{"id":58096,"date":"2018-07-13T18:33:30","date_gmt":"2018-07-13T16:33:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58096"},"modified":"2018-07-14T19:33:56","modified_gmt":"2018-07-14T17:33:56","slug":"arte-a-torino-ogr-officine-grandi-riparazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58096","title":{"rendered":"Arte a Torino &#8211; \u00a0OGR &#8211; Officine Grandi Riparazioni"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_58098\" aria-describedby=\"caption-attachment-58098\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=58098\" rel=\"attachment wp-att-58098\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-58098\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-a-luglio-18.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"339\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-a-luglio-18.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-a-luglio-18-265x300.jpg 265w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-58098\" class=\"wp-caption-text\">Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_58099\" aria-describedby=\"caption-attachment-58099\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=58099\" rel=\"attachment wp-att-58099\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-58099\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-luglio-18.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-luglio-18.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Arte-OGR-Torino-300-luglio-18-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-58099\" class=\"wp-caption-text\">Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>OGR &#8211; Officine Grandi Riparazioni, Torino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/em>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a cura di Abaseh Mirvali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>BINARIO 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12 luglio \u2013 30 settembre 2018<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>OGR \u2013 Officine Grandi Riparazioni\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Corso Castelfidardo 22, Torino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>www.ogrtorino.it<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 12 luglio al 30 settembre 2018<\/strong> le <strong>OGR<\/strong> \u2013 <strong>Officine Grandi Riparazioni<\/strong> di Torino presentano <strong><em>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/em><\/strong>, la <strong>prima mostra personale<\/strong> in un\u2019<strong>istituzione italiana<\/strong> del trio di artisti <strong>Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian<\/strong>, di origine iraniana e residenti negli Emirati Arabi, a cura di <strong>Abaseh Mirvali<\/strong>. La mostra nasce come sviluppo del Premio OGR assegnato a Rokni Haerizadeh durante l\u2019edizione 2017 di Artissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/strong><\/em> non vuole essere una retrospettiva o una generica presentazione dell&#8217;opera degli artisti, quanto piuttosto una dimostrazione in situ di come <strong>Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian<\/strong> abbraccino e sviluppino in modo eterogeneo la loro pratica artistica. La mostra creata per le OGR, infatti, nasce come progetto site-specific nel senso pi\u00f9 letterale della locuzione, essendo frutto di un complesso lavoro di allestimento durato due settimane in cui i tre artisti, usando il Duomo delle OGR &#8211; Officine Grandi Riparazioni come atelier temporaneo, hanno messo in scena il loro variegato ed eccentrico mondo grazie a una rodata pratica collaborativa e a un processo creativo che esalta una filosofia di lavoro basata su una realt\u00e0 condivisa e l&#8217;inclusione degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian <strong>hanno infatti aderito a una filosofia di vita incentrata sulla collaborazione creativa,<\/strong> grazie alla quale le loro pratiche individuali interagiscono e si arricchiscono reciprocamente sia dal punto di vista tecnico che linguistico ed espressivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste forme di dialogo intessute tra loro e con altri artisti, amici e collaboratori, i tre artisti hanno dato vita a un linguaggio personale che gli permette di lavorare su livelli diversi e stratificati sia dal punto di vista estetico che del contenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Consapevoli che la loro pratica non comprende solo ci\u00f2 che producono direttamente, ma anche i contributi di altre persone \u2013 artisti, falegnami, allestitori, tecnici, light designer<\/strong> \u2013 Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian rifiutano il concetto di autorialit\u00e0, includendo nelle loro opere tutti coloro che diventano parte del loro processo creativo e produttivo: ognuno partecipa singolarmente alla realizzazione delle loro opere, condividendo con i tre artisti il proprio universo, il modo di pensare e il metodo di lavoro e dando vita in ogni occasione alla creazione di qualcosa di veramente nuovo sotto tutti i punti di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo, con attitudine simile ai membri del gruppo Fluxus, Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian<strong> non considerano le loro opere come opere d&#8217;arte vere e proprie: il senso del lavoro non sta nel risultato finale \u2013 abbia esso la forma di un oggetto, un disegno o di una performance video \u2013 ma nell&#8217;intero processo di esplorazione, evanescente ed effimero, che porta a quel risultato.