{"id":52053,"date":"2017-12-11T17:55:25","date_gmt":"2017-12-11T16:55:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=52053"},"modified":"2017-12-12T20:21:49","modified_gmt":"2017-12-12T19:21:49","slug":"arte-a-napoli-bruno-di-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=52053","title":{"rendered":"Arte a Napoli &#8211; Bruno di Bello #DIGITALE #ARCHEOLOGICO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>ARTE DEL FUTURO ?<\/strong><\/p>\n<p class=\"francois-one editor-title\" style=\"text-align: center;\">BRUNO DI BELLO<\/p>\n<p class=\"francois-one editor-title\" style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> #DIGITALE #ARCHEOLOGICO<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sino al 17 Dicembre 2017<\/strong><\/p>\n<div class=\"article-breadcrumbs\"><\/div>\n<div class=\"primary-half-column primary-half-column-600 primary-column-600\">\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Archeologia<\/strong>, <strong>tecnologie digitali<\/strong> e <strong>arte contemporanea<\/strong> si uniscono in un connubio perfetto nella mostra di Bruno Di Bello \u201c#digitale #archeologico\u201d al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli.<strong>Con l\u2019aiuto del<\/strong> c<strong><span style=\"color: #ff00ff;\">ampionario internazionale dei colori PANTONE,<\/span><\/strong> Di Bello (Torre del Greco (NA), 1938, vive e lavora a Milano) ha rilevato con precisione i colori usati dagli artisti pompeiani, <strong>autori degli affreschi conservati al Museo<\/strong>, per comporre la <strong><span style=\"color: #ff00ff;\"><em>palette<\/em> c<\/span><\/strong>on cui ha poi realizzato <strong>tre grandi polittici <\/strong>\u2013 di 6 metri ciascuno \u2013 di <strong>geometria digitale<\/strong> esposti sulle tre pareti della Sala del Cielo Stellato.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">Gli<strong> antichi colori degli affresch<\/strong>i conservati negli spazi del Museo Archeologico <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">non sono che il punto di partenza<\/span><\/strong> di un progetto che si <strong>basa interamente sull\u2019utilizzo delle tecnologie digitali<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">Le tele, stampate a inkjet, di Di Bello sono <strong>frutto dell&#8217;elaborazione di <em>pattern<\/em> matematici<\/strong> nei quali egli introduce alcuni <strong>segni reali generativi di nuove forme<\/strong> astratte.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\"><strong>In <em>Archeo Uno<\/em> \u00e8 evidente il rapporto con l\u2019architettura dello spazio espositivo<\/strong>, infatti le forme degli incavi della volta della sala si rintracciano nelle forme frattaliche dell\u2019opera.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">In <em>Archeo Due<\/em> dominante \u00e8 <strong>la <em>texture<\/em> verde individuata in un vaso di vetro semifuso dal fuoco della lava<\/strong> che travolse Pompei, scoperto durante una delle visite dell\u2019artista al Museo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">Infine, in <em>Archeo Tre<\/em> il <strong>fondo rosso \u00e8 un vero e proprio omaggio<span style=\"color: #ff00ff;\"> ai tanti rossi pompeiani<\/span><\/strong> rilevati attraverso il riferimento PANTONE.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u201cImmagini di un\u2019estrema sensualit\u00e0 quelle di Di Bello, il quale <strong>guarda al passato della nostra terra usando lo sguardo del futuro<\/strong>\u201d scrive la curatrice Maria Savarese nel suo testo in catalogo.<\/p>\n<p>\u201cSono convinto che riusciremo a trovare un linguaggio veramente di <strong>avanguardia solo attraverso un uso competente ed <span style=\"color: #ff00ff;\">esperto delle tecnologie digitali<\/span>\u201d<\/strong> afferma Di Bello nel 2000 quando, dopo oltre un decennio di ricerca imperniata sulla conoscenza e sull\u2019approfondimento della fotografia digitale e dei sistemi informatici e telematici, inaugura una nuova fase incentrata sull&#8217;immagine ottenuta mediante la tecnologia digitale.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Dopo duemilacinquecento anni in cui architettura e arte hanno impostato i loro canoni sulle geometrie pitagorica, euclidea e non-euclidea, l\u2019avvento del calcolatore ha consentito di visualizzare nuove geometrie derivate da nuove teorie matematiche: un universo di forme cui l\u2019artista ha attinto per dare vita a <strong>nuove immagini astratte che avessero per\u00f2 radici nei processi naturali di crescita della forma, dall\u2019infinitamente piccolo delle cellule, alla frastagliatura delle coste, all\u2019infinitamente grande delle galassie.<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 completato da un <strong>video di Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>, vincitore del Premio Napoli 2015, visibile per tutta la durata della mostra accanto alle opere di Di Bello, e dal <strong>catalogo <\/strong>edito da Skira che contiene la riproduzione delle opere esposte, una selezione di immagini di repertorio, i testi critici di Maria Savarese, Bruno Cor\u00e0, Raffella Perna, una conversazione tra l\u2019artista e Marco Biraghi, storico dell\u2019architettura, e una poesia di Nanni Balestrini.