{"id":58664,"date":"2018-08-02T15:17:49","date_gmt":"2018-08-02T13:17:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58664"},"modified":"2018-08-02T15:17:49","modified_gmt":"2018-08-02T13:17:49","slug":"mediterraneo-politica-eventi-preparatori-towards-med-per-incontro-annuale-22-24-novembre-a-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58664","title":{"rendered":"Mediterraneo politica &#8211; Eventi preparatori \u201cTowards Med\u201d &#8211; per incontro annuale 22 &#8211; 24 novembre a Roma"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da: ISPI &#8211; Istituto per gli Studi di Politica Internazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">&#8221; &#8230; Il codice frontiere Schengen consente gi\u00e0 <span style=\"color: #000000; text-decoration: underline;\">ai cittadini di paesi terzi di rifiutare l&#8217;ingresso alla frontiera, ad esempio se non dimostrano di disporre di mezzi finanziari sufficienti per sostentarsi&#8221;.<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">MED 2018<\/span><\/strong><br \/>\n\u201ca year-long initiative\u201d per il Mediterraneo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli eventi <strong>preparatori della serie \u201cTowards Med\u201d &#8211; che precede l\u2019incontro annuale che si terr\u00e0 dal 22 al 24 novembre prossimo a Roma<\/strong> &#8211; non sono solo aumentati quest\u2019anno, ma stanno toccando sedi e temi cruciali per stimolare il dibattito sul Mediterraneo allargato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi, infatti, <strong>l\u2019ISPI e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno realizzato incontri a Bruxelles, Istanbul, Londra e Rabat, parlando di Siria, giovani, Israele, Iran e Hezbollah, dialogo interreligioso e deradicalizzazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Entro ottobre sono previste <span style=\"color: #ff0000;\">conferenze a Firenze, Mosca, Tunisi, Washington e Milano<\/span> su Potere e Religione, Siria, Libia e Yemen e Terrorismo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 a contribuito a fare di <strong><span style=\"color: #ff0000;\">MED una \u201cyear-long initiative\u201d e, sempre di pi\u00f9, un hub e uno strumento di dialogo e confronto<\/span><\/strong>, grazie anche al coinvolgimento di prestigiosi partner in tutto il mondo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The German Marshall Fund, Al-Sharq Forum, International Crisis Group, All Party Parliamentary Group for International Freedom of Religion or Belief, FoRB&amp;FPI della University of Sussex, OCP Policy Center, Atlantic Council, George Washington University, University of Pennsylvania, CEMI, Russia International Affairs Council, European University Institute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ULTIME PUBBLICAZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>RAPPORTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni, la regione MENA (<em>MENA<\/em>\u00a0= Middle East and North Africa), \u00e8 stata <strong>testimone di un aumento dell&#8217;estremismo e della radicalizzazione jihadista, poich\u00e9 i paesi dell&#8217;area sono stati colpiti da una serie di attacchi terroristici mortali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando le autorit\u00e0 hanno risposto alla minaccia, \u00e8 diventato chiaro che <strong><span style=\"color: #ff0000;\">per contrastare efficacemente il fenomeno, le misure repressive tradizionali dovevano essere ora accompagnate da metodi alternativi di prevenzione, riabilitazione e dissuasione.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno reagito diversi governi del Mediterraneo? Che tipo di misure alternative sono state prese? Quanto sono state efficaci queste politiche? Quali ulteriori passi possono essere presi per rafforzare la risposta delle autorit\u00e0?<br \/>\nQuesti sono solo alcuni dei problemi chiave che questo rapporto ISPI intende trattare. Gli esperti di questo volume illustrano le politiche di contrasto, prevenzione e de-radicalizzazione che sono state adottate dai paesi della regione MENA, rivelando tendenze emergenti, lezioni apprese e panoramiche di questo stato di sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De-Radicalization in the Mediterranean<br \/>\na cura di Lorenzo Vidino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">POLICY BRIEF<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono trascorsi ormai quasi sette anni dalla caduta del regime di Gheddafi,<\/strong> che ha fatto precipitare la situazione in Libia in una sorta di \u201ccaos organizzato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambiano i leader, cambiano le alleanze, ma<span style=\"color: #ff0000;\"> le istituzioni statali restano deboli, confinate a una piccola parte del territorio, talvolta sdoppiate tra est e ovest del paese,<\/span> mentre le appartenenze sub-nazionali continuano ad avere la meglio sul processo di ricostruzione di una nuova legittimit\u00e0 e identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Una situazione nella quale i traffici illeciti che attraversano il paese \u2013 incluso quello di esseri umani \u2013 possono proliferare e consolidarsi.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla difficolt\u00e0 di ricostruire le istituzioni statali in Libia,<strong> \u00e8 giunto il momento di chiedersi se non sia l\u2019intero processo politico a dover essere ripensato, coinvolgendo in particolare quegli attori che <span style=\"text-decoration: underline;\">sono spesso stati esclusi<\/span><\/strong> o (almeno formalmente) relegati ai margini: le milizie.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><\/h3>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">La ricomposizione fallita della Libia e il ruolo delle milizie<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare quasi inutile ricordare come<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> i tentativi di ricomposizione del quadro interno della Libia nella fase post-Gheddafi non siano riusciti a contribuire significativamente alla pacificazione, all\u2019unificazione e al consolidamento socio-politico e istituzionale del paese.<\/strong> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le motivazioni sono complesse e <strong>risiedono in buona parte nella natura dell\u2019identit\u00e0 multipla della Libia (regionalismi, localismi, tribalismi),<\/strong> nella progressiva polarizzazione politica seguita al <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">fallimento delle primavere arabe (islamisti vs militari\/nazionalisti)<\/span><\/strong><\/span>, ma anche e soprattutto nel <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>ruolo disgregante degli attori internazionali (europei compresi), ognuno dei quali ha cercato di favorire un gruppo interno a discapito dell\u2019altro<\/strong><\/span> nel tentativo di avere influenza sul paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Libia appare ora come una frastagliata composizione di centinaia di milizie,<\/strong> alleate soprattutto, ma non affatto esclusivamente, in un paio di coalizioni: la prima attorno al Governo di Unit\u00e0 Nazionale guidato da Fayez al-Serraj voluto dalle Nazioni Unite; il secondo attorno al feldmaresciallo Khalifa Haftar e al parlamento che risiede a Tobruk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Preso atto del fallimento di processi di riconciliazione nazionale<\/span><\/strong> basati esclusivamente su figure politiche o civili che hanno scarso leverage su chi detiene il reale controllo territoriale nel paese, <strong>non \u00e8 mancato chi ha sostenuto che sia necessario un progressivo coinvolgimento dei gruppi armati nelle trattative<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Tuttavia non si \u00e8 mai andati fino in fondo nell\u2019elaborazione di una strategia articolata che contemplasse anche questa possibilit\u00e0.