{"id":38016,"date":"2016-10-15T17:45:25","date_gmt":"2016-10-15T15:45:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=38016"},"modified":"2016-10-02T18:23:44","modified_gmt":"2016-10-02T16:23:44","slug":"arte-a-milano-fondazione-prada-william-n-copley-dal-20-ottobre-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=38016","title":{"rendered":"Arte a Milano &#8211; Fondazione Prada &#8211; \u201cWILLIAM N. COPLEY\u201d DAL 20 OTTOBRE 2016"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Prada-450-Boy-Meets-Girl-Cplyland-1962-2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-38019\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Prada-450-Boy-Meets-Girl-Cplyland-1962-2.jpg\" alt=\"prada-450-boy-meets-girl-cplyland-1962-2\" width=\"450\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Prada-450-Boy-Meets-Girl-Cplyland-1962-2.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Prada-450-Boy-Meets-Girl-Cplyland-1962-2-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Prada-450-Boy-Meets-Girl-Cplyland-1962-2-391x300.jpg 391w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDAZIONE PRADA PRESENTA A MILANO LA MOSTRA \u201cWILLIAM N. COPLEY\u201d DAL <strong>20 OTTOBRE 2016 AL 8 GENNAIO 2017<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u2013 Fondazione Prada presenta a Milano la mostra \u201cWilliam N. Copley\u201d dal 20 ottobre 2016 al 8 gennaio 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 20 ottobre alle ore 18 si svolger\u00e0 alla Fondazione Prada una conversazione tra Germano Celant e Toby Kamps (i particolari pi\u00f9 sotto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Organizzata in collaborazione con la Menil Collection, Houston, la retrospettiva \u00e8 curata per l\u2019edizione italiana da Germano Celant e <strong>ripercorre l\u2019intera carriera dell\u2019artista americano che, dalla fine degli anni \u201940 a Los Angeles<\/strong>,<strong> si sviluppa a Parigi per poi consolidarsi tra Europa e Stati Uniti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla Fondazione Prada \u201cWilliam N. Copley\u201d, fortemente ampliata rispetto a Houston, si distingue per la <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">ricchezza e l\u2019aspetto inedito dei materiali. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Include <strong>pi\u00f9 di 150 lavori realizzati da Copley dal 1948 al 1995 e provenienti da musei e collezioni internazionali (Museum of Modern Art, New York; Los Angeles County Museum of Art; Whitney Museum of American Art, New York; Philadelphia Museum of Art; Stedelijk Museum, Amsterdam; Sammlung Goetz, Monaco di Baviera; Museum Frieder Burda, Baden-Baden),<\/strong> costituendo la pi\u00f9 grande retrospettiva dedicata finora al pittore americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Per la prima volta<\/span> il pubblico italiano avr\u00e0 inoltre la possibilit\u00e0 di ammirare un nucleo di capolavori di Max Ernst, Ren\u00e9 Magritte, Man Ray e Jean Tinguely, un tempo parte della raccolta personale di Copley, e ora conservati alla Menil Collection.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">La mostra<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Milano \u201cWilliam N. Copley\u201d si sviluppa nei due livelli del Podium.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel primo piano una selezione di lavori significativi dell\u2019artista in dialogo con le opere surrealiste provenienti dalla sua collezione,<\/strong> permette di ricostruire il suo lungo e complesso percorso biografico e intellettuale condiviso, tra gli altri, con Marcel Duchamp, Ernst, Magritte e Man Ray. Tale sezione \u00e8 completata da un\u2019imponente raccolta in parte inedita di pubblicazioni, fotografie, cataloghi e materiali d\u2019archivio resa disponibile dall\u2019Estate di William N. Copley a New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al piano terra il visitatore accede a una struttura costituita da 8 ambienti, <span style=\"color: #ff00ff;\">ognuno dedicato a un soggetto o un aspetto specifico della produzione di Copley<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una stanza riunisce bandiere in tessuto e dipinti realizzati dal 1961 al 1975 sul tema dell\u2019appartenenza geografica e culturale<\/strong>. In alcuni, come Cold War (1962) e 1776 and All That (1976), le figure femminili e le <strong>rappresentazioni stilizzate e spiazzanti di oggetti comuni si sovrappongono ai motivi e ai colori tipici delle bandiere<\/strong> inglese, giapponese, spagnola o russa. Altri lavori come Imaginary Flag for USSR (1972) e Imaginary Flag for Great Britain (1972) sono <strong>vessilli \u201cinventati\u201d che, attraverso un procedimento tipico del collage surrealista,<\/strong> affrontano <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">in maniera giocosa temi sensibili:<\/span><\/strong> la guerra fredda, le ideologie politiche e le identit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro ambiente ruota intorno alla<strong> \u201cprostituta ignota\u201d &#8211; in contrapposizione ironica al monumento al milite ignoto<\/strong> \u2013 la cui figura popola come un\u2019ossessione l\u2019immaginario dell\u2019artista fin dai suoi esordi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono esposti dipinti di grandi dimensioni realizzati tra il 1965 e il 1986 e collegati all\u2019installazione Tomb of the Unknown Whore, presentata nel 1986 al New Museum, in Colombus Circle, New York. Sono un elogio alla libert\u00e0 sessuale e un omaggio alla prostituta, una categoria sociale, a suo giudizio, vittima d\u2019ingiustizie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una serie di paraventi, datati tra il 1958 e il 1982, sono accostati a trittici creati tra il 1951 e il 1995. Dimostrano la sua maestria compositiva nel realizzare intricate combinazioni spaziali di figure umane o di soggetti quotidiani<\/strong>. Facendo ricorso a un allestimento simile a una quadreria \u00e8 mostrata la serie X-rated. Riprende soggetti e rituali erotici provenienti da riviste per adulti nell\u2019intento di superare, per usare le sue parole, \u201cle barriere della pornografia per irrompere nel territorio della gioia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La serie Nouns \u00e8 al centro di un\u2019altra sala che ospita \u201cimmagini ridicole\u201d di oggetti comuni<\/strong> su sfondi astratti dalle composizioni geometriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019altra sezione sono riproposti <strong>sette specchi, sagomati a formare immagini, mostrati per la prima volta a New York, nel 1978, nell\u2019esposizione \u201cThe Temptation of St. Antony\u201d: grazie a una carta da parati realizzata a mano dall\u2019artista stesso, era ricreata l\u2019atmosfera di un tradizionale bordello americano.<\/strong> Seguono cinque quadri dell\u2019artista, che rivisitano i motivi e le figure di un\u2019opera di Francis Picabia, La Nuit espagnole (1922), un tempo parte della sua collezione personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine una <strong>selezione di acrilici e olii su tela prodotti tra il 1984 e il 1989 testimoniano le numerose varianti con cui Copley, intrecciando silhouette o figure, ripropone i suoi motivi iconografic<\/strong>i: dai nudi femminili alle immagini del folclore messicano, dalle scene notturne parigine alle visioni mitologiche popolate da fauni, satiri e ninfe.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>L\u2019artista<\/p>\n<p>William N. Copley (1919 -\u201896) rappresenta un\u2019originale figura di artista, eclettico e autodidatta, oltre che instancabile promotore culturale, grazie al suo lavoro di giornalista, editore, gallerista e collezionista. Influenzato dal Surrealismo, dalla cultura folk americana e dall\u2019immaginario dei cartoon, ha esplorato con umorismo e intelligenza tematiche diventate ricorrenti nella sua produzione come pornografia, patriottismo e l\u2019inaspettato potenziale degli oggetti quotidiani.<\/p>\n<p>In cinquant\u2019anni di attivit\u00e0 ha creato un corpus di opere percorse da satira feroce, malizia e sfida alle convenzioni. Questa lettura della realt\u00e0 gli deriva da un\u2019ambigua condizione di appartenenza e di estraneit\u00e0 a un mondo privilegiato e conservatore, quello della sua famiglia adottiva guidata dal politico Ira C. Copley, magnate dell\u2019informazione in California. Dopo l\u2019infanzia, Copley conduce degli studi discontinui in cui s\u2019interessa alla poesia e al giornalismo. Si occupa poi di politica, impegnandosi sul fronte progressista, e si avvicina alla pittura solo nel 1946, concependola inizialmente quale un\u2019estensione della sua ispirazione a essere un poeta. Grazie al cognato John Ployard, disegnatore per Walt Disney, entra in contatto con alcuni artisti surrealisti e rimane folgorato dal dialogo creativo tra repressione ed erotismo, tipica delle loro opere. Nel 1948 con Ployard fonda le Copley<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Galleries a Beverly Hills, Los Angeles, dove presenta in due anni mostre dedicate a figure all\u2019epoca quasi sconosciute negli Stati Uniti come Ren\u00e9 Magritte, Yves Tanguy, Man Ray, Joseph Cornell, Roberto Matta e Max Ernst. Ne diventa amico, sostenitore e collezionista, creando una delle pi\u00f9 importanti raccolte di arte surrealista nel territorio americano. Nel 1951, anno della sua prima personale a Los Angeles dal titolo \u201cCPLY\u201d \u2013 pseudonimo che lo accompagna per tutta la sua