{"id":75228,"date":"2019-11-25T19:30:50","date_gmt":"2019-11-25T18:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=75228"},"modified":"2019-11-26T19:55:54","modified_gmt":"2019-11-26T18:55:54","slug":"arte-a-novara-divisionismo-i-colori-della-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=75228","title":{"rendered":"Arte a Novara &#8211; Divisionismo &#8211; i colori della luce"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_75239\" aria-describedby=\"caption-attachment-75239\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=75239\" rel=\"attachment wp-att-75239\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-75239\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Segantini-500-ok-Savognino-sotto-la-neve-1890.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"346\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Segantini-500-ok-Savognino-sotto-la-neve-1890.jpg 500w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Segantini-500-ok-Savognino-sotto-la-neve-1890-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Segantini-500-ok-Savognino-sotto-la-neve-1890-434x300.jpg 434w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75239\" class=\"wp-caption-text\">Giovanni-Segantini&#8211;Mostra Divisionismo- Novara 2019 particolare-Savognino-sotto-la-neve-1890<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_75237\" aria-describedby=\"caption-attachment-75237\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=75237\" rel=\"attachment wp-att-75237\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-75237\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Previati-500-1890-91-Maternit\u00e0.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Previati-500-1890-91-Maternit\u00e0.jpg 500w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Previati-500-1890-91-Maternit\u00e0-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Previati-500-1890-91-Maternit\u00e0-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75237\" class=\"wp-caption-text\">Gaetano Previati 1890-91 Maternit\u00e0<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_75409\" aria-describedby=\"caption-attachment-75409\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=75409\" rel=\"attachment wp-att-75409\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-75409\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Longoni-500-Riflesssioni-di-affamato.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Longoni-500-Riflesssioni-di-affamato.jpg 500w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Longoni-500-Riflesssioni-di-affamato-246x300.jpg 246w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75409\" class=\"wp-caption-text\">Longoni &#8211; Riflesssioni di affamato<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dal 23 novembre 2019 sino al 5 aprile 2020 a\u00a0<em>Novara<\/em><\/p>\n<div class=\"primary-half-column primary-half-column-600 primary-column-600\">\n<h1 class=\"francois-one editor-title\">DIVISIONISMO. LA RIVOLUZIONE DELLA LUCE<\/h1>\n<\/div>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">nella magnifica cornice del Castello Visconteo<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>La <strong>grande mostra<\/strong>\u00a0<em>Divisionismo La rivoluzione della luce<\/em>\u00a0che apre il\u00a023 novembre sino al 5 aprile 2020 a Novara nella magnifica cornice del Castello Visconteo Sforzesco\u00a0ha l\u2019ambizione di essere la pi\u00f9 importante mostra dedicata al Divisionismo realizzata negli ultimi anni, movimento giustamente considerato\u00a0<em>prima avanguardia<\/em>\u00a0in Italia.<\/p>\n<p>Per la sua posizione geografica, a quarantacinque chilometri dal Monferrato, fonte iconografica imprescindibile nell\u2019opera di Angelo Morbelli, e appena pi\u00f9 di cento dalla Volpedo di Giuseppe Pellizza, senza dimenticare la Valle Vigezzo di Carlo Fornara,\u00a0<strong>Novara \u00e8 infatti luogo deputato per ospitare questa rassegna, incentrata sul Divisionismo lombardo-piemontes<\/strong>e: i rapporti con il territorio ne hanno determinato le scelte e il taglio complessivo.