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia degli ultimi decenni offre numerosi esempi del fatto che,<strong> laddove queste sono presenti, le milizie svolgono un ruolo determinante nei processi di (ri)unificazione nazionale. Seppur con caratteristiche diverse, l&#8217;Afghanistan, l&#8217;Iraq e la Somalia, tra gli altri, sono tutti casi rappresentativi di quanto sia profonda l\u2019interazione di milizie e gruppi armati con lo stato e con le societ\u00e0 di appartenenza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\"> Il processo e l&#8217;ambiente che consentono ai gruppi armati di emergere e radicarsi, talvolta molto rapidamente, possono essere molto difficili da modificare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cose si fanno ancora pi\u00f9 complicate quando si moltiplicano le ingerenze di attori esterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">E tentare di rimuovere <em>manu militari<\/em> gli attori che la comunit\u00e0 internazionale considera illegittimi,\u00a0<span style=\"color: #000000; text-decoration: underline;\">pu\u00f2 portare alla proliferazione di ulteriori gruppi armati.<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><\/h3>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Il processo di <span style=\"color: #ff0000;\">industrializzazione dei traffici illeciti<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>In Libia, le milizie sono anche le principali responsabili del processo di industrializzazione e concentrazione dei traffici illeciti<\/strong><\/span> \u2013 <span style=\"color: #ff0000;\">compreso quello di esseri umani \u2013<\/span> cui abbiamo assistito negli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione in Libia oggi \u00e8 infatti sempre meno simile a quella del 2012-2014, quando un numero superiore di gruppi concorreva nel tentativo di espandere la propria influenza e il proprio controllo sia sul territorio, sia sulla gestione dei traffici[1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, al contrario,<strong> in molte delle citt\u00e0 lungo la costa della Tripolitania<\/strong> la situazione appare ben pi\u00f9 chiara, con<strong> il ruolo di alcuni attori che si \u00e8 andato consolidando a discapito di altri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per usare un paragone economico, potremmo definire questa evoluzione come un <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>passaggio da una situazione di concorrenza imperfetta a una di oligopolio<\/strong><\/span>[2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per convincersi della p<strong><span style=\"color: #ff0000;\">rogressiva concentrazione del traffico di migranti in Libia basta osservare due cose:<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la distribuzione delle localit\u00e0 costiere da cui vengono fatti partire i migranti e <strong>la durata temporale del netto calo delle partenze. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista geografico, fino a inizio 2015 le partenze, pur concentrandosi comunque in Tripolitania, erano ancora pi\u00f9 equamente distribuite lungo la costa libica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel momento in avanti si \u00e8 assistito a <strong>una loro concentrazione in aree di poche decine di chilometri, alternativamente a ovest di Tripoli, tra Sabratha e le cittadine circostanti, o immediatamente a est, tra Misurata e Gasr Garabulli<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Le localit\u00e0 da cui partono i migranti si sono insomma ridotte, c<\/span><\/strong>on periodi in cui addirittura solo una delle due \u201cregioni dei traffici\u201d \u00e8 stata protagonista della grande maggioranza dei flussi, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>a testimonianza di un sempre maggiore controllo dei traffici da parte delle milizie di luoghi specifici lungo la costa ovest<\/strong><\/span>[3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Sul fronte temporale, proprio la notevole durata del forte calo delle partenze dalle coste libiche, che entra in queste settimane nel suo tredicesimo mese (vedi Fig. 1), indica che un limitato numero di attori sulla terraferma \u00e8 riuscito progressivamente a concentrare nelle proprie mani il controllo dei traffici,<\/span> <\/strong>riuscendo a condizionare per lungo tempo l\u2019entit\u00e0 delle partenze, come agendo su un rubinetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un calo cos\u00ec netto e prolungato non sarebbe possibile in una situazione di maggiore concorrenzialit\u00e0 dei traffici, in cui, fatta costante la domanda di raggiungere l\u2019Europa, al venire meno di un attore ne sarebbero rapidamente subentrati altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 1 \u2013 Partenze mensili dalla Libia, gennaio 2016 \u2013 giugno 2018<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ispionline.it\/sites\/default\/files\/copertine\/libia_migranti_milizie_grafico_1.png\" alt=\"\" width=\"60%\" \/><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: elaborazioni su dati UNHCR, IOM e Ministero dell\u2019Interno<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Nel dibattito pubblico <span style=\"color: #000000;\">e in quello politico sembra invece mancare la consapevolezza di come il coinvolgimento delle milizie possa contribuire a contenere<\/span> e stabilizzare nel lungo periodo i flussi dalla sponda sud.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Altres\u00ec, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>manca la percezione dell\u2019urgenza e della necessit\u00e0 di coinvolgere questi attori in maniera pi\u00f9 strutturata nei tentativi di stabilizzare il paese<\/strong> <\/span>e di renderlo meno penetrabile da flussi migratori scarsamente controllabili.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il tentativo di blocco degli arrivi in Italia dell\u2019ultimo mese e mezzo sembra rispondere a un\u2019ottica di breve e non di lungo periodo, poich\u00e9 mira a forzare la mano dei partner europei senza pero affrontare alla radice il problema libico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 align=\"center\">Il ruolo delle milizie nella ricostruzione<\/h2>\n<p align=\"center\">Un tentativo di coinvolgere le milizie nella ricostruzione dello stato libico c\u2019\u00e8 stato, in particolare durante il periodo di Ali Zeidan, ma ha avuto scarso successo.