{"id":39632,"date":"2016-11-13T17:45:33","date_gmt":"2016-11-13T16:45:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=39632"},"modified":"2016-11-14T17:36:34","modified_gmt":"2016-11-14T16:36:34","slug":"arte-a-venezia-la-mia-arma-contro-latomica-e-un-filo-derba-tancredi-collezione-peggy-guggenheim","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=39632","title":{"rendered":"Arte a Venezia &#8211; La mia arma contro l\u2019atomica \u00e8 un filo d\u2019erba. Tancredi. &#8211; Collezione Peggy Guggenheim"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Tancredi-500-Guggenheim-90.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-39634\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Tancredi-500-Guggenheim-90.jpg\" alt=\"tancredi-500-guggenheim-90\" width=\"500\" height=\"155\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Tancredi-500-Guggenheim-90.jpg 500w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Tancredi-500-Guggenheim-90-300x93.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia arma contro l\u2019atomica \u00e8 un filo d\u2019erba. Tancredi. Una retrospettiva<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collezione Peggy Guggenheim<br \/>\n12 novembre 2016 &#8211; 13 marzo 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">#Tancredi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Tancredi \u00e8 il miglior pittore italiano, dai Futuristi in poi.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo periodo migliore, ai tempi in cui io lo proteggevo, dal 1952 al 1957, i suoi quadri avevano una qualit\u00e0 magica. Qualit\u00e0 mai raggiunta da nessun pittore italiano, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo allora<br \/>\nPeggy Guggenheim<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 \u00c8 stata presentata oggi alla stampa la mostra <strong>La mia arma contro l\u2019atomica \u00e8 un filo d\u2019erba. Tancredi<\/strong>.<strong> Una retrospettiv<\/strong>a, a cura di Luca Massimo Barbero, alla Collezione Peggy Guggenheim dal 12 novembre 2016 al 13 marzo 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla presenza di numerosissimi giornalisti e critici, il direttore del museo <strong>Philip Rylands ha introdotto al pubblico la mostra definendola \u201cil meritato tributo all\u2019artista feltrino che Peggy ha scoperto e supportato per anni\u201d<\/strong>. Il curatore di questa preziosa retrospettiva, Luca Massimo Barbero, da anni porta avanti un\u2019appassionata ricerca sulla scena artistica del secondo dopoguerra, e l\u2019esposizione che aprir\u00e0 domani a Palazzo Venier dei Leoni \u00e8 un capitolo importantissimo in questo suo percorso di indagine. \u201c<strong>\u00c8 una mostra piena di vita,<\/strong> che cerca di definire, sala dopo sala, l\u2019alfabeto visivo di questo grande talento della scena artistica italiana del secondo dopoguerra\u201d spiega Barbero, \u201cistintivo intellettuale, Tancredi riusc\u00ec a creare una rapporto diretto e velocissimo tra la propria mano, il pennello e la tela, fino a realizzare opere fatte d\u2019aria, quadri leggeri, la cui pittura sembra volare su ali di farfalla\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con oltre novanta lavori, l\u2019attesa retrospettiva sancisce il grande ritorno a Venezia di Tancredi Parmeggiani<\/strong> (Feltre 1927 \u2013 Roma 1964), tra gli interpreti pi\u00f9 originali e intensi della scena artistica italiana della seconda met\u00e0 del \u2018900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tancredi \u00e8 stato l\u2019unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l\u2019opera,<\/strong> facendola conoscere ai grandi musei e collezionisti d\u2019oltreoceano e organizzando alcune mostre, come quella del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo oltre sessant\u2019anni, dunque, l\u2019artista ritorna protagonista indiscusso alla Collezione Peggy Guggenheim con una straordinaria selezione di lavori, che ricostruiscono in modo intimo e capillare, tra produzione creativa ed emotivit\u00e0 prorompente, la parabola breve, ma folgorante, di questo grande interprete dell\u2019arte del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partendo