{"id":39521,"date":"2016-11-10T19:25:06","date_gmt":"2016-11-10T18:25:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=39521"},"modified":"2016-11-12T17:58:10","modified_gmt":"2016-11-12T16:58:10","slug":"arte-a-torino-lo-scrigno-del-cardinale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=39521","title":{"rendered":"Arte a Torino &#8211; LO SCRIGNO DEL CARDINALE"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>LO SCRIGNO DEL CARDINALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guala Bicchieri collezionista di arte gotica tra Vercelli, Limoges, Parigi e Londra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In collaborazione con il Mus\u00e9e de Cluny di Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a cura di Simonetta Castronovo e Christine Descatoire<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Palazzo Madama &#8211; Sala Atelier<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Piazza Castello &#8211; Torino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">11 novembre 2016 \u2013 6 febbraio 2017<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gioved\u00ec 10 novembre 2016<\/strong><br \/>\nore 18.00 inaugurazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A novecento anni esatti dalla riconferma della Magna Charta, siglata a Bristol l\u201911 novembre 1216 su iniziativa del cardinale Guala Bicchieri, Palazzo Madama presenta Lo scrigno del Cardinale, una preziosa mostra dedicata alla figura del prelato vercellese, appassionato collezionista di arte gotica all\u2019inizio del 1200.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso in mostra illustra le principali opere giunte sino a noi di questa preziosa collezione. Innanzitutto gli smalti di Limoges, di cui troviamo esposti sedici esemplari. Tra questi spicca il celebre Cofano di Palazzo Madama (acquisto del Comune di Torino nel 2004) utilizzato dal cardinale come baule da viaggio per gli arredi liturgici, le oreficerie e i documenti che portava con s\u00e9 durante gli spostamenti; un piccolo e prezioso cofanetto proveniente dal Museo Leone di Vercelli; e tre dei dodici medaglioni conservati al Mus\u00e9e du Louvre provenienti da un cofano di Guala Bicchieri e raffiguranti animali, creature fantastiche e scene di combattimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sezione \u00e8 interamente dedicata alle opere di Limoges con decorazione profana del Mus\u00e9e de Cluny, tra cui un piccolo capolavoro del gotico di inizio Duecento: la scatola con scene cortesi dell\u2019abbazia di Saint-Martial di Limoges, su cui sono raffigurati i diversi momenti della conquista amorosa secondo l\u2019etica cavalleresca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad arricchire il percorso espositivo c\u2019\u00e8 anche un codice miniato di origine germanica della Biblioteca Nazionale di Torino, a testimonianza della ricca collezione di manoscritti del cardinale che contava 118 codici, tra bibbie, testi patristici, liturgici e giuridici, e un coltello eucaristico, tesoro di oreficeria in uso soprattutto in et\u00e0 paleocristiana e nella liturgia ortodossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si conclude con un approfondimento sulla fortuna di queste opere nell\u2019Ottocento presso i collezionisti, gli architetti-restauratori e le Scuole Professionali, in linea con quella riscoperta del Medioevo che caratterizz\u00f2 la cultura non solo piemontese, ma anche nazionale ed europea del periodo, e sul tema dei falsi, oreficerie in stile di Limoges, attraverso l\u2019esposizione di disegni, lettere e fotografie riguardanti il cofano di Guala Bicchieri accanto a calchi in gesso e copie in ottone degli esemplari originali del XIII secolo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi era Guala Bicchieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nominato legato papale da Innocenzo III, Guala Bicchieri (1150 circa &#8211; 1227) svolse numerose e delicate missioni diplomatiche che lo portarono in viaggio attraverso l&#8217;Europa settentrionale e in contatto con illustri personaggi. Fu lui che, nell&#8217;Inghilterra di Giovanni Senzaterra e Riccardo Cuor di Leone, riusc\u00ec agendo da politico a fermare la guerra scatenata dai baroni inglesi contro il re.