<\/p>\n<p align=\"center\">Ci\u00f2 \u00e8 stato dovuto in particolare al fatto che<strong> il tentativo di integrazione delle milizie nella polizia o nelle forze armate sia rimasto solamente un tentativo \u201ctecnico\u201d e non realmente politico.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>\u00c8 mancato sostanzialmente un vero programma di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (DDR)<\/strong> <\/span>che riuscisse a restituire allo stato il monopolio legittimo dell\u2019uso della forza. In particolare,<strong><span style=\"color: #ff0000;\"> i gruppi armati non sono stati sufficientemente incentivati a disarmarsi,<\/span> <\/strong>offrendo loro per esempio la prospettiva di un processo di reintegrazione che non solo sociale ed economica del singolo ex-combattente, ma anche politica per l\u2019intero gruppo.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Il risultato \u00e8 stato che le milizie hanno ottenuto una doppia affiliazione: formalmente erano sotto il controllo del Ministero dell\u2019Interno o della Difesa, mentre informalmente continuavano ad appartenere alla comunit\u00e0 locale<\/strong><\/span> che le aveva costituite e alla leadership politica, al signore della guerra o al leader tribale di riferimento.<\/p>\n<p align=\"center\">La narrativa che viene spesso utilizzata per descrivere la questione dei gruppi armati \u00e8 di scarsa utilit\u00e0, in quanto, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>con poco realismo, tende a considerare questi attori come un blocco unico, respingendoli nella loro interezza come gruppi criminali e minacce per lo stato.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">Questa visione <strong>non tiene conto della legittimit\u00e0, talvolta anche ampia, di cui le milizie godono all&#8217;interno delle rispettive comunit\u00e0 locali<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong> Attori come Hezbollah, le Tigri Tamil, l&#8217;Esercito di Liberazione del Kosovo e l&#8217;Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) sono stati organizzati come entit\u00e0 distinte dallo stato e in opposizione a esso, in gran parte come risultato delle richieste locali e delle rimostranze delle rispettive comunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Tuttavia, allo stesso tempo, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">avendo stabilito le proprie istituzioni parallele, questi attori si sono dati un ruolo di \u201ccostruttori\u201d di statualit\u00e0 \u2013<\/span><\/span><\/strong> seppur spesso non sull\u2019intero territorio nazionale \u2013<strong> risultando di fatto degli interlocutori imprescindibili per le istituzioni riconosciute nel processo di pacificazione di societ\u00e0 reduci da un conflitto<\/strong> e di consolidamento dei rispettivi stati-nazione [4].<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>L\u2019esclusione delle milizie da qualsiasi trattativa,<\/strong> inoltre,<span style=\"color: #ff0000;\"> non tiene sostanzialmente conto della realt\u00e0,<\/span> che vede in pi\u00f9 casi gli attori non statali armati soppiantare lo stato nella fornitura di servizi e sicurezza.<\/p>\n<p align=\"center\">Pensare che le milizie debbano per forza svolgere un ruolo oppositivo rispetto agli attori statali \u00e8 fuorviante: <strong>se gestita bene, la concorrenza tra attori statali e non pu\u00f2 diventare in alcuni casi cooptazione, e le azioni dei miliziani possono rafforzare gli obiettivi nazionali, per esempio contrastando altre milizie scopertamente \u201canti-stato\u201d.<\/strong><\/p>\n<h3 align=\"center\"><\/h3>\n<h2 align=\"center\">Che fare?<\/h2>\n<p align=\"center\"><strong>Il coinvolgimento formale le milizie nelle trattative, volto a trasformarle da semplici attori militari in attori politici, dovrebbe essere rimesso al centro del tentativo di mediazione internazionale in Libia<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"center\">Per il momento, i negoziati sotto gli auspici dell\u2019Onu hanno evitato di farlo, lasciando invece che a trattare con le milizie fossero, tutt\u2019altro che alla luce del sole, gli attori esterni con specifici interessi nel paese.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">Anche i pi\u00f9 recenti tentativi di mediazione <span style=\"color: #000000; text-decoration: underline;\">hanno escluso gli attori che realmente detengono potere in Libia, ossia gli attori non statuali armati<\/span><\/span><\/strong><\/span><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"center\">A fine maggio il presidente francese Macron ha convocato a Parigi diversi esponenti politici libici.<\/p>\n<p align=\"center\">La \u201cConferenza sulla Libia\u201d si \u00e8 conclusa con una dichiarazione condivisa dal presidente del Governo di Accordo nazionale, al-Serraj, il presidente della Camera dei Deputati di Tobruk, Saleh Issa, il presidente dell\u2019Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled Mishri, e il capo supremo dell\u2019Esercito nazionale libico, Khalifa Haftar.<\/p>\n<p align=\"center\">I quattro si sono impegnati a sostenere elezioni legislative e presidenziali il 10 dicembre 2018 e, prima delle elezioni, a facilitare il referendum per l\u2019approvazione della Costituzione, unitamente all\u2019emissione della necessaria legislazione elettorale entro il 16 settembre.<\/p>\n<p align=\"center\">Tuttavia, ancor prima dell\u2019inizio della Conferenza, diversi gruppi di milizie in Tripolitania si sono dissociati dall\u2019iniziativa francese.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Al rientro dei vertici politici, e di al-Serraj in particolare, alcuni miliziani, come quelli appartenenti alla Guardia presidenziale, si sono ritirati dalle istituzioni di cui avrebbero dovuto garantire la sicurezza,<\/strong> <span style=\"color: #ff0000;\">inviando un chiaro messaggio di opposizione alla conferenza di Parigi,<\/span> a dimostrazione del fatto che serve a poco convocare rappresentanti politici che non hanno vera rappresentativit\u00e0 sul terreno, e c<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>he firmano accordi e fanno dichiarazioni che non sono in grado di implementare. <\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">Il tentativo di rendere al-Serraj il rappresentante di una serie di attori militari della capitale e della Tripolitania appare quindi a rischio<\/p>\n<p align=\"center\">. Allo stesso modo anche la rappresentativit\u00e0 delle milizie e degli interessi di Misurata appare in crisi dopo l\u2019avvicendamento alla guida dell\u2019Alto Consiglio di Stato di Tripoli, dove a\u00a0 inizio aprile il misuratino Abdulrahman al-Swehli ha lasciato il posto al gi\u00e0 menzionato Khaled Mishri, rappresentante di una corrente politica, la Fratellanza musulmana, e non di un\u2019area territoriale.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Il fatto che le milizie abbiano un ruolo fondamentale nella recente sistematizzazione dei traffici illeciti<\/strong> <\/span>porta a una seconda considerazione: <strong><span style=\"color: #ff0000;\">se si vogliono contrastare i traffici illeciti bisogna dotare le milizie di fonti di finanziamento alternative<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p align=\"center\">Sarebbe dunque <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>necessaria una seria riflessione sui meccanismi di redistribuzione della rendita derivante dai proventi degli idrocarburi nel paese.