{"id":50348,"date":"2017-10-10T20:23:48","date_gmt":"2017-10-10T18:23:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=50348"},"modified":"2017-10-11T19:56:55","modified_gmt":"2017-10-11T17:56:55","slug":"arte-a-venezia-fondazione-carriero-presenta-sol-lewitt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=50348","title":{"rendered":"Arte a Venezia &#8211; Fondazione Carriero  presenta  Sol LeWitt"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=50351\" rel=\"attachment wp-att-50351\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-50351\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Modular-450-cube-structure.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Modular-450-cube-structure.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Modular-450-cube-structure-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Modular-450-cube-structure-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>Fondazione Carriero<\/strong><\/p>\n<p>presenta<\/p>\n<p><strong>Sol LeWitt<\/strong><\/p>\n<p><strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong><\/p>\n<p>A cura di <strong>Francesco Stocchi e Rem Koolhaas<\/strong><\/p>\n<p><strong>venerd\u00ec 17 novembre 2017 \u2013 sabato 23 giugno 2018<\/strong><\/p>\n<p>aperto tutti i giorni con accesso libero dalle 11:00 alle 18:00 (chiuso domenica)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1<strong>7 novembre 2017<\/strong> al <strong>23 giugno 2018<\/strong> la <strong>Fondazione Carriero<\/strong> \u00e8 lieta di presentare <strong>Sol LeWitt. Between <em>the<\/em> Lines<\/strong>, una mostra a cura di <strong>Francesco Stocchi<\/strong> e <strong>Rem Koolhaas<\/strong> organizzata in stretta collaborazione con <strong>l\u2019Estate of Sol LeWitt<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 \u2013 New York, 2007), <strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong>intende offrire un <strong>punto di vista nuovo sulla pratica dell\u2019artista statunitense<\/strong>, esplorandone i confini \u2013 nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero \u2013 e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano. Attraverso un <strong>nutrito corpus di opere<\/strong> che ripercorrono l\u2019intero arco della sua carriera \u2013 dai celeberrimi <em>Wall Drawings<\/em> alle sculture <em>come Complex Form<\/em> e <em>Hanging Structures<\/em>, fino alla serie fotografica <em>Autobiography 1980 <\/em>\u2013, e partendo dalla <strong>peculiarit\u00e0 degli spazi<\/strong> della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l\u2019architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Between the Lines si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l\u2019idea che sia l\u2019opera a doversi adattare all\u2019architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di <em>site\u00adspecific<\/em>. Con il pieno coinvolgimento dell\u2019<strong>architetto Rem Koolhaas<\/strong> \u2013 per la prima volta nella veste di curatore \u2013 <strong>in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, Between <em>the<\/em> Lines<\/strong> affronta <strong>ampi aspetti dell\u2019opera di LeWitt<\/strong>, con l\u2019obiettivo ambizioso di <strong>superare quella frattura che tradizionalmente separa l\u2019architettura dalla storia dell\u2019arte<\/strong> e che caratterizza l\u2019intera pratica dell\u2019artista, rivolta pi\u00f9 al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>1967 LeWitt pubblica<\/strong> sulla rivista <em>Artforum<\/em> il testo <strong>\u201cParagraphs on Conceptual Art\u201d<\/strong> \u2013 considerato tutt&#8217;oggi basilare per la comprensione dell&#8217;arte concettuale \u2013 che sancisce il <strong>primato dell\u2019idea sull\u2019esecuzione<\/strong>, attribuendo cos\u00ec maggior rilievo al concetto e al processo rispetto all\u2019oggetto, segnando l\u2019inizio della progressiva riduzione al grado primordiale dell\u2019opera d\u2019arte. Nel testo LeWitt conia il termine \u201cconcettuale\u201d, aprendo la strada a un&#8217;idea di arte e a un modo di lavorare che sar\u00e0 \u2013 e continua a essere \u2013 rilevante per le successive generazioni di artisti. Il <strong>compito dell&#8217;artista<\/strong> \u00e8 dunque <strong>quello di formulare il progetto<\/strong>, la sua <strong>esecuzione<\/strong> invece <strong>pu\u00f2 essere affidata a chiunque<\/strong>, purch\u00e9 si rispettino le istruzioni stabilite. Il suo credere nell&#8217;<strong>artista come generatore di idee<\/strong> ha aggiunto una nuova dimensione al suo ruolo, avvicinandola alla figura di un architetto che crea un progetto per un edificio e poi delega la produzione effettiva ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il teorema che LeWitt professava \u00e8 pi\u00f9 ampio di quanto s\u2019immagini: \u00e8 quel certo, misurato, <strong>grado di casualit\u00e0 determinato dall\u2019individualit\u00e0 dell\u2019esecutore<\/strong> ad aprire l\u2019opera al <strong><em>pathos<\/em> della creazione artistica<\/strong>, al <strong>senso determinato<\/strong> dalla coerenza interna del sistema linguistico, e dunque <strong>dal metodo e non dall\u2019esito di per s\u00e9. Muoversi liberi all\u2019interno di regole.