<\/p>\n<p><strong>Il Divisionismo nasce a Milano<\/strong>, <strong>sulla stessa premessa del Neo-Impressionnisme francese \u2013 meglio noto come Pointillisme &#8211;<\/strong>, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta.<\/p>\n<p>Muove dall\u2019idea che lo<strong> studio dei trattati d\u2019ottica,<\/strong> che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d\u2019Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d\u2019arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d\u2019arte a Milano.<strong> E\u2019 Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza, con un approccio diretto all\u2019accostamento dei toni complementari sulla tela<\/strong>. Da dato chimico<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><span style=\"color: #008000; text-decoration: underline;\">,\u00a0il colore diventa fenomeno ottico<\/span> <\/strong><\/span>e alla dovuta distanza l\u2019occhio dello spettatore pu\u00f2 ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosit\u00e0 nel dipinto.<\/p>\n<p><strong>Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte:<\/strong>\u00a0la pennellata divisa \u00e8 destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali.\u00a0Solo <strong>Gaetano Previati, irreducibilmente antirealista sin dagli esordi<\/strong>, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un\u2019interpretazione visionaria della storia o dall\u2019iconografia cristiana, agli antipodi di quella di <strong>Segantini sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell\u2019alta quota.<\/strong><\/p>\n<p>Ordinata in\u00a0otto sezioni tematiche, l\u2019esposizione consta di<strong>\u00a0settanta opere\u00a0tutte di grande qualit\u00e0 e bellezza,<\/strong> provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private.<\/p>\n<p>Sala 1.\u00a0<em>Il prologo<\/em><br \/>\nLa mostra si apre con uno sguardo rivolto alla scuderia di artisti della galleria Grubicy. Troviamo qui le opere di\u00a0Tranquillo Cremona\u00a0con\u00a0<em>Pensierosa<\/em>\u00a0(1872-1873),\u00a0Daniele Ranzoni\u00a0con\u00a0<em>Il bambino Morisetti<\/em>\u00a0(1885),\u00a0Giuseppe Pellizza da Volpedo\u00a0con\u00a0<em>Le ciliegie<\/em>\u00a0(1888-1889),\u00a0Angelo Morbelli\u00a0con\u00a0<em>La partita alle bocce<\/em>\u00a0(1885),\u00a0Gaetano Previati\u00a0con\u00a0<em>Le fumatrici di hashish\u00a0<\/em>(1887),\u00a0Emilio Longoni\u00a0con\u00a0<em>Le capinere<\/em>\u00a0(1883),\u00a0Vittore Grubicy,\u00a0Giovanni Segantini\u00a0con\u00a0<em>La portatrice d\u2019acqua<\/em>\u00a0(1886) e<strong>\u00a0<em>Dopo il temporale<\/em><\/strong>\u00a0(1883-1885).\u00a0<em>Quest\u2019ultimo dipinto, uno dei capolavori del periodo brianteo,<\/em><strong>\u00a0<\/strong><em><strong>\u00e8 prevalentemente uno studio di luce<\/strong>, attraverso il quale prende vita un momento nel quotidiano della pastorizia. Non ancora divisionista, il dipinto \u00e8 giocato su ricchi toni di argentei, verdi e giallo modulati sulla tela in impasti fluidi di vario spessore che suggeriscono lo squarcio di luce che irrompe tra i nuvoloni, l\u2019umidit\u00e0 del terreno, la lana bagnata delle pecore, l\u2019effetto del vento sui i protagonisti.<\/em><\/p>\n<p>Sala 2.\u00a0<em>La I Triennale di Brera. Uscita ufficiale del Divisionismo italiano<\/em><br \/>\nLa seconda sezione \u00e8 dedicata alla I Triennale di Brera tenutasi a Milano nel 1891, ricordata come \u201cuscita ufficiale del Divisionismo in Italia\u201d in cui furono presentati\u00a0esempi emblematici di pittura divisa, realizzati dai principali esponenti del gruppo: Segantini, Morbelli, Pellizza, Previati, Longoni e Giovanni Sottocornola. Lo stesso Vittore Grubicy, obbligato ad abbandonare nel frattempo la gestione della galleria, presentava paesaggi di transizione, mentre Pellizza e Sottocornola vi si sarebbero avvicinati di l\u00ec a poco.