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">La Libia \u00e8 un rentier state, che basa i propri introiti quasi esclusivamente sulla vendita di petrolio e gas.<\/p>\n<p align=\"center\">E non va dimenticato che, nonostante la crisi di produzione causata dall\u2019instabilit\u00e0 che \u00e8 seguita alla caduta di Gheddafi, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">potenzialmente la Libia continua ad essere uno dei paesi africani pi\u00f9 ricchi.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>\u00c8 dunque normale che parte del gioco che coinvolge attori interni ed esterni giri attorno al controllo degli idrocarburi. <\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">A questa evidenza per\u00f2 non \u00e8 corrisposta una sufficiente discussione del problema nel corso dei negoziati.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Il tema di come l\u2019industria petrolifera debba essere gestita e di come la rendita debba essere redistribuita all\u2019interno della molteplicit\u00e0 degli attori libici (municipalit\u00e0, regioni, minoranze, \u2026) non \u00e8 stato sufficientemente discusso,<\/strong><\/span> e ci\u00f2 rappresenta quindi un forte limite a qualsiasi attivit\u00e0 negoziale, come riconosciuto recentemente anche da Mustafa Sanalla, presidente della compagnia petrolifera nazionale [5].<\/p>\n<p align=\"center\">Neppure le sanzioni, che impongono l\u2019unitariet\u00e0 delle istituzioni finanziarie libiche [6], sono risultate sufficienti a evitare la loro divisione in pi\u00f9 entit\u00e0 parallele.<\/p>\n<p align=\"center\">La volont\u00e0 espressa da Haftar di <strong>voler affidare alla LNOC di Bengasi i diritti di vendita degli idrocarburi degli impianti da lui controllati\u00a0 \u2013 anche se poi la richiesta non ha avuto seguito \u2013 costituisce una seria minaccia alla possibilit\u00e0 di esistenza di una Libia unita.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Per quanto riguarda le rendite petrolifere, c\u2019\u00e8 spazio per rendere la redistribuzione pi\u00f9 intelligente ed efficace.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">La redistribuzione ha il potere di diffondere un minimo di benessere e attivare attivit\u00e0 produttive. <\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>A lungo termine, quindi, anche di sostituire l\u2019economia nera con attivit\u00e0 formali, producendo un effetto calmierante sui traffici illeciti e facendo percepire i benefici del rentier state alle comunit\u00e0 locali<\/strong> [8]. \u00c8 chiaro, in questo senso, che sicurezza ed economia devono procedere di pari passo all\u2019interno di un processo di ricostruzione dello stato libico [9].<\/p>\n<p align=\"center\">Proprio la recente visita in Libia del ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi pu\u00f2 essere intesa come il tentativo di riattivare un canale privilegiato con Tripoli, tramite l\u2019accordo bilaterale che consentiva alle aziende italiane di svolgere lavori pubblici in Libia.<\/p>\n<p align=\"center\">Questo faciliterebbe il tentativo di ricreare quel tessuto connettivo che ha certamente favorito la penetrazione economica e politica dell\u2019Italia in Libia, ma che al contempo \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario alla Libia stessa per rimettere in moto l\u2019economia.<\/p>\n<p align=\"center\">Pochi giorni fa il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte ha annunciato che si terr\u00e0 in autunno una conferenza sulla Libia che \u00e8 in questi giorni in fase di preparazione, e che servir\u00e0 a dare un seguito ideale &#8220;a quella di Parigi,<strong> per coinvolgere tutti gli attori&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"center\">Come gi\u00e0 argomentato in passato, [10] <strong>per condurre una trattativa \u00e8 necessario che chi siede al tavolo del negoziato sia rappresentativo di tutte le parti della societ\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Non \u00e8 pensabile che si possa comporre un tavolo solo con chi ha espresso la volont\u00e0 di sedervisi.<\/span><\/strong> Cos\u00ec facendo, nel passato anche pi\u00f9 recente, si sono prese decisioni e si sono siglati accordi (come quelli di Skhirat) che <strong>non avevano per\u00f2 reale possibilit\u00e0 di trovare effettiva applicazione sul terreno.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Bene ha fatto quindi il presidente Conte a dare enfasi all\u2019intenzione di coinvolgere tutti gli attori che \u201ca qualunque titolo possono dare un contributo\u201d<\/strong>, se si interpreta il riferimento come non limitato alle sole potenze esterne. Se vogliamo che alle parole dei negoziati facciano seguito i fatti \u00e8 indispensabile che si arrivi alla conferenza dopo un lavoro di preparazione \u201cbottom up\u201d, inclusa un\u2019opera di convincimento degli attori non statuali che al momento della conferenza avrebbero la possibilit\u00e0 di manifestare apertamente le proprie posizioni e i propri obiettivi politici.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>La conferenza dovrebbe darsi l\u2019obiettivo di trovare un consenso tra il numero maggiore possibile di parti coinvolte intorno a pochi punti fondamentali<\/strong> di un reale state building, in particolare riguardo all\u2019assetto istituzionale della nuova Libia e alla ripartizione sul territorio nazionale dei proventi petroliferi.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>L\u2019alternativa conduce inevitabilmente a risultati elettorali che con ogni probabilit\u00e0 saranno la premessa a nuove escalation di violenza<\/strong>, soprattutto nel caso si arrivi al voto \u2013 quando mai esso sar\u00e0 \u2013 senza l\u2019impegno di tutti al rispetto delle minoranze, politiche ed etniche, e in un contesto in cui manchi ancora la percezione diffusa che il nuovo percorso sia stato deciso insieme.<\/p>\n<p align=\"center\">\n<\/div>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong><\/h3>\n<div style=\"text-align: justify;\">1. P. Campana, \u201cOut of Africa: The organization of migrant smuggling across the Mediterranean\u201d, European Journal of Criminology, vol. 15, no. 4, 2018<br \/>\n<span lang=\"EN-GB\" xml:lang=\"EN-GB\">2. Si vedano a tal proposito i seguenti Report: <\/span><span lang=\"EN-US\" xml:lang=\"EN-US\"><a href=\"http:\/\/frontex.europa.eu\/assets\/Publications\/Risk_Analysis\/AFIC\/AFIC_2016.pdf\"><span lang=\"EN-GB\" xml:lang=\"EN-GB\">Frontex, Africa-Frontex Intelligence Community Joint Report 2016<\/span><\/a><\/span><span lang=\"EN-GB\" xml:lang=\"EN-GB\">, aprile 2017; e C. Heller, L. Pezzani, \u00a0and N. Porsia, <\/span><span lang=\"EN-US\" xml:lang=\"EN-US\"><a href=\"https:\/\/blamingtherescuers.org\/report\/\"><span lang=\"EN-GB\" xml:lang=\"EN-GB\">Blaming the Rescueers<\/span><\/a><\/span><span lang=\"EN-GB\" xml:lang=\"EN-GB\">, Goldsmiths University of London, 2017.<\/span><br \/>\n3. REACH Initiative, \u201cMixed migration routes and dynamics in Libya: The impact of EU migration measures on mixed migration in Libya\u201d, aprile 2018.