{"id":49476,"date":"2017-09-13T19:10:45","date_gmt":"2017-09-13T17:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=49476"},"modified":"2017-09-14T14:46:52","modified_gmt":"2017-09-14T12:46:52","slug":"online-il-sito-del-progetto-open-data-200-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=49476","title":{"rendered":"Online il sito del progetto Open Data 200 Italia"},"content":{"rendered":"<div class=\"m_4543466482751831827m_3226266996847457304m_8421981946372957556m_-6876329855739675537gmail-page-title-wrapper\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Open Data 200 Italia<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"m_4543466482751831827m_3226266996847457304m_8421981946372957556m_-6876329855739675537gmail-page-detail\">\n<h3>E\u2019 online il <a href=\"http:\/\/italy.opendata500.com\/\">sito<\/a> del progetto Open Data 200 Italia, il primo studio sistematico sulle imprese italiane che utilizzano dati aperti per generare prodotti e servizi.<\/h3>\n<p><strong>L\u2019open data \u00e8 visto anche come uno strumento importante per favorire la crescita economica.<\/strong><\/p>\n<p><b>Il censimento \u00e8 sviluppato dalla Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con il GovLab \u2013 New York University che ha realizzato l\u2019analogo progetto <a href=\"http:\/\/www.opendata500.com\/\">Open Data 500<\/a> negli Stati Uniti.<\/b><\/p>\n<p>\u201cDa oggi\u201d, spiega <a href=\"https:\/\/digitalcommonslab.fbk.eu\/people\/profile\/dechiara\"><b>Francesca De Chiara<\/b><\/a>, ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler che grazie al progetto <a href=\"http:\/\/mobility.fbk.eu\/\">FBK Mobility<\/a> ha lavorato presso il GovLab di New York, \u201c\u00e8 possibile esplorare sul nuovo <a href=\"http:\/\/italy.opendata500.com\/\">sito<\/a>, disponibile in italiano e in inglese, i primi dati sulle aziende coinvolte. Da una prima analisi risulta che i dati pi\u00f9 usati sono quelli geospaziali, anche grazie alla direttiva INSPIRE che ha fatto un po\u2019 di ordine in materia. Molte aziende usano fonti alternative di dati, si spostano su sorgenti aperte e collaborative come Wikipedia e OpenStreetmap. La maggior parte del mercato dei dati aperti, o degli open government data, genera servizi per la PA, trovando una sua dimensione nel settore del Business to Business. Quest\u2019ultimo aspetto evidenzia la necessit\u00e0 di avere molti dati da elaborare, unire, affinare e re-distribuire a terzi. Un esempio interessante viene dal Ministero della Salute che espone dati molto usati da aziende che operano nel settore del Turismo, in quanto il dataset pi\u00f9 richiesto \u00e8 quello delle farmacie georeferenziate. Preziosa la collaborazione con Spazio Dati per l\u2019utilizzo della banca dati Atoka e l\u2019interesse espresso da <a href=\"http:\/\/dati.gov\/\">dati.gov<\/a> e dalla Camera di Commercio di padova, con i quali abbiamo organizzato webminar di divulgazione e sessionio di presentazione del progetto\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuando si parla di open data\u201d, sottolinea <a href=\"https:\/\/digitalcommonslab.fbk.eu\/people\/profile\/napolita\">Maurizio Napolitano<\/a>, responsabile di Digital Commons Lab alla FBK, \u201cci si riferisce alle molte aspettative legate ad una crescita che questi sono in grado di offrire alla comunit\u00e0. I temi pi\u00f9 ricorrenti sono quelli della trasparenza e dell\u2019economia. Molte sono le stime di cosa potrebbe accadere se, l\u2019open data, fosse una realt\u00e0 concreta in grado di fornire dati aggiornati e ben strutturati. Purtroppo, questo percorso, \u00e8 ancora lontano. Ci sono per\u00f2 persone che ancora ci credono. Fra i principali attori ci sono le aziende che fanno uso di dati. Si tratta per la maggiore di aziende che lavorano nel settore ICT. Queste, assieme alla realt\u00e0 degli attivisti e dei ricercatori, sono la prova evidente di come il rilascio di dati da parte di pubbliche amministrazioni, enti para-statali, aziende stesse e comunit\u00e0 pu\u00f2 realmente creare impatto economico e sociale. L\u2019invito pertanto \u00e8 quello di prendere visione (anche in maniera critica) dei risultati di questo studio e di continuare a segnalarsi al fine di migliorare e rendere sempre pi\u00f9 efficace questa azione\u201d.<\/p>\n<p><b>Il Contesto<\/b><\/p>\n<p>Con il termine \u201copen data\u201d si intende il libero accesso ai dati per qualsiasi scopo e riutilizzo. I dati sono descrizioni di fatti privi di ambiguit\u00e0 e archiviabili in formato digitale (es. temperatura, numero di abitanti, numero di mezzi presenti in questo momento in autostrada, la quantit\u00e0 di merce venduta e cos\u00ec via).<\/p>\n<p>L\u2019evoluzione delle nuove tecnologie ha reso sempre pi\u00f9 facile la raccolta e l\u2019archiviazione dei dati in formato digitale. Diversi sono gli attori che raccolgono dati: pubbliche amministrazioni, aziende, comunit\u00e0. Ognuno di questi, detenendo il diritto sulla banca dati, pu\u00f2 decidere di renderli disponibili affinch\u00e9 terzi possano utilizzarli per qualsiasi scopo.