{"id":66758,"date":"2019-03-13T18:42:10","date_gmt":"2019-03-13T17:42:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=66758"},"modified":"2019-03-14T18:28:07","modified_gmt":"2019-03-14T17:28:07","slug":"arte-a-milano-fondazione-nicola-trussardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=66758","title":{"rendered":"Arte a Milano &#8211; Fondazione Nicola Trussardi"},"content":{"rendered":"<h4 class=\"null\" style=\"text-align: justify;\"><strong>FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI<\/strong><br \/>\npresenta<\/h4>\n<p><strong>IBRAHIM MAHAMA<br \/>\nA FRIEND<\/strong><\/p>\n<h4 class=\"null\"><strong>Opening: 2 aprile h.\u00a018.30<\/strong><\/h4>\n<h4 class=\"null\" style=\"text-align: justify;\">Caselli Daziari<br \/>\nPorta Venezia<br \/>\nPiazza Guglielmo Oberdan, 4<br \/>\n20124 Milano<\/h4>\n<p><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">In scena in uno snodo nevralgico per la viabilit\u00e0 cittadina uno spettacolo temporaneo &#8230;<\/span><\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Da marted\u00ec 2 a domenica 14 aprile 2019<\/strong>, la\u00a0 <strong>Fondazione Nicola Trussardi\u00a0<\/strong>presenta\u00a0 <strong><em>A Friend<\/em><\/strong>, un\u2019imponente installazione concepita appositamente per i\u00a0 <strong>due caselli daziari di Porta Venezia\u00a0<\/strong>dall\u2019artista ghanese\u00a0 <strong>Ibrahim Mahama\u00a0<\/strong>(Tamale, Ghana, 1987), a cura di\u00a0 <strong>Massimiliano Gioni<\/strong>. L\u2019installazione \u00e8 realizzata in occasione dell\u2019Art Week milanese, coordinata dal Comune di Milano, e rimarr\u00e0 visibile anche per l\u2019intera durata della Design Week.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Dopo i suoi grandi interventi all\u2019interno di importanti rassegne internazionali di arte contemporanea \u2013 dalla 56. Esposizione Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia (2015) a Documenta 14 (2017) a Kassel e Atene \u2013 la Fondazione Nicola Trussardi ha invitato Mahama a realizzare a Milano <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">un\u2019installazione su scala urbanistica che coinvolger\u00e0 interamente un luogo simbolo della citt\u00e0:<\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>il crocevia di Porta Venezia, una delle sei porte principali della cinta urbana<\/strong>, che sorge sullo stesso asse viario su cui erano sorte in precedenza le omonime porte di epoca romana, medievale e spagnola.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #ff00ff;\">Per secoli Porta Venezia \u00e8 stata per Milano la porta d\u2019Oriente,<\/span><\/strong> <strong>segnando il confine che delimitava il territorio urbano rispetto alla campagna,<\/strong> luogo che storicamente ha contribuito a definire la topografia di Milano e la relazione tra la citt\u00e0 e il mondo esterno, ricorrente tanto nella vita quanto nelle cronache: <strong>dall\u2019ingresso della peste che devast\u00f2 la citt\u00e0 con l\u2019epidemia del XVII secolo, passando per le descrizioni nelle pagine de\u00a0 <em>I Promessi Sposi<\/em>, fino ad arrivare ai quartieri multietnici<\/strong> che oggi si articolano intorno a questo snodo fondamentale.\u00a0 <em>A Friend\u00a0<\/em>vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia, quel luogo di passaggio che definisce l\u2019interno e l\u2019esterno, il s\u00e9 e l\u2019altro, l\u2019amico e il nemico.