{"id":58849,"date":"2018-08-08T19:15:10","date_gmt":"2018-08-08T17:15:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58849"},"modified":"2018-08-09T18:42:43","modified_gmt":"2018-08-09T16:42:43","slug":"la-guerra-della-georgia-dieci-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=58849","title":{"rendered":"La guerra della Georgia &#8211;  Dieci anni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anno<strong> 2018 segna il decimo anniversario della cosiddetta &#8220;guerra di cinque giorni&#8221;<\/strong> o &#8220;guerra di agosto&#8221;, vale a dire il conflitto tra Georgia, Russia e <strong>le repubbliche autoproclamate dall&#8217;Ossezia del Sud e dall&#8217;Abkhazia. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Ghia Nodia,<strong> la guerra di agosto era un &#8220;momento di verit\u00e0&#8221; per la Georgia e per la regione, ma anche per il pi\u00f9 ampio equilibrio del sistema internazionale. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tale, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">le conseguenze del conflitto si estendevano ben oltre i confini geografici degli attori coinvolti,<\/span> <\/strong>con un <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>impatto enorme sull&#8217;intera regione post-sovietica<\/strong><\/span>,<strong> l&#8217;Unione europea e sulla guerra in generale,<\/strong> in quanto <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>segnava il primo uso di attacchi informatici a sostegno di operazioni cinetiche.<\/strong> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo dossier raccoglie una serie di diversi punti di vista sulle conseguenze del conflitto sulla politica georgiana e sulla regione in generale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, il dossier analizza le implicazioni del conflitto per la politica estera dell&#8217;UE e le relazioni Russia-UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altro, fa anche il punto sui <strong>cambiamenti politici della Georgia e, in particolare, sul suo processo di integrazione con l&#8217;UE e la NATO.<\/strong><\/p>\n<p>The Systemic Impact of the Five-Day War<br \/>\nFabrizio Vielmini<br \/>\nISAG<\/p>\n<p>Link (in inglese qui sotto traduzione):\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/systemic-impact-five-day-war-georgia-21100\">https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/systemic-impact-five-day-war-georgia-21100<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">La guerra del 2008 attorno all&#8217;Ossezia del Sud ha costituito un punto di svolta per il sistema di relazioni internazionali nato dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tale impatto globale derivava dal fatto che l&#8217;ordine unipolare che gli Stati Uniti avevano tentato di applicare nei precedenti vent&#8217;anni era stato messo in discussione in modo decisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo la catena di interventi guidati dagli Stati Uniti in Iraq e nei Balcani e il parallelo avanzamento della NATO, [1] la Federazione russa \u00e8 stata il giocatore internazionale meno soddisfatto di questo stato di cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La crisi del Kosovo del 1999 ha avuto un effetto particolarmente negativo in quanto Mosca ha visto in esso un conflitto locale trasformato in una guerra contro un alleato,<\/strong> in violazione della regola accettata delle relazioni internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Questa pericolosa tendenza per Mosca \u00e8 stata ulteriormente esacerbata dalla politica seguita dall&#8217;amministrazione Bush dopo l&#8217;11 settembre.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>La Russia \u00e8 stata particolarmente turbata<\/strong><\/span> dal rafforzamento statunitense delle sue attivit\u00e0 di promozione della democrazia, con il risultato di tentativi di modificare il suo ambiente regionale immediato attraverso &#8220;rivoluzioni colorate&#8221; sponsorizzate volte al cambio di regime nei paesi vicini della Russia. [2]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2008, quando un paese stava iniziando a rimettersi in piedi dopo una grave crisi economica negli anni &#8217;90 e ansioso della possibilit\u00e0 che la NATO raggiungesse i suoi confini (ventilato al vertice di Bucarest di quell&#8217;anno), la Russia ha visto nella sconsiderata decisione della Georgia di liquidare il Sud Il separatismo osseto \u00e8 un&#8217;occasione di vendetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Cos\u00ec, le tensioni accumulate nel corso degli anni sono improvvisamente esplose in una &#8220;guerra sovrana&#8221;, una risposta simmetrica alle &#8220;guerre cosmopolite&#8221; precedentemente condotte dagli Stati Uniti.