{"id":69179,"date":"2019-05-14T17:05:27","date_gmt":"2019-05-14T15:05:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=69179"},"modified":"2019-05-15T17:54:38","modified_gmt":"2019-05-15T15:54:38","slug":"arte-a-milano-ingresso-libero-pirelli-hangar-bicocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=69179","title":{"rendered":"Arte a Milano &#8211; Ingresso libero &#8211; Pirelli Hangar Bicocca"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Sheela Gowda. Remains<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span class=\"lato\">CURATORI:<\/span><strong> Nuria Enguita, Lucia Aspesi<\/strong><\/p>\n<p>Fino al 15 settembre 2019<\/p>\n<p>via Chiese 2, Milano Bicocca<\/p>\n<p>Pirelli HangarBicocca presenta \u201cRemains\u201d,<strong> la prima grande mostra personale di Sheela Gowda in Italia.<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto espositivo rappresenta un\u2019<strong>opportunit\u00e0 unica per scoprire nei monumentali spazi delle Navate vent\u2019anni di lavoro di quest\u2019artista di origine indiana<\/strong> che ha saputo fondere tecniche, forme, cromie e materiali sconfinando in un\u2019espressivit\u00e0 sia astratta che figurativa in linea con gli esiti e le ricerche internazionali.<\/p>\n<p>Un\u2019ampia selezione di opere realizzate dal 1996 a oggi, tra cui <strong>installazioni e sculture site-specific oltre a stampe e acquerelli,<\/strong> sar\u00e0 esposta <strong>accanto a una nuova produzione realizzata appostimente per la mostra. <\/strong><\/p>\n<p>Le opere di Sheela Gowda fanno parte delle collezioni delle pi\u00f9 importanti istituzioni internazionali, fra cui <strong>Tate Modern, Londra; MoMA \u2013 The Museum of Modern Art, Solomon R.<\/strong> <strong>Guggenheim Museum,<\/strong> New York; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven e Kiran Nadar Museum, Nuova Delhi.<\/p>\n<p>Da sempre Sheela Gowda (Bhadravati, Karnataka, India, 1957; <strong>vive e lavora a Bangalore<\/strong>) sviluppa la sua pratica attraverso un intenso dialogo e scambio tra le<strong> tradizioni artistiche locali e le forme d\u2019arte internazionali.<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni Settanta studia pittura alla <strong>Ken School of Art di Bangalore, alla M.S. University di Baroda e alla Visva-Bharati University a Santiniketan,<\/strong> dove, all\u2019epoca, l\u2019impostazione accademica era rivolta alla tradizione modernista indiana e a <strong>una rilettura in chiave contemporanea dell\u2019arte classica locale,<\/strong> con uno spiccato interesse per<strong> l\u2019immaginario popolare oltre che per le tecniche artigianali.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo l\u2019esperienza al <strong>Royal College of Art di Londra, a met\u00e0 degli anni Ottanta<\/strong>, Gowda ritorna in India.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo periodo che ha inizio nelle sue opere la transizione dallo spazio pittorico a quello tridimensionale, che ha portato l\u2019artista al definitivo superamento della bidimensionalit\u00e0 del quadro.<\/p>\n<p>La nuova direzione della sua pratica risponde, da un lato, alla necessit\u00e0 di<strong> andare oltre la mera rappresentazione e di intervenire direttamente sullo spazio;<\/strong> dall\u2019altro, alla volont\u00e0 di <strong>coinvolgere attivamente l\u2019osservatore<\/strong> nella fruizione dell\u2019opera.<\/p>\n<p>L\u2019approccio rivolto verso la<strong> spazializzazione dell\u2019opera e il conseguente coinvolgimento attivo del visitatore,<\/strong> rappresentano inoltre una <strong>risposta ai cambiamenti che stavano attraversando la societ\u00e0 indiana negli anni Ottanta e Novanta<\/strong>, in particolare in seguito all\u2019ascesa dei conservatori e ai numerosi atti di violenza avvenuti nel paese.