<br \/>\n4. Per una elaborazione teorica sul tema si veda R Alaaldin, \u201cGruppi armati, governance e il futuro del Medio Oriente\u201d, in <span lang=\"EN-US\" xml:lang=\"EN-US\"><a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/rapporto-2018-sempre-piu-un-gioco-grandi-e-leuropa-19614\"><span lang=\"IT\" xml:lang=\"IT\">Sempre pi\u00f9 un gioco per grandi. E l&#8217;Europa?<\/span><\/a><\/span>, a cura di A. Colombo e P. Magri, Milano, Ledizioni-ISPI 2018.<br \/>\n5. \u201cAbbiamo bisogno di un vero dibattito nazionale sulla distribuzione dei proventi del petrolio. Essa \u00e8 alla radice della recente crisi\u201d, ha <a href=\"http:\/\/www.ansamed.info\/ansamed\/it\/notizie\/rubriche\/politica\/2018\/07\/11\/libia-haftar-rida-terminali-petrolio-riprende-export_c4e44019-2fa1-4633-8e56-c18d3714233d.html\">affermato nella nota<\/a> il presidente della Noc, Mustafa Sanalla<br \/>\n6. Tutta una serie di risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU impone l\u2019embargo sulle armi, il divieto di viaggio, il congelamento dei beni e misure relative alle esportazioni illecite di petrolio riconoscendo l\u2019unitariet\u00e0 delle istituzioni finanziarie ed economiche libiche e imponendo la nullit\u00e0 dei contratti di vendita siglati senza l\u2019autorizzazione della stessa: 1970 (2011), 1973 (2011), 2009 (2011), 2040 (2012), 2095 (2013), 2144 (2014), 2146 (2014), 2174 (2014), 2213 (2015), 2278 (2016), 2292 (2016), and 2357 (2017)<br \/>\n7. &#8220;<a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2018\/07\/11\/libia-haftar-rida-terminali-petrolio_05e91815-3fb6-4e15-8b13-3848cdeb0392.html\">Haftar rid\u00e0 terminali petrolio<\/a>&#8220;, agenzia Ansa, 11 luglio 2018<br \/>\n8. La narrazione predominante dipinge il traffico di migranti come fortemente redditizio per le organizzazioni criminali. I dati dimostrano invece che, malgrado le entrate siano concentrate e \u201csbilanciate\u201d verso un gruppo ristretto di persone, in Libia la loro entit\u00e0 non \u00e8 tale da modificare in maniera strutturale l\u2019economia locale, e le rendite petrolifere potrebbero facilmente sostituire i ricavi persi dal mancato traffico dei migranti. Per dare le corrette dimensioni del fenomeno, lo UNODC stima che nel 2016 che per uscire dalla Libia ciascun migrante pagasse circa 3.000 dollari \u2013 si veda UNODC, Global Study on Smuggling of Migrants, United Nations Publications, giugno 2018. Questo equivale a entrate per circa 350 milioni di dollari nel 2017 (119.000 persone giunte in Italia), e non superiori ai 490 milioni di euro nei periodi di massimo flusso (circa 162.000 persone giunte in Italia nel 2016 dopo essere partite dalla Libia). Per confronto, supponendo una produzione di petrolio di 1 milioni di barili al giorno e un prezzo al barile sui 72,9 dollari (prezzo Brent al 19 luglio 2018), le attuali entrate da proventi petroliferi supererebbero i 26,5 miliardi di dollari. In sostanza, il traffico di migranti dalla Libia \u201cvale\u201d meno del 2% delle entrate petrolifere nazionali.<br \/>\n9. Sul tema della necessit\u00e0 di un\u2019agenda economica per la Libia si veda G. Falco e A. Forni, \u201c<span lang=\"EN-US\" xml:lang=\"EN-US\"><a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/libyas-crisis-what-agenda-whose-agenda-20634\"><span lang=\"IT\" xml:lang=\"IT\">Libya Vision 2030: An Economic Development Agenda for Reconciliation<\/span><\/a><\/span>\u201d, Milano, ISPI, 28 maggio 2018.<br \/>\n10. Sul tema si veda A. Sanguini e Arturo Varvelli, \u201c<span lang=\"EN-US\" xml:lang=\"EN-US\"><a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/contribuire-alla-stabilizzazione-della-libia-19714\"><span lang=\"IT\" xml:lang=\"IT\">Contribuire alla stabilizzazione della Libia<\/span><\/a><\/span>\u201d, Milano, ISPI, 26 febbraio 2018.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono necessariamente le posizioni dell\u2019ISPI<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Libia tra conflitto e migranti: ripensare il ruolo delle milizie<br \/>\ndi Arturo Varvelli e Matteo Villa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DOSSIER<\/strong><\/p>\n<p>Criminalit\u00e0 informatica e relazioni internazionali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I criminali informatici sono tra i pi\u00f9 grandi spendaccioni nella ricerca e nello sviluppo di capacit\u00e0 informatiche offensive all&#8217;avanguardia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sfruttano l&#8217;asimmetria del cyberspazio, in cui un attacco costa molto meno la difesa, e sfruttano appieno la nostra mancanza di consapevolezza sui problemi di sicurezza informatica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono difficili da anticipare, rintracciare e contrastare: \u00e8 quasi impossibile consegnarli alla giustizia. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma guardare alla criminalit\u00e0 informatica in una semplice prospettiva di contrasto potrebbe essere fuorviante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo quarto dossier dell&#8217;ISPI Center on Cybersecurity si concentra sulla minaccia strategica che la criminalit\u00e0 informatica organizzata a livello transnazionale pone alla sicurezza nazionale e internazionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">La criminalit\u00e0 informatica alimenta la proliferazione delle armi cibernetiche,<\/span><\/strong><\/span> alcune delle quali gi\u00e0 prese di mira le infrastrutture critiche nazionali, ed \u00e8 stata utilizzata come proxy dai governi che cercano di far avanzare i propri interessi strategici pur mantenendo una plausibile negabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il crimine informatico potrebbe degenerare in una futura crisi internazionale?<\/strong> La comunit\u00e0 internazionale sta facendo abbastanza per affrontare questa minaccia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fabio RuggeISPI<\/p>\n<p>Criminalit\u00e0 organizzata transnazionale e organizzazioni estremiste violente: quali collegamenti?<br \/>\nFrancesca BoscoUNICRI, Michael Becker University of Maryland<\/p>\n<p>Darkweb e cybercrime<br \/>\nNicole Van Der MeulenEUROPOL<\/p>\n<p>Cooperazione rafforzata in materia di criminalit\u00e0 informatica: un caso per un protocollo della convenzione di Budapest<br \/>\nAlexander SegerCouncil of Europe<\/p>\n<p>I criminali informatici come estensioni del potere statale?<br \/>\nAlexander KlimburgGCSC Initiative and Secretariat<\/p>\n<p>Ricerca e menomazione: i criminali informatici come stimolanti di nuove capacit\u00e0 informatiche dannose<br \/>\nGiorgio Mosca Leonardo e Confindustria Digitale<\/p>\n<p>Criminalit\u00e0 informatica come servizio<br \/>\nCorrado GiustozziPSG, ENISA<\/p>\n<p>Tracce multilaterali per affrontare la criminalit\u00e0 informatica: una panoramica<br \/>\nSamuele DominioniISPI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cybercrime as a threat to international security<br \/>\na cura di Fabio Rugge<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dossier<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Threats and Partners: Framing NATO\u2019s Southern Challenges<br \/>\na cura di Eleonora Ardemagni<\/p>\n<section id=\"block-system-main\" class=\"block block-system clearfix\">\n<div class=\"block-content\">\n<article id=\"node-20932\" class=\"node node-pubblicazione node-promoted clearfix\">\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;11 e il 12 luglio la NATO si \u00e8 riunita a Bruxelles per il vertice del 2018, nel quadro delle <strong>crescenti tensioni geopolitiche con la Russia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme all&#8217;obiettivo di spesa del 2% del PIL, i dibattiti su un Vertice si <strong>sono concentrati principalmente sulla complessa relazione con Mosca: che dire del Sud?