{"id":40575,"date":"2016-12-05T19:57:56","date_gmt":"2016-12-05T18:57:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=40575"},"modified":"2016-12-07T19:24:39","modified_gmt":"2016-12-07T18:24:39","slug":"fondazione-prada-annuncia-lapertura-di-osservatorio-un-nuovo-spazio-dedicato-alla-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=40575","title":{"rendered":"FONDAZIONE PRADA ANNUNCIA L\u2019APERTURA DI OSSERVATORIO &#8211; UN NUOVO SPAZIO DEDICATO ALLA FOTOGRAFIA"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FONDAZIONE PRADA ANNUNCIA L\u2019APERTURA DI OSSERVATORIO, UN NUOVO SPAZIO DEDICATO ALLA FOTOGRAFIA<\/strong> IN GALLERIA VITTORIO EMANUELE II A MILANO, CON LA MOSTRA \u201cGIVE ME YESTERDAY\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Fondazione Prada apre Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano dal 21 dicembre 2016.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservatorio sar\u00e0 un luogo di <strong>esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea,<\/strong> della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realt\u00e0 creative. In un momento storico in cui la fotografia \u00e8 parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attivit\u00e0 di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende cos\u00ec il repertorio di modalit\u00e0 e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell\u2019ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro<\/strong> che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">La programmazione di Osservatorio si aprir\u00e0 con la mostra \u201cGive Me Yesterday\u201d, a cura di Francesco Zanot, che si svolger\u00e0 dal 21 dicembre 2016 al 12 marzo 2017.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un percorso che comprende pi\u00f9 di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali (Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tom\u00e9 Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopov\u00e0, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es), il progetto esplora l\u2019uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall\u2019inizio degli anni Duemila a oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In un contesto caratterizzato dalla presenza pervasiva di dispositivi fotografici e da una circolazione ininterrotta di immagini prodotte e condivise grazie alle piattaforme digitali, una generazione di giovani artisti ha trasformato il diario fotografico in uno strumento di messa in scena della propria quotidianit\u00e0<\/strong> e dei rituali della vita intima e personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consapevoli delle ricerche di autori come Nan Goldin e Larry Clark negli Stati Uniti o Richard Billingham e Wolfgang Tillmans in Europa, i fotografi presentati in \u201cGive Me Yesterday\u201d sostituiscono l&#8217;immediatezza e la spontaneit\u00e0 dello stile documentario con un controllo estremo dello sguardo di chi osserva ed \u00e8 osservato. Creano cos\u00ec un nuovo diario nel quale si confonde la fotografia istantanea con quella allestita, si imita la catalogazione ripetitiva del web e si usa la componente performativa delle immagini per affermare un&#8217;identit\u00e0 individuale o collettiva.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di Ryan McGinley (Stati Uniti, 1977) avvia nei primi anni Duemila questo passaggio da un approccio alla fotografia immediato a uno pi\u00f9 studiato che annulla la credibilit\u00e0 del diario spontaneo e naturale. Dopo aver ritratto i propri amici in situazioni private e scabrose all\u2019interno delle loro case o nei club di New York, nelle serie successive McGinley mette a punto delle calcolate rappresentazioni che celebrano la nudit\u00e0 dei loro corpi nella bellezza della natura. Nasce cos\u00ec un nuovo tipo di racconto che pu\u00f2 assumere caratteristiche grottesche. \u00c8 il caso di Melanie Bonajo (Olanda, 1978), intenta a fotografarsi ogni volta che piange creando un paradossale inventario di selfie, di Tom\u00e9 Duarte (Portogallo, 1979), i cui autoritratti sono realizzati mentre indossa i vestiti della propria ex- compagna nel tentativo di riconnettersi con lei e con la propria identit\u00e0, e di Izumi Miyazaki (Giappone 1994) che si autorappresenta in situazioni ironiche e surreali. La protagonista delle fotografie di Leigh Ledare (Stati Uniti, 1976) \u00e8 invece la madre, colta in situazioni intime o in ritratti posati che esprimono la complessit\u00e0 delle relazioni familiari, acquisendo contemporaneamente un valore artistico e terapeutico. Anche i lavori di Lebohang Kganye (Sudafrica, 1990) si basano sulla figura materna, ma in una chiave completamente diversa. L\u2019artista inserisce digitalmente la propria immagine all\u2019interno di vecchie istantanee della madre scomparsa, evidenziando l\u2019importanza della fotografia come archivio. Maurice van Es (Olanda, 1984), invece, fotografa oggetti e vestiti riordinati dalla madre nella propria casa, facendone delle eleganti sculture involontarie. Kenta Cobayashi (Giappone, 1992) esplora le numerose possibilit\u00e0 di trasformazione dell\u2019immagine digitale, sottoponendola a un processo di manipolazione che ne afferma la fragililt\u00e0 e l&#8217;instabilit\u00e0. Vendula Knopov\u00e0 (Repubblica Ceca, 1987) riflette sulla permeabilit\u00e0 tra sfera pubblica e privata sfruttando un immaginario codificato come quello dell&#8217;album di famiglia. Attraverso la creazione di uno tra i primi blog fotografici cinesi, Wen Ling (Cina, 1976) documenta quotidianamente le relazioni, i luoghi e le abitudini di una ristretta comunit\u00e0 di amici e familiari. Joanna Piotrowska (Polonia, 1985) applica la filosofia dello psicologo tedesco Bert Hellinger per indagare il tema dei traumi familiari in una serie di ritratti collettivi attentamente calibrati, mentre Irene Fenara (Italia, 1990), in un esercizio ugualmente basato su fondamenti scientifici, indica nelle sue fotografie la distanza misurata in centimetri tra l\u2019obiettivo e il soggetto fotografato, creando un parallello tra prossimit\u00e0 fisica e vicinanza emotiva. Greg Reynolds (Stati Uniti, 1958) presenta a pi\u00f9 di trent\u2019anni di distanza le fotografie realizzate durante i campi estivi promossi da un\u2019organizzazione cristiana evangelica, abbandonata nel 1983 dopo essersi dichiarato omosessuale. Solo oggi l\u2019autore realizza che quella documentazione fotografica gli permetteva di esprimere una verit\u00e0 impossibile da rivelare pubblicamente. Tra il 2011 e il 2015 Antonio Rovaldi (Italia, 1975) ha scattato decine di immagini di orizzonti che accostate tra loro esprimono una personale visione di paesaggio e tracciano i confini di un ideale viaggio in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONDAZIONE PRADA ANNUNCIA L\u2019APERTURA DI OSSERVATORIO, UN NUOVO SPAZIO DEDICATO ALLA FOTOGRAFIA IN GALLERIA VITTORIO EMANUELE II A MILANO, CON LA MOSTRA \u201cGIVE ME YESTERDAY\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":40578,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[10990],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40575"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=40575"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40575\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40582,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/40575\/revisions\/40582"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40578"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=40575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=40575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=40575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}