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 avvenuto per le numerose opere pubbliche realizzate da <strong>Ibrahim Mahama<\/strong> nelle capitali dell\u2019arte contemporanea in musei, biblioteche, palazzi governativi, teatri e stazioni ferroviarie, anche a Milano l\u2019artista\u00a0 <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">avvolger\u00e0<\/span> i caselli neoclassici di Porta Venezia <span style=\"color: #ff00ff;\">con sacchi di juta<\/span><\/strong><span style=\"color: #ff00ff;\">,<\/span> creando una seconda pelle che conferir\u00e0 ai due edifici una nuova identit\u00e0, portandoci a riguardarli non pi\u00f9 come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Rivolgendosi a tutte le persone che quotidianamente abitano e frequentano la citt\u00e0, Mahama <strong><span style=\"color: #ff00ff;\">metter\u00e0 in scena in uno snodo nevralgico per la viabilit\u00e0 cittadina uno spettacolo temporaneo<\/span> <\/strong>capace di confrontarsi con il passato e il presente di Milano. In questa presentazione milanese, l&#8217;opera di Mahama sembra anche ricollegarsi esplicitamente agli interventi urbanistici dell&#8217;artista Christo, che negli anni Settanta aveva impacchettato i monumenti a Leonardo da Vinci e a Vittorio Emanuele in Piazza Scala e Piazza Duomo. Se in quegli anni le azioni di Christo sembravano criticare il mondo dei consumi, oggi le &#8220;dimostrazioni civili&#8221; \u2013 come le descrive l&#8217;artista \u2013 di Mahama raccontano un mondo assai pi\u00f9 complesso di tensioni globali.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Attraverso la ricerca e la trasformazione dei materiali, Ibrahim Mahama indaga alcuni dei temi pi\u00f9 importanti della contemporaneit\u00e0: la\u00a0 <strong>migrazione<\/strong>, la\u00a0 <strong>globalizzazione\u00a0<\/strong>e la\u00a0 <strong>circolazione delle merci e delle persone\u00a0<\/strong>attraverso i confini e le nazioni. Le sue\u00a0 <strong>installazioni su larga scala\u00a0<\/strong>impiegano materiali raccolti da ambienti urbani, come frammenti architettonici, legno, tessuti e, in particolare,\u00a0 <strong>sacchi di juta\u00a0<\/strong>che vengono cuciti insieme e drappeggiati su imponenti strutture architettoniche. Come i sacchi americani usati per la distribuzione in Europa degli aiuti alimentari del piano Marshall furono probabilmente alla base dell&#8217;ispirazione di Alberto Burri, cos\u00ec i sacchi di Mahama sono elementi fondamentali della sua ricerca:\u00a0 <strong>simbolo dei mercati del Ghana<\/strong>, sono\u00a0 <strong>fabbricati in Asia\u00a0<\/strong>e\u00a0 <strong>importati in Africa\u00a0<\/strong>per il trasporto su scala internazionale di merci alimentari e di vario genere (cacao, fagioli, riso, ma anche carbone).<br \/>\nStrappati, rattoppati e marcati con vari segni e coordinate, i sacchi con le loro drammatiche ricuciture raffazzonate diventano garze che tamponano le ferite della storia, simbolo di conflitti e drammi che da secoli si consumano all\u2019ombra dell\u2019 <strong>economia globale<\/strong>. I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato pi\u00f9 nascosto che riguarda la\u00a0 <strong>forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci<\/strong>. Il sacco di juta, spiega l\u2019artista, \u201cracconta delle mani che l\u2019hanno sollevato, come dei prodotti che ha portato con s\u00e9, tra porti, magazzini, mercati e citt\u00e0. Le condizioni delle persone vi restano imprigionate. E lo stesso accade ai luoghi che attraversa\u201d. Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con decine di migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti n\u00e9 diritti, vittime di un\u2019esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">L&#8217;installazione\u00a0 <strong><em>A Friend\u00a0<\/em><\/strong>di Ibrahim Mahama \u00e8 stata\u00a0 <strong>commissionata dalla Fondazione Nicola Trussardi\u00a0<\/strong>e\u00a0 <strong>prodotta in collaborazione con miart, fiera d\u2019arte moderna e contemporanea di Milano<\/strong>, nell&#8217;ambito dell&#8217; <strong>Art Week milanese 2019<\/strong>, un programma di eventi, inaugurazioni e aperture straordinarie nei musei e nelle istituzioni pubbliche e private, che raccoglie i principali operatori milanesi con la regia del\u00a0 <strong>Comune di Milano<\/strong>.