morte dell&#8217;individuo si staccano, ed essendo di struttura molto pesante, un tessuto di tipo pacheostotico, tendono a rotolare verso il basso e ad allontanarsi dallo scheletro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Individuato nel corso dello scavo del 2008 ma recuperato soltanto nel 2011, il cranio, al fine della sua conservazione, \u00e8 stato cosparso di materiali particolari per preservarlo dagli agenti atmosferici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato incamiciato con delle resine speciali e del gesso, cos\u00ec come si fa per bloccare una frattura. Tutto quello che \u00e8 stato utilizzato \u00e8 materiale reversibile, che potr\u00e0 poi essere asportato quando verr\u00e0 studiato il fossile, senza dannegger\u00e0 le parti ossee. Dopo di ci\u00f2 \u00e8 stato chiuso in cassa di legno riempite di materiali resistenti come argilla espansa e poliuretano, imbragato e trasportato nell&#8217;area industriale di Matera, presso i magazzini della Soprintendenza. Oggi si trovano presso il Museo Archeologico Nazionale \u201cDomenico Ridola\u201d della citt\u00e0. E non sono state mai aperte per studiare, restaurare e rendere fruibile al pubblico i resti della balenottera.<br \/>\nCosa ci racconta del nostro pianeta la balenottera di San Giuliano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle sole dimensioni di alcune parti, la balenottera, nonostante non sia ancora stata studiata a fondo, ci d\u00e0 importanti informazioni sull&#8217;evoluzione di questi cetacei e sui cambiamenti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00ab\u00c8 il pi\u00f9 grande fossile di balenottera ritrovata al mondo risalente al Calabriano, cio\u00e8 a quell&#8217;arco di tempo dell&#8217;epoca del Pleistocene compreso tra 1.8 milioni e 781mila anni fa.<\/strong> Forse la pi\u00f9 grande ad aver mai nuotato nel Mediterraneo\u00bb spiega nel documentario Bianucci. \u00abIl recupero del cranio ha permesso di stimare in 25 metri la lunghezza della balenottera, misure raggiunte oggi soltanto dalla balenottera azzurra e dalla balenottera comune che, con i loro 33 e 26 metri circa, sono i pi\u00f9 grandi animali che vivono sul pianeta. E poich\u00e9 quanto pi\u00f9 grande \u00e8 la massa di un corpo tanto pi\u00f9 lenta \u00e8 la sua perdita di calore in acque fredde, il ritrovamento di questo fossile confermerebbe la teoria secondo la quale l&#8217;aumento delle dimensioni di questi cetacei sarebbe, dal punto di vista evolutivo, una risposta alle glaciazioni registrate sulla Terra negli ultimi 2 milioni di anni\u00bb. Che rappresenta un importante tassello per comprendere meglio anche l&#8217;evoluzione dei cambiamenti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra il recente terremoto distruttivo del Centro Italia e la balenottera<br \/>\nAltre importanti informazioni ci vengono da una parziale ricostruzione, da approfondire aprendo le casse in cui \u00e8 conservata, dell&#8217;antico ambiente in cui \u00e8 morta. Che ci raccontano anche dei movimenti della crosta terrestre. Gli stessi che sono alla base dei terremoti lungo tutta la catena appenninica italiana, la spina dorsale di montagne che segna il centro di quasi tutta la penisola.<br \/>\n<strong>\u00abLa presenza di flora e di fauna fossile presenti nel terreno scavato che avvolgevano la balenottera \u00e8 risultata significativa per la definizione dell&#8217;antico ambiente in cui \u00e8 morta, e per la ricostruzione del fondale in cui si \u00e8 adagiata e che \u00e8 diventato il suo sarcofago d&#8217;argilla\u00bb<\/strong> spiega Landini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> \u00abIn particolare abbiamo trovato pesci lanterna, che vivono a qualche centinaio di metri di profondit\u00e0, zoopycus, che sono resti di organismi limivori che si nutrono di detrito organico sui fondali, anch&#8217;essi che vivono ad alcune centinaia di metri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma anche molluschi che vivono, invece, in acque aperte, oceaniche,<\/strong> fresche, e sono gli pteropodi. Tutto questo indica un ambiente complessivo intorno ai 500, 600 metri di profondit\u00e0. Un altro elemento estremamente utile per ricostruire l&#8217;intera forma dell&#8217;antico bacino in cui \u00e8 morta \u00e8 risultato dalla <strong>presenza di posidonie: sono resti d&#8217;origine vegetali che vivono tra zero e 50, 60 metri di profondit\u00e0.<\/strong> Questa grande presenza pu\u00f2 essere spiegata con l<strong>&#8216;esistenza di un fondale molto molto ripido, quindi che scendeva quasi in verticale<\/strong> dalla parte emersa fino all&#8217;ambiente in cui abbiamo trovato il reperto\u00bb. Che quindi si trovava in un fondale profondo, cosa che spiega la presenza di argille che si formano per pressioni elevate. Ma cos&#8217;\u00e8 successo allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E come ha fatto ad arrivare una balenottera sulle colline della Basilicata, a 100 metri sul livello del mare e a circa 40 chilometri dalla costa del Mar Jonio?