{"id":56717,"date":"2018-05-27T13:35:39","date_gmt":"2018-05-27T11:35:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=56717"},"modified":"2018-05-28T22:34:51","modified_gmt":"2018-05-28T20:34:51","slug":"mostre-darte-a-venezia-la-biennale-di-peggy-guggenheim%e2%80%a8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=56717","title":{"rendered":"Mostre d&#8217;arte a Venezia &#8211; la Biennale di Peggy Guggenheim\u2028"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">1948: la Biennale di Peggy Guggenheim<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">A cura di Gra\u017eina Subelyt\u0117<\/span><\/strong><br \/>\n25 maggio \u2013 25 novembre 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Project Rooms, Collezione Peggy Guggenheim<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>La mia mostra ebbe una risonanza enorme e il mio padiglione divenne uno dei pi\u00f9 popolari della Biennale.<\/strong> Tutto ci\u00f2 mi emozionava terribilmente, ma quel che mi piacque di pi\u00f9 fu <strong>veder comparire nei prati dei giardini pubblici i<span style=\"color: #ff00ff;\">l nome Guggenheim<\/span> accanto a quelli della Gran Bretagna, della Francia, dell\u2019Olanda, dell\u2019Austria, della Svizzera, della Polonia<\/strong> [\u2026] Mi sembrava di essere un nuovo paese europeo\u201d.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Peggy Guggenheim,<span style=\"color: #000000;\"> Una vita per l\u2019arte<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2018 ricorre il 70\u00b0 anniversario dell\u2019esposizione della collezione di Peggy Guggenheim<\/strong> alla XXIV Biennale di Venezia, <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">presso il padiglione greco. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per commemorare questo momento dirompente nella storia dell\u2019arte del XX secolo, <strong>la Collezione Peggy Guggenheim presenta 1948:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-la Biennale di Peggy Guggenheim, mostra-omaggio a cura di Gra\u017eina Subelyt\u0117, Assistant Curator del museo, allestita nelle Project Rooms<strong> dal 25 maggio al 25 novembre 2018.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La partecipazione della collezionista americana alla Biennale del 1948, la prima dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale<\/strong>, fu un evento miliare non solo perch\u00e9 fu la prima esposizione pubblica di una collezione privata di arte moderna in Italia dopo due decenni di regime dittatoriale, ma anche perch\u00e9<strong> fu la prima presentazione della collezione in Europa, dopo la chiusura della galleria newyorkese Art of This Century (1942-\u201947) e il trasferimento di Peggy a Venezia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un periodo di interruzione cominciato nel 1942 a causa della guerra, \u00e8 proprio nel \u201848 che la Biennale, fondata nel 1895, comincia a ricoprire un ruolo internazionale sulla scena dell\u2019arte moderna e contemporanea: <strong>dal 6 giugno al 30 settembre viene presentata un\u2019esposizione di capolavori dell\u2019Impressionismo, proposta dallo storico Roberto Longhi,<\/strong> <strong>una retrospettiva delle opere di Picasso, dal 1907 al 1942, e una mostra nel padiglione principale dedicata ad artisti come Otto Dix, Karl Hofer e Max Pechstein che desidera restituire nuova dignit\u00e0 all\u2019arte bollata come \u201cdegenerata\u201d negli anni del Nazismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione della collezione di Peggy Guggenheim, invitata a partecipare dall\u2019allora segretario generale della Biennale Rodolfo Pallucchini su consiglio dell\u2019artista Giuseppe Santomaso, \u00e8 un avvenimento senza precedenti per la manifestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\"><span style=\"color: #000000;\">Non si era mai vista fino ad allora nel Vecchio continente<\/span> una raccolta <span style=\"color: #000000;\">cos\u00ec rappresentativa di \u201copere dell\u2019arte non-oggettiva\u201d<\/span>,<\/span><\/strong> con il merito di offrire esempi di tutte le scuole artistiche, dal Cubismo, al Futurismo, e continuate poi con il Dadaismo, il Surrealismo e l\u2019Espressionismo astratto. Di fatto, pur annoverando gli italiani Giacomo Balla, Gino Severini, Giorgio de Chirico e Massimo Campigli, la collezione comprendeva soprattutto i nomi pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019arte astratta e surrealista, quali Jean Arp, Costantin Brancusi, Alexander Calder, Max Ernst, Alberto Giacometti, Kazimir Malevich, Antoine Pevsner, senza dimenticare i molti artisti americani, da William Baziotes a Jackson Pollock, da Mark Rothko a Clyfford Still, mai esposti al di fuori degli Stati Uniti e qui presenti per la prima volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esponendo l\u2019arte contemporanea dell\u2019epoca, la collezione di <span style=\"color: #ff00ff;\">Peggy Guggenheim si allineava perfettamente con le aspirazioni della Biennal<\/span>e<\/strong> di offrire una visione il pi\u00f9 ampia possibile sullo scenario artistico post-bellico. Negli spazi del padiglione concesso dalla Grecia, allora devastata dalla guerra civile,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Peggy espose centotrentasei opere, una ventina delle quali saranno in seguito donate a vari musei nel mondo,<\/strong> tra