<\/span><\/strong> [3]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, la Russia ha prima giustificato la propria azione usando categorie occidentali come il &#8220;diritto all&#8217;intervento umanitario&#8221; e la &#8220;responsabilit\u00e0 di proteggere&#8221;, quindi citando direttamente il precedente kosovaro, riconoscendo l&#8217;indipendenza delle regioni separatiste georgiane con l&#8217;affermazione che la guerra producesse &#8221; nuove realt\u00e0 &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Posizionandosi come una fonte di regole internazionali, la Russia ha rivendicato il suo status di &#8220;grande potere&#8221;, nel senso di essere in grado di negare la definizione unilaterale degli Stati Uniti<\/strong> di tali norme e di agire per proteggere la propria definizione di interessi di sicurezza nazionale. [4]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Dal punto di vista di Washington, la guerra fu prima di tutto un campanello d&#8217;allarme per la sua politica estera.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un decennio di proiezione universalista, la crisi ha improvvisamente portato all&#8217;ordine del giorno le complessit\u00e0 della geografia e della storia, mostrando i limiti della capacit\u00e0 degli Stati Uniti di affrontare problemi ben oltre i propri confini [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, sfidato a ci\u00f2 che prima era scontato come un conflitto territoriale minore, gli Stati Uniti si sono dimostrati incapaci di reagire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra ha immediatamente attivato una seria lite tra i membri dell&#8217;establishment statunitense con &#8220;un ritorno di tensioni di lunga data all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione tra interventismo attivo e cauto realismo&#8221;. [6]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Complessivamente, agosto 2008 mette in evidenza la crisi generale nella capacit\u00e0 degli Stati Uniti di esercitare un&#8217;influenza positiva sugli affari mondiali e sulla stabilit\u00e0 [7].<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">La Russia ha sfruttato attivamente tali circostanze, avanzando il suo concetto per un nuovo trattato di sicurezza europeo, sostenendo che la guerra di agosto mostrava che la NATO era &#8220;incapace di gestire da sola l&#8217;architettura europea di sicurezza&#8221;<\/span><\/strong> [8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A livello regionale, la guerra ha dimostrato l&#8217;importanza dei teatri minori nella definizione delle relazioni a livello globale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come risultato del rinnovato scontro derivante dalla guerra, i sistemi regionali del Baltico, dell&#8217;Europa orientale, del Caucaso, del Mar Nero e poi del Medio Oriente sono diventati pi\u00f9 interconnessi e rilevanti nell&#8217;equilibrio globale del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni seguenti, la Russia ha di conseguenza recitato in questi teatri attraverso le lezioni apprese dalla crisi del 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, ha rafforzato la sua capacit\u00e0 militare per essere in grado di sfruttare ulteriormente le debolezze della superpotenza a livello locale, come mostrato nella crisi siriana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dall&#8217;altra, coerentemente con un approccio neorealista, Mosca ha lavorato per sviluppare un complesso centralizzato di sicurezza regionale nell&#8217;area ex sovietica tramite l&#8217;Unione economica eurasiatica (EEU) e l&#8217;Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Inoltre, dal punto di vista della sua nuova posizione, Mosca ha rinnovato le relazioni bilaterali con le principali potenze regionali come Iran e Turchia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi tentativi hanno prodotto risultati misti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\"> La Russia \u00e8 divenuta un potere pi\u00f9 rispettato da numerosi attori locali e poteri regionali ed ha aumentato la sua capacit\u00e0 di creare architetture controbilancianti<\/span><\/strong> con altri giocatori diffidenti nei confronti del comportamento degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma per molti altri aspetti la strategia russa \u00e8 fallita. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto, i metodi usati contro la Georgia e poi reiterati in Ucraina sei anni dopo, hanno inferto un colpo mortale al soft power di Mosca [9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sostenendo i separatismi, <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">Mosca ha cambiato considerevolmente la propria posizione all&#8217;interno dell&#8217;ex area sovietica, passando da una stretta aderenza al principio di non interferenza interna e inviolabilit\u00e0 dei confini ereditati dall&#8217;Unione Sovietica al principio di autodeterminazione<\/span><\/strong><\/span>, successivamente applicato anche contro l&#8217;Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un tale spostamento ha rafforzato la determinazione dello stato post-sovietico a resistere all&#8217;influenza russa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di declassificare l&#8217;ambiente regionale immediato, uno dei prerequisiti chiave per un grande stato di potere [10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi, la nuova posizione \u00e8 stata costosa per Mosca, in termini di sponsorizzazione di nuovi stati clienti e anche internamente, dando eccessivo spazio di manovra a soggetti federali come la Cecenia di Kadyrov.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel complesso, dieci anni dopo la guerra, assistiamo a un peggior ambiente internazionale. La pervasiva retorica della &#8220;Nuova Guerra Fredda&#8221; inquadra il comportamento russo in modo semplicistico e ideologico, impedendo un&#8217;adeguata comprensione delle realt\u00e0 che modellano il mondo nel XXI secolo che potrebbero prevedere sviluppi nell&#8217;ambiente della sicurezza, come accaduto nuovamente in Ucraina nel 2014.<\/strong> [11 ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I tentativi di allargare la NATO continuano, mantenendo alta la polarizzazione militare all&#8217;interno della regione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un rinnovato tentativo di rafforzare il proprio ruolo regionale, lo sforzo dell&#8217;UE si sta arrestando a causa dell&#8217;assenza di leadership, di difficolt\u00e0 interne e della spaccatura nelle relazioni transatlantiche provocata dall&#8217;amministrazione Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\"> L&#8217;unico giocatore che migliora la sua posizione sembra essere la Cina,<\/span><\/strong><\/span> i cui interessi penetrano in profondit\u00e0 nella regione eurasiatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lezione principale della Guerra dei cinque giorni \u00e8 un invito per tutti i giocatori a superare sterili scontri ideologici e ricalibrare le loro politiche regionali, riconoscendo le ragioni degli altri e le realt\u00e0 nello spazio post-sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riferimenti [1] In una prospettiva realista, pi\u00f9 che dalla diffusione generale del modello liberale, esattamente queste guerre, come &#8220;guerre costituzionali&#8221; hanno modellato l&#8217;ordine globale post-Guerra Fredda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul concetto vedi: Ordine internazionale: Luigi Bonanate, Fondamenti di relazioni internazionali, Milano, Libro di Jaca, 1995. [2] N. Guilhot, The Democracy Makers. Diritti umani e la politica dell&#8217;ordine globale, Columbia University Press, New York, 2005. [3] Secondo la definizione di Danilo Zolo, che lo elabor\u00f2 sulla base della prima Guerra del Golfo nel 1991, in quello che lui chiama il &#8220;crogiolo&#8221; del Nuovo Ordine Mondiale &#8220;, vede in questa e nelle altre guerre scatenate dagli Stati Uniti dal 1991 tentativi di aggiustare la sua egemonia sotto le coperture del diritto internazionale e dell&#8217;interventismo&#8221; umanitario &#8220;. Vedi: Cosmopolis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva del governo mondiale, Feltrinelli, Milano, 1998. [4] D. Trenin, Nonostante il vertice di Helsinki, la guerra ibrida \u00e8 qui per restare, 4.07.2018 [5] Analizzando questo impatto, Gerard Toal parla di un pensiero strategico statunitense diviso tra la dicotomia della geopolitica sottile e spessa, il primo basato su astrazioni morali e universali senza comprensione geografica, il secondo che d\u00e0 un posto centrale alle relazioni spaziali e alla conoscenza approfondita dei luoghi e dei popoli. Vedi: vicino all&#8217;Estero. Putin, l&#8217;Occidente e il Concorso sull&#8217;Ucraina e il Caucaso, Oxford UP, 2017, pp. 278-79. [6] Ivi, p. 192. [7] Valutando il tentativo dell&#8217;amministrazione Obama di superare i disastri politici e militari dell&#8217;era Bush, Alessandro Colombo parla di &#8220;una leadership nazionale che per almeno quattordici anni \u00e8 stata incapace di guidare, e sulla base di prove di fatto non \u00e8 fino al potere e al prestigio di cui \u00e8 rimasto incontestato dalla fine del bipolarismo fino ad oggi &#8220;. Vedi: A. Colombo, La crisi generale dell&#8217;ordine internazionale, in A. Colombo, P. Magri (a cura di), Rapporto 2015. In mezzo al guado. Scenari globali e l&#8217;Italia, Novi Ligure: ISPI \/ Edizioni Epok\u00e9, 2015, p. 29. [8] Richard Weitz. L&#8217;ascesa e la caduta del trattato di sicurezza europea di Medvedev, Programma per la politica estera e la societ\u00e0 civile, Washington DC, maggio 2012, p.5 [9] Ci\u00f2 \u00e8 stato gi\u00e0 rilevato immediatamente dopo la guerra del 2008 di E. Luttwak, &#8220;conflitto Georgia: Mosca ha spazzato via il soft power &#8220;, The Daily Telegraph, 16.08.2008. [10] Vedi su questo la riflessione di B. Buzan, Gli Stati Uniti e le grandi potenze: la politica mondiale nel XXI secolo, 2004; (tr. it.), Il gioco delle potenze, EGEA Bocconi Editore, Milano, 2006, p. 167. [11] A. Monaghan, A &#8216;New Cold War&#8217;? Abuso di storia, incomprensione della Russia, documento di ricerca, programma Russia ed Eurasia, Chatman House, maggio 2015; Le opinioni e le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente la politica o la posizione ufficiale dell&#8217;Istituto italiano di studi politici internazionali (ISPI)<\/p>\n<p>After the War: the EU and Eastern Europe<br \/>\nMarco Ferraro<br \/>\nEU Delegation to Ukraine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dall&#8217;inizio degli anni 2000, l&#8217;obiettivo strategico a lungo termine dell&#8217;Unione europea nella parte orientale del continente \u00e8 stato quello di istituire un&#8217;area di stabilit\u00e0 e sicurezza, basata sulla cooperazione e l&#8217;integrazione multilaterali, attraverso l&#8217;intento dichiarato dell&#8217;UE di servire da esempio e un polo di attrazione per i suoi partner orientali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">La guerra georgiana del 2008 apparve allora come la minaccia pi\u00f9 significativa da un attore esterno al raggiungimento di questo obiettivo strategico<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nonostante questo, l&#8217;UE \u00e8 rimasta fedele alle sue radici storiche storiche che sono nella visione idealistica (kantiana) della sicurezza come pratica condivisa e rifiutato, in quell&#8217;occasione, di impegnarsi in contesti geopolitici.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA RISPOSTA DELL&#8217;UE AL CONFLITTO GEORGIANO<br \/>\nIl conflitto di cinque giorni in Georgia nell&#8217;agosto 2008 ha rappresentato per la regione, dal punto di vista dell&#8217;UE, proprio un esempio delle instabilit\u00e0 che la politica dell&#8217;UE nei confronti della regione &#8211; la &#8220;politica europea di vicinato&#8221; (PEV) &#8211; avrebbe dovuto idealmente prevenire o limitare. Il conflitto ha generato l&#8217;attivismo dell&#8217;UE, che \u00e8 stato visibile sia a breve che a lungo termine, senza tuttavia allontanarsi dall&#8217;approccio tradizionale dell&#8217;UE alla sicurezza nella regione. A breve termine, la presidenza dell&#8217;UE ha negoziato l&#8217;accordo di pace entrato in vigore il 12 agosto e il suo piano in sei punti e ha introdotto una serie di misure di stabilizzazione e di rafforzamento della fiducia, tra cui una missione di monitoraggio dell&#8217;UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Consiglio europeo straordinario del 1 \u00b0 settembre ha inviato un forte messaggio di condanna delle azioni della Russia, in particolare del riconoscimento da parte della Russia dell&#8217;Abkhazia e dell&#8217;Ossezia meridionale. Ha anche riconosciuto che le relazioni UE-Russia hanno raggiunto un bivio e auspicato che la Russia non si isolasse dall&#8217;Europa. Pi\u00f9 tardi nel 2009, una missione di inchiesta internazionale indipendente sostenuta dall&#8217;UE ha prodotto un rapporto sul conflitto in Georgia, tenendo la Georgia responsabile dell&#8217;inizio delle ostilit\u00e0, ma ha anche considerato la risposta militare di Mosca &#8220;oltre i limiti ragionevoli&#8221; e in violazione del diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;UE ha assunto un impegno a lungo termine per intensificare la cooperazione con la Georgia (menzionando l&#8217;agevolazione dei visti e una zona di libero scambio &#8220;quando le condizioni sono soddisfatte&#8221;) e con i vicini orientali e ha chiesto alla Commissione di accelerare la preparazione di un &#8220;partenariato orientale&#8221; &#8220;(EaP). Un progetto congiunto svedese-polacco su una pi\u00f9 stretta cooperazione con i partner orientali era in discussione dalla primavera del 2008; era stato proposto come un rinforzo della dimensione orientale della PEV. Quando la Commissione ha presentato la sua proposta nel dicembre 2008, il partenariato per l&#8217;edilizia ha assunto una nuova luce; la sicurezza condivisa \u00e8 arrivata ancora pi\u00f9 in primo piano rispetto alla nuova politica (con il Presidente Barroso che ha sottolineato che &#8220;\u00e8 necessario un maggiore investimento nella reciproca stabilit\u00e0 e prosperit\u00e0&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PO \u00e8 stato lanciato il 7 maggio 2009. Esso mira a definire un nuovo quadro di relazioni tra l&#8217;UE ei sei paesi orientali della PEV: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina. Il partenariato orientale prevede una cooperazione politica pi\u00f9 intensa e un nuovo tipo di accordo di associazione, l&#8217;eventualit\u00e0 della liberalizzazione dei visti, di &#8220;accordi di libero scambio globale e approfondito&#8221; [1] e copre la sicurezza energetica e l&#8217;aumento dell&#8217;assistenza finanziaria, ma senza fare alcun riferimento piena adesione all&#8217;UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione del partenariato orientale \u00e8 stata accelerata dal conflitto georgiano nell&#8217;agosto 2008. Tuttavia, la guerra sembra aver avuto scarso effetto sull&#8217;approccio dell&#8217;UE alla sicurezza regionale, e il partenariato orientale mostra una maggiore continuit\u00e0 rispetto all&#8217;innovazione dal punto di vista della sicurezza e della stabilit\u00e0. Essenzialmente, nel partenariato orientale l&#8217;UE ribadisce la sua convinzione di ottenere la sicurezza regionale attraverso l&#8217;istituzione di forum multilaterali di cooperazione, nel legame tra prosperit\u00e0 economica e stabilit\u00e0, e nel potere dell&#8217;UE di agire come &#8220;polo magnetico di attrazione e come esempio per i partner regionali &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">EFFETTI SULLA POLITICA ESTERA DELL&#8217;UE<br \/>\nIn effetti, i cambiamenti fondamentali nella politica estera dell&#8217;UE indotti dalla guerra georgiana sono stati lenti a concretizzarsi a breve termine (a parte una sospensione temporanea dei negoziati di cooperazione con la Russia, che era gi\u00e0 stata revocata nel 2009). Negli anni successivi, l&#8217;UE \u00e8 stata assorbita dall&#8217;affrontare le crisi successive nel suo &#8220;vicinato&#8221;, dalla primavera araba alla Siria, il peggioramento delle relazioni con la Turchia e la destabilizzazione russa dell&#8217;Ucraina: nel giro di pochi anni il &#8220;vicinato&#8221; europeo girato dal &#8220;ring of friends&#8221; che l&#8217;UE aveva desiderato per un &#8220;ring of fire&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati delle crisi combinate nel vicinato sono diventati visibili nel pensiero strategico dell&#8217;UE, con una ricalibratura dell&#8217;auto-percezione dell&#8217;UE come fornitore di sicurezza e stabilit\u00e0 sulla scena internazionale. La &#8220;Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell&#8217;UE&#8221; (2016) sostituisce la precedente Strategia di sicurezza dell&#8217;UE del 2003 e, pur rimanendo pienamente in linea con la tradizionale visione dell&#8217;UE di un ordine internazionale liberale basato su regole, adotta un approccio pi\u00f9 sofisticato approccio al ruolo dell&#8217;UE in ambito internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>L&#8217;Unione europea baserebbe la propria condotta su un &#8220;pragmatismo di principio&#8221;, e la strategia sembra respingere l&#8217;idea che l&#8217;UE voglia vedersi come una pura &#8220;potenza civile&#8221;; infatti, per l&#8217;UE &#8220;la forza morbida e dura vanno di pari passo&#8221;,<\/strong> come indicato da Federica Mogherini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Forse la lezione pi\u00f9 diretta della crisi georgiana per la politica estera dell&#8217;UE \u00e8 stata la necessit\u00e0 di ristabilire in Europa la politica estera e le competenze accademiche dedicate all&#8217;analisi e all&#8217;interpretazione delle azioni del Cremlino nel campo della sicurezza.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;UE &#8220;Comunicazione per contrastare le minacce ibride&#8221; (2016) e la successiva creazione all&#8217;interno del SEA di un&#8217;intelligence &#8220;Hybrid Fusion Cell&#8221; e <strong>l&#8217;istituzione di un Centro europeo di eccellenza per contrastare le minacce ibride,<\/strong> tra gli altri, sembrano contribuire alla costruzione questo pool di competenze. Riferimenti [1]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Georgia ha ottenuto la liberalizzazione dei visti con l&#8217;UE il 28 marzo 2017 e ha beneficiato di un accordo di libero scambio globale e approfondito con l&#8217;UE a partire dal 1 \u00b0 luglio 2016.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;Ucraina ha ottenuto la liberalizzazione dei visti con l&#8217;UE l&#8217;11 giugno 2017, e a partire dal 1 \u00b0 gennaio 2016 ha beneficiato di un accordo di libero scambio globale e approfondito con l&#8217;UE.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il 28 aprile 2014 la Moldova ha ottenuto la liberalizzazione dei visti con l&#8217;UE e dal settembre 2014 ha beneficiato di un accordo di libero scambio globale e approfondito con l&#8217;UE<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Le opinioni qui espresse sono solo quelle dell&#8217;autore e non rappresentano necessariamente l&#8217;opinione ufficiale dell&#8217;Unione Europea, n\u00e9 quelle dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Politici Internazionali (ISPI)<\/span><\/strong><\/p>\n<p>A Regional Conundrum for Russia<br \/>\nEvgeniya Goryushina<br \/>\nRussian Academy of Sciences<\/p>\n<p>vedi al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/august-war-regional-conundrum-russia-21104\">https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/august-war-regional-conundrum-russia-21104<\/a><\/p>\n<p>The Road to Georgia\u2019s EU Integration<br \/>\nTinatin Tsertsvadze<br \/>\nIPHR<\/p>\n<p>vedi al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/road-georgias-eu-integration-21059\">https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/road-georgias-eu-integration-21059<\/a><\/p>\n<p>NATO and Georgia: Waiting the Winter Out<br \/>\nBidzina Lebanidze<br \/>\nUniversity of Bremen<\/p>\n<p>vedi al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/nato-and-georgia-waiting-winter-out-21098\">https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/nato-and-georgia-waiting-winter-out-21098<\/a><\/p>\n<p>South Ossetia: Time to Embrace Nuance<br \/>\nGiorgio Comai<br \/>\nOsservatorio Balcani e Caucaso<\/p>\n<p>vedi al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/south-ossetia-time-embrace-nuance-21105\">https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/south-ossetia-time-embrace-nuance-21105<\/a><\/p>\n<p>The War and Georgia\u2019s Path to Democracy<br \/>\nSamuele Dominioni<br \/>\nISPI<\/p>\n<p>vedi al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/august-war-and-georgias-path-toward-democracy-21057\">https:\/\/www.ispionline.it\/en\/pubblicazione\/august-war-and-georgias-path-toward-democracy-21057<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Edited by:<br \/>\nEleonora Tafuro Ambrosetti, ISPI Research Fellow<br \/>\nSamuele Dominioni, ISPI Research Fellow<\/p>\n<p>ISPI &#8211; Italian Institute for International Political Studies<\/p>\n<p>Via Clerici, 5 &#8211; 20121 Milan<br \/>\nTel.: +39 (0)2 86 33 13 1<br \/>\nFax: +39 (0)2 86 92 055<br \/>\nispi.segreteria@ispionline.it<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Georgia War,<br \/>\nTen Years On<br \/>\nThe year 2018 marks the 10th anniversary of the so-called \u201cfive-day war\u201d or \u201cAugust war\u201d, namely the conflict between Georgia, Russia and the Russian-backed, self-proclaimed republics of South Ossetia and Abkhazia. According to Ghia Nodia, the August war was a \u201cmoment of truth\u201d for Georgia and for the region, but even for the broader international system\u2019s equilibrium. As such, the conflict\u2019s consequences stretched far beyond the geographic boundaries of the actors involved, having a huge impact on the whole post-Soviet region, the European Union and on warfare in general, as it marked the first use of cyber attacks in support of kinetic operations. This dossier collects a number of different views on the conflict\u2019s consequences on Georgian politics and the region generally. On the one hand, the dossier analyses the implications of the conflict for EU foreign policy and Russia-EU relations. On the other, it also takes stock of Georgia\u2019s political changes and, particularly, its process of integration with the EU and NATO.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anno 2018 segna il decimo anniversario della cosiddetta &#8220;guerra di cinque giorni&#8221; o &#8220;guerra di agosto&#8221;, vale a dire il conflitto tra Georgia, Russia e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58852,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,25,9411],"tags":[15352,15351],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58849"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58849"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58849\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58854,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58849\/revisions\/58854"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58852"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}