{"id":70297,"date":"2019-06-15T17:38:38","date_gmt":"2019-06-15T15:38:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=70297"},"modified":"2019-06-17T13:07:47","modified_gmt":"2019-06-17T11:07:47","slug":"arte-a-bologna-anthropocene-ingresso-gratuito-da-non-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=70297","title":{"rendered":"Arte a Bologna &#8211; Anthropocene &#8211; ingresso gratuito da non perdere"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"color: #008000;\">L\u2019 impatto dell\u2019uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Il progetto si basa sulla ricerca di un gruppo internazionale di scienziati<\/span> <\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Documento sui cambiamenti che l\u2019uomo ha impresso sulla terra e testimonia gli effetti delle attivit\u00e0 umane sui processi naturali<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Fondazione Mast &#8211; Bologna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>16.5 \/ 22.9.2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al <strong>MAST Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna<\/strong> apre il <strong>16 maggio 2019<\/strong> la mostra multidisciplinare <strong>Anthropocene<\/strong> che indaga <strong><span style=\"color: #008000;\">l\u2019impatto dell\u2019uomo sul pianeta attraverso le straordinarie immagini<\/span><\/strong> di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e installazioni di realt\u00e0 aumentata. La mostra \u00e8 curata da Urs Stahel, curatore della PhotoGallery e della collezione MAST, Sophie Hackett, curatrice della fotografia dell\u2019Art Gallery of Ontario di Toronto e da Andrea Kunard, curatrice del Canadian Photography Institute della National Gallery of Canada.<\/p>\n<p>Il progetto Anthropocene \u00e8 <strong><span style=\"color: #008000;\">un\u2019esplorazione multimediale che documenta l\u2019indelebile impronta umana sulla terra:<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle <strong>psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia<\/strong> alla <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">devastazione della Grande barriera corallina australiana,<\/span><\/strong> dalle surreali vasche di <strong>evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara<\/strong> e ad <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">una delle pi\u00f9 grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anthropocene \u00e8 frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i registi pluripremiati Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier che, combinando arte, cinema, realt\u00e0 aumentata e ricerca scientifica, <strong><span style=\"color: #008000;\">documenta i cambiamenti che l\u2019uomo ha impresso sulla terra e testimonia gli effetti delle attivit\u00e0 umane sui processi naturali.<\/span> <\/strong>Il progetto ha debuttato in Canada a settembre 2018 con il film \u201cAnthropocene: The Human Epoch\u201d proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e con la mostra allestita in contemporanea all\u2019Art Gallery of Ontario di Toronto (AGO) e alla National Gallery of Canada di Ottawa (NGC) &#8211; organizzata in partnership con la Fondazione MAST &#8211; e arriva per la prima volta in Europa, al MAST. dal 16 maggio al 22 settembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il progetto si basa sulla ricerca di un gruppo internazionale di scienziati<\/span> <\/strong>(Anthropocene Working Group) impegnato nel raccogliere prove del passaggio dall\u2019attuale epoca geologica \u2013 l\u2019Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa \u2013 all\u2019Antropocene (dal greco anthropos, uomo). La ricerca \u00e8 volta a dimostrare che gli esseri umani sono diventati la singola forza pi\u00f9 determinante sul pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La terraformazione del pianeta mediante l\u2019estrazione mineraria, l\u2019urbanizzazione, l\u2019industrializzazione e l\u2019agricoltura<\/strong>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la<strong><span style=\"color: #008000;\"> proliferazione delle dighe e la frequente deviazione dei corsi d\u2019acqua; l\u2019eccesso di CO2 e l\u2019acidificazione degli oceani<\/span> <\/strong>dovuti al cambiamento climatico; la presenza pervasiva e globale della plastica, del cemento e di altri tecno-fossili; <strong><span style=\"color: #008000;\">un\u2019impennata senza precedenti nei tassi di deforestazione<\/span> <\/strong>ed estinzione: queste incursioni umane su scala planetaria &#8211; argomentano gli scienziati &#8211; sono cos\u00ec pesanti che i loro effetti sono destinati a perdurare e a influenzare il corso delle ere geologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cBurtynsky documenta questo proliferare di interventi a danno della natura, sempre pi\u00f9 invasivi, e lo fa attraverso la forza essenziale delle sue immagini e lo sguardo attento su simmetrie, figure circolari, griglie e linee geometriche pure. Le opere di grande formato sono un crescendo di forme e colori e sono affiancate al materiale filmico, realizzato da Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, caratterizzato da inquadrature e tagli che si fondono con l\u2019effetto coinvolgente e crudo delle immagini al