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/strong><\/em> si concentra dunque su questo <strong>aspetto processuale e inclusivo della pratica artistica del trio, svelandone in qualche modo il dietro le quinte. Parte integrante della loro pratica collaborativa \u00e8 infatti la creazione di una serie di alter ego \u2013 o <em>dastgah<\/em>, parola che nella lingua farsi significa dispositivo o <em>macchina<\/em>, e nella musica tradizionale iraniana si riferisce al termine tecnico di <em>matrice melodica<\/em> \u2013 che permettono ai tre artisti di giocare con le loro identit\u00e0 individuali, lavorando su temi legati al linguaggio, allo spazio vuoto, al potere, alla trasformazione, all&#8217;appartenenza, al dislocamento, all&#8217;esilio, al dolore e alla distruzione<\/strong>. T<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">rasformandosi in <em>dastgah<\/em>, <strong>gli artisti eseguono un atto continuo e ripetitivo come se fossero <em>macchine per dipingere<\/em>, con il corpo coperto da un assemblaggio di oggett<\/strong>i.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali <em>creature<\/em> \u2013 cos\u00ec definite dagli artisti \u2013 vivono in video documentari ma anche in performance video che costituiscono opere d&#8217;arte in s\u00e9: sono personaggi antropomorfi, fitomorfi o zoomorfi, con qualche tipo di limitazione sensoriale o motoria che, secondo gli artisti, permette loro di affinare gli altri sensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Cos\u00ec, piccole persone con naso e orecchie da roditore, code di pesce o teste di lattuga diventano <span style=\"color: #000000;\">protagoniste in un mondo irreale<\/span><\/span><\/strong> che entra nel regno dello spettatore attraverso performance dal vivo o la presentazione fisica delle opere da loro realizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea alla base della <strong>creazione di questi alter ego \u00e8 quella di presentare i corpi degli artisti come ospiti di creature dal regno delle immagini,<\/strong> combinando le reciproche identit\u00e0 in un processo di fusione che permette alle creature di agire secondo i loro specifici bisogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Reinterpretando la pratica dell&#8217;<em>objet trouv\u00e9<\/em>, quando sono creature, gli artisti selezionano, infatti, una serie di oggetti della vita quotidiana<\/strong> per raccontare la loro storia: oggetti logori, malconci o dimenticati vengono reinventati in un mondo parallelo dove acquisiscono nuovi significati, fornendo letture sottili, a volte opache, delle nostre societ\u00e0 contemporanee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sebbene vogliano attirare l&#8217;attenzione sui grandi temi sociali che affliggono la contemporaneit\u00e0, alcuni dei quali con conseguenze umane devastanti,<\/strong> Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian non <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">cercano di trasmettere alcun messaggio morale allo spettatore:<\/span><\/strong> usando il meccanismo della citazione e della decontestualizzazione parlano dunque con apparente leggerezza di contenuti specifici, dal potenziale anche fortemente drammatico, costringendoci a rileggere e reinterpretare la realt\u00e0 con nuovi occhi e una nuova consapevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo accade con particolare evidenza anche nel <strong>percorso della mostra<\/strong><em>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/em>, articolato in una serie di <strong>installazioni e ambienti progressivi<\/strong> in stretto dialogo tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ingresso nello spazio espositivo avviene attraverso <strong><em>Black Hair<\/em><\/strong>, <strong>una video-installazione costruita come un set cinematografico che permette ai visitatori di interagire con la scenografia del video che stanno vedendo, trasferendo il mondo fantastico creato dagli artisti nello spazio reale della mostra e rendendo sfuocati i confini tra realt\u00e0 e finzione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per effetto di una dissolvenza incrociati si passa al