{"id":73081,"date":"2019-09-23T12:28:59","date_gmt":"2019-09-23T10:28:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=73081"},"modified":"2019-09-23T12:28:59","modified_gmt":"2019-09-23T10:28:59","slug":"arte-a-torino-marisa-merz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=73081","title":{"rendered":"Arte a Torino &#8211; Marisa Merz"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_73085\" aria-describedby=\"caption-attachment-73085\" style=\"width: 550px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=73085\" rel=\"attachment wp-att-73085\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-73085\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Arte-Merz-mostra-To-2019-set.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Arte-Merz-mostra-To-2019-set.jpg 550w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Arte-Merz-mostra-To-2019-set-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Arte-Merz-mostra-To-2019-set-506x300.jpg 506w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-73085\" class=\"wp-caption-text\">Marisa Merz<\/figcaption><\/figure>\n<p>Senza Titolo (scarpette), s.d.<br \/>\nFondazione Merz, Torino &#8211; particolare della foto<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff99cc;\">Geometrie sconnesse palpiti geometrici<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 22 settembre 2019 al 12 gennaio 2020<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collezione Giancarlo e Danna Olgiati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">presenta l\u2019esposizione Marisa Merz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Geometrie sconnesse palpiti geometrici, dedicata a Marisa Merz (Torino, 1926 \u2013 2019), unica esponente femminile del gruppo dell\u2019Arte Povera e tra le pi\u00f9 significative protagoniste della scena artistica italiana dagli anni Sessanta. Una selezione delle sue opere pi\u00f9 iconiche mette in rilievo una tematica ricorrente nel lavoro dell\u2019artista, ovvero la sua ricerca sul volto o meglio sulla figura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto espositivo, curato da Beatrice Merz e sviluppato con la collaborazione della Fondazione Merz, si colloca nell\u2019ambito di una serie d\u2019iniziative dedicate ad artisti presenti nella Collezione Giancarlo e Danna Olgiati e si avvale di prestiti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private \u2013 in gran parte svizzere \u2013 oltre che dalla collezione personale dell\u2019artista.<\/p>\n<p>La mostra riunisce un corpus di <strong>quarantacinque opere che ripercorrono l\u2019intero orizzonte creativo di Marisa Merz:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dal disegno su diversi supporti alla scultura in argilla cruda, dalle tessiture di filo di rame e di nylon agli oggetti trasformati in cera, nel tentativo di restituire tutte le modalit\u00e0 espressive proprie dell\u2019artista. L\u2019esposizione, che copre pi\u00f9 di cinquant\u2019anni di ricerca, si apre con alcuni capisaldi della produzione di Marisa Merz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opere iconiche come Senza titolo del 1975 documentano gli <strong>esiti pi\u00f9 alti dell\u2019indagine sul filo di rame<\/strong>, mezzo espressivo che le permette di esplorare i <strong>confini tra disegno e scultura.<\/strong> A partire dagli anni Settanta i suoi interventi acquistano un carattere compiutamente ambientale, come testimonia la grande installazione in fili di rame lavorati a maglia, realizzata nel 1979 e da allora mai pi\u00f9 esposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra prosegue con un\u2019ampia selezione di lavori, alcuni inediti, che comprendono disegni e tecniche miste su differenti supporti unitamente ad un raffinato gruppo delle sue celebri \u2018testine\u2019 in creta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte opere che dagli anni Ottanta tracciano il percorso pi\u00f9 recente di Marisa Merz, mettendo in luce una tematica ricorrente nella sua <strong>produzione, l\u2019indagine sul volto o sulla figura,<\/strong> individuata come punto di riferimento nel percorso espositivo. Afferma nell\u2019introduzione in catalogo Beatrice Merz: \u201cIl percorso della mostra \u00e8 disegnato per permettere alle singole opere di intrattenere un dialogo serrato tra loro creando, cos\u00ec, un campo di forza scandito da una successione di volti sconosciuti e trasfigurati, ma profondamente reali\u201d; volti o figure che \u201csono eseguiti attraverso la sovrapposizione di segni e materie, in un ritmo quasi ossessivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo stesso della mostra <strong><span style=\"color: #ff99cc;\">Geometrie sconnesse palpiti geometrici<\/span><\/strong> \u2013 frase autografa dell\u2019artista, appuntata su una parete della sua casa-studio \u2013 si pone come sibillina guida al personalissimo universo segreto di Marisa Merz, di cui la mostra di Lugano desidera restituire la complessit\u00e0 lirica e rigorosa al tempo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marisa Merz. Geometrie sconnesse palpiti geometrici, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, 2019.<br \/>\nInstallation view: Agostino Osio \u2013 Alto Piano<br \/>\nLa Collezione<br \/>\nContestualmente all\u2019esposizione temporanea, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati propone come ogni anno una selezione inedita di opere provenienti dalla raccolta, che comprende artisti internazionali fra i pi\u00f9 rilevanti delle avanguardie del XX e XXI secolo. Fulcro dell\u2019allestimento \u00e8 un\u2019intera sala dedicata ai principali esponenti dell\u2019Arte Povera, nell\u2019intento di sottolineare l\u2019importanza del contesto culturale in cui Marisa Merz si trov\u00f2 ad operare agli esordi della sua carriera artistica. Nella sala adiacente dialogano tra loro opere dell\u2019arte italiana del Secondo dopoguerra, prima fra tutte Suicidio del 1964 di Mario Schifano, dipinto di recente acquisizione al quale sono accostati lavori di Tano Festa e Franco Angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allestimento continua con la<strong> grande tela di Emilio Vedova<\/strong> che, situata tra le pi\u00f9 recenti opere pittoriche di G\u00fcnther F\u00f6rg e Harold Ancart, mette in relazione fra loro le avanguardie italiane e le ricerche internazionali contemporanee; in questa sezione due coloratissime sculture dello svizzero Ugo Rondinone sono poste a confronto con una grande fotografia astratta di Wolfgang Tillmans unitamente ad opere di R.H. Quaytman, Piero Dorazio e Roberto Cuoghi. Il percorso prosegue con le ricerche pittoriche dell\u2019americano Christopher Wool che si relazionano con le indagini sul monocromo e i pigmenti di Yves Klein e Anish Kapoor.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima sezione si concentra sul dialogo tra due figure cardine del Novecento italiano: <strong>Jannis Kounellis, con due opere fortemente legate alle avanguardie storiche, e Alberto Burri,<\/strong> del quale viene presentato per la prima volta un Cretto del 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completa l\u2019allestimento una sala dedicata al Futurismo, dove accanto ai dipinti dei maestri <strong>Balla, Depero, Prampolini e Magnelli,<\/strong> \u00e8 collocata una tra le pi\u00f9 ricche collezioni di libri e documenti legati a questo movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<p>Foto copertina &#8211; particolare<\/p>\n<p>Senza titolo, 2002<br \/>\nTecnica mista su lastra di ferro<br \/>\n92 x 94 cm<br \/>\n\u00a9Roberto Pellegrini<br \/>\nCollezione Giancarlo e Danna Olgiati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza Titolo (scarpette), s.d. 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