<\/p>\n<p>Sheela Gowda affronta questi temi<strong> integrando gradualmente nelle sue opere nuovi materiali,<\/strong> e adottando una modalit\u00e0 operativa che combina un approccio delicato ed effimero con un\u2019attenzione verso la dimensione pi\u00f9 concreta del processo creativo.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 il caso del letame (senza odore quando \u00e8 secco), che diventa il medium principale con cui l\u2019artista dipinge e scolpisce.<\/strong><\/p>\n<p>Considerato sacro, questo materiale dai molteplici utilizzi, \u00e8 molto comune in India, dove viene <strong>impiegato quotidianamente nelle zone rurali, nell\u2019edilizia e come combustibile.<\/strong><\/p>\n<p>La sua presenza all\u2019interno dell\u2019opera di Gowda \u00e8 tutt\u2019altro che \u201cesotica\u201d, ma piuttosto \u00e8 espressione dell\u2019ambiente culturale in cui l\u2019artista lavora.<\/p>\n<p>Mortar Line (1996), composta da una <strong>doppia fila di mattoni di letame disposti a formare una linea curva,<\/strong> \u00e8 una delle prime opere della produzione scultorea in cui l\u2019artista sperimenta con questo materiale.<\/p>\n<p>Dai primi anni Novanta Gowda incorpora <strong>nei suoi lavori anche altri oggetti e sostanze di uso quotidiano dal significato fortemente metaforico o politico,<\/strong> tra cui bidoni per il catrame, pigmenti, incenso, corde fatte di capelli, aghi, fili e gomma.<\/p>\n<p>Nel caso delle <strong>opere realizzate con capelli, per esempio, l\u2019artista annoda i resti di questo materiale lasciati come offerta da migliaia di fedeli nei luoghi di pellegrinaggio, per creare intrecci e lunghe trame:<\/strong> un richiamo all\u2019impiego rituale (<strong>il sacrificio per invocare una divinit\u00e0<\/strong>), quotidiano (i talismani sui veicoli) ed economico (<strong>la vendita sul mercato mondiale) dei crini umani.<\/strong><\/p>\n<p>Caratteristica della sua pratica \u00e8 inoltre il processo creativo come parte dell\u2019opera stessa ed espressione di un intenso lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso di And\u2026 (2007), <strong>installazione costituita da tre corde collocate nello spazio, ognuna realizzata assemblando 270 metri di filo rosso con aghi da cucito<\/strong> che Gowda ha impregnato con un impasto di colla e<strong> kumkum, pigmento utilizzato nei riti religiosi.<\/strong> Le corde sono sospese in verticale e si snodano lungo il pavimento.<\/p>\n<p>Opere come\u00a0Kagebangara (2008) e Darkroom (2006), <strong>ispirate ai ripari di fortuna degli operai itineranti che lavorano nei cantieri stradali in India<\/strong>, sono strutture architettoniche costruite con <strong>i bidoni in metallo usati per il trasporto del catrame<\/strong>.<\/p>\n<p>Aperti e appiattiti in lastre rettangolari, questi vengono<strong> utilizzati dall\u2019artista come moduli dislocati nello spazio in Kagebangara<\/strong> e possono essere considerati un richiamo a dei tableaux o a dei dipinti modernisti.<\/p>\n<p>Fonte d\u2019ispirazione di queste opere sono le<strong> tecniche manuali e artigianali che si sviluppano in contesti di sussistenza e privazione<\/strong>, creando un incessante dialogo fra lavoro e ingegnosit\u00e0.<\/p>\n<p>Per l\u2019artista, a determinare il movimento del pubblico nello spazio sono i volumi e le dimensioni delle strutture e degli oggetti esposti.<\/p>\n<p>Un esempio particolarmente evidente \u00e8 costituito da<strong> Stopover (2012), installazione di 200 blocchi cubici di granito tradizionalmente utilizzati in India per macinare le spezie<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019artista li ha <strong>recuperati dalle strade di Bangalore, dove erano stati abbandonati, collocandoli successivamente nello spazio espositivo<\/strong> lungo un un reticolo tracciato sul pavimento.