rallentatore. L\u2019osservatore viene catturato e affascinato esattamente come avviene, per un ascoltatore, con la Quinta Sinfonia di Beethoven\u201d, spiega il cocuratore Urs Stahel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si compone di diversi elementi tra cui <strong>35 fotografie di Edward Burtynsky che illustrano temi quali l\u2019estrazione delle risorse naturali, le deforestazioni, le grandi infrastrutture di trasporto, il cambiamento climatico, le discariche e l\u2019inquinamento<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro enormi murales ad alta risoluzione, realizzati <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">utilizzando tecnologie fotografiche all\u2019avanguardia,<\/span> <\/strong>offrono esperienze di visione sorprendenti e consentono agli spettatori di esaminare nei pi\u00f9 minuti dettagli la complessit\u00e0 delle incursioni umane sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I murales sono arricchiti da<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che consentono ai visitatori di vivere un\u2019esperienza immersiv<\/strong><\/span>a, esplorando in dettaglio i singoli scenari rappresentativi delle teorie dell\u2019Antropocene. I filmati evidenziano la sinergia dei medium espressivi che caratterizza la collaborazione di ampio respiro tra Burtynsky, Baichwal e de Pencier. Gli spettatori avranno accesso a questi filmati integrati mediante la app gratuita AVARA (Apple App Store e Google Play); tablet gi\u00e0 configurati saranno disponibili gratuitamente anche all\u2019interno del MAST.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mostra include anche videoinstallazioni<\/strong> di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Si tratta di vivide riflessioni sull\u2019Antropocene che, grazie a questo mezzo espressivo, favoriscono la comprensione della portata e dell\u2019impatto del fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal tunnel ferroviario pi\u00f9 lungo della Svizzera allo <strong><span style=\"color: #008000;\">storico rogo in Kenya delle zanne di avorio nel 2016, dalle ciclopiche macchine costruite in Germania alla devastazione senza precedenti della grande barriera corallina<\/span><\/strong>, le installazioni di Baichwal e de Pencier si avvalgono di tecniche di ripresa all\u2019avanguardia per documentare l\u2019evidenza e fornire un\u2019esperienza diretta del dominio dell\u2019uomo sul pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel percorso espositivo si trovano inoltre tre installazioni di realt\u00e0 aumentata che come avviene per i murales sono accessibili tramite AVARA, la App gratuita per smartphone e tablet (disponibile su Apple App Store e Google Play): composte da migliaia di immagini fisse e assemblate attraverso un processo chiamato fotogrammetria, ogni installazione di realt\u00e0 aumentata porter\u00e0 il visitatore a vivere un\u2019esperienza immersiva grazie ad un\u2019immagine 3D a grandezza quasi naturale. \u00c8 parte integrante della mostra al MAST. <strong><span style=\"color: #008000;\">il premiato film \u201cANTHROPOCENE: The Human Epoch\u201d (ANTHROPOCENE: l\u2019Epoca Umana),<\/span><\/strong> codiretto dai tre artisti. Terzo capitolo di una trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), il film testimonia con un approccio esperienziale e non didattico <strong><span style=\"color: #008000;\">un momento critico nella storia geologica del pianeta,<\/span><\/strong> proponendo una <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">provocatoria e indimenticabile esperienza<\/span> <\/strong>dell\u2019impatto e della portata della nostra specie. La voce narrante \u00e8 del premio oscar Alicia Vikander. Il film sar\u00e0 distribuito in Italia da Fondazione Stensen e Valmyn.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si completa con un <strong>percorso didattico interattivo,<\/strong> corredato da attivit\u00e0 dedicate sia <strong><span style=\"color: #008000;\">all\u2019infanzia sia all\u2019adolescenza<\/span><\/strong> con &#8211; MAST Dialogues on Anthropocene &#8211; ricco programma di eventi culturali, letture, tavole rotonde, proiezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Edward Burtynsky \u00e8 uno dei fotografi pi\u00f9 conosciuti e apprezzati al mondo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi straordinari scatti fotografici di paesaggi industriali sono conservati nelle collezioni di oltre sessanta musei tra cui la National Gallery of Canada, il Museum of Modern Art and il Guggenheim Museum di New York, il Reina Sofia di Madrid, la Tate Modern di Londra, e il Los Angeles County Museum of Art, in California. Tra i riconoscimenti conferiti a Burtynsky figurano il TED Prize nel 2005 che ha condiviso con Bono e Robert Fischell, il Governor General\u2019s awards in Visual and Media Arts, l\u2019Outreach award ai Rencontres d\u2019Arles, il premio Roloff Beny Book, e il premio Rogers come miglior film canadese. Nel 2018 Burtynsky \u00e8 stato nominato Master of Photography a Photo London 2018, e ha ricevuto la menzione di Peace Patron del Mosaic Institute. Gli sono state conferite otto lauree honoris causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jennifer Baichwal ha diretto e prodotto documentari per oltre 25 anni. I