<br \/>\nNel corso di queste ambascerie sost\u00f2 in importanti citt\u00e0 e centri artistici, come Poitiers, Limoges, Parigi, Canterbury, Oxford, Londra, Salisburgo. Luoghi da cui il cardinale riport\u00f2 un considerevole numero di oreficerie, smalti, reliquiari, paramenti sacri e codici miniati, un vero e proprio tesoro di oggetti di fattura nordica da cui ebbe inizio la diffusione del gotico a Vercelli e in Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rete europea<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 una coproduzione di Palazzo Madama e del Mus\u00e9e de Cluny &#8211; Mus\u00e9e national du Moyen \u00c2ge di Parigi, dove la rassegna \u00e8 gi\u00e0 stata presentata dal 13 aprile al 26 settembre 2016, a cura di Simonetta Castronovo, Conservatore delle collezioni medievali di Palazzo Madama e di Christine Descatorie, Conservatore capo del Mus\u00e9e de Cluny.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza della tappa parigina dedicata al tema degli oggetti profani prodotti a Limoges nel Medioevo, a Torino l\u2019esposizione si concentra sulla straordinaria vita del cardinale, grande protagonista della storia e dell\u2019arte piemontese nel Medioevo, attraverso un focus sui viaggi in Europa, le committenze a Vercelli e a Roma e alcuni documenti duecenteschi che descrivono la consistenza della sua collezione d\u2019arte gotica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La coproduzione della mostra si inserisce tra le iniziative della Rete europea dei musei di arte medievale, prestigioso network che riunisce, oltre al Mus\u00e9e de Cluny e a Palazzo Madama, il Museo nazionale del Bargello di Firenze, lo Schn\u00fctgen Museum di Colonia, il Museo Diocesano di Vic in Catalogna, il Mus\u00e9e Mayer van den Bergh di Anversa e il Catharijnconvent di Utrecht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli appuntamenti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto il periodo della mostra &#8211; visibile dall\u201911 novembre 2016 al 6 febbraio 2017 \u2013 sono previsti alcuni appuntamenti per approfondire insieme al pubblico il tema del Medioevo in Piemonte e degli smalti di Limoges. In particolare, il 16 gennaio 2017 Simonetta Castronovo, curatrice della mostra e Angelo Agostino, chimico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, illustreranno come si producono gli smalti e quali informazioni si possono ricavare dalle innovative analisi chimiche condotte in questi ultimi anni sulle oreficerie di Palazzo Madama. Il 26 gennaio 2017 conferenza di Alessandro Barbero, Professore dell\u2019Universit\u00e0 del Piemonte Orientale, che parler\u00e0 di Vercelli, citt\u00e0 natale di Guala Bicchieri nel XIII secolo. Per i visitatori inoltre ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di partecipare a visite guidate e attivit\u00e0 per le famiglie dedicate alla mostra.<\/p>\n<pre>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;\r\n<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palazzo Madama &#8211; Museo Civico d\u2019Arte Antica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piazza Castello, Torino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondato nel 1860, il museo \u00e8 oggi ospitato in uno dei pi\u00f9 antichi e affascinanti palazzi della citt\u00e0, con testimonianze architettoniche e di storia dall\u2019et\u00e0 romana al Barocco di Filippo Juvarra. Le raccolte contano oltre 60.000 opere di pittura, scultura e arti decorative dal periodo bizantino all\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">www.palazzomadamatorino.