<\/p>\n<p>\u201cRemains\u201d riunisce installazioni realizzate da Sheela Gowda in diversi periodi del suo percorso artistico e caratterizzate da materiali e dimensioni differenti, oltre a una selezione di opere figurative come Sanjaya Narrates (2014),<strong> serie di acquerelli su carta,<\/strong> tecnica utilizzata occasionalmente dall\u2019artista negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Il progetto espositivo in Pirelli HangarBicocca sottolinea<strong> la poetica e il significato politico dell\u2019opera di Gowda,<\/strong> la cui pratica scaturisce da uno sguardo ricettivo e approfondito sul mondo, e dalla consapevolezza del v<strong>alore simbolico e comunicativo dei materiali, degli oggetti e degli scarti. <\/strong><\/p>\n<p>La selezione delle opere in mostra rivela inoltre il costante lavoro dell\u2019artista nella definizione della forma intesa come modalit\u00e0 di trasformazione dei significati. Come ha spiegato la stessa artista: \u00abUn\u2019opera \u00e8 il risultato di una decisione, di una scelta. Se \u00e8 vero che il mio lavoro nasce da contesti specifici, tuttavia la natura ultima di un\u2019opera \u00e8 modellata sulla base dell\u2019astrazione; un\u2019astrazione che non si limita a una scelta stilistica, ma il cui intento \u00e8 comunicare significati e favorire molteplici letture\u00bb.<\/p>\n<p>Elemento centrale della sua pratica \u00e8 inoltre l<strong>a dimensione della liturgia, un rituale di trasformazione legato a un processo marcatamente performativo di manipolazione della materia e di confronto e relazione con questa.<\/strong><\/p>\n<p>Attraverso la sua opera, Sheela Gowda <strong>ridefinisce il pathos in senso ampio, in un\u2019indagine che ha a che fare con i sentimenti e l\u2019affetto,<\/strong> la condizione relazionale tra gli oggetti, la loro raison d\u2019\u00eatre e<strong> la loro stessa natura: un \u201cmomento di incontro\u201d<\/strong> che non va inteso come spazio temporale, ma come una forza capace di unire un insieme di circostanze.<\/p>\n<p><strong>La mostra \u00e8 curata da Nuria Enguita, Direttrice di Bombas Gens Centre d\u2019Art, Valencia, e Lucia Aspesi, Assistente curatore di Pirelli HangarBicocca.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p>::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 03 Aprile 2019 al 15 Settembre 2019<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>MILANO<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">LUOGO:<\/span> Pirelli HangarBicocca<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">INDIRIZZO:<\/span> via Chiese 2<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">ORARI:<\/span><\/p>\n<h4>Orari mostre<\/h4>\n<p>luned\u00ec-mercoled\u00ec: chiuso<br \/>\ngiovedi-domenica: 10-22<\/p>\n<p><em><strong>L\u2019ultimo ingresso alle mostre \u00e8 alle ore 21.15<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">CURATORI:<\/span><strong> Nuria Enguita, Lucia Aspesi<\/strong><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\"><strong>COSTO DEL BIGLIETTO<\/strong>:<\/span><strong> ingresso gratuito<\/strong><\/p>\n<p>T (+39) 02 66 11 15 73<br \/>\n<a href=\"mailto:info@hangarbicocca.org\">info@hangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">SITO UFFICIALE:<\/span> <a href=\"http:\/\/www.hangarbicocca.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.hangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p>FOTO:\u00a0<span class=\"copyright\">\u00a9 Sheela Gowda \/ P\u00e9rez Art Museum Miami \/ Ph. Oriol Tarridas <\/span>| <span class=\"didascalia\">Sheela Gowda, And that is no lie, 2015. Veduta dell\u2019installazione: P\u00e9rez Art Museum Miami, 2015\u201316 &#8211; particolare.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sheela Gowda. 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