<br \/>\nA pianoterra si potr\u00e0 ammirare la <strong>grandiosa e magnifica\u00a0<em>Maternit\u00e0<\/em><\/strong>\u00a0(1890-1891) di\u00a0Previati\u00a0di propriet\u00e0 del\u00a0Banco BPM\u00a0che ritorna nel capoluogo piemontese dove non \u00e8 mai stata esposta e che, proprio per l\u2019eccezionalit\u00e0 del prestito, si potr\u00e0 ammirare con ingresso gratuito.\u00a0<em>L\u2019opera \u00e8 frutto di due anni di sperimentazione pittorica ed \u00e8 una<strong> reinterpretazione in chiave laica del tema rinascimentale della Madonna col bambino<\/strong> circondata dagli angeli. Ispirato all\u2019artista dal concepimento del primo figlio, il dipinto propone l\u2019eterea visione della prima madre che allatta il suo bambino, appoggiata ad un melarancio spoglio in un giardino dalle folte erbe. Pennellate di colori puri, a pioviscolo nel cielo e a lunghi filamenti flessuosi che disegnano le forme, traducono uno stato di meraviglia tra realt\u00e0 e sogno. Quel <strong>felice connubio tra Divisionismo e Simbolismo<\/strong> fece s\u00ec che<strong> Maternit\u00e0 fosse l\u2019opera pi\u00f9 controversa e derisa della I Triennale di Brera.<\/strong> Si parl\u00f2 addirittura di \u201ceclisse di genialit\u00e0\u201d. La novit\u00e0 della tecnica che veicola un innegabile misticismo suscit\u00f2 l\u2019accanimento della critica non ancora pronta ad accettarne n\u00e9 simbolismo n\u00e9 modernit\u00e0 pittorica.<\/em><br \/>\nAl primo piano troviamo esposte alcune tra le opere pi\u00f9 celebri presentate a quella Triennale, lavori gi\u00e0 divisionisti, oppure appartenenti ad artisti che a breve avrebbero sperimentato questa nuova tecnica:\u00a0<em>Vacca bagnata<\/em>\u00a0(1890) di Segantini,\u00a0<em>Un consiglio del nonno \u2013 Parlatorio del luogo Pio Trivulzio<\/em>\u00a0(1891) di Morbelli,\u00a0<em>Bosco<\/em>\u00a0(1887-1891-1912) di Grubicy,\u00a0<em>Il mediatore<\/em>\u00a0(1891) di Pellizza da Volpedo e\u00a0<em>Fuori di porta<\/em>\u00a0(1891) di Sottocornola,\u00a0<em>L\u2019oratore dello sciopero<\/em>\u00a0(1890-1891) di Longoni.\u00a0<em>Questo dipinto, uno dei \u201cmanifesti\u201d del divisionismo, si contraddistingue, grazie al taglio fotografico, per la sua audace composizione di straordinaria ampiezza. Il crudo realismo del cromatismo del disegno rivela una volont\u00e0 di fare della pittura uno strumento di militanza politica. Come Nomellini, Longoni fu recettivo alle idee anarchiche e socialiste che lo condussero a fare della rivolta dell\u2019operaio cittadino, soggetto non considerato dalla pittura contemporanea in Italia, il fulcro del suo operato. Tramite la tecnica, non ancora rigorosa nella divisione del tono, dalla pennellata espressiva e dal colore acceso, il dipinto proclama una ineluttabile corrispondenza tra tematica e linguaggio pittorico.<\/em><br \/>\n<em><br \/>\nSala 3. L\u2019affermarsi del divisionismo<\/em><br \/>\nNella terza sezione, incentrata sul trionfo del Divisionismo e i suoi principali interpreti, trovano spazio capolavori come\u00a0<em>All\u2019ovile<\/em>\u00a0(1892) di Segantini, dipinto da tempo assente dalla scena espositiva,\u00a0<em>Fontanalba<\/em>\u00a0(1904-1906) di Fornara,\u00a0<em>Riflessioni di<\/em>\u00a0<em>un affamato<\/em>\u00a0(1894) di Longoni,\u00a0<em>La Diana del lavoro<\/em>\u00a0(1893) di Nomellini,<em>\u00a0Sogno e realt\u00e0<\/em>\u00a0(1905) di Morbelli proveniente dalla Fondazione Cariplo, Gallerie d\u2019Italia. Accanto ad essi altre pregevoli opere di Fornara, Longoni, Nomellini, Grubicy e Sottocornola.<br \/>\n<strong><em>All\u2019ovile<\/em><\/strong><em><strong>\u00a0di\u00a0Segantini\u00a0fa parte di un ciclo di tre opere dedicate agli effetti della luce di una lanterna in un ambiente buio.