suoi film sono stati visti in tutto il mondo e hanno ottenuto un gran numero di riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui un International Emmy, tre premi Gemini, e ancora i premi per il miglior documentario culturale e il miglior documentario indipendente canadese al festival Hot Docs, per opere quali Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (1998), The Holier It Gets (1999), The True Meaning of Picture (2002), Act of God (2009), e Payback (2012). Manufactured Landscapes ha ricevuto, tra gli altri, la menzione come miglior film canadese al TIFF e il Reel Current Award di Al Gore. Il film \u00e8 stato proiettato in oltre 15 paesi del mondo, e il TIFF l\u2019ha incluso tra le 150 opere essenziali della storia del cinema canadese nel 2016. Il documentario Watermark \u00e8 stato presentato in anteprima al TIFF 2013, vincendo il premio della Toronto Film Critics Association, come miglior documentario canadese. Da allora \u00e8 stato distribuito in undici paesi. Baichwal \u00e8 membro del consiglio di amministrazione di Swim Drink Fish Canada, e del consiglio consultivo della School of Image Arts della Ryerson University. Dal 2016 fa parte del consiglio di amministrazione del Toronto International Film Festival ed \u00e8 ambasciatrice appassionata della campagna Share Her Journey, progetto quinquennale che mira a promuovere e ad accrescere la partecipazione, le capacit\u00e0 e le opportunit\u00e0 a favore delle donne, sia dietro la macchina da presa che davanti all\u2019obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nicholas de Pencier \u00e8 un documentarista, produttore e direttore di fotografia. Tra i suoi lavori pi\u00f9 noti figurano Let It Come Down: The Life of Paul Bowles (International Emmy), The Holier It Gets (miglior documentario canadese al festival Hot Docs), The True Meaning of Pictures (premio Gemini per miglior documentario artistico), Hockey Nomad (premio Gemini per miglior documentario sportivo), Manufactured Landscapes (miglior lungometraggio canadese al TIFF; vincitore del premio Genie come miglior documentario), e Act of God (film d\u2019apertura del festival Hot Docs). \u00c8 stato produttore e direttore della fotografia dei film Watermark e Black Code (presentato al TIFF 2016), quest\u2019ultimo da lui scritto e diretto. Tra le installazioni di video art, realizzate con Jennifer Baichwal, figurano Watermark Cubed presentata al festival Nuit Blanche di Toronto nel 2014, Music Inspired by the Group of Seven del 2015 con la band rock Rheostatics, nella Walker Court dell\u2019Art Gallery of Ontario, e l\u2019installazione Ice Forms, parte integrante della mostra di Lawren Harris, esposta all\u2019Art Gallery of Ontario nell\u2019estate del 2016. De Pencier \u00e8 membro del consiglio di amministrazione di Hot Docs e DOC Toronto.<\/p>\n<p>Baichwal e De Pencier hanno collaborato alla realizzazione di Long Time Running, un lungometraggio documentaristico dedicato all\u2019 ultimo commovente tour del gruppo Tragically Hip del 2016. Prodotto dalla Banger Films, il film \u00e8 stato presentato al Gala del TIFF nel 2017, e successivamente distribuito da Elevation Pictures e trasmesso da Bell e Netflix. Pi\u00f9 recentemente, sono stati a Katowice, in Polonia, dove sono state esposte le installazioni cinematografiche di The Anthropocene Project come parte del COP24.<\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p>:::::::::::::<\/p>\n<p><strong>Dal 16 Maggio 2019 al 22 Settembre 2019<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>BOLOGNA<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">LUOGO:<\/span> MAST Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">INDIRIZZO:<\/span> via Speranza 42<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">CURATORI:<\/span> Urs Stahel<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">SITO UFFICIALE:<\/span> <a href=\"http:\/\/theanthropocene.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/theanthropocene.org<\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">FOTO: BORNEO &#8211; distruzione della foresta tropicale per produrre olio di palma<\/span><\/strong><\/p>\n<div><b>credito<\/b>:\u00a0 <span class=\"Apple-style-span\">\u00a9 Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan \/ Nicholas Metivier Gallery, Toronto<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 impatto dell\u2019uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini Il progetto si basa sulla ricerca di un gruppo internazionale di scienziati Documento sui cambiamenti che l\u2019uomo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":70299,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[17961,17962],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70297"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70297"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70297\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70341,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70297\/revisions\/70341"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/70299"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70297"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70297"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70297"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}