{"id":51924,"date":"2017-11-17T20:56:12","date_gmt":"2017-11-17T19:56:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=51924"},"modified":"2017-12-08T18:47:55","modified_gmt":"2017-12-08T17:47:55","slug":"da-leggere-mario-marini-e-le-sue-sempre-belle-scritture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=51924","title":{"rendered":"Da leggere &#8211; Mario Marini e le sue sempre belle scritture"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Di Mario Marini<\/p>\n<p>Da\u00a0l\u2019antologia<\/p>\n<p><strong>\u201cMai la parola rimane sola. 40 anni fra poesia e cultura\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">:::::::::::::<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA TROMBETTINA (Storia d\u2019estate)<br \/>\n\u2013 Suggestioni estemporanee dalla lirica di Corrado Govoni &#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026 E dunque, risoluto dalla fiorente Primavera, crescente ad ogni giorno in spessore e convinzione, Estate arrivava, attraversando noncurante quegli inequivocabili segnali che si susseguivano rinforzandosi l\u2019un l\u2019altro, finch\u00e9 si poteva finalmente concedere a se stessi: \u201csiamo d\u2019estate\u201d, come tacita e piena consapevolezza di un accadimento atteso e imprescindibile.<br \/>\nE allora, allora\u2026 quelle giornate, luminose e infinite che si condensavano nell\u2019ocra maturo dei campi di grano; e la festa collettiva della battitura, con i carri in cerchio, stipati di covoni, in paziente aspettativa sulla spianata, desiderato suggello, felice compimento ai giorni silenziosamente consumati nell\u2019alacre rito della mietitura e quei sacchi, quei sacchi, come sai grezzi, preparati in ordinata teoria sull\u2019aia bianca e finalmente straripanti piccoli grani bruni, sputati di lato, dalla macchina rossa, come una gragnuola, con la paglia che ingabbiata e compressa, un colpo dopo l\u2019altro, pazientemente assumeva la forma squadrata di parallelepipedi giallo oro, omaggio estremo del portentoso congegno, offerto ad umani prudentemente dubbiosi per il prodigio meccanico che si compiva al loro vigile cospetto nell\u2019antro spaventoso e magico del marchingegno, ma finalmente sorridenti per il frutto tanto atteso che concretava felicemente quella prima parte di stagione.<br \/>\nPerch\u00e9 la fervida immaginazione dei bimbi aveva tempo, tanto tempo ancora per transitare intatta attraverso gli assolati meriggi, addensanti calore e silenzio, finch\u00e9 l\u2019ora si attardava disfacendosi all\u2019imbrunire e un refolo d\u2019aria spandeva, tra le ombre immanenti, che si estendevano come un sipario tirato sopra il fuoco del tramonto, un po\u2019 di refrigerio e i tremuli puntini, distanti, delle stelle.<br \/>\nE il tempo, quel tempo, portava difilato, dalla ricorrenza operosa del grano maturo, alla fiera sfaccendata delle vanit\u00e0 di giostre e carrozzoni, magnifiche di luci e i lumi e i fuochi, sulle strade e sui sentieri dondolavano percorsi di intenzioni, brulicanti andirivieni di persone, trepidamente accarezzate e univocamente conducenti, persone ed intenzioni, ai gesti giubilanti della festa, in un tripudio di letizia che si spegneva tuttavia, a poco a poco, come i fal\u00f2, qua e l\u00e0 sui campi e tra le rive, umide di guazza e delle voglie segrete degli innamorati che le celavano anche a se stessi, stringendosi, ad occhi chiusi, in abbracci bisbiglianti\u2026<br \/>\nFu quella sera, fu proprio quella sera che i passi impazienti di giungere alla festa del bambino, si incontrarono con quelli della bambina che da essa proveniva, munita dell\u2019esultanza gioiosa appena conosciuta e scortata dalla nonna che inciampava insicura negli anni suoi e sulle balze del sentiero. Indossava la bambina, una corto vestitino bianco che lasciava scoperte due esili e volubili gambette e intravvedere le innocenti mutandine, e un nastro tra i capelli, anch\u2019esso candido. Soffiava a tratti in una trombettina da clown, dalla quale traeva allegre suggestioni e canticchiava, nelle pause, improvvisate melodie, eppure ispirate dalla nota strascicata e sempre uguale di quel semplice congegno. Si incontrarono faccia a faccia, sulla traccia ristretta del sentiero e lei sorrise, chiss\u00e0 perch\u00e9, con un\u2019alzata di spalle.<br \/>\n\u201cCiao, come ti chiami\u201d disse lui; lei lo guard\u00f2 con quegli occhi vivaci e sognanti che posseggono i bimbi nei loro impeti di felicit\u00e0 e gli pass\u00f2 di lato, senza una parola, di nuovo sorridendo e strusciandosi un po\u2019 contro la riva.<br \/>\nPoi si mise a correre soffiando a pi\u00f9 non posso in quella sua imitazione di strumento e quella nota, strascicata e sempre uguale, si perse, poco alla volta, nella vastit\u00e0 notturna della campagna.<br \/>\nCos\u00ec giugno splendente luccicando di lucciole la sera, lasciava posto a luglio rovente, riverberante la vampa delle ore che esplodevano in echi ed attese, finch\u00e9 la canicola sovrana sembrava volersi attenuare nei tardi giorni d\u2019agosto, che avanzavano impazienti verso le prime avvisaglie dei temporali, magnifici e paurosi.