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orario: lun-dom 10.00-18.00, chiuso il marted\u00ec. La biglietteria chiude 1 ora prima Biglietto museo: intero 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito fino ai 18 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ufficio Stampa Palazzo Madama<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanja Gentilini &#8211; t. 011 4429618 tanja.gentilini@fondazionetorinomusei.it<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Sezioni in mostra<br \/>\nSezione 1 &#8211; I manoscritti di Guala Bicchieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cardinale possedeva una biblioteca di 118 codici: bibbie, libri biblici con glossa, testi patristici, liturgici, libri contenenti omelie e sermoni e manoscritti giuridici; alcuni \u201cde littera parisiensi\u201d (cio\u00e8 scritti a Parigi), altri \u201cde littera antiqua\u201d, \u201cde littera anglicana\u201d, o \u201cde littera boloniensi\u201d. Una raccolta formatasi negli anni degli studi all\u2019Universit\u00e0 di Bologna e poi durante le legazioni in Europa settentrionale. Alla morte di Guala (1227) l\u2019intera biblioteca conflu\u00ec, secondo le disposizioni del cardinale, presso l\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea di Vercelli. Otto di questi codici sono sopravvissuti e si conservano oggi presso la Biblioteca Nazionale di Torino: si tratta in massima parte di codici dell\u2019XI- XII secolo, con iniziali in inchiostro colorato, talvolta arricchite da motivi vegetali e zoomorfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il codice in mostra, nato come Bibbia da viaggio, venne prodotto nello scriptorium dell\u2019abbazia cistercense di Maulbronn, nella Renania settentrionale, filiazione del monastero francese di Morimond. Forse arriv\u00f2 a Guala come dono da parte dell\u2019imperatore Federico II. Il linguaggio delle miniature presenta influssi romanici, bizantineggianti e accenni di \u201cZackenstil\u201d (stile a linee spezzate per i panneggi). I caratteri gotici di alcune iniziali derivano invece da modelli francesi, giunti precocemente nelle biblioteche delle abbazie cistercensi di area renana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sezione 2 &#8211; I reliquiari e gli arredi liturgici di Guala Bicchieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cardinale possedeva un certo numero di reliquiari e numerosi arredi sacri, tutti legati per testamento all\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea di Vercelli. Un inventario del 1227 li descrive dettagliatamente: coppe in argento sbalzato e dorato con i loro coperchi, ampolle in cristallo per l\u2019acqua benedetta, turiboli d\u2019oro, brocche per abluzioni liturgiche in oro e pietre preziose, un vaso in diaspro con montatura in argento dorato e un altare portatile &#8211; ancora un oggetto da viaggio &#8211; in porfido decorato d\u2019argento e tre cofani con smalti di Limoges. Un vero e proprio tesoro di oreficerie di fattura nordica, acquisite durante i viaggi in Europa settentrionale, che avrebbero contribuito alla diffusione del gotico a Vercelli e in Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra si presenta una pergamena duecentesca su cui \u00e8 trascritto un precedente inventario, datato 1224, in cui troviamo un altro lungo elenco di oggetti preziosi \u2013 paramenti liturgici, oreficerie, manoscritti \u2013 che Guala Bicchieri dispone di donare all\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea, allora ancora in costruzione. Il testo offe un\u2019immagine ben chiara dell\u2019importanza del tesoro del cardinale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesti sono gli oggetti che il Cardinale Guala del titolo presbiteriale di San Martino (ai Monti) assegn\u00f2 (testimone, alla presenza di) A Tommaso (Gallo) priore e canonico di Sant\u2019Andrea di Vercelli nel nome di quella Chiesa. Anno del signore 1224 il giorno dopo la festa di S. Martino Vescovo (12 novembre). In primo luogo tredici piviali dei quali sette sono in sci\u00e0mito (drappo di seta pesante, simile al velluto, usato un tempo per paramenti o abiti lussuosi.) rosso, e uno di catasciamito (velluto ancora pi\u00f9 ricco dello