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una serie di argomenti preoccupanti provengono dal versante sud:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">frammentazione degli Stati, proliferazione di missili balistici, jihadismo e crimine organizzato, migrazione incontrollata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I poteri vecchi e nuovi si contendono il potere di leva nelle acque del Mediterraneo orientale, mentre i vari soggetti interessati, a volte in competizione tra loro, faticano a trovare un equilibrio di sicurezza in Nord Africa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La NATO \u00e8 pronta a far fronte a queste sfide multidimensionali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste la volont\u00e0 di rafforzare i partenariati arabi attraverso la cooperazione pratica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il nuovo hub strategico della direzione sud della NATO a Napoli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valutando le minacce e i problemi pi\u00f9 impegnativi, questo Dossier ISPI indaga su come l&#8217;Alleanza Atlantica possa proiettare la stabilit\u00e0 nel suo quartiere meridionale in evoluzione.<\/p>\n<p><strong>ULTERIORI INFORMAZIONI SUL SITO ISPI SUI SEGUENTI ARGOMENTI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre il vertice di Bruxelles: &#8220;Projecting Stability&#8221; nella regione MENA<br \/>\nJean-Loup Samaan<br \/>\nUAE National Defence College di Abu Dhabi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una forza di combattimento robusta: la Turchia rimane un pilastro della NATO<br \/>\nPu\u00f2 Kasapo\u011flu<br \/>\nCentro per gli studi di economia e politica estera, Istanbul<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La limitata libert\u00e0 della NATO in Nord Africa<br \/>\nUmberto Profazio<br \/>\nIstituto internazionale di studi strategici (IISS) e analista del Maghreb, NATO Defense College Foundation<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Duopolio della Violenza in Iraq: un mal di testa per la NATO<br \/>\nIbrahim Al-Marashi<br \/>\nCalifornia State University San Marcos<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa significa Jordan per la NATO (e viceversa)<br \/>\nCurtis Ryan<br \/>\nUniversit\u00e0 Statale Appalachiana<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partenariati del Golfo della NATO: scommesse sull&#8217;educazione militare<br \/>\nEleonora Ardemagni<br \/>\nFellow di ricerca associata ISPI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mediterraneo conteso? Ruolo marittimo della NATO in mezzo a saldi mutevoli<br \/>\nThanos Dokos<br \/>\nDirettore della Fondazione ellenica per la politica europea ed estera<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mozzo &#8220;nebuloso&#8221; di Napoli: esiste una direzione strategica per il sud?<br \/>\nAlessandro Minuto Rizzo<br \/>\nPresidente della NATO Defense College Foundation<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/section>\n<p style=\"text-align: justify;\">FOCUS<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Migration: a Compass After the EU Council<br \/>\na cura di Matteo Villa, Antonio Villafranca e Elena Corradi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante le poche settimane scorse, le discussio<strong>ni sulle politiche migratorie si sono surriscaldate. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al Consiglio europeo di giugno, le discussioni si sono protratte durante la notte e un accordo \u00e8 stato finalmente concluso alle 5 del mattino. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuttavia, le divisioni persistono, con le conclusioni del Consiglio che menzionano alcun impegno giuridicamente vincolante.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Questo Focus si propone di offrire al lettore una &#8220;bussola&#8221; per comprendere le proposte e le parole d&#8217;ordine che sono ricorse maggiormente sui giornali e sui social network nelle scorse settimane e che molto probabilmente rimarranno nel dibattito nei prossimi anni.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa comportano queste misure e parole chiave e su quali politiche concrete dovrebbero tradursi? Quali paesi condividono la stessa posizione e quali sono in disaccordo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0&#8220;CONFINE MARITTIMO EUROPEO&#8221;<\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #ff0000;\">&#8220;Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa&#8221;,<\/span> \u00e8 la dichiarazione alla base della recente proposta italiana sulla questione dei salvataggi in mare e degli sbarchi nel Mediterraneo centrale. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Il governo italiano ha proposto di &#8220;europeizzare&#8221; le frontiere marittime dell&#8217;UE,<\/span> considerando quindi gli sbarchi sulle sponde dei paesi dell&#8217;UE di primo arrivo come sbarchi &#8220;nell&#8217;Unione&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">In termini concreti, la proposta italiana implicherebbe il trasferimento automatico (vedi sotto, Trasferimenti) verso altri paesi dell&#8217;UE di tutti i migranti arrivati \u200b\u200bvia mare.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;Tutti&#8221; si riferisce non solo ai migranti che potrebbero qualificarsi come rifugiati, ma anche ai migranti &#8220;economici&#8221;. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Significherebbe quindi chiedere a quei paesi europei che non hanno previsto trasferimenti di emergenza dei richiedenti asilo dal 2015 ad oggi, di farlo in modo automatico e permanente in futuro, compresi anche i migranti economici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A tale riguardo, i paesi dell&#8217;UE accetterebbero una versione ancora pi\u00f9 &#8220;estrema&#8221; della riforma delle regole di Dublino che non \u00e8 stata approvata all&#8217;inizio di giugno. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quest&#8217;ultima proposta, presentata dall&#8217;attuale Presidenza bulgara, era ancora responsabile del paese di primo ingresso nell&#8217;UE, ma, in caso di un notevole numero di arrivi, prevedeva la possibilit\u00e0 di trasferirsi. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Le delocalizzazioni, tuttavia, erano limitate a quei migranti la cui probabilit\u00e0 di ottenere una forma di protezione (status di rifugiato o sussidiaria) era superiore al 75% (<\/span>cio\u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">siriani, iracheni, eritrei e somali<\/span>), che dal 2015 <span style=\"text-decoration: underline;\">ad oggi hanno costituito<span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\"> meno di 8%<\/span> delle domande di asilo presentate in Italia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stasera, il Consiglio dell&#8217;UE si \u00e8 spinto fino a definire la migrazione come &#8220;una sfida non solo per un singolo Stato membro, ma per l&#8217;Europa nel suo complesso&#8221;, ma non ha trovato un consenso sulla proposta italiana.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0&#8220;HOTSPOT E PIATTAFORME REGIONALI&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Fino ad ora, gli hotspot erano esclusivamente i centri istituiti in Italia e in Grecia<\/span> alla fine del 2015, nel bel mezzo della &#8220;crisi migratoria&#8221; con personale misto nazionale e dell&#8217;UE. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questi centri sono stati creati con l&#8217;obiettivo di aumentare e velocizzare l&#8217;identificazione dei migranti sbarcati. Inizialmente, gli hotspot erano concepiti come strutture chiuse dalle quali i migranti non erano autorizzati a partire fino al completamento del processo di identificazione, <span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">che in teoria avrebbe dovuto aver luogo entro 3 giorni<\/span><\/span>. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In realt\u00e0, soprattutto in periodi di flussi migratori elevati,<span style=\"text-decoration: underline;\"> i termini della politica sono diventati pi\u00f9 morbidi, con gli hotspot sempre pi\u00f9 simili ai centri di accoglienza.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La proposta che ha fatto il maggior numero di progressi in seno al Consiglio \u00e8 quella di creare luoghi di ritrovo che non solo identificano i migranti ma valutano anche le domande di asilo. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pertanto, il tempo di permanenza dei migranti andrebbe ben oltre i 3 giorni previsti per la loro semplice identificazione, e<span style=\"color: #ff0000;\"> i punti caldi si trasformerebbero in veri e propri &#8220;campi&#8221;.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 un caso che il nocciolo della questione si limiti a determinare dove aprirli: paesi dell&#8217;UE o al di fuori dell&#8217;Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il presidente francese <span style=\"color: #ff0000;\">Macron, ad esempio, ha proposto di rafforzare gli hotspot italiani con pi\u00f9 fondi e personale dell&#8217;UE. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Consiglio europeo di ieri \u00e8 andato oltre, <span style=\"color: #ff0000;\">proponendo di istituire pi\u00f9 hotspot (chiamati &#8220;centri controllati&#8221; nelle conclusioni del vertice) in altri Stati membri dell&#8217;UE.<\/span> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le conclusioni affermano che &#8220;coloro che sono salvati, secondo il diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Allo stesso tempo, i governi italiano, tedesco e austriaco si sono espressi a favore dell&#8217;apertura di punti focali nei paesi terzi e le conclusioni del Consiglio europeo hanno invitato il Consiglio e la Commissione &#8220;a esplorare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati nonch\u00e9 con l&#8217;UNHCR e l&#8217;OIM &#8220;. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>La creazione di questi centri non potrebbe tuttavia aver luogo senza il consenso dei paesi africani coinvolti, che gi\u00e0 in diverse occasioni hanno espresso le loro preoccupazioni, se non l&#8217;opposizione totale.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;avvio di &#8220;piattaforme regionali&#8221; esterne avvicina l&#8217;UE al &#8220;modello australiano&#8221;, ma con un&#8217;importante differenza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"> L&#8217;Australia guida i migranti salvati in centri chiusi in paesi terzi<\/span> (ad esempio Manus), anche quando i migranti soccorsi hanno gi\u00e0 raggiunto le acque territoriali australiane. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso europeo, la posizione condivisa sembra essere che i migranti che arrivano nelle acque territoriali o sul territorio di un paese membro non verrebbero ricondotti alle &#8220;piattaforme regionali&#8221; esterne &#8211; come \u00e8 in ogni caso previsto dal diritto internazionale, in per evitare un cosiddetto respingimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un ulteriore problema \u00e8 la capacit\u00e0 di ricezione di questi hotspot. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i centri italiani fossero in pericolo di collassare con 10.000 arrivi al mese, quanto tempo impiegherebbero per saturare questi centri, ricordando che il periodo di permanenza dovrebbe essere sufficientemente lungo da consentire la valutazione della domanda di asilo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"> Come possiamo separare i richiedenti asilo da coloro che sono gi\u00e0 stati rifiutati e che stanno semplicemente aspettando il rimpatrio?<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E come possiamo garantire che il ritorno dei richiedenti asilo respinti ai loro paesi di origine avvenga davvero, quando oggi anche i paesi europei non sono in grado di realizzare oltre il 35% dei rendimenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>&#8220;FERMARE I MOVIMENTI SECONDARI&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il regolamento di Dublino, <strong>il paese responsabile della valutazione di una domanda di asilo \u00e8 quasi sempre il paese di primo ingresso nell&#8217;UE. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, questa regola non \u00e8 sempre rispettata: indipendentemente dal fatto che presentino o meno una domanda di asilo, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">un numero di migranti spesso cerca di raggiungere un altro paese dell&#8217;UE eseguendo quello che viene definito un &#8220;movimento secondario&#8221;.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso di un richiedente asilo, il regolamento di Dublino prevede un complesso sistema di &#8220;ripresa&#8221; da parte dello Stato membro responsabile, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>ma la procedura pu\u00f2 durare tra 1 e 8 mesi e raramente ha successo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema del contenimento della migrazione secondaria \u00e8 riemerso<\/strong> a causa della proposta del ministro dell&#8217;Interno tedesco, Horst Seehofer, di <strong>fermare i migranti alla frontiera e di restituirli nel paese dell&#8217;UE da cui provengono (<\/strong>ad esempio l&#8217;Austria) o al Paese di prima entrata (ad esempio Italia o Grecia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 ha portato Seehofer allo scontro con la Merkel, che preferisce l&#8217;UE piuttosto che soluzioni unilaterali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tuttavia, va ricordato che il numero di migranti fermati mentre effettuavano un movimento secondario dall&#8217;Austria alla Germania \u00e8 diminuito di oltre il 90% tra il 2016 e il 2017<\/strong> (da 168.000 a 15.000), e che lo scorso anno quasi la met\u00e0 di quelli fermati \u00e8 stata girata di nuovo in Austria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">il codice frontiere Schengen consente gi\u00e0 ai cittadini di paesi terzi di rifiutare l&#8217;ingresso alla frontiera, ad esempio se non dimostrano di disporre di mezzi finanziari sufficienti per sostentarsi.