<br \/>\nE le giornate che s\u2019accorciavano a vista d\u2019occhio gi\u00e0 introducevano voglie d\u2019uva e di mosto e aliti pi\u00f9 freschi intiepidivano il tempo felice dell\u2019estate, gi\u00e0 bagnando di rugiada l\u2019erba matura dei prati, la mattina. E una nostalgia precoce, dorata di ricci e bruna di castagne, ammorbidiva, un poco, la consapevolezza crescente che la bella stagione si avviava al declino, soppiantata presto da Autunno pieno e possente.<br \/>\nPoi, quando le prime foschie si ispessivano umide e fredde nei giorni che imbuivano prematuri e i fuochi scoppiettanti dei camini eccitavano nuove fantasie e desideri imbiancati dalla neve, Inverno collocava le sue mani artigliate nel gelo scricchiolante della terra e la serrava tutta nella sua morsa implacabile.<br \/>\nE allora forse, chiss\u00e0, se nello specchio sincero di un camino acceso, una bambina, re-immaginando le sue storie, avrebbe lasciato un po\u2019 di spazio alla reminiscenza estiva di quella nota strascicata e sempre uguale che soffiando, modulava, e alla traccia tutta balze del sentiero e ai fuochi, ai lumi, ai cavalli e alle risate, ai carrozzoni incantevoli dei clown e alla lusinga di quell\u2019incontro inaspettato, magia del sogno, impronta e segno della sua sera dei sorrisi\u2026<br \/>\nE allora forse, chiss\u00e0, se nello specchio sincero di un camino acceso, anche un bambino avrebbe provato a escogitare un modo nuovo per far rinascere le storie e prevedere e credere e presumere possibile ci\u00f2 che era parso, in un sorriso, ingenua e condivisa gioia di vivere.<br \/>\nFu in quel momento, fu proprio in quel momento, che l\u2019estro d\u2019artista del grande camino decise di intervenire, assecondando il variegato carico di legna che in esso si esibiva scricchiolando.<br \/>\nForse una bolla d\u2019aria o forse una vena d\u2019umido nel corpo pure essiccato di quel legno. Prima un sussurro, un bisbiglio, un frusciare, come un moto impaziente di uscir fuori; poi come una nota: s\u00ec, una nota, strascicata e sempre uguale di trombettina da clown, come l\u2019estate, come d\u2019incanto, come la sera degli sguardi e dei sorrisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">:::::::::::::::::::<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOVE S\u2019AFFUSOLA L\u2019INVERNO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un richiamo basso sulla strada<br \/>\nquasi l\u2019incanto d\u2019una calamita<br \/>\ncolori bruni e rocce, tinte stinte<br \/>\ne riverberi di fuochi come dita<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrosci di neve straripava l\u2019aria<br \/>\ntracimando coriandoli impazziti<br \/>\nfaceva quasi buio e quel biancore<br \/>\nmitigava riflessi intorpiditi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E c\u2019era un lume pi\u00f9 acceso del lucore<br \/>\ndiffuso e terso sulla pietra viva<br \/>\ndanzava svelto ipnotico fulgore<br \/>\ncontro il crinale della rupe schiva<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLuce che attrai e attiri d\u2019ogni dove<br \/>\ndimmi quale, qual senso il tuo chiamare?\u201d<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 precorri tempo e spazio aperto<br \/>\nad indagare il cosmo a setacciare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l\u2019animoso dibattersi dell\u2019uomo<br \/>\ndentro le pieghe delle sua paura,<br \/>\ncontro i quesiti oscuri e indecifrati,<br \/>\nlungo i barbagli della sua natura,\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cperch\u00e9 lo inviti infine a quel convegno<br \/>\nche sembra non finire nella fine<br \/>\ndi ognuno pervenuto a quel confine<br \/>\ne che dunque egli debba pagar pegno?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brilla la luce muta nella notte<br \/>\nnon ha risposte se non in quel chiamare<br \/>\nnugoli e schiere, stuoli, sciami e frotte<br \/>\nd\u2019esseri alla ricerca dove andare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi dove s\u2019affusola l\u2019inverno,<br \/>\ndove l\u2019estate allude vago al riso,<br \/>\nl\u2019arco di pietra, porta dell\u2019inferno,<br \/>\nla scala fatta d\u2019aria, il paradiso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<p>Gruppo letterario Acarya presenta l\u2019antologia<\/p>\n<p><strong>\u201cMai la parola rimane sola. 40 anni fra poesia e cultura\u201d.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Mario Marini Da\u00a0l\u2019antologia \u201cMai la parola rimane sola. 40 anni fra poesia e cultura\u201d. ::::::::::::: LA TROMBETTINA (Storia d\u2019estate) \u2013 Suggestioni estemporanee dalla lirica<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":51796,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,1918,71,9411],"tags":[13412],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51924"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51924"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51924\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51926,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51924\/revisions\/51926"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51796"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51924"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51924"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51924"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}