sci\u00e0mito) rosso, quattro di porpora ed uno di panno in seta color indaco foderato di zendado (velo di seta) rosso e ricamato d\u2019oro nella parte esterna. Inoltre cinque doss\u00e0li: uno ricamato in oro, un altro con ruote su fondo bianco foderato di panno rosso, un terzo viola con ruote bianche e grifoni, un quarto con figure di leoni, un quinto di porpora spessa. Inoltre sette pianete di cui due di sci\u00e0mito rosso, una terza di sciamito grigioazzurro, una quarta di sciamito verde, una quinta di porpora, la sesta di bugrane (un tessuto di lino o cotone finissimo), la settima di porpora con motivi decorativi a righe. Quattro dalmatiche: una rossa, una verde, una porpora e una di bugrane. Quattro tuniche simili alle dalmatiche e dei medesimi colori. Inoltre sei (tuniche?) in porpora. Inoltre quattro baldacchini processionali. Inoltre alcuni panni in seta detti olonei (provenienti da Olona?) dei quali uno con motivi decorativi a onde su fondo verde, un altro con ruote dorate contenenti grandi aquile su fondo rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre tre panni di seta vecchi, un panno rosso per altare, decorato con ruote dorate contenti grifoni. Una tovaglia rossa di manifattura islamica ricamata d\u2019oro da stendere sul pulpito. Inoltre trentadue tovaglie tra grandi e piccole di manifattura tedesca, pugliese e lombarda, oltre alle quali una grandissima tovaglia che \u00e8 la trentatreesima. Inoltre due grandi tovaglie d\u2019altare di manifattura tedesca. Inoltre un panno di manifattura di Reims. Inoltre un conopeo (copertura in stoffa del tabernacolo o di pisside) con campanellini. Inoltre sette albe (paramento sacro simile alla camicia) delle quali due sono decorate di seta e oro. Inoltre cinque amitti (<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"column\">\n<p>veste liturgica costituita da un panno<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"column\">\n<p>di lino bianco e rettangolare munito di due nastri in tessuto, che viene indossato<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>da ministri e ministranti con la funzione di coprire il collo) di cui due con decoro in oro. Inoltre un ornamento di camice nel quale ci sono immagini ricamate d\u2019oro. Inoltre tre stole e tre manipoli con piccole cinghie. Inoltre sessantadue maniche di baldinella (tipo sottile di mussolina). Inoltre tre croci d\u2019argento di cui una appartenuta al dominus Ylice (&#8230;) e una d\u2019oro che il Cardinale portava sempre con s\u00e9. Cinque calici d\u2019argento tutti consacrati di cui due dorati. Due turiboli uno d\u2019argento e l\u2019altro di manifattura di Limoges. inoltre due grandi tappeti, uno con aquile e uno a righe. Due piccoli tappeti. Due cofanetti di manifattura di Limoges Inoltre due bacili in argento, inoltre due ampolle in argento. Inoltre un pomo scaldamani in argento. Inoltre un vaso di diaspro con coperchio in argento dorato e decorato con bande in argento dorato e pietre preziose. Inoltre un\u2019ampolla in cristallo con manico, piede e coperchio in argento. Inoltre un pomo di cristallo. Inoltre un altare portatile in porfido decorato d\u2019argento e consacrato. Inoltre un frammento di croce in argento inoltre il fermaglio di piviale d\u2019argento dorato. Un altro fermaglio di piviale in argento con figure a sbalzo. Una piccola ampolla in cristallo con catenella. Inoltre quattro flabelli (ventaglio liturgico). Inoltre una custodia per le mitrie\u201d.<\/p>\n<p>Un terzo inventario, perduto, elencava invece i reliquaiari di Guala Bicchieri. Unico sopravvissuto il coltello eucaristico, esposto in mostra, un oggetto in uso soprattutto in et\u00e0 paleocristiana e nella liturgia ortodossa, che serve a separare dalla grande forma del pane, la piccola fetta destinata alla consacrazione durante l\u2019Eucarestia. L\u2019impugnatura presenta le raffigurazioni dei lavori dei mesi. L\u2019iscrizione sulle fascette argentee recita: \u201cPESTIS POSCENTI FIAM FELIX RETINENTI\u201d e \u201cNULLUS ME POSCAT QUOD PARVI SUM BENE DOSCAT\u201d: \u201cApporter\u00f2 sventura a chi volesse prendermi, far\u00f2 felice che mi tiene\u201d e \u201cNessun quindi mi voglia. Anche se sono poca cosa, si intenda bene ci\u00f2\u201d. Una tradizione interna all\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea identificava la lama con la spada impiegata per assassinare l\u2019arcivescovo di Canterbury Thomas Becket: una reliquia che Guala avrebbe riportato dall\u2019Inghilterra dopo la legazione del 1216-1218.