<\/strong> Quando ad esempio, in memoria dell\u2019amica Eva Hesse, l\u2019artista introduce nei suoi <em>Wall Drawings<\/em> \u201cle linee non dritte\u201d, si abbandona alla comprensione (e all\u2019interpretazione) dell\u2019esecutore, rafforzando ulteriormente il disinteresse per ogni forma di estetica a favore dell\u2019attenzione per la regola, rendendo cos\u00ec le sue opere immortali perch\u00e9 capaci di rinnovarsi ogni volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 a questo punto che si inserisce il <strong>ruolo dell\u2019architettura (e dell\u2019architetto) nella valutazione dell\u2019opera di LeWitt,<\/strong> non solo per l\u2019affinit\u00e0 nella <strong>progettualit\u00e0 delle idee<\/strong>, ma per la <strong>capacit\u00e0 che entrambi hanno di rimodellare lo spazio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong>opere di Sol LeWitt <span style=\"color: #ff00ff;\">non possono essere considerate sculture, n\u00e9 opere pittoriche e neanche strutture architettoniche,<\/span><\/strong> si tratta piuttosto di <em>Structures<\/em><strong>forme inserite nello spazio<\/strong>, a met\u00e0 tra la bidimensionalit\u00e0 e la tridimensionalit\u00e0. La loro regolarit\u00e0 geometrica le rende \u201cbasi\u201d perfette per i suoi disegni a parete, moltiplicabili, trasformabili in pattern e replicabili in un numero infinito di forme bianche, nere, o colorate, solide o aperte. Sono forme che rivelano il loro attaccamento all&#8217;immagine piatta ma al tempo stesso sfidano la gravit\u00e0, innescando una riflessione che unisce dipinti a parete e sculture, creando una porta d\u2019accesso tra \u201cdimensionalit\u00e0\u201d e \u201ccostruzione\u201d. <strong>Molte di queste forme sono incuranti dell\u2019ambiente e delle sue caratteristiche<\/strong>, attraversano porte e pareti in continuit\u00e0 con l\u2019architettura senza essere condizionate dalla specificit\u00e0 del luogo in cui si sviluppano, ripercorrendo in questo modo l\u2019intera storia della pittura murale. <strong>L\u2019opera si permea di quel luogo ma non \u00e8 necessariamente pensata per esso<\/strong>, e in questo modo <strong>rivela un nuovo spazio metafisico<\/strong> fatto non di linee, cubi o altre forme geometriche, bens\u00ec dell\u2019idea di quelle stesse linee, cubi o forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra alla Fondazione Carriero nasce dunque dal desiderio di <span style=\"color: #ff00ff;\"><strong>esplorare i confini dell\u2019opera di LeWitt<\/strong>,<\/span> considerando i suoi postulati all\u2019interno di un nuovo e pi\u00f9 libero sistema di verifica, e di proporre una nuova armonia tra figura tridimensionale e superficie bidimensionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong> si inserisce coerentemente nel percorso iniziato dalla Fondazione Carriero con <em>imaginarii<\/em> (settembre 2015), <em>FONTANA \u2022 LEONCILLO Forma della materia<\/em> (aprile 2016), <em>FASI LUNARI<\/em>(ottobre 2016) e <em>PASCALI SCIAMANO<\/em> (marzo 2017), mostre curate da Francesco Stocchi il cui punto cardine \u00e8 l\u2019approccio dialogico e la tensione costante verso ricerca e sperimentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 resa possibile grazie alla stretta collaborazione con l\u2019Estate of Sol LeWitt e a prestiti provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche, come il Whitney Museum of American Art (New York), e importanti collezioni private, come la Collezione Panza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>Wall Drawings<\/em> esposti negli spazi della Fondazione Carriero sono eseguiti con la collaborazione di giovani artisti e studenti milanesi, sotto la fondamentale supervisione della Estate Sol LeWitt.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) edito da Fondazione Carriero, curato da Francesco Stocchi, che raccoglie le immagini delle opere allestite in Fondazione, con contributi dei curatori Francesco Stocchi e Rem Koolhaas, un saggio scritto per l\u2019occasione dall\u2019architetto e storica dell\u2019arte Adachiara Zevi e una biografia inedita, illustrata con immagini personali e d\u2019archivio, molte delle quali mai pubblicate prima, curata per l\u2019occasione da Sofia LeWitt, figlia dell\u2019artista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fondazione Carriero presenta Sol LeWitt Between the Lines A cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas venerd\u00ec 17 novembre 2017 \u2013 sabato 23 giugno 2018<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":50350,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[13029],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50348"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50348"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50348\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50352,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50348\/revisions\/50352"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/50350"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50348"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50348"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50348"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}