<\/strong> Queste tele traspongono i<strong>n un linguaggio sperimentale moderno gli stilemi della tradizione luminista seicentesca, da Caravaggio a Le Nain senza dimenticare i Fiamminghi o gli effetti luministi delle acqueforti di Rembrandt, che Segantini ben conosceva.<\/strong> Il soggetto riprende il parallelo tra l\u2019essere umano e l\u2019animale, la maternit\u00e0 come fatto naturale che unisce le creature bisognose di luce, tenerezza e caldo. <strong>Segantini aggiunge in questa opera oro in polvere e in particelle incorporate ad impasto fresco in modo di accentrare la luce ambientale sul dipinto per creare un suggestivo luccichio<\/strong> che fa ulteriormente vibrare la luce. Come sempre in Segantini colpisce una profonda capacit\u00e0 di suggerire l\u2019essenza delle cose, la loro fisicit\u00e0: tutto prende vita persino il tepore.<\/em><br \/>\n<em>Fontanalba<\/em><em>\u00a0di\u00a0Fornara<\/em>\u00a0<em>\u00e8 il capolavoro che conclude il ciclo dedicato all\u2019alpeggio estivo della valle Vigezzo, detto \u201cin sui\u201d dove il pittore trascorse le estati dal 1903 al 1905. <strong>Punta \u201cFontanalba\u201d \u00e8 la scheggia di uno dei tanti dirupi che dai 2259 metri domina una zona desolata, di scarsa vegetazione, punteggiata da laghetti. Iniziato in un momento in cui Fornara aveva finalmente superato l\u2019immenso dolore della scomparsa nel 1899 di Segantini, del quale era stato l\u2019assistente a Maloja,<\/strong> il dipinto fu ultimato nello studio nella natia Prestinone, usando materiale previamente elaborato in luogo: disegni, fotografi, e studi ad olio. Fontanalba dimostra come adoperando elementi della tecnica segantiniana, Fornara ambisse a dare volto alla sua valle, sottolineandone<strong> l\u2019intrinseca diversit\u00e0 dall\u2019Engadina ispiratrice del maestro.<\/strong> Alzando la linea dell\u2019orizzonte e ribaltando il profilo della catena di montagna, Fornara d\u00e0 presenza al cielo sconfinato e al lago creando uno spazio pittorico di trasparenza e riverberi, ancora pi\u00f9 sottolineato dal realismo del primo piano, minuto nella sua resa divisionista, con i sassi, i rododendri in fiore, la mucca e il vitello. <strong>Natura trasfigurata che dimostra come Fornara avesse assimilato la lezione di Segantini, pur senza essere schiavo della sua visione.<\/strong><\/em><br \/>\n<em>Nel celeberrimo dipinto di\u00a0Longoni,\u00a0Riflessioni di un affamato\u00a0colpisce la maturazione della tecnica divisionista, una tessitura raffinatissima di segni senza spessore che catturano la luce bianca di un giorno nevoso e i suoi riflessi. Il taglio compositivo \u00e8 da illustrazione, ma la voluta freddezza del linguaggio coloristico esprime senza cadere nel pathos l\u2019estraneit\u00e0 del ragazzo, l\u2019affamato infreddolito che guarda con dolorosa curiosit\u00e0 la copia benestante a tavola, al caldo. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>Il dipinto traduce con forza la diseguaglianza sociale in una citt\u00e0 in cui i poveri aumentano esponenzialmente in funzione dell\u2019arricchimento dei pochi.<\/em><\/strong><br \/>\n<em><br \/>\nSala 4. Pellizza da Volpedo. Tecnica e simbolo<\/em><br \/>\nLa quarta sala \u00e8 interamente dedicata a\u00a0Pellizza da Volpedo, con\u00a0cinque opere fondamentali nel percorso dell\u2019artista:\u00a0<em>Il ponte<\/em>\u00a0(1893-1894),\u00a0<em>Il roveto (Tramonto)<\/em>, (1900-1903),\u00a0<em>La processione<\/em>\u00a0(1893-1895),\u00a0<em>Sul fienile<\/em>\u00a0(1893-1894) e\u00a0<em>Nubi di sera sul Curone<\/em>\u00a0(1905-1906).