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato a causa di un&#8217;antico maremoto con relativo tsunami, o per un passato global warming in grado di sciogliere le riserve d&#8217;acqua congelate nelle calotte polari o sui ghiacciai alzando il livello del mare fino a 100 metri?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documentario spiega proprio questo aspetto al profano che, abituato a sentir parlare sempre di climate change e scioglimenti, non riesce a pensare a una causa diversa. Perch\u00e9 la soluzione del mistero e \u201csotto i piedi di tutti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8<strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> legata a stretto giro con il recente terremoto<\/span> <\/strong>che ha colpito il Centro Italia. <strong>La balenottera di San Giuliano, infatti, \u00e8 un \u201cregalo\u201d di quelle stesse forze che il 24 agosto hanno scosso il centro Italia con un sisma di grado 6 della scala Richter.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distruggendo i paesini di Accumuli, Amatrice e Arquata del Tronto. Causando quasi 300 morti e mettendo fuori uso, come ha comunicato la Protezione Civile italiana, 1486 edifici e rendendone temporaneamente o parzialmente inagibili altri 713. <strong>Sono state proprio loro in milioni di anni a sollevare di circa 600 metri il fondale su cui si adagi\u00f2 la balenottera. Diventata, poi, la sua tomba.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fossa Bradanica<br \/>\n<strong>Per scoprire questo incredibile sollevamento di un territorio basta andare a Miglionico, un paese a circa 500 metri d&#8217;altitudine. Da dove si vede oltre che la piana dove si trova la diga di San Giuliano la citt\u00e0 di Matera<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ai tempi della balenottera tutto il territorio che da questo paesino si vede, che fa parte della cosiddetta Fossa Bradanica, era completamente sommerso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Ma a quelle altezze in mare non ci \u00e8 mai arrivato. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti credono di si: chi credendo alla storia dell&#8217;Arca di No\u00e8, chi pensando a uno tsunami o allo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pochi, invece, riescono a immaginare che immense forze interne alla Terra, in milioni di anni, siano state capaci di sollevare al di sopra delle acque un vasto fondale marino profondo centinaia di metri:<\/strong> quello su quale si deposit\u00f2 la balenottera dopo la sua morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI resti della balena sono stati ritrovati nella valle del fiume Bardano a circa 100 metri sul livello del mare. Ma come ci sono finiti lass\u00f9, e proprio in quei sedimenti?\u00bb racconta Federico Boenzi, gi\u00e0 Ordinario di Geomorfologia Universit\u00e0 degli Studi di Bari. Uno dei protagonisti del documentario. \u00abL&#8217;area appenninica, in particolare l&#8217;Appennino Meridionale, pu\u00f2 essere distinta, dal punto di vista della struttura geologica, in tre parti: l&#8217;Appennino propriamente detto, l&#8217;Avanfossa Bradanica, e poi l&#8217;Avanpaese pugliese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La balena \u00e8 stata trovata esattamente nei sedimenti della cosiddetta Avanfossa Bradanica. Quest&#8217;ultima \u00e8 una conseguenza del movimento delle placche terrestri. In particolare di quello che \u00e8 il movimento geo dinamico della placca Apula<\/strong> che, muovendosi verso ovest, s&#8217;infila (subduzione) sotto la placca europea corrugandola e spingendola verso l&#8217;alto. Questa corrugazione sono gli Appennini, la spina dorsale della penisola italiana. <strong>La spinta \u00e8, invece, la causa dei terremoti che scuotono questa catena montuosa, quindi, praticamente, tutta l&#8217;Italia. Quando la balenottera \u00e8 morta l&#8217;attuale Puglia era un arcipelago di isolette e c&#8217;era un ampio canale di mare profondo anche 600 metri che univa quello che oggi \u00e8 il Mar Jonio con il Mare Adriatico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in questa situazione che la balenottera si \u00e8 depositata sul fondale. In centinaia di migliaia di anni, poi, <strong>questo fondale \u00e8 stato sollevato al di sopra del livello del mare dalle dinamiche spiegate prima,<\/strong> mentre i corsi dei fiumi \u201ctagliavano\u201d i depositi accumulatisi nel tempo fino ad arrivare al fondale dove si deposit\u00f2 la balenottera. Dove oggi l&#8217;abbiamo trovata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La balenottera che fine ha fatto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per definire la specie, quindi per poter dire se si tratta di una specie ancora vivente o di una specie estinta, si dovrebbe studiare il cranio. Ma Giuliana \u00e8 ancora chiusa nelle casse in cui fu conservata negli interventi di recupero del 2008 e del 2011. La speranza \u00e8 per per l&#8217;evento di Matera capitale della cultura europea 2019 venga finalmente studiata ed esposta