cui il Museo d\u2019arte di Tel Aviv, la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museum of Art, Rhode Island School of Design, il Museum of Art dell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Iowa e l\u2019 Art Museum di Seattle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">1948: la Biennale di Peggy Guggenheim <span style=\"color: #000000;\">mira a ricreare l\u2019ambiente del padiglione attraverso<\/span> documenti,<\/span> fotografie, lettere e una maquette<\/strong> che per la prima volta ne ricostruisce gli spazi e l\u2019allestimento originario del \u201948, seguito dall\u2019eminente architetto veneziano Carlo Scarpa, che collabora con la Biennale dal 1948 al 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancheranno alcune delle opere allora in mostra, oggi parte della Collezione Peggy Guggenheim, insieme ad altre in seguito donate, quali Composizione n. 113 (1939) di Friedrich Vordemberge-Gildewart e Composizione (1936) di Jean H\u00e9lion, oggi nella collezione del Museo d\u2019arte di Tel Aviv, e che dagli anni \u201950 non sono mai pi\u00f9 state esposte a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra offrir\u00e0 dunque l\u2019opportunit\u00e0 di riesaminare questo evento quale spartiacque nella carriera di Peggy e nella storia stessa della Biennale di Venezia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">La collezione<span style=\"color: #000000;\"> offr\u00ec infatti agli Europei l\u2019occasione<\/span> di mettersi <span style=\"color: #000000;\">al passo con gli esiti migliori delle avanguardie pi\u00f9<\/span> recenti,<\/span><\/strong> e conoscere gli artisti newyorkesi che avrebbero dominato la scena artistica degli anni \u201950.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cLa fiera delle meraviglie o Guggenheim &#8211; arca di No\u00e8?\u201d, \u201cSpiacenti, abbiamo riso\u201d,<\/strong> cos\u00ec scrivevano alcune riviste dell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">La mostra della collezionista <span style=\"color: #000000;\">cre\u00f2 dunque non poco scompiglio e spaesamento<\/span><\/span><\/strong> nel pubblico e nella critica. Basti ricordare che, nonostante esistesse gi\u00e0 il catalogo della Biennale, Peggy Guggenheim present\u00f2 una propria pubblicazione della mostra, da vendere all\u2019interno del padiglione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un disegno di Max Ernst in copertina, il catalogo aveva la prefazione scritta dalla collezionista stessa, un testo del critico ed editore Bruno Alfieri e testimonianze di Herbert Read, Jean Arp e Max Ernst.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rendere omaggio al Padiglione della \u201cSignora Guggenheim\u201d furono sia il Presidente Luigi Einaudi, sia l\u2019Ambasciatore Americano in Italia, James Dunn. Altro visitatore illustre fu l\u2019anziano storico dell\u2019arte Bernard Berenson,<strong> sui cui testi Peggy Guggenheim studi\u00f2 e si document\u00f2 durante il suo primo viaggio in Europa, agli inizi degli anni \u201920.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur non amando l\u2019arte moderna, Berenson apprezz\u00f2 i quadri di Pollock che \u201cper lui erano come arazzi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una fotografia di Lee Miller cattur\u00f2 una Peggy felicissima durante la visita del critico Lionello Venturi<\/strong>, e fu la Miller stessa a descrivere su British Vogue il padiglione di Peggy come \u201cil pi\u00f9 sensazionale\u201d di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre in concomitanza con il 70\u00b0 anniversario dell\u2019esposizione della collezione di Peggy Guggenheim alla Biennale di Venezia, nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni saranno straordinariamente esposte, per la prima volta negli ultimi vent\u2019anni, tutte e undici le opere di Jackson Pollock, oggi appartenenti alla collezione. Cinque di queste erano in mostra nel Padiglione del \u201948 insieme agli altri capolavori delle avanguardie storiche,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ringraziamento speciale va a Peter Lawson-Johnston, Presidente Emerito della Collezione Peggy Guggenheim, per il supporto alla mostra. Il programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim \u00e8 sostenuto dagli Institutional Patrons \u2013 EFG e Lavazza, da Guggenheim Intrapres\u00e6 e dal Comitato Consultivo del museo. I progetti educativi sono realizzati con il sostegno della Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1948: la Biennale di Peggy Guggenheim A cura di Gra\u017eina Subelyt\u0117 25 maggio \u2013 25 novembre 2018 Project Rooms, Collezione Peggy Guggenheim \u201cLa mia mostra<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34268,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[14845],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56717"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=56717"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56717\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56718,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56717\/revisions\/56718"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=56717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=56717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=56717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}