carriera -, si trasferisce a Parigi dove si dedica unicamente all\u2019attivit\u00e0 artistica, stimolato anche dal continuo confronto con Marcel Duchamp. Prendendo in prestito dal Dadaismo e dal Surrealismo l\u2019attenzione verso il gioco, la sessualit\u00e0 e la psicologia, affina il suo stile, caratterizzandolo con campiture piatte di colori squillanti, delimitate da netti tratti neri. Ricerca al contempo nuove soluzioni che danno maggiore dinamismo alla composizione, derivando dal collage diverse modalit\u00e0 di sovrapposizione e di montaggio delle immagini. Nel 1962 torna negli Stati Uniti dove si afferma quale figura di raccordo tra il Surrealismo europeo e la Pop art americana. Nel panorama degli anni Sessanta continua un percorso autonomo in cui il tema del nudo femminile ha un ruolo primario, diventando un catalizzatore di pulsioni, ossessioni e fantasie nascoste e represse. In parallelo alla sua attivit\u00e0 pittorica, Copley continua non solo a collezionare altri artisti contemporanei come Walter De Maria, Richard Hamilton, Yves Klein, Claes Oldenburg, Edward Ruscha e Andy Warhol, ma si occupa anche di sostentamento e di diffusione culturale e editoriale, prima attraverso la William and Noma Copley Foundation, creata nel 1954 e poi ribattezzata Cassandra Foundation, e in seguito, nel biennio 1967-\u201968, con la rivista sperimentale S.M.S. (acronimo di \u201cShit Must Stop\u201d).<\/p>\n<p>Nelle opere della maturit\u00e0 continua a coltivare la propria ironia mordace e, sul piano stilistico, raggiunge una complessit\u00e0 narrativa sempre maggiore inserendo scene realistiche dentro silhouette di figure umane, cos\u00ec da conseguire una vertiginosa stratificazione di prospettive e livelli visivi. Nel 1978 suoi lavori sono inclusi dalla curatrice Marcia Trucker nella mostra seminale \u201cBad Painting\u201d organizzata al New Museum a Broadway, New York. In questo contesto dirompente e inedito, viene valorizzata la libert\u00e0 creativa e intellettuale dell\u2019artista che, lontano dai paradigmi del Modernismo, \u00e8 quindi celebrato come un precursore di una visione parodistica del banale, del kitsch e del popolare. Nel 1979 Copley mette all&#8217;asta parte della sua collezione personale che, all&#8217;epoca, ottiene il record di vendita per una raccolta privata. Sette lavori di Magritte, Ernst e Tinguely appartenuti all\u2019artista sono acquisiti da Dominique De Menil che, insieme al marito John, aveva gi\u00e0 comprato due opere dalla galleria di Copley. Attualmente la Menil Collection detiene undici lavori storici che un tempo appartenevano all\u2019artista, oltre a un nucleo importante di opere realizzate da Copley stesso.<\/p>\n<p>Il volume<\/p>\n<p>La pubblicazione scientifica \u201cWilliam N. Copley\u201d, edita da Germano Celant e pubblicata dalla Fondazione Prada in collaborazione con la Menil Collection, copre iconograficamente l\u2019intero percorso della sua ricerca ed \u00e8 la prima grande monografia scientifica dedicata al suo lavoro. Comprende pi\u00f9 di 390 pagine e 600 illustrazioni, comprensive dei materiali<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">esposti, su un progetto grafico sviluppato da Irma Boom. Oltre alle introduzioni dei presidenti della Fondazione Prada e l\u2019ex direttore della Menil Collection Josef Helfenstein, il volume include due testi critici dei curatori delle due diverse mostre, Germano Celant e Toby Kamps, e quattro saggi degli studiosi e storici dell\u2019arte Jonathan Griffin, Paul B. Franklin, Gwen L. Allen e Alison M. Gingeras. Il volume \u00e8 completato da un\u2019approfondita ed esaustiva cronologia che mette in relazione la carriera e la biografia di Copley con il contesto artistico e culturale del suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incontro con i curatori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il 20 ottobre alle ore 18 si svolger\u00e0 alla Fondazione Prada una conversazione tra Germano Celant e Toby Kamps.<\/strong> Il dialogo tra i due curatori far\u00e0 emergere nuove possibili linee di lettura storica e critica con cui affrontare la figura poliedrica di Copley. S<strong><span style=\"color: #ff00ff;\">ar\u00e0 analizzato il suo percorso culturale a met\u00e0 strada tra tradizione americana ed europea,<\/span><\/strong> tra recupero della storia dell\u2019arte e originale ricorso all\u2019ironia e alla provocazione, nonch\u00e9 la sua singolare condizione di artista, collezionista e gallerista in relazione al nostro presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">fondazioneprada.org #fondazioneprada<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONDAZIONE PRADA PRESENTA A MILANO LA MOSTRA \u201cWILLIAM N. 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