<br \/>\n<em>Il ponte<\/em><em>\u00a0\u00e8<\/em><em>\u00a0un vero gioiellino: considerato primo dipinto pienamente divisionista di Pellizza, non era stato pi\u00f9 visto dopo la storica mostra del Divisionismo italiano a Trento nel 1990, ed \u00e8 riapparso a Milano nel 2012 in una piccola mostra presso la GAM Manzoni. Nel 1892, data presunta dell\u2019opera, <strong>Pellizza studiava i trattati dell\u2019ottica da circa due anni,<\/strong> influenzato sia dagli scritti di divulgazione di Grubicy che dall\u2019incontro con Nomellini a Genova. Le indagini riflettografiche hanno appurato che Pellizza parte da una stesura bianca a basi di piombo preconizzata da Seurat, alla cui tela \u201cLa grande Jatte\u201d fa riferimento. In realt\u00e0 <strong>non siamo in presenza di un uso sistematico dei puntini; anche se vengono usati, sono bilanciati da filamenti di colori lunghi e corti, pi\u00f9 raramente circolari come nelle nubi del cielo<\/strong>. L\u2019opera \u00e8 composta\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 a partire di forme geometriche all\u2019interno delle quali i colori complementari diventano elemento vibratile e \u00a0si scagliano \u00a0sullo sfondo \u00a0bianco \u00a0facendo emergere la luce anche dal gioco grafico.<\/em><br \/>\n<em>Sul Fienile<\/em>\u00a0<em>viene ideato nell\u2019estate 1892, osservando di fronte allo studio il fienile di casa in ombra mentre al di l\u00e0 di quella struttura rettangolare si dipanava la campagna rutilante di luce, <strong>Pellizza ebbe l\u2019idea della fine di una vita contrastante con lo scenario della natura. Divent\u00f2 cos\u00ec il dipinto che ritrae un operario agricolo senza dimora o famiglia, che si ritrova a finire i suoi giorni sul giaciglio di paglia del fienile. Si tratta di una delle opere pi\u00f9 commoventi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 dell\u2019artista<\/strong>, meditazione sulla morte senza sovraccarico ideologico. Le figure in controluce che amministrano gli ultimi conforti al moribondo dallo sguardo gi\u00e0 assente, sono rese in una minuta tessitura di scuri e chiari con filamenti di colori complementari. Dietro di loro, <strong>mentre si consuma il dramma umano, nel rettangolo portante del porticato, il verde della vegetazione in tocchi pi\u00f9 piccoli e precisi e le geometrie delle case, zone di luce e di ombre contrastanti, riaffermano la continuit\u00e0 della vita.<\/strong> Il connubio tra la raffinatezza della tecnica, un divisionismo spinto all\u2019estremo del rigore e la sobriet\u00e0 nella resa dell\u2019idea \u2013 la morte come momento ultimo della vicenda umana, e l\u2019infinito rinascere della natura e dell\u2019operato umano, immanenza e trascendenza \u2013 fa s\u00ec che l\u2019opera sia uno degli esiti maggiori del simbolismo di Pellizza ed europeo.<\/em><\/p>\n<p>Sala 5.\u00a0<em>Il colore della neve<\/em><br \/>\nLa quinta sezione propone un focus sul tema della neve, con opere di Segantini \u2013 il celebre\u00a0<em>Savognino sotto la neve<\/em>\u00a0(1890), Fornara \u2013 con il magnifico\u00a0<em>Vespero d\u2019inverno<\/em>\u00a0(1912-1914) che sar\u00e0 restaurato per la mostra, Cesare Maggi, Morbelli, Matteo Olivero, Pellizza e Tominetti.<br \/>\n<strong><em>Savognino sotto la neve\u00a0<\/em><em>di\u00a0Segantini\u00a0<\/em><em>non \u00e8 stato pi\u00f9 esposto dal 1970<\/em><\/strong><em><strong>,<\/strong> quando figur\u00f2 alla esposizione che la Royal Accademy di Londra dedic\u00f2 al Neo-Impressionismo europeo e alla celeberrima mostra della Societ\u00e0 Permanente di Milano dedicata al Divisionismo Italiano. Dal collezionista Luigi Dell\u2019Acqua, industriale tessile milanese al quale l\u2019artista lo aveva regalato, passa ai suoi eredi e, dopo varie vicende, all\u2019attuale proprietario. Eppure, malgrado la visione ne fosse stata preclusa al grande pubblico, \u00e8 un\u2019opera che ha fatto versare molto inchiostro. Non a caso esistono alcuni falsi. <strong>\u00c8 un unicum nella produzione di Segantini: rarissimi sono i paesaggi puri, e inoltre questo ha un che di espressionista non riscontrabile altrove nel corpus dell\u2019artista.