<\/p>\n<p>La pubblica amministrazione viene considerata quale attore principale in grado di aprire dati in quanto si occupa di beni comuni. Nelle politiche internazionali, l\u2019open data \u00e8 visto come uno dei punti di partenza per attivare processi di trasparenza, collaborazione e partecipazione (il tutto si sintetizza con il termine \u201copen government\u201d e Open Government Partnership \u00e8 un\u2019iniziativa internazionale che promuove la condivisione di questi principi, sono 65 le nazioni che hanno aderito).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">L\u2019open data \u00e8 visto anche come uno strumento importante per favorire la crescita economica.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p>Diversi sono gli studi di riferimento che intravedono, nell\u2019apertura dei dati, scenari in grado di generare valore sociale ed economico.<\/p>\n<p><b>Open Data 500<\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.opendata500.com\/\">Open Data 500<\/a> \u00e8 un progetto promosso e realizzato dal GovLab presso la New York University dove vengono messi in evidenza gli scenari di riuso da parte dei dati del settore pubblico da parte di 500 aziende negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il catalogo nazionale dei dati aperti statunitense ha una sezione \u201cimpact\u201d (<a href=\"http:\/\/data.gov\/impact\">http:\/\/data.gov\/impact<\/a>), nel quale trovate una directory di aziende che usano open government data.<\/p>\n<p><b>Open Data 200 Italia<\/b><\/p>\n<p>Grazie al progetto Mobility promosso dalla Fondazione Bruno Kessler, Francesca De Chiara del Digital Commons Lab \u00e8 stata resident fellow presso Govlab-NYU e ha sviluppato la stessa ricerca su scala italiana, partendo da una prima selezione di 200 aziende. La piattaforma di <a href=\"http:\/\/italy.opendata500.com\/\">Open Data 200 Italy<\/a> \u00e8 disponibile in Italiano e in inglese.<\/p>\n<p>Dopo una fase di identificazione delle aziende, somministrazione del questionario e ricerca sul campo, ora sono disponibili i primi dati dello studio che offrir\u00e0 un quadro maggiormente chiaro e aggiornato sullo stato di salute dell\u2019 open data in Italia, e importanti suggerimenti per una migliore implementazione delle politiche nazionali di apertura dei dati.<\/p>\n<p><b>Dati emersi<\/b><\/p>\n<p>Visitando il sito di Open Data 200 Italia \u00e8 possibile prendere visione di un campione significativo di 55 aziende italiane (sono previsti ulteriori rilasci in futuro e si invitano le aziende a candidarsi compilando qui il survey per partecipare allo studio).<\/p>\n<p>I dati evidenziano che il segmento principale dove queste aziende operano \u00e8 per il 47% del campione nel B2B (business to business, quindi il mercato fra aziende) con attivit\u00e0 di integrazione, analisi e rielaborazione di dati utili a terzi (es. strumenti di supporto per assicurazioni o banche).<\/p>\n<p>Rimanendo nei segmenti di mercato solo il 17% sviluppa soluzioni per gli utenti finali (B2C). Qui la problematica si applica anche sul fronte della disponibilit\u00e0 di dati disponibili e della necessit\u00e0 di incidere su mercati gi\u00e0 saturi.<\/p>\n<p>Il restante 36% \u00e8 occupato da aziende che lavorano nei servizi verso la pubblica amministrazione. Si tratta, per la maggiore, della creazione di piattaforme per la distribuzione di open data o di implementazioni di estensioni per estrarre e convertire dati secondo i paradigmi dell\u2019open data (letteralmente \u201cdati aperti\u201d).<\/p>\n<ul class=\"m_4543466482751831827m_3226266996847457304m_8421981946372957556m_-6876329855739675537gmail-tags\" style=\"text-align: justify;\">\n<li><a href=\"https:\/\/magazine.fbk.eu\/it\/tags\/od200it\/\">#od200IT<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/magazine.fbk.eu\/it\/tags\/open-data\/\">#open data<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/magazine.fbk.eu\/it\/tags\/opendata200italy\/\">#opendata200italy<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Leggi la news<\/b>: <a href=\"https:\/\/magazine.fbk.eu\/it\/news\/open-data-200-italia-ecco-il-primo-censimento-sulle-imprese-italiane\/\">https:\/\/magazine.fbk.eu\/it\/new<wbr \/>s\/open-data-200-italia-ecco-il<wbr \/>-primo-censimento-sulle-impres<wbr \/>e-italiane\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Open Data 200 Italia E\u2019 online il sito del progetto Open Data 200 Italia, il primo studio sistematico sulle imprese italiane che utilizzano dati aperti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10749,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9411,3683],"tags":[12834],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49476"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49476"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49476\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49477,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49476\/revisions\/49477"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10749"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}