<\/p>\n<p><strong>Bruno Di Bello<\/strong> \u00e8 nato a Torre del Greco nel 1938. Dopo gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli inizia a esporre e d\u00e0 vita al Gruppo \u02bc58 con Biasi, Del Pezzo, Fergola, Luca e Persico. Tra i meriti di questa giovane formazione c\u2019\u00e8 quello di aver stabilito un contatto diretto con le coeve vicende milanesi, grazie soprattutto al periodico \u201cDocumento Sud\u201d, ideale corrispettivo di \u201cAzimuth\u201d. Nel \u02bc65 inizia a inserire la fotografia nei suoi lavori, nel \u02bc66 ha la prima personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio, nel 1967 comincia a usare direttamente la tela fotosensibile e si trasferisce a Milano. L\u2019anno seguente espone con il gruppo della Mec-Art, teorizzata da Pierre Restany. Di Bello indaga sulle possibilit\u00e0 di scomposizione dell\u2019immagine, sulle icone dei protagonisti delle avanguardie storiche e dei propri miti artistici (Klee, Duchamp, Man Ray, Mondrian e i costruttivisti russi) sviluppando cos\u00ec un\u2019idea di arte come riflessione sulla storia dell\u2019arte moderna. Espone per la prima volta a Milano da Toselli nel \u02bc69 e nel \u02bc70 alla Galleria Kuchels, Bochum, alla Galleria Wsp\u00f2lczesna, Varsavia, alla Galleria Bertesca di Genova e alla Biennale di Venezia. Dal 1971 inizia la collaborazione con lo Studio Marconi: un\u2019installazione composta da 26 tele fotografiche con la scomposizione dell\u2019intero alfabeto. Vi esporr\u00e0 ancora nel \u02bc74, nel \u02bc76, nel \u02bc78 e nell\u02bc81. Dai primi anni Settanta sulle sue tele fotografiche compaiono parole e concetti che, scomponendosi e ricomponendosi, animano un gioco di perdita e di ritrovamento del significato. Nel \u02bc74 espone alla Galleria Art in Progress a Monaco e alla Kunsthalle di Berna, nel \u02bc75 alla Galleria M\u00fcller di Stoccarda e all\u02bcI.C.C. di Anversa, nel \u02bc77 alla Galleria Lucio Amelio di Napoli e al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. Espone nel \u02bc78 alla Galleria Rondanini di Roma e nell\u2019estate 1980 realizza un grande lavoro per il Festival di Spoleto. Altri lavori degli anni Settanta\/Ottanta sono eseguiti disegnando sulla tela sensibile direttamente con il raggio di luce di una torcia elettrica, e negli anni Ottanta Di Bello sperimenta un nuovo modo di usare la tecnica fotografica, giustapponendo tra la fonte luminosa e la tela figure umane e oggetti che proiettano su quest\u2019ultima le loro ombre, sviluppando poi la tela fotosensibile con larghe pennellate di rivelatore come in Apollo e Dafne nel terremoto, eseguito per la collezione <em>Terrae motus<\/em> allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi &#8211; Grand Palais, ora in permanenza presso la Reggia di Caserta. A partire dagli anni Novanta Di Bello si dedica allo studio di nuove tecnologie operando ricerche sulle immagini sintetiche, la fotografia digitale e le nuove geometrie visualizzabili al computer. Espone i nuovi lavori alla Galleria Gi\u00f2 Marconi nel 2003, nel 2004 alla Plurima di Udine, nel 2005 a Napoli alla Fondazione Morra e nel 2008 alla Galleria Elleni di Bergamo. Nel 2010 la Fondazione Marconi gli dedica una grande antologica. Per l\u2019occasione esce la monografia <em>Bruno Di Bello &#8211; Antologia<\/em>, edita da Silvana Editoriale per la VAF-Stiftung di Francoforte, a cura di Volker Feierabend con testi di Michele Bonuomo, Mario Costa, Marco Meneguzzo e Angela Tecce. Nel 2011 ha una personale al Museo MAC di Niteroi a Rio de Janeiro, mostra che ha avuto un esordio al Museo della Certosa di Capri e un seguito al PAN &#8211; Palazzo delle Arti, a Napoli. Nel 2011 tiene una \u201clectio magistralis\u201d al Politecnico di Milano nel corso di Alberto Aschieri ed espone il suo Grande vetro 2 del \u02bc75 alla mostra dei lavori del corso di \u201cProgettazione Architettonica 3\u201d nel patio del Politecnico. Nel novembre 2015 mostra personale alla Fondazione Marconi, Milano con testo introduttivo di Bruno Cor\u00e0. Nel novembre 2016 \u201cL\u00e0 dove interviene il disegno-la fotografia\u201d alla Fondazione Bottari Lattes-Torino a cura di Luca Panaro.<br \/>\nBruno Di Bello vive e lavora a Milano.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 11 Novembre 2017 al 17 Dicembre 2017<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>NAPOLI<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">LUOGO:<\/span> MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">CURATORI:<\/span> Maria Savarese<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">ENTI PROMOTORI:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<div>Patrocinio Morale del Comune di Napoli<\/div>\n<\/li>\n<li>\n<div>Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee &#8211; Napoli<\/div>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">COSTO DEL BIGLIETTO:<\/span> il biglietto d\u2019ingresso al museo comprende la visita alla mostra: intero \u20ac 12, ridotto \u20ac 6<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">TELEFONO PER INFORMAZIONI:<\/span> +39 081 442 2149<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">SITO UFFICIALE:<\/span> <a href=\"http:\/\/www.museoarcheologiconapoli.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.museoarcheologiconapoli.it<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARTE DEL FUTURO ? 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