da rare prove giovanili di ritratti e autoritratti e dalle prime sperimentazioni su carta del 1950-51, le famose \u201cPrimavere\u201d, il percorso espositivo, studiato con cura e rigore da Barbero, passa a documentare la ricerca svolta dall\u2019artista feltrino nell\u2019arco dei primi anni &#8217;50,<\/strong> periodo che segna l&#8217;incontro cruciale con Peggy, di cui diventa prot\u00e9g\u00e9, e che lo porta ad avere un proprio studio a Palazzo Venier dei Leoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo significativo legame \u00e8 documentato dal consistente numero di lavori appartenenti alla collezione di Peggy, arricchito dalle nove opere della donazione Giorgio Bellavitis, ricevuta dal museo nel 2000. La mostra rappresenta inoltre il ritorno in Italia di una preziosissima selezione di opere donate dalla mecenate ad alcuni celebri musei americani. Per la prima volta, dai tempi di Peggy, saranno finalmente esposti capolavori come la Primavera, proveniente dal MoMA di New York, Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, oggi al Brooklyn Museum, o Senza titolo (Composizione), dal Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford. \u00c8 proprio grazie al rapporto privilegiato che instaura con Peggy che il lavoro di Tancredi acquisisce un respiro internazionale, tanto da farlo diventare molto noto in et\u00e0 giovanissima. \u00c8 in questo periodo che l\u2019artista giunge a concepire una pittura personale, micro-spaziale e policromatica, definita da alcuni \u201cmolecolare\u201d. Lo stile pittorico \u00e8 incentrato su una sempre pi\u00f9 evidente frammentazione del segno e su un cromatismo lucente, elemento trascinante nelle tele. L\u2019energia del tratto, abbinandosi alle vibrazioni luminose, crea una nuova armonia che corrisponde a uno dei periodi pi\u00f9 felici della produzione dell\u2019artista. Tancredi fu sempre attratto dagli accostamenti dei colori accesi, dalle invenzioni informali che, grazie a un pennello incessante e a una pittura piena di vita e intensit\u00e0 vibratile, occupavano tutti gli spazi della tela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande retrospettiva non manca di documentare la produzione artistica degli anni \u201960, momento di crisi e di completa revisione della propria pittura, a cui Tancredi vuole dare un senso esistenziale e politico. Ed \u00e8 cos\u00ec che la vena della polemica e della tensione di quegli anni di guerra fredda emergono nel titolo della mostra \u201cLa mia arma contro l\u2019atomica \u00e8 un filo d\u2019erba\u201d, frase con cui Tancredi risponde agli innumerevoli conflitti dell\u2019epoca. Di questo momento fondamentale nel suo percorso artistico, sono esposti i tre dipinti della serie Hiroshima (1962). La parte conclusiva dell\u2019esposizione \u00e8 dedicata ai collage-dipinti, eseguiti tra il 1962 e il 1963, i cosiddettiDiari paesani e i Fiori dipinti da me e da altri al 101%, che a ragione possono essere definiti la vera rivelazione di questa retrospettiva e che sono da considerarsi esempi di eccezionale vigore creativo e drammatica euforia. Immersosi nel clima della nuova pittura degli anni &#8217;60, Tancredi in aperta polemica con essa costruisce nuovi quadri \u201cantieroici\u201d, imbevuti di colore che diviene ora macchia ora immagine, capaci di alludere alla guerra, alla cronaca o a grandi fiori. Sono queste opere a chiudere lo straordinario percorso, geniale e sregolato, della pittura di Tancredi dedicata alla natura e all\u2019uomo. Quadri che nella loro inquietante felicit\u00e0 cromatica, preludono all\u2019ultimo anno di vita del pittore, tra le pi\u00f9 originali e non classificabili personalit\u00e0 della pittura italiana ed europea del XX secolo. Tancredi muore nel 1964 a soli 37 anni, giovanissimo e pronto a entrare, come scrive Dino Buzzati, nel &#8220;mito di Tancredi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un\u2019esaustiva pubblicazione, edita da Marsilio Editori in due edizioni italiano e inglese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia arma contro l\u2019atomica \u00e8 un filo d\u2019erba. Tancredi. 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