<\/strong> Il connubio tra materia, cromatismo e gestualit\u00e0 conferisce al dipinto una forte valenza emotiva. Segantini parlava della neve come morte di tutte le cose ed \u00e8 proprio il sentimento che permea la tela.<\/em><br \/>\n<strong><em>Lo splendido\u00a0La neve. Crepuscolo invernale\u00a0(1906) \u00e8 uno<\/em>\u00a0<\/strong><em><strong>dei paesaggi pi\u00f9 lirici di\u00a0Pellizza, tra gli ultimi realizzati dall\u2019artista.<\/strong> La veduta in cui la neve si carica di tutte sfumature del prisma \u00e8 articolata su una composizione serrata. Un ruscello tra due chiuse, un ponticello vagamente giapponese e la vasta distesa dei colli che l\u2019assenza del cielo rende ancora pi\u00f9 infinita, sono gli elementi portanti dell\u2019immagine e sembrano racchiudere la dolcezza della luce crepuscolare. Pellizza non lascia nulla al caso. Persino la figura della donna che corre e i gelsi brulli dalle forme contorte, sono stati inseriti per rompere il rigore geometrico.<strong> Il 14 giugno 1907, non reggendo al colpo della morte della moglie e del figlio neonato, il pittore si sarebbe impiccato nel suo studio.<\/strong> Il dipinto che vi era rimasto, sarebbe stato esposto, per la prima volta, alla mostra postuma organizzata da Ugo Ojetti e Morbelli alla Biennale di Venezia del 1909.<\/em><\/p>\n<p>Sala 6 \u2013\u00a0<em>Previati Verso il sogno<\/em><br \/>\nNel corridoio di accesso il magnifico e grandioso\u00a0<strong><em>Migrazione in Val Padana<\/em>\u00a0(1916-1917) di Previati<\/strong> introduce altre quattro splendide opere dell\u2019artista tra cui\u00a0<em>le tre Marie ai piedi della croce\u00a0<\/em>(1888), mai pi\u00f9 visto dal 1920, il magnifico trittico\u00a0<em>Sacra famiglia<\/em>\u00a0(1902) e\u00a0<em>Il vento o Fantasia<\/em>\u00a0(1908) prestato dal Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera.\u00a0<em>Il dipinto Migrazione in Val Padana, proveniente dalla collezione del figlio Alberto Previati \u00e8 giunto verso la met\u00e0 degli anni Trenta del Novecento presso la collezione privata Enel di Genova \u2013 Distretto Liguria che tuttora lo conserva. L\u2019ultima uscita dell\u2019opera \u00e8 avvenuta in occasione della mostra antologica \u201cGaetano Previati (1852 \u2013 1920)\u201d presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1969. \u00a0\u00a0Il magistrale trittico,\u00a0<\/em><em>la cui configurazione come un fregio in sequenza <strong>\u00e8 pervasa da una luce visionaria e ne demarca la sua natura onirica e simbolista, si mostra dunque al pubblico dopo un\u2019assenza di cinquant\u2019anni. Il dipinto rievoca i tramonti autunnali della campagna e del paesaggio ferrarese, come un ritorno all\u2019infanzia<\/strong>, alla propria terra, una \u201cmigrazione\u201d spazio-temporale verso il passato per uno sguardo oltre il visibile, \u201cl\u2019eterna peregrinazione dell\u2019umanit\u00e0 che va lentamente verso la luce della perfezione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Sala 7 \u2013\u00a0<em>Segantini. Il gioco dei grigi<\/em><br \/>\nNella sesta sala protagonisti sono\u00a0<strong>sette magnifici disegni di Segantini, dove\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 la superba tecnica dell\u2019artista emerge in tutta la sua potenza.<\/strong><br \/>\n<strong>Tra essi svettano\u00a0<em>Ave Maria sui Monti<\/em>\u00a0(1890),\u00a0<em>Vacca bianca all\u2019abbeveratoio<\/em>\u00a0(1890)\u00a0<em>Rododendro<\/em>\u00a0(1898), che riappare in pubblico dopo pi\u00f9 di un secolo,<\/strong> e\u00a0<em>La natura, disegno di presentazione<\/em>\u00a0(1898).