<\/p>\n<p>Sezione 3 &#8211; Il cofano perduto del cardinale<\/p>\n<p>L\u2019inventario dei beni di Guala Bicchieri del 1227 elenca tre \u201cscrinei operis Lemovicensis\u201d, cio\u00e8 di Limoges. Il primo \u00e8 quello oggi nelle collezioni di Palazzo Madama. Di un secondo, perduto, sono per\u00f2 sopravvissuti i medaglioni in smalto che lo decoravano anticamente. Vennero staccati dal cofano alla fine del XV secolo e successivamente reimpiegati per decorare i dossali degli stalli di un coro ligneo cinquecentesco a San Sebastiano a Biella, una fondazione di canonici lateranensi filiazione di Sant\u2019Andrea di Vercelli.<\/p>\n<p>La serie originaria comprendeva 29 medaglioni, tutti con figure di animali, creature fantastiche e scene di combattimento tra uomini e fiere. Alla fine dell\u2019Ottocento alcuni di essi vennero rimossi dal coro e venduti a privati e antiquari: in questo modo approdarono a Parigi i 12 medaglioni attualmente al Mus\u00e9e du Louvre, di cui tre esposti in mostra e cos\u00ec ricongiunti ai loro compagni.<\/p>\n<p>Sezione 4 &#8211; Limoges a Vercelli: i cofani di Simone de Faxana in cattedrale<\/p>\n<p>Nel 1270 Simone de Faxana, gi\u00e0 canonico di Sant\u2019Eusebio di Vercelli, don\u00f2 alla sua cattedrale due \u201ccoffinos de Limogis\u201d. Anch\u2019egli, come Guala, segnato da una carriera internazionale: dopo Vercelli fu canonico a Reims e quindi docente di diritto all\u2019Universit\u00e0 di Parigi. Proprio in Francia costitu\u00ec la sua raccolta di oggetti preziosi, che oltre ai due scrigni di Limoges comprendeva diverse oreficerie sacre, statuette in avorio e paramenti sacri ricamati, poi donati alla cattedrale di sant\u2019Eusebio e all\u2019Ospedale di santa Maria di Vercelli, un\u2019importante fondazione assistenziale della citt\u00e0.<\/p>\n<p>I medaglioni decoravano anticamente i cofani di Simone de Faxana, dal 1270 conservati nel tesoro della cattedrale di Vercelli. All\u2019inizio del XVI secolo &#8211; in occasione della traslazione dei resti di Amedeo IX duca di Savoia &#8211; scomparso nel 1472 a Vercelli, dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita conducendo un\u2019esistenza eremitica dedita alla carit\u00e0 \u2013 i medaglioni vennero staccati dai cofani e applicati alla nuova cassa impiegata come sepoltura del duca, poi beatificato nel 1676. Alla fine del Settecento, a seguito di un\u2019ulteriore traslazione, i tondi vennero staccati dalla cassa antica e conservati come pezzi sciolti, quindi venduti a un calderaio, da cui li acquist\u00f2 all\u2019inizio del XIX secolo l\u2019architetto Carlo Emanuele Arborio Mella.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Sezione 5 &#8211; Limoges in Piemonte: le oreficerie limosine sul territorio<\/p>\n<p>Fu straordinaria la diffusione delle oreficerie di Limoges tra Piemonte, Valle d\u2019Aosta e Savoia nel corso del Medioevo. Un censimento complessivo \u2013 avviato in occasione del progetto interdisciplinare MEMIP (Medieval enamels, ivories and metalwork in Piedmont: art historical and scientific methods for their evaluation, 2009-2016) &#8211; ha consentito di rilevare un centinaio di testimonianze nell\u2019area in esame. Oggetti profani, come i candelieri esposti in mostra, oppure sacri: croci, piccoli crocifissi, reliquiari, pissidi, pastorali. Il successo di queste oreficerie \u2013 prodotte tra XII e XIII secolo nel piccolo centro di Limoges, nel ducato di Aquitania \u2013 si deve a due fattori: i colori splendenti, ottenuti con la tecnica dello smalto champlev\u00e9 policromo, e un prezzo di mercato basso, dal momento che le opere erano realizzate in rame dorato e non con metalli nobili.