al pubblico. Affinch\u00e9 tutto il mondo possa andarla a visitare. In fondo al mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documentario, per la sua rilevanza scientifica e originalit\u00e0 della narrazione, \u00e8 stato patrocinato &#8211; un riconoscimento morale non economico che consente l&#8217;inserimento del logo in testa al documentario e all&#8217;evento di presentazione &#8211; dalle pi\u00f9 importanti istituzioni scientifiche pubbliche e private italiane tra cui il Cnr-Consiglio Nazionale delle ricerche, ENEA-Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile, INGV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Societ\u00e0 Geografica Italiana, Societ\u00e0 Geologica Italiana, Societ\u00e0 Paleontologica Italiana, Universit\u00e0 degli Studi della Basilicata, Museo di Storia Naturale dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa. Un caso unico in Italia. Da guinness.<br \/>\nOltre a organizzazioni scientifiche, hanno ritenuto fondamentale dare il patrocinio per l&#8217;importanza della scoperta anche la Regione Basilicata, il Comune di Matera e la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata. L&#8217;evento di presentazione sar\u00e0 patrocinato dal MIBACT-Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e del Turismo<br \/>\n\u00abSembra quasi che la scienza italiana, nonch\u00e9 le Istituzioni nazionali e regionali della Basilicata, abbiano deciso di stringersi tutti in un grande abbraccio simbolico a Giuliana\u00bb conclude Sartini. \u00abCon la speranza che, finalmente, venga studia, restaurata e restituita al mondo in un tempo sufficiente affinch\u00e9 venga esposta quando, nel 2019, Matera sar\u00e0 la capitale europea della cultura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NOTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cGiallo ocra \u2013 Il mistero del fossile di Matera\u201d (durata 26&#8242;)<\/strong><br \/>\n<strong>Autore e regista: Renato Sartini. Prodotto da Renato Sartini e Video Eikon.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>-sar\u00e0 presentato l&#8217;8 ottobre (inizio ore 12:15, fine ore 13:15) presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare in Via Cesario Console, n. 3 bis (P.zza Plebiscito). Napoli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evento rientra tra le iniziative della XXX edizione di Futuro Remoto che avr\u00e0 per tema <strong>COSTRUIRE, il festival delle scienze che si terr\u00e0 a Napoli dal 7 al 10 ottobre 2016.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2028<\/strong>La manifestazione \u00e8 promossa dalla Fondazione Idis-Citt\u00e0 della Scienza, dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II, dall\u2019Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, in partnership con la Regione Campania, il Comune di Napoli, le universit\u00e0 della regione Campania, i centri di ricerca, le istituzioni e fondazioni culturali, il mondo delle imprese e del lavoro.<br \/>\nSito web: http:\/\/www.cittadellascienza.it\/costruire-insieme-futuro-remoto-2016\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Renato Sartini (breve biografia)<br \/>\n\u00c8 di Sant&#8217;Arcangelo in Basilicata (Regione dell&#8217;Italia), classe 1970, giornalista scientifico e divulgatore. \u00c8 esperto in comunicazione della conoscenza. \u201cGiallo Ocra \u2013 Il mistero del fossile di Matera\u201d \u00e8 la sua prima opera da regista e autore.<br \/>\nPer il valore scientifico e lo storytelling il documentario ha ricevuto il patrocinato di alcune tra le pi\u00f9 importanti Istituzioni scientifiche pubbliche e private italiane: Cnr, Enea, Ingv, Ispra, Societ\u00e0 Geografica Italiana, Societ\u00e0 Geologica Italiana, Societ\u00e0 Paleontologica Italiana.<br \/>\nVive e lavoro a Roma. Ha firmato, tra gli altri, per La Repubblica, Il Venerd\u00ec di Repubblica, Popular Science, N\u00f2va de Il Sole 24 Ore, Wired, Finmeccanica Magazine. \u00c8 attivo nella divulgazione di frontiera su Social Network quali Twitter e Facebook. Ingegnere gestionale, si \u00e8 occupato di economia della scienza per la rivista di geopolitica ed economia internazionale Il Nodo di Gordio.<br \/>\nIn ambito comunicazione ha supportato la direzione operativa del MARS Center di Napoli e la presidenza del Polo High Tech di Napoli Est.<br \/>\nHa firmato il capitolo Global Warming sulla comunicazione dei cambiamenti climatici del libro \u201cParola di scienziato \u2013 La conoscenza ridotta a opinione\u201d a cura di Marco Ferrazzoli e Francesca Dragotto (Universitalia, 2014).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 iscritto all\u2019Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 2003 e socio SWIM \u2013 Science Writers in Italy e UGIS \u2013 Unione Giornalisti Italiani Scientifici. \u00c8 Presidente dell\u2019Associazione Culturale Divulgo, per la disseminazione di temi di scienze, natura e tecnologie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EMBARGO Aprite quelle casse! 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