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di soddisfare le richieste della Germania, diverse proposte sono circolate sul tavolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi includono un emendamento della direttiva UE sulle condizioni di accoglienza per i richiedenti asilo, l&#8217;abolizione del diritto all&#8217;abitazione e il sostegno finanziario per i richiedenti asilo che hanno effettuato movimenti secondari, o la possibilit\u00e0 di limitare la libert\u00e0 di circolazione dei migranti all&#8217;interno dello stato competente per esaminare la loro applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, <strong>le conclusioni del Consiglio di ieri hanno dichiarato che &#8220;i movimenti secondari [&#8230;] rischiano di compromettere l&#8217;integrit\u00e0 del sistema europeo comune di asilo e dell&#8217;acquis di Schengen&#8221;, ma ha lasciato che la questione venisse trattata a livello nazionale o, al massimo, attraverso una stretta cooperazione tra Paesi dell&#8217;UE.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ISPI PER LE IMPRESE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A luglio l\u2019Osservatorio Geoeconomia, co-promosso con Intesa Sanpaolo, ha realizzato in collaborazione con SACE tre numeri della newsletter ISPI Watch dedicata alle imprese, su Russia, Iran, India e Trade.<br \/>\nInoltre, con il Gruppo Italiano della Trilateral Commission e con il sostegno di Volkswagen AG, \u00e8 stato organizzato un lunch talk con Romano Prodi sul tema della collocazione dell\u2019Italia in Europa e nel mondo, mentre con Assolombarda e lo studio Bonelli Erede \u00e8 stato promosso un breakfast briefing dal titolo &#8220;La nuova Africa del libero scambio: vera svolta? Le posizioni di Etiopia e Nigeria a confronto&#8221;.<br \/>\nInfine, il direttore Paolo Magri \u00e8 intervenuto sul tema dei dazi statunitensi e del protezionismo all\u2019incontro annuale dell\u2019ICE, in occasione della presentazione del rapporto dell&#8217;Agenzia e dell\u2019Annuario 2018 ISTAT-ICE sul commercio estero, mentre ha parlato di scenari geopolitici pi\u00f9 in generale presso Mediobanca e lo IUSS di Pavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ISPI SCHOOL<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ISPI si \u00e8 ufficialmente chiuso l\u2019anno accademico 2017\/2018 con la\u00a0cerimonia di consegna dei diplomi\u00a0agli studenti del\u00a0Master in Diplomacy\u00a0e del\u00a0Master in International Cooperation.<br \/>\nAlla cerimonia, oltre al Presidente dell\u2019ISPI\u00a0Giampiero Massolo\u00a0e al Direttore e Vice Presidente esecutivo\u00a0Paolo Magri, ha partecipato anche Romano Prodi che ha tenuto per gli studenti una\u00a0lectio magistralis\u00a0su \u201cLa centralit\u00e0 dell\u2019Africa nel mondo che cambia\u201d, che si inserisce nell\u2019ambito dell\u2019iniziativa &#8220;Mandela Lectures&#8221;\u00a0e\u00a0quest\u2019anno coincidente con il centenario della nascita di Nelson Mandela nel mese\u00a0di luglio.<br \/>\nDal 9 al 19 luglio, inoltre, ISPI School ha ospitato 10 giovani diplomatici di Khartum (Repubblica del Sudan) per un Advanced Program di 2 settimane. I partecipanti hanno seguito incontri e seminari tenuti da professionisti e analisti ISPI su temi di attualit\u00e0 internazionale. Il programma ha incluso anche visite guidate presso la sede della FAO e della Farnesina a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PARTECIPAZIONI INTERNAZIONALI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il direttore Paolo Magri \u00e8 intervenuto nel panel &#8220;The Real Revolutions: Trends and Transitions that will transform the Arab World&#8221; nell\u2019ambito del 2018 WOCMES Think Tank Forum, organizzato da Elcano Royal Institute, ISPI e dal TTCSP della University of Pennyslvania, il 18 luglio a Siviglia.<br \/>\nValeria Talbot, co-head dell\u2019Osservatorio MENA, \u00e8 intervenuta alla conferenza annuale di Euromesco a Rabat il 12-13 luglio, dove ha presentato il gruppo di ricerca su \u201cThe Role of Russia in the Middle East and North Africa. Strategy and Opportunism\u201d coordinato da ISPI. Eleonora Tafuro Ambrosetti ha partecipato in qualit\u00e0 di esperta di Russia al Turkey-Europe Future Forum, un progetto della fondazione Mercator, sotto il patrocinio dell&#8217;alta rappresentante UE Federica Mogherini. Il Forum si \u00e8 svolto a Parigi e Berlino dall&#8217;1 all&#8217;8 luglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL MONDO CAMBIA, ISPI SI RINNOVA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019area ricerca, l\u2019Ispi rafforza anche la struttura organizzativa per renderla idonea alle prossime sfide. Dal prossimo mese di settembre: Francesca Delicata assume il ruolo di \u201cResponsabile programmazione e progetti per le imprese\u201d; Serena Massimi \u2013 gi\u00e0 Responsabile eventi all\u2019OCSE a Parigi e Responsabile degli affari istituzionali internazionali in UniCredit \u2013 assume l\u2019incarico di \u201cResponsabile eventi\u201d mentre Alessia Casetta assume il ruolo di \u201cCoordinatrice MED e grandi eventi\u201d; Francesca Robbiati affianca al ruolo di \u201cResponsabile affari generali\u201d l\u2019attivit\u00e0 di comunicazione MED; Francesco Rocchetti mantiene il ruolo di \u201cMedia relations e coordinamento comunicazione\u201d mentre Diana Orefice affianca all\u2019attivit\u00e0 di \u201cWeb content editor\u201d quella di \u201cSocial media editor\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ISPI School<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MASTER IN INTERNATIONAL COOPERATION<br \/>\nIscrizioni aperte<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">RICERCA | PUBBLICAZIONI | EVENTI | ISPI SCHOOL<\/p>\n<p>ISPI &#8211; Istituto per gli Studi di Politica Internazionale<\/p>\n<p>Via Clerici, 5 &#8211; 20121 Milano<br \/>\nTel.: +39 (0)2 86 33 13 1<br \/>\nFax: +39 (0)2 86 92 055<br \/>\nispi.segreteria@ispionline.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: ISPI &#8211; Istituto per gli Studi di Politica Internazionale &#8221; &#8230; Il codice frontiere Schengen consente gi\u00e0 ai cittadini di paesi terzi di rifiutare<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":49083,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9411],"tags":[15313],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58664"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58664"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58664\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58672,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58664\/revisions\/58672"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/49083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58664"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58664"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58664"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}