<\/p>\n<p>Sezione 6 &#8211; La decorazione profana nella produzione di Limoges<\/p>\n<p>Capitale artistica nel Medioevo, Limoges produceva ed esportava in tutta Europa non solo arredi liturgici, ma un gran numero di oggetti profani: candelieri, bacili per lavare le mani durante i banchetti, cofani e cofanetti impreziositi da medaglioni, scatole e ornamenti per l\u2019abbigliamento, come fibbie di cintura o impugnature per spada. Il decoro di queste opere poteva essere di tipo vegetale, oppure attingere al bestiario romanico, costituito da animali reali e fantastici \u2013 come draghi alati, basilischi, grifoni \u2013 e da creature ibride, come le due sulla serratura del cofano Bicchieri. L\u2019altro filone della decorazione profana si ispirava al mondo cortese e cavalleresco e ai temi delle liriche dei trobadours: cavalieri, scene di caccia, figure di amanti, danzatori, musicanti. Cui si aggiunsero rappresentazioni della vita quotidiana o dei lavori dei Mesi, soggetti derivati dalla scultura gotica delle cattedrali<\/p>\n<p>Il medaglione raffigurante l\u2019elegante cavaliere con falcone su sfondo di smalto blu con dischi dorati e rosette multicolore mostra insieme le tre tecniche maggiormente in uso a Limoges nel Duecento: lo smalto champlev\u00e9 per i fondi; le figure in rame risparmiato, inciso a bulino e dorato; l\u2019impiego di piccole teste in rame sbalzato (su matrice), applicate sul metallo.<\/p>\n<p>Sezione 7 &#8211; Un piccolo capolavoro del gotico di inizio Duecento: la scatola con scene cortesi dell\u2019abbazia di Saint-Martial di Limoges<\/p>\n<p>L\u2019opera venne rinvenuta nel 1873 nel corso di uno scavo archeologico sul sito dell\u2019abbazia di Saint- Martial di Limoges, un\u2019importante fondazione benedettina (dell\u2019848) &#8211; una delle tappe lungo il cammino che portava a Santiago di Compostela &#8211; dotata di proprio scriptorium per la redazione dei manoscritti e sede nel XII secolo di una celebre scuola di musica liturgica. La scatola serviva per contenere gioielli o cosmetici ed appartenne forse ad un personaggio femminile ospitato nell\u2019abbazia nel corso del pellegrinaggio verso Santiago. La perdita del coperchio, le alterazioni del metallo e le cadute dello smalto di devono alla lunga permanenza nel terreno.<\/p>\n<p>Molto rara l\u2019iconografia di quest\u2019opera, in cui sono raffigurati i quattro momenti della conquista amorosa, secondo l\u2019etica cavalleresca: l\u2019incontro tra la dama e il cavaliere (che impugna un falcone); la scena di omaggio cortese, esemplata su quella dell\u2019omaggio vassallatico; l\u2019offerta alla dama di un dono (un ramo fiorito); e infine il bacio.<\/p>\n<p>Sezione 8 &#8211; Carlo Emanuele Arborio Mella e la chiesa di Sant\u2019Andrea<\/p>\n<p>Il cofano di Guala Bicchieri venne ritrovato durante i lavori di restauro della chiesa di Sant\u2019Andrea di Vercelli, che versava in stato di abbandono dopo la soppressione dell\u2019ordine dei Canonici Lateranensi (1798). I lavori, condotti tra il 1823 e il 1824, erano coordinati a titolo gratuito dall\u2019architetto Carlo Emanuele Arborio Mella (1783-1850). Il cofano risult\u00f2 murato nella parete sinistra del presbiterio e conteneva i resti del cardinale identificati da una pergamena seicentesca. Il vescovo di Vercelli ne dispose la traslazione in altra cassa e don\u00f2 il cofano all\u2019architetto Mella. Questi lo restaur\u00f2 e sostitu\u00ec la cassa, tarlata e pessime condizioni, con una cassa nuova cui vennero fissati nelle medesime posizioni tutti gli ornamenti metallici.