{"id":51047,"date":"2017-10-29T17:14:09","date_gmt":"2017-10-29T16:14:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=51047"},"modified":"2017-11-01T11:40:29","modified_gmt":"2017-11-01T10:40:29","slug":"arte-a-milano-sol-lewitt-fondazione-carriero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=51047","title":{"rendered":"Arte a Milano &#8211; Sol LeWitt &#8211; Fondazione Carriero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dal <strong>17 novembre 2017<\/strong> al <strong>23 giugno 2018<\/strong> la <span style=\"color: #ff00ff;\"><strong>Fondazione Carriero<\/strong><\/span> \u00e8 lieta di presentare <strong>Sol LeWitt. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong>, una mostra a cura di <strong>Francesco Stocchi<\/strong> e <strong>Rem Koolhaas<\/strong> organizzata in stretta collaborazione con l\u2019<strong>Estate of Sol LeWitt<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 \u2013 New York, 2007), <strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong>intende offrire un <strong>punto di vista nuovo sulla pratica dell\u2019artista statunitense<\/strong>, esplorandone i confini \u2013 nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero \u2013 e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un <strong>nutrito corpus di opere<\/strong> che ripercorrono l\u2019intero arco della sua carriera \u2013 <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">dai celeberrimi <em>Wall Drawings<\/em> alle sculture come <em>Complex Form <\/em>e <em>Hanging Structures<\/em>,<\/span><\/strong> fino alla serie fotografica <em>Autobiography 1980<\/em> \u2013, e partendo dalla <strong>peculiarit\u00e0 degli spazi<\/strong> della Fondazione, il progetto espositivo esplora la <strong>relazione del lavoro di LeWitt con l\u2019architettura<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong> si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l\u2019idea che sia l\u2019opera a doversi adattare all\u2019architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di <em>site\u00ad-specific<\/em>. Con la collaborazione dell\u2019<strong>architetto Rem Koolhaas<\/strong> \u2013 per la prima volta nella veste di curatore \u2013 <strong>in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, Between <em>the<\/em> Lines<\/strong> affronta <strong>ampi aspetti dell\u2019opera di LeWitt<\/strong>, con l\u2019obiettivo ambizioso di <strong>superare quella frattura che tradizionalmente separa l\u2019architettura dalla storia dell\u2019arte<\/strong> e che caratterizza l\u2019intera pratica dell\u2019artista, rivolta pi\u00f9 al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>1967 LeWitt<\/strong> pubblica sulla rivista <em>Artforum<\/em> il testo \u201c<strong>Paragraphs on Conceptual Art<\/strong>\u201d \u2013 considerato tutt&#8217;oggi basilare per la comprensione dell&#8217;arte concettuale \u2013 che sancisce il <strong>primato dell\u2019idea sull\u2019esecuzione<\/strong>, attribuendo cos\u00ec maggior rilievo al concetto e al processo rispetto all\u2019oggetto, segnando l\u2019inizio della progressiva riduzione al grado primordiale dell\u2019opera d\u2019arte. Nel testo LeWitt conia il termine \u201cconcettuale\u201d, aprendo la strada a un&#8217;idea di arte e a un modo di lavorare che sar\u00e0 \u2013 e continua a essere \u2013 rilevante per le successive generazioni di artisti. Il <strong>compito dell&#8217;artista<\/strong> \u00e8 dunque <strong>quello di formulare<\/strong><strong>il progetto<\/strong>, la sua esecuzione invece <strong>pu\u00f2 essere affidata a chiunque<\/strong>, purch\u00e9 si rispettino le istruzioni stabilite. Il suo credere nell&#8217;<strong>artista come generatore di idee<\/strong> ha aggiunto una nuova dimensione al suo ruolo, avvicinandola alla figura di un architetto che crea un progetto per un edificio e poi delega la produzione effettiva ad altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il teorema che LeWitt professava \u00e8 pi\u00f9 ampio di quanto s\u2019immagini: \u00e8 quel certo, misurato, <strong>grado di casualit\u00e0 determinato dall\u2019individualit\u00e0 dell\u2019esecutore<\/strong> ad aprire l\u2019opera al <strong><em>pathos<\/em> della creazione artistica<\/strong>, al <strong>senso determinato<\/strong> dalla coerenza interna del sistema linguistico, e dunque <strong>dal metodo e non dall\u2019esito di per s\u00e9. Muoversi liberi all\u2019interno di regole<\/strong>. Quando ad esempio, in memoria dell\u2019amica Eva Hesse, l\u2019artista introduce nei suoi <em>Wall Drawings<\/em> \u201cle linee non dritte\u201d, si abbandona alla comprensione (e all\u2019interpretazione) dell\u2019esecutore, rafforzando ulteriormente il disinteresse per ogni forma di estetica a favore dell\u2019attenzione per la regola, rendendo cos\u00ec le sue opere immortali perch\u00e9 capaci di rinnovarsi ogni volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 a questo punto che si inserisce il <strong>ruolo dell\u2019architettura (e dell\u2019architetto) nella valutazione dell\u2019opera di LeWitt<\/strong>, non solo per l\u2019affinit\u00e0 nella <strong>progettualit\u00e0 delle idee<\/strong>, ma per la <strong>capacit\u00e0 che entrambi hanno di rimodellare lo spazio<\/strong>. Le <strong>opere di Sol LeWitt<\/strong> non possono essere considerate sculture, n\u00e9 opere pittoriche e neanche strutture architettoniche, si tratta piuttosto di <em>Structures<\/em><strong>forme inserite nello spazio<\/strong>, a met\u00e0 tra la bidimensionalit\u00e0 e la tridimensionalit\u00e0. La loro regolarit\u00e0 geometrica le rende \u201cbasi\u201d perfette per i suoi disegni a parete, moltiplicabili, trasformabili in pattern e replicabili in un numero infinito di forme bianche, nere, o colorate, solide o aperte. Sono forme che rivelano il loro attaccamento all&#8217;immagine piatta ma al tempo stesso sfidano la gravit\u00e0, innescando una riflessione che unisce dipinti a parete e sculture, creando una porta d\u2019accesso tra \u201cdimensionalit\u00e0\u201d e \u201ccostruzione\u201d. <strong>Molte di queste forme sono incuranti dell\u2019ambiente e delle sue caratteristiche<\/strong>, attraversano porte e pareti in continuit\u00e0 con l\u2019architettura senza essere condizionate dalla specificit\u00e0 del luogo in cui si sviluppano, ripercorrendo in questo modo l\u2019intera storia della pittura murale. L\u2019<strong>opera si permea di quel luogo ma non \u00e8 necessariamente pensata per esso<\/strong>, e in questo modo <strong>rivela un nuovo spazio metafisico<\/strong> fatto non di linee, cubi o altre forme geometriche, bens\u00ec dell\u2019idea di quelle stesse linee, cubi o forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra alla Fondazione Carriero nasce dunque dal desiderio di <strong>esplorare i confini dell\u2019opera di LeWitt<\/strong>, considerando i suoi postulati all\u2019interno di un nuovo e pi\u00f9 libero sistema di verifica, e di proporre una nuova armonia tra figura tridimensionale e superficie bidimensionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Between <em>the<\/em> Lines<\/strong> si inserisce coerentemente nel percorso iniziato dalla Fondazione Carriero con imaginarii (settembre 2015), <em>FONTANA \u2022 LEONCILLO Forma della materia<\/em> (aprile 2016), <em>FASI LUNARI<\/em>(ottobre 2016) e <em>PASCALI SCIAMANO<\/em> (marzo 2017), mostre curate da Francesco Stocchi il cui punto cardine \u00e8 l\u2019approccio dialogico e la tensione costante verso ricerca e sperimentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 resa possibile grazie alla stretta collaborazione con l\u2019Estate of Sol LeWitt e a prestiti <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche, come il Whitney Museum of American Art (New York), e importanti collezioni private, come la Collezione Panza.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I <em>Wall Drawings<\/em> esposti negli spazi della Fondazione Carriero sono eseguiti con la collaborazione di giovani artisti e studenti milanesi,<\/strong> sotto la fondamentale supervisione della Estate Sol LeWitt.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) edito da Fondazione Carriero, curato da Francesco Stocchi, che raccoglie le immagini delle opere allestite in Fondazione, con contributi dei curatori Francesco Stocchi e Rem Koolhaas, un saggio scritto per l\u2019occasione dall\u2019architetto e storica dell\u2019arte Adachiara Zevi e una biografia inedita, illustrata con immagini personali e d\u2019archivio, molte delle quali mai pubblicate prima, curata per l\u2019occasione da Sofia LeWitt, figlia dell\u2019artista.<\/p>\n<h5>Fondazione Carriero<\/h5>\n<p>via Cino del Duca, 4 \u2013 2012 Milano<\/p>\n<p>La Fondazione riaprir\u00e0 il 17 novembre 2017<\/p>\n<p><a href=\"mailto:info@fondazionecarriero.org\">info@fondazionecarriero.org<\/a><br \/>\nTel. +39 02 3674 7039<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 17 novembre 2017 al 23 giugno 2018 la Fondazione Carriero \u00e8 lieta di presentare Sol LeWitt. 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