<br \/>\n<strong>Si ringraziano\u00a0<\/strong>per il sostegno:\u00a0 <strong>Confcommercio Milano<\/strong>;\u00a0 <strong>Spada Partners<\/strong>;\u00a0 <strong>Apalazzogallery<\/strong>.<br \/>\n<strong>Sponsor tecnico<\/strong>:\u00a0 <strong>Belluschi 1911<\/strong>.<br \/>\n<strong>Media coverage<\/strong>:\u00a0 <strong>Sky Arte HD<\/strong>.<br \/>\nUn\u00a0 <strong>ringraziamento speciale\u00a0<\/strong>va al\u00a0 <strong>Festival Cinema Africano<\/strong>, d\u2019Asia e America Latina di Milano, la cui ventinovesima edizione si terr\u00e0 dal 23 al 31 marzo 2019.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>A Friend\u00a0<\/em>di Ibrahim Mahama fa parte di una serie di incursioni realizzate dal 2013 dalla Fondazione Nicola Trussardi in occasione di miart: una serie di progetti speciali, mostre temporanee, performance e interventi pop-up che hanno portato a Milano artisti internazionali tra cui Jeremy Deller, Sarah Lucas, Gelitin, Darren Bader e Stan VanDerBeek.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La Fondazione Nicola Trussardi \u00e8 un\u2019istituzione no profit privata, un museo nomade per la produzione e la diffusione dell\u2019arte contemporanea in contesti molteplici e attraverso i canali pi\u00f9 diversi, che nasce a Milano nel 1996. Le sue attivit\u00e0 sono rese possibili, oltre che dalle tre socie fondatrici Beatrice, Maria Luisa e Gaia Trussardi, anche grazie alla generosit\u00e0 di un gruppo di sostenitori che ne supportano i progetti.<br \/>\nCon\u00a0 <em>A Friend\u00a0<\/em>continua cos\u00ec il percorso intrapreso dalla Fondazione nel 2003 con la Presidenza di Beatrice Trussardi e la Direzione Artistica di Massimiliano Gioni, portando l\u2019arte contemporanea nel cuore della citt\u00e0 di Milano, riscoprendo e valorizzando luoghi dimenticati o insoliti. Dopo importanti mostre personali tra cui quelle di Allora &amp; Calzadilla, Pawel Althamer, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Michael Elmgreen &amp; Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli e David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala e Tino Sehgal e le due grandi mostre a tema\u00a0 <em>La Grande Madre\u00a0<\/em>(2015) e\u00a0 <em>La Terra Inquieta\u00a0<\/em>(2017), Beatrice Trussardi e Massimiliano Gioni sono ora orgogliosi di presentare questa grande installazione di Ibrahim Mahama, nel sedicesimo anno di attivit\u00e0 nomade della Fondazione Nicola Trussardi.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 2 al 14 aprile 2019<\/strong><br \/>\nvisibile 24 ore su 24<\/p>\n<p>#AFriend<br \/>\n#FondazioneNicolaTrussardi<br \/>\n#miart2019<br \/>\n#miartweek<\/p>\n<p>Evento organizzato in occasione di:<br \/>\n<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/gallery.mailchimp.com\/65a69d8b236a4bea0188b4c11\/images\/47007f78-8a81-4013-b246-257e76518d5e.jpg\" width=\"180\" height=\"85\" data-file-id=\"2964741\" \/><\/p>\n<p>Foto: particolare di\u00a0Ibrahim Mahama \/ Silence between the lines, Ahenema Kokoben, Kumasi, 2015 \/ Kumasi, Ghana, installation view \/ Courtesy the artist<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI presenta IBRAHIM MAHAMA A FRIEND Opening: 2 aprile h.\u00a018.30 Caselli Daziari Porta Venezia Piazza Guglielmo Oberdan, 4 20124 Milano In scena in<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":66760,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[17070],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66758"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=66758"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66758\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66761,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/66758\/revisions\/66761"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/66760"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=66758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=66758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=66758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}