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sezione 9- Edoardo Arborio Mella e il cofano di Guala Bicchieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lettere documentano gli scambi epistolari di Edoardo Arborio Mella con Ernst aus\u2019m Weerth, direttore del Museo Provinciale di Bonn (che chiede in prestito il cofano di Guala Bicchieri \u2013 visto durante una visita a Vercelli \u2013 per la mostra di antichit\u00e0 renane organizzata all\u2019interno dell\u2019Esposizione d\u2019arte e industria di D\u00fcsseldorf del 1880, prestito negato da Mella, che per\u00f2 invia in dono all\u2019amico un medaglione con stemma); con Joseph Lennartz, tesoriere del Duomo di Aquisgrana, cui il Mella chiede informazioni sul cofano di Limoges conservato nel tesoro del Duomo e invia sia le foto del cofano Bicchieri, sia alcuni disegni riproducenti gli stemmi dei medaglioni erratici in suo possesso (esposti in mostra, sezione 4); e con August Reichesperger, studioso del Medioevo germanico e deputato al Parlamento di Prussia: anche a questo personaggio il Mella invia in dono un medaglione con stemma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sezione 10 &#8211; La fortuna del Medioevo in Piemonte nel XIX secolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bacheca contiene 11 calchi in gesso che riproducono alcuni dei medaglioni medievali di Limoges \u2013 gi\u00e0 decoranti un cofano di Guala Bicchieri \u2013 approdati nel XVI secolo a Biella e reimpiegati per impreziosire il coro rinascimentale della chiesa. Vennero realizzati a scopo didattico intorno alla fine dell\u2019Ottocento nei laboratori delle Scuole Professionali di Biella, dal 1873 ospitate nei locali del convento di San Sebastiano. Si tratta di calchi positivi, prodotti senza staccare gli originali dal coro. Il calco con figura di arpia (prima fila a sinistra, terzo in basso), \u00e8 il calco del medaglione OA 9475 del Louvre (esposto nella sezione 2, vetrina sud). Nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, nel generale clima di riscoperta del Medioevo, le Scuole di arti e mestieri incentivavano lo studio delle tecniche artistiche medievali, come lo smalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riscoperta del Medioevo \u2013 che riguard\u00f2 tutta l\u2019Europa nel corso del XIX secolo &#8211; coinvolse anche gli smalti champlev\u00e9 di Limoges. Essi suscitarono grande interesse sia presso gli eruditi e gli specialisti di oreficeria, sia presso i collezionisti di objets d\u2019art, come Alexandre du Sommerard, Jean-Baptiste Carrand e Alexander Basilewsky. La grande richiesta di smalti medievali innesc\u00f2 anche il fenomeno della produzione di falsi. Gli stessi restauratori che avevano in laboratorio degli oggetti originali, li riproducevano e li immettevano sul mercato. Negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento si decise lo stacco dal coro di Biella di tutti i medaglioni medievali, gi\u00e0 provenienti da un cofano del cardinale Bicchieri. La chiesa, di propriet\u00e0 comunale, aveva bisogno di fondi per opere di manutenzione dell\u2019edificio e a questo scopo risolse di vendere i preziosi tondi a privati e antiquari. Prima dell\u2019alienazione le Scuole Professionali realizzarono delle copie, poi fissate ai dossali del coro al posto dei medaglioni mancanti. Le copie, in ottone fuso e smalto champlev\u00e9, furono ricavate da una nuova serie di calchi e quindi riproducono esattamente i motivi iconografici degli originali. All\u2019inizio del XX secolo anche le copie, non pi\u00f9 riconosciute come tali, vennero in parte vendute e immesse nel mercato antiquario.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LO SCRIGNO DEL CARDINALE Guala Bicchieri collezionista di arte gotica tra Vercelli, Limoges, Parigi e Londra In collaborazione con il Mus\u00e9e de Cluny di Parigi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":35215,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[10732],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39521"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39521"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39521\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39522,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39521\/revisions\/39522"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}