\u00a0<em>Quest\u2019ultimo\u00a0<\/em><em>\u00e8 un monumentale foglio, di straordinaria raffinatezza grafica. Assoluto capolavoro del disegno simbolista di fine secolo, non \u00e8 uno studio per il dipinto centrale del Trittico della Natura (Museo Segantini, Saint Moritz) bens\u00ec un disegno di presentazione che lo riprende particolare per particolare, <strong>traducendone il cromatismo \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0e la materia in sfumature di grigio, neri e biancastri, giocati contro il giallo\/marrone della carta\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>grezza in infinite variazioni di tratti. Il disegno mantiene le stesse proporzioni e traduce la strabiliante monumentalit\u00e0 dell\u2019opera ad olio,<\/strong> che fece poi parte, con i due pannelli laterali La Vita e La Morte del Trittico della Natura esposto all\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1900.<\/em><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em>La loro presenza in mostra illustra la funzione che queste opere su carta, eseguite in casa, durante le lunghe serate o giornate rigide in cui non era possibile lavorare all\u2019aperto, assumevano per Segantini. <strong>Declinate in un\u2019infinite variet\u00e0 di tecnica \u2013 carboncino, gessi, matite dure colorate, pastelli, inchiostro, acquerello, tempera, anche sovrapposti \u2013 andavano a colmare il vuoto di olii gi\u00e0 venduti divenendo a loro volta un vero e proprio laboratorio figurale.<\/strong><\/p>\n<p>Sala 8 \u2013\u00a0<em>Il nuovo secolo. Gli sviluppi del divisionismo<\/em><em>.<\/em><br \/>\nChiude l\u2019esposizione una sezione su l\u2019evoluzione del Divisionismo nei primi decenni del Novecento con <strong>imponenti opere dei principali interpreti<\/strong>:\u00a0<em>Primavera della vita<\/em>\u00a0(1906) e\u00a0<em>Sorriso del lago<\/em>\u00a0(1914) di Longoni,\u00a0<em>Alba domenicale<\/em>\u00a0(1915) e\u00a0<em>Meditazione<\/em>\u00a0(1913) di Morbelli,\u00a0<em>Baci di sole<\/em>\u00a0(1908) e\u00a0<em>Sole e brina<\/em>\u00a0(1905-1910) di Nomellini,\u00a0<em>Ora radiosa<\/em>\u00a0(1924-1925) di Fornara, cui si aggiungono tele di divisionisti meno noti e legati al territorio lombardo-piemontese quali Angelo Barabino, Carlo Cressini, Cesare Maggi, Filiberto Minozzi e Matteo Olivero.<br \/>\n<em>La grande tela\u00a0Baci di sole\u00a0di\u00a0Nomellini<\/em><em>, \u00e8 un inno alla gioia di vivere. Protagonisti sono la moglie e il bambino Vittorio, loro figlio, ritratto nudo con una tenerezza sensuale. L\u2019atmosfera, la luce, la rigogliosa vegetazione, tutto evoca questo particolarissimo paesaggio d\u2019estate che l\u2019artista rende in tocchi leggeri. In questa sua ricerca delle chiazze di luce riflesse, Nomellini cita e traduce in un linguaggio decisamente novecentista il miglior Renoir del D\u00e9jeuner des\u00a0 Canotiers (1882) o il Monet dell\u2019inizio degli anni di Giverny, nella prima met\u00e0 degli anni 80. Siamo lontani sia dai pointillistes francesi che dai contemporanei Pellizza o Morbelli. \u00c8 una pittura che si affida al colore come cromatismo, luce e trascrizione dei piani, <strong>anche se lo scopo, \u00e8 di esprimere un senso panico della natura nella pi\u00f9 pura valenza dannunziana<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>Un catalogo scientifico accompagna l\u2019esposizione. Il saggio della curatrice \u00e8 corredato da schede biografiche degli artisti, con schede critiche delle singole opere affidate agli specialisti di riferimento e apparati bibliografici ed espositivi.<\/p>\n<p>Una mostra dunque di grande respiro, un percorso ricco e affascinante tra le opere pi\u00f9 significative dei maestri divisionisti italiani in un luogo, <strong><span style=\"color: #008000;\">l\u2019imponente Castello Visconteo Sforzesco, ricco di storia e ristrutturato a regola d\u2019arte per una vocazione museale.<\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<p><strong>Dal 23 Novembre 2019 al 05 Aprile 2020<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>NOVARA<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Castello Visconteo Sforzesco<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">piazza Martiri della Libert\u00e0 3<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Curatore:<\/span>\