secondo ambiente, <strong><em>Slice A Slanted Arc Into Dry Paper Sky<\/em><\/strong>, una mostra nella mostra che gli artisti e i loro <em>dastgah<\/em> costruiscono in forma fluida e flessibile partendo da una rilettura de <em>Le serve <\/em>di Jean Genet, <strong>contaminando lo spazio con utensili domestici, riordinando compulsivamente la camera da letto di Madame in ogni momento, costruendo come una partitura poetica un ambiente affastellato di oggetti e opere d\u2019arte<\/strong> \u2013 tra cui spiccano lavori di Hassan Sharif, Annette Messager, Jean Rustin e James Son Ford Thomas; chiude questo ambiente l\u2019installazione <em><strong>Collected stories by Niyaz and Lo\u2019Bat<\/strong><\/em>: una creatura biomorfa, una specie di paracadute-pipistrello dalle ali ricamate che prende vita in modo autonomo e imprevedibile al passaggio dei visitatori. La serie di lavori su carta <em><strong>Where\u2019s Waldo?<\/strong><\/em> &#8211;\u00a0 esperimento concettuale in cui gli artisti si appropriano e manipolano attraverso la pittura immagini di cronaca tratte dai media e trasmesse dai notiziari \u2013 si affaccia su <em><strong>The Birthday Party<\/strong><\/em>, variopinta installazione-pavimento che prende il titolo dall\u2019omonima pi\u00e8ce teatrale del drammaturgo Harold Pinter:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>il rituale pagano di festeggiamento e purificazione \u00e8 visibile grazie a un video che accompagna la messa in scena dei resti di una festa di compleanno giunta al termine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambiente successivo ruota attorno a due diverse installazioni: <strong><em>Individual Practices<\/em><\/strong> \u2013 archivio di immagini pubbliche e private scattate prima e dopo la rivoluzione iraniana (1978), raccolte negli anni successivi da Ramin Haerizadeh, rielaborate pittoricamente da Rokni Haeridazeh e allestite da Hesam Rahmanian \u2013 e <em><strong>Break Free<\/strong><\/em> \u2013 una natura morta composta di un tavolo, i <em>Fluxkits<\/em> e una serie di oggetti Fluxus (tutti pezzi storici provenienti dalla collezione privata dei tre artisti, realizzati da artisti Fluxus, che cercavano di resistere la trasformazione dell\u2019arte in merce) in cui lo spettatore \u00e8 invitato come commensale. Chiude il percorso <em><strong>From Sea To Dawn<\/strong><\/em>, un\u2019animazione \u2013 o meglio, un dipinto in movimento \u2013<strong> in cui gli artisti costruiscono complessi racconti visivi appropriandosi di immagini tratte dai mass media: dopo aver scaricato e stampato migliaia di fotogrammi tratti da video di YouTube o da varie trasmissioni televisive \u2013 ad esempio documentari e immagini di quotidiani e riviste sulla crisi dei migranti e il conflitto siriano \u2013 gli artisti intervengono sulle immagini<\/strong> per trasformare i loro protagonisti in creature ibride, incroci di animali ed esseri umani. Da questi disegni emerge un\u2019immagine dell\u2019umanit\u00e0 violenta e mostruosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che nasce come filmato documentario o di reportage si trasforma in una complessa allegoria dell\u2019universalit\u00e0 della violenza, coinvolgendo lo spettatore e risvegliandolo dallo stato di assuefazione causato dalla comunicazione di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Forgive me, distant wars, for bringing flowers home<\/strong><\/em> \u00e8 una mostra prodotta e realizzata dalle OGR \u2013 Officine Grandi Riparazioni &#8211; sotto la Presidenza di Fulvio Gianaria, la Direzione Generale di Massimo Lapucci e la Direzione Artistica di Nicola Ricciardi, con il fondamentale supporto di Fondazione CRT.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 stata realizzata con il contributo di <strong>Alserkal Avenue, Artissima, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e con la collaborazione del Teatro Regio di Torino.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ringraziamento speciale a Gallery Isabelle van den Eynde (Dubai), Galerie Krinzinger (Vienna), In Situ Fabienne Leclerc (Parigi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OGR &#8211; Officine Grandi Riparazioni, Torino Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian\u00a0 Forgive me, distant wars, for bringing flowers home\u00a0 a cura di Abaseh<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58100,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[15181],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58096"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58096"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58096\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58101,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58096\/revisions\/58101"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58100"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}