{"id":61989,"date":"2018-10-28T09:36:59","date_gmt":"2018-10-28T08:36:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=61989"},"modified":"2018-10-28T09:37:56","modified_gmt":"2018-10-28T08:37:56","slug":"arte-in-ticino-pinacoteca-zust-rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=61989","title":{"rendered":"Arte in Ticino &#8211; Pinacoteca Z\u00fcst &#8211; Rinascimento nelle terre ticinesi 2\u00b0"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_61996\" aria-describedby=\"caption-attachment-61996\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=61996\" rel=\"attachment wp-att-61996\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-61996\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/ARTE-700-zurst-Rancate-Mendrisio-Il-Rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2_Pinacoteca-Zuest-2018_LD-1.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"371\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/ARTE-700-zurst-Rancate-Mendrisio-Il-Rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2_Pinacoteca-Zuest-2018_LD-1.jpg 700w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/ARTE-700-zurst-Rancate-Mendrisio-Il-Rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2_Pinacoteca-Zuest-2018_LD-1-300x159.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/ARTE-700-zurst-Rancate-Mendrisio-Il-Rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2_Pinacoteca-Zuest-2018_LD-1-566x300.jpg 566w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-61996\" class=\"wp-caption-text\">Il-Rinascimento-nelle-terre-ticinesi-2\u00b0 _Pinacoteca-Zuest-2018_<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Mostra IL RINASCIMENTO NELLE TERRE TICINESI 2\u00b0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Dal territorio al museo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Seconda puntata di questo progetto<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">In mostra anche uno dei\u00a0<strong>grandi misconosciuti della pittura italiana del Quattrocento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Nell\u2019anno europeo del patrimonio culturale, questa <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">mostra, resa ancor pi\u00f9 suggestiva dell\u2019allestimento di Mario Botta,<\/span><\/strong> tratta il tema delle opere d\u2019arte che appartenevano al nostro territorio e che sono andate disperse per varie cause nel corso del tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molti i capolavori rintracciati che rientreranno, seppure temporaneamente, nel Ticino: polittici monumentali, affreschi strappati, dipinti, vetrate e sculture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2010 la Pinacoteca Z\u00fcst ha allestito Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, una mostra che \u2013 per la prima volta \u2013 affrontava l\u2019argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A distanza di alcuni anni si ritorna sui temi di quella fortunata esposizione:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">la seconda puntata di questo progetto,<\/span><\/strong> stavolta messo in scena da Mario Botta, nasce nell\u2019ambito dell\u2019anno europeo del patrimonio culturale, che vede coinvolti 28 stati all\u2019insegna del motto \u00abil nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2017 infatti il Cantone Ticino ha acquistato e destinato alla Pinacoteca Z\u00fcst <strong>un dipinto di Francesco De Tatti, parte del polittico gi\u00e0 sull\u2019altare maggiore della chiesa di Santo Stefano a Rancate. <span style=\"color: #ff00ff;\">Si avvia da qui un affondo su De Tatti, il pittore pi\u00f9 significativo del Rinascimento nell\u2019area di Varese.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sequenza di opere, finora mai riunite, permette di fare i conti con la sua cultura visiva: la luminosa tradizione che fa capo a <strong>Martino Spanzotti, uno dei grandi misconosciuti della pittura italiana del Quattrocento, riscoperto da Giovanni Testori, ma anche la Milano leonardesca di Bernardo Zenale e del Bramantino, fino a una precocissima conoscenza delle novit\u00e0 raffaellesche<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra, nel rendere omaggio ai fondatori della storia dell\u2019arte in Svizzera, si interroga sulle forme di conservazione e di dispersione del patrimonio artistico ticinese di epoca e stile rinascimentale, <strong>con il temporaneo rientro di opere che hanno lasciato queste terre: <span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"color: #ff00ff; text-decoration: underline;\">dalla pala di Bernardino Luini<\/span><\/span>, oggi in una chiesa della campagna inglese<\/strong>, a un<strong> trittico di Calisto Piazza diviso tra pi\u00f9 propriet\u00e0<\/strong> e per la prima volta, dopo secoli, riunito: eppure <strong>entrambi si trovavano in Santa Maria degli Angeli a Lugano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre opere hanno invece lasciato le sedi per cui erano state realizzate per trovare definitivo asilo nel Museo nazionale svizzero di Zurigo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE SEZIONI DELLA MOSTRA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MEMORIAL<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 <strong>Perch\u00e9 fare il sequel di una mostra tenuta qui nemmeno dieci anni fa, Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2017 il Cantone Ticino ha acquistato e destinato alla Pinacoteca Z\u00fcst un dipinto di Francesco De Tatti, il principale pittore varesino del Rinascimento, attivo anche nell\u2019attuale Svizzera, parte del polittico gi\u00e0\u00a0sull\u2019altare maggiore della chiesa di Santo Stefano a Rancate (cat. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2 si interroga sulle forme di conservazione e di dispersione del patrimonio artistico<\/strong> e nasce nell\u2019ambito dell\u2019anno europeo del patrimonio culturale, che vede coinvolti 28 stati all\u2019insegna del motto: \u00abil nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo questa direzione abbiamo tentato un affondo sul patrimonio artistico ticinese di epoca e stile rinascimentale, <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">mettendo in scena \u2013 grazie a Mario Botta \u2013 il temporaneo rientro di opere che hanno lasciato, spesso per sempre, le terre o le sedi, a cui erano originariamente destinate.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutto questo in un territorio predisposto, per natura, ad accogliere l\u2019immigrazione di artisti, ma caratterizzato, un tempo,\u00a0da una forte emigrazione, anche di grandi artisti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione di oggi \u00e8 anche un modo per ricordare un collaboratore della Pinacoteca Z\u00fcst: <strong>il grafico e pittore Mario Mondo, nato nel 1957, operoso nella Milano degli anni Ottanta e scomparso nel 2015, che aveva realizzato alcuni murali per Il Rinascimento nelle terre ticinesi del 2010<\/strong>. Uno di questi \u00e8 stato rifatto per l\u2019occasione da Giovanni Frangi, amico caro di Mario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">DOVE SIAMO\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Com\u2019era in passato l\u2019edificio che ospita questa mostra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Siamo nella casa parrocchiale della chiesa di Santo Stefano. Il vecchio edificio sacro, noto a partire almeno dal 1466,<\/strong> sorgeva a nord-est della chiesa odierna, dove ora si trova la cappella feriale: l\u00ec si vedono ancora peducci antichi e una volta a crociera, ma anche la base del campanile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una <strong>piccola costruzione che, alla fine del Cinquecento, serviva a una comunit\u00e0 di circa 250 persone<\/strong> (di cui la <span style=\"color: #ff00ff;\">met\u00e0 assente per emigrazione<\/span>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sull\u2019altare c\u2019era un polittico realizzato intorno al 1525 da Francesco De Tatti e venduto nel 1796,<\/strong> di cui \u00e8 superstite la tavoletta con Santo Stefano davanti ai giudici del Sinedrio (cat. 1), che costituiva uno scomparto della predella. Del pittore si conosce un affresco nella vicina Carabietta. Ha lavorato anche a Bellinzona, dove risiedeva il fratello Benedetto, orafo e zecchiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra il 1771 e il 1774 Santo Stefano \u00e8 ricostruita da Innocente Regazzoni di Balerna, insieme al locale capomastro Stefano Rusca. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dalla demolizione del vecchio edificio proviene il venerato affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, detta Madonna del Navello, oggi su un altare a ridosso dell\u2019area del presbiterio<\/strong>. A quell\u2019epoca risale la costruzione della casa parrocchiale, dove ci troviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Dal 1963 si pensa di trasformarla in un museo per accogliere i dipinti e i disegni di artisti ticines<\/span><\/strong>i che <strong>il facoltoso spedizioniere Giovanni Z\u00fcst (1887-1976) \u2013 da alcuni anni cittadino rancatese \u2013 avrebbe donato al Cantone<\/strong>. Si occupa del progetto il roviese Tita Carloni (1931-2012), maestro di Mario Botta, che ha curato l\u2019allestimento di questa mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FRANCESCO DE TATTI E ALTRE STORIE (1)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Francesco De Tatti! Chi era costui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019artista \u00e8 stato riscoperto a partire dall\u2019iscrizione su un disegno (cat. 2), posseduto dal grande pittore, e scrittore, di Busto Arsizio, Giuseppe Bossi (1777-1815).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo foglio, preparatorio per <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>una composizione forse connessa a un\u2019epidemia (ci sono i Santi Rocco e Sebastiano, invocati per scongiurare le pestilenze), \u00e8 contenuta una delle pi\u00f9 antiche vedute di Bellinzona,<\/strong><\/span> con i suoi famosi castelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla citt\u00e0, che proprio nel secondo decennio del Cinquecento passa da propaggine settentrionale del Ducato di Milano a baliaggio dei Cantoni della Svizzera interna, era verosimilmente destinata questa composizione,<strong> non dissimile dall\u2019affresco, attribuito a De Tatti, che si trova in Santa Maria delle Grazie a Bellinzona.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>De Tatti ha molto presente l\u2019opera di Martino Spanzotti, un genio misconosciuto della pittura italiana del Quattrocento, appartenente a una famiglia di origine varesina.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Martino \u00e8 in rapporto con la corte dei Savoia,<\/span><\/strong> a partire dall\u2019ultimo decennio del Quattrocento, e si trova <strong>alla testa di una prolifica bottega<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella predella del Duomo di Torino (cat. 4) si apprezza la sua abilit\u00e0 nel raffigurare scene notturne. Da due di queste Storie della Passione De Tatti riprende letteralmente la composizione della Flagellazione e dell\u2019Andata al Calvario<\/strong> che occupano due scomparti della predella del polittico del 1517 per la <strong>chiesa di San Michele a Bosto (cat. 3), una delle castellanze di Varese.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Si ignora invece di quale complesso facessero parte le due tavolette, un poco pi\u00f9 tarde, con l\u2019Annunciazione e l\u2019Adorazione dei pastori (cat. 5-6)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FRANCESCO DE TATTI E ALTRE STORIE (2)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Ma come si fa a dire che un\u2019opera \u00e8 sua?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questa sezione compare un quadro che \u00e8 stato creduto di Bernardo Zenale, un artista di Treviglio,<\/strong> molto attivo a Milano e molto vicino a Francesco De Tatti: forse ne \u00e8 stato il maestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> \u00c8 il Cristo nel sepolcro (cat. 12), insegna del Monte di Piet\u00e0 di Milano, il quadro pi\u00f9 antico conservato in quest\u2019istituzione, oggi diventata una banca<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per mostrare le differenze e le analogie tra i due artisti, ci sono anche due elementi, mutili, di un polittico di Zenale, di cui si ignorano l\u2019originaria collocazione e la struttura complessiva (cat. 7-8). Si vede qui come i due pittori recepiscano lo stile di Leonardo senza cadere nei turbamenti psicologici e atmosferici cos\u00ec cari al grande vinciano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema della forma originaria interessa anche un\u2019opera di De Tatti della Fondazione Bagatti Valsecchi, un\u2019importante casa-museo milanese (cat. 9-11). Si tratta di tre tavole inserite in una vistosa cornice in stile rinascimentale, realizzata tra Otto e Novecento.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\"> La Crocifissione era la parte apicale di un polittico<\/span><\/strong> e i due Santi costituivano gli elementi laterali: mancano sicuramente altri pezzi. Un problema simile lo pone la cornice oggi a Varese \u2013 anche questa gi\u00e0 attribuita a De Tatti \u2013 che forse al centro aveva un\u2019immagine di devozione (cat. 13). Ma sono difficili da associare al suo stile il San Giorgio e il San Michele, pi\u00f9 paffuti e overdressed dei personaggi del nostro pittore. <strong>L\u2019attribuzione si \u00e8 fondata forse anche sul fatto che De Tatti ha realizzato una struttura simile per la chiesa di Brunello (cat. 18).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FRANCESCO DE TATTI E ALTRE STORIE (3)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Cosa ci fanno qui delle pareti staccate e una cornice vuota?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I pezzi di questa sezione mostrano la sopravvivenza di contesti perduti. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli affreschi strappati vengono dal distrutto oratorio di San Bernardino a Gazzada (cat. 14-17). Stavano sulle pareti del presbiterio:<\/strong> al centro, in corrispondenza dell\u2019altare, la Crocifissione, in debito con le soluzioni metafisiche del Bramantino; a sinistra l\u2019Adorazione dei Magi; a destra la Predica di San Bernardino, dove in mezzo alla parete si trovava una finestra che dava luce all\u2019ambiente.<strong> C\u2019era anche un Angelo reggituribolo affrescato al centro della volta (per ragioni conservative non \u00e8 in mostra), interamente decorata con motivi ornamentali, che non sono stati per\u00f2 salvati durante la demolizione dell\u2019edificio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il polittico di Santa Maria Annunciata a Brunello (cat. 18) originariamente incorniciava l\u2019antico affresco votivo della Madonna del latte<\/strong>, <span style=\"color: #ff00ff;\">ancora in chiesa e restaurato dallo stesso De Tatti nel 1520.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cornice presenta un ricco repertorio ornamentale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>il bue intagliato sulla seconda parasta da destra \u00e8 stato identificato come simbolo araldico dei Bossi (che dal 1538 diventano signori di Brunello, con l\u2019acquisto del feudo della Val Bodia)<\/strong>, una famiglia con cui De Tatti \u00e8 imparentato per via materna. <strong>Anche nella predella, nella Fuga in Egitto, San Giuseppe trascina curiosamente un bue<\/strong>. Ma soprattutto l\u2019angelo annunciante nella cimasa \u00e8 preso di peso da una stampa tratta da un\u2019invenzione di Raffaello: a dimostrare come il pittore tenti di aggiornarsi sulla Maniera moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">INTERMEZZO<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Perch\u00e9 questi quadri si assomigliano cos\u00ec tanto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il trevigliese Bernardo Zenale, il pittore (e in seguito architetto) che tanto ha contato per la formazione di De Tatti (cat. 7-8), \u00e8 uno dei nomi pi\u00f9 spesso evocati in relazione a un complesso rebus dell\u2019arte lombarda del Rinascimento<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Esiste un gruppo di Nativit\u00e0, di dimensioni diverse ma estremamente simili tra loro<\/span><\/strong>, di cui \u00e8 difficile ricostruire i rapporti di relazione reciproca. Per la prima volta pi\u00f9 pezzi di questa serie, che annovera anche un altro paio di esemplari, sono riuniti (cat. 20-22). Osservati con attenzione svelano piccolissime differenze, in parte imputabili a diversi stati di conservazione (ma non solo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste Nativit\u00e0, cos\u00ec simili, esortano a interrogarsi sui meccanismi di funzionamento delle botteghe rinascimentali e a ragionare sull\u2019autorevolezza delle immagini, basata su ragioni di culto ma anche,<br \/>\nqualche volta, di qualit\u00e0 figurativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio non lontano da qui,<strong> a Novazzano, si trova una copia tardocinquecentesca del Cenacolo di Leonardo. In queste Nativit\u00e0 San Giuseppe gioca un ruolo attivo<\/strong>: <span style=\"color: #ff00ff;\">ne viene l\u2019ipotesi che abbiano a che vedere con la diffusione della venerazione in Lombardia per il padre putativo di Ges\u00f9<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono immagini destinate alla devozione domestica, ma anche pale per luoghi di culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A monte di questa fortunata invenzione c\u2019\u00e8 un\u2019Adorazione dei pastori (cat. 19), dai caratteri stilistici pi\u00f9 nettamente orientati in direzione del Bramantino, il genio della pittura lombarda dell\u2019epoca, la cui lezione non ha lasciato indenne De Tatti. E che a Orselina ha firmato uno dei suoi capolavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">DISPERSIONI<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Perch\u00e9 queste opere non sono pi\u00f9 nel luogo a cui erano state destinate?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un po\u2019 come quando ti chiedono: perch\u00e9 i francesi non restituiscono la Gioconda agli italiani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O perch\u00e9 gli inglesi non rendono ai greci i marmi del Partenone?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le sculture, le vetrate e le pitture rinascimentali presentate qui sono accomunate dal fatto che erano state originariamente realizzate per localit\u00e0 che oggi sono svizzere, ma che a lungo hanno fatto parte del Ducato di Milano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E hanno caratteri figurativi che avevano corso, tra il Quattro e il Cinquecento, in Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Alcune opere hanno varcato i confini, entrando in Italia,<\/span><\/strong> e fanno parte oggi del patrimonio pubblico e privato (cat. 43-45); altre hanno preso la strada del mercato e del collezionismo svizzero (cat. 34) e internazionale (cat. 42); altre ancora sono state acquisite per il Museo Nazionale Svizzero, costituitosi nel 1898, con l\u2019idea di offrire una rassegna di campioni di quanto si trovava nei vari Cantoni, per rafforzare l\u2019identit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 federale (cat. 32, 35-41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutte si tratta di un temporaneo rientro nei luoghi che per secoli le hanno ospitate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Come doveva essere diverso l\u2019interno di Santa Maria degli Angeli a Lugano quando, nella cappella Quadri, si trovava la pala di Bernardino Luini, oggi in una chiesa della campagna inglese<\/strong> (cat. 42), e, sull\u2019altare maggiore, stava il polittico del lodigiano Calisto Piazza, per la prima volta ricomposto in questa sede (cat. 43-45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza di un patrimonio culturale si conquista attraverso molteplici azioni: non ultima lo studio. Per questo si rende omaggio qui, in chiusura, allo zurighese Johann Rudolf Rahn (1841-1912), che tanto si \u00e8 adoperato per la conoscenza e salvaguardia dei monumenti artistici nel Cantone Ticino (cat. 23-31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Le opere realizzate da<span style=\"color: #ff00ff; text-decoration: underline;\"> Bernardino Luini<\/span> per le terre ticinesi hanno mantenuto nei secoli una notevole autorevolezza,<\/span> <\/strong>attestata <strong>anche dall\u2019esistenza di pi\u00f9 copie, le pi\u00f9 antiche delle quali risalenti gi\u00e0 al XVI secolo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo non ha impedito per\u00f2 un esodo di questi dipinti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">le due tele seicentesche, gi\u00e0 riferite alla bottega di Francesco Torriani, dell\u2019Archivio di Stato di Bellinzona riproducono la Sant\u2019Anna, oggi al Philadelphia Museum of Art, e il Sant\u2019Alessandro, oggi al Norton Simon Museum di Pasadena, che facevano parte del polittico un tempo in San Sisinio a Mendrisio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u00absantuario\u00bb dell\u2019arte di Luini nel Ticino \u00e8 la chiesa di Santa Maria degli Angeli a Lugano,<\/strong> da cui proviene il cat. 42. Come apparisse l\u2019edificio nella prima met\u00e0 del XIX secolo \u00e8 attestato da una rara veduta di Bernardino Giani, un artista di Ponte Tresa, datata 1841.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo dello studio delle vicende figurative rinascimentali del Cantone si segue bene nel passaggio dall\u2019antologia di disegni e acquerelli di Johann Rudolf Rahn (1841-1912) a una suite di fotografie tratte dal volume dell\u2019austriaco Wilhelm Suida (1870-1959), comparso a Milano, da Hoepli, nel 1932, intitolato La pittura del Rinascimento nel Cantone Ticino. A quelle ricerche e alla successiva tradizione degli \u00abInventari delle cose d\u2019arte e di antichit\u00e0\u00bb, tra cui quello di Giuseppe Martinola (1908-1990) dedicato al Mendrisiotto, si rifanno costantemente, e ancora, gli studi odierni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">INFORMAZIONI<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst<br \/>\nCH-6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera<br \/>\nTel. +41 (0)91 816 47 91; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch\/zuest<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orari, prezzi e servizi:<br \/>\n28 ottobre 2018 \u2013 17 febbraio 2019<br \/>\nDa marted\u00ec a venerd\u00ec: 9-12 \/ 14-18<br \/>\nSabato, domenica e festivi: 10-12 \/ 14-18<br \/>\nChiuso: il luned\u00ec; 24, 25 e 31\/12<br \/>\nAperto: 1\/11; 8, 26\/12; 1, 6\/01<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">intero: CHF\/\u20ac 10.-<\/span><\/strong><br \/>\nridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF\/\u20ac 8.-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visite guidate su prenotazione anche fuori orario; bookshop; audioguide; parcheggi nelle vicinanze.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Si accettano Euro.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COME RAGGIUNGERE LA PINACOTECA Z\u00dcST<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rancate si trova a pochi chilometri dai valichi di Chiasso, Bizzarone (Como) e del Gaggiolo (Varese), presso Mendrisio, facilmente raggiungibile con l\u2019ausilio della segnaletica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per chi proviene dall\u2019autostrada Milano-Lugano (serve pass autostrade Svizzere oppure utilizzare la strada cantonale) l\u2019uscita \u00e8 Mendrisio<\/strong>: alla prima rotonda si gira a destra e mantenendo sempre la destra si giunge dopo poco pi\u00f9 di un chilometro nel centro di Rancate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Pinacoteca \u00e8 di fronte alla chiesa parrocchiale di Santo Stefano, sulla sinistra della strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rancate \u00e8 raggiungibile anche in treno, linea Milano-Como-Lugano, stazione di Mendrisio,<\/strong> e poi a piedi, in 10 minuti, <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">o con l&#8217;autobus (linea 524, Mendrisio-Serpiano<\/span><\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0La Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst \u00e8 su Facebook!\u00a0\u00a0Vieni a trovarci!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Foto copertina\u00a0\u00a0Enrico Cano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mostra IL RINASCIMENTO NELLE TERRE TICINESI 2\u00b0 Dal territorio al museo Seconda puntata di questo progetto In mostra anche uno dei\u00a0grandi misconosciuti della pittura italiana<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":61997,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[15986,15984,15985],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61989"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61989"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61989\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61999,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61989\/revisions\/61999"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/61997"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61989"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61989"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61989"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}