{"id":54057,"date":"2018-02-21T20:58:54","date_gmt":"2018-02-21T19:58:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=54057"},"modified":"2018-02-22T16:55:19","modified_gmt":"2018-02-22T15:55:19","slug":"centro-pecci-mark-wallinger-mark","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=54057","title":{"rendered":"Centro Pecci &#8211;  MARK WALLINGER MARK"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Centro Pecci inaugura venerd\u00ec 23 febbraio <strong><em>MARK WALLINGER MARK<\/em>, la prima mostra personale in Italia dell\u2019artista inglese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mark Wallinger<\/strong>, nato nel 1959 a Chigwell, \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti artisti contemporanei attivi nel Regno Unito. Noto per la sua ricerca sul tema dell\u2019identit\u00e0 e per aver indagato fin dagli esordi della sua carriera i concetti di potere, autorit\u00e0, inganno e illusione, l\u2019artista utilizza una grande variet\u00e0 di mezzi espressivi, spaziando tra pittura, scultura, fotografia, video, installazione, performance e arte pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una prima candidatura nel 1995, nel 2007 <strong>Wallinger ha vinto il Turner Prize<\/strong> con l\u2019installazione <em>State Britain, <\/em>una replica fedele del presidio di protesta messo in atto in Parliament Square a Londra dall\u2019attivista e pacifista Brian Haw.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Centro Pecci saranno esposte le opere pi\u00f9 significative delle varie fasi della carriera di Wallinger, offrendo cos\u00ec la possibilit\u00e0 al pubblico di comprendere la sua pratica artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo inizia con <em>Ecce Homo<\/em> (1999-2000<em>), <\/em>la prima scultura di arte contemporanea ad aver occupato il piedistallo storicamente vuoto di Trafalgar Square a Londra. La figura di un perseguitato tormentato da una corona di spine rappresentava un interrogativo provocatorio nel suo contrasto con le altre statue presenti nella piazza, in pietra e bronzo, che simboleggiano i principi di una nazione. <em>Ecco l\u2019uomo<\/em>, circondato dal dubbio, in attesa del verdetto finale in risposta alla domanda \u201c\u00c8 un comune mortale o vivr\u00e0 in eterno?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Passport Control <\/em>(1988), una serie composta dagli ingrandimenti di alcune sue fotografie di passaporti rielaborate con scarabocchi di pennarello e bianchetto, Wallinger affronta direttamente le questioni relative agli stereotipi razziali e culturali. Un lavoro lungimirante, se si pensa ai recenti sviluppi geopolitici e alla crescente paranoia associata ai confini internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli <em>id Paintings<\/em> (2015-2016), sviluppati a partire dalla numerosa serie dei <em>Self Portraits<\/em>, rimandano al corpo dell\u2019artista stesso: la sua altezza, sommata all\u2019ampiezza delle sue braccia spalancate, determina infatti le dimensioni della tela. Wallinger adotta delle pose simmetriche, in modo che i gesti sulle due met\u00e0 della superficie pittorica siano speculari, rimandando alla simmetria bilaterale dell\u2019<em>Uomo vitruviano <\/em>di Leonardo da Vinci, ma anche alle macchie del test di Rorschach. Realizzati distribuendo il colore sulla tela attraverso i movimenti spontanei delle mani intinte nella vernice, gli <em>id Paintings<\/em>costituiscono la testimonianza del gesto alla base della loro creazione e del confronto fisico dell\u2019artista con la superficie pittorica. Nel riconoscere forme e figure differenti sulla superficie, ogni spettatore rivela le proprie preferenze e inclinazioni mentre cerca di interpretare quelle dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella variegata serie <em>Self Portraits<\/em> (2007-2015) l\u2019artista prende la lettera maiuscola \u201cI\u201d (\u201cIO\u201d), il pronome personale inglese che ognuno utilizza per riferirsi a s\u00e9 stesso, e cerca di estrarne una forza espressiva; allo stesso modo in <em>Self<\/em> (Symbol) 2017, la stessa \u201cI\u201d maiuscola nel font Symbol \u00e8 espansa fino a diventare una statua tridimensionale della stessa altezza di Wallinger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza dell\u2019artista si avverte chiaramente anche in altre due opere. In <em>Shadow Walker <\/em>(2011), Wallinger ha ripreso la propria ombra che gli si staglia davanti mentre cammina per le strade di Londra, ipotizzando un\u2019esistenza autonoma della sagoma, \u201creale\u201d tanto quanto il corpo dell\u2019artista che l\u2019ha originata. In <em>MARK<\/em> (2010), Wallinger ripete in vari luoghi della citt\u00e0 di Londra il titolo dell\u2019opera, inscrivendolo ripetutamente con un gessetto all\u2019interno della misura standard di un mattone. Un\u2019operazione di tagging imperturbabile viene riproposta attraverso uno slide-show di fotografie in cui la scritta MARK appare nel medesimo punto di fuga prospettico in 2265 immagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>The Unconscious <\/em>(2010) \u00e8 un\u2019installazione costituita da enormi ingrandimenti di fotografie digitali, trovate dall\u2019artista online, che ritraggono delle persone addormentate sui mezzi pubblici. Alle immagini manca la solidit\u00e0 delle fotografie in alta risoluzione, come se i loro soggetti stessero a poco a poco scivolando via dalla dura realt\u00e0 del mondo dei trasporti pubblici, portati alla deriva da interferenze che emergono protettive dalla dimensione del sonno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pietre Prato<\/em> (2018) \u00e8 una nuova opera site-specific realizzata per la mostra. Le pietre numerate a mano con il loro intrinseco contrasto tra il lavoro dell\u2019uomo e la monumentale scala temporale della geologia, convogliano riflessioni sulla mortalit\u00e0 e sulle liste degli scomparsi e degli ignoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chiudere il percorso espositivo vi sono due imponenti video-documentazioni. <em>Construction Site<\/em> (2011) segue le operazioni di tre operai edili intenti ad erigere sulla spiaggia una torre di impalcature perfettamente allineata all\u2019orizzonte, che, una volta completata, viene smantellata e riassemblata da capo. In <em>Sleeper<\/em>(2004) l\u2019artista, indossando un costume da orso, percorre per tutta la notte gli immensi spazi deserti della Neue Nationalgalerie di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>MARK WALLINGER MARK<\/em><\/strong> \u00e8 una mostra itinerante che \u00e8 stata ospitata precedentemente presso il Serlachius Museum di M\u00e4ntt\u00e4 in Finlandia (2016), il The Fruitmarket Gallery di Edimburgo e il Dundee Contemporary Arts di Dundee in Scozia (2017).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Centro Pecci inaugura venerd\u00ec 23 febbraio MARK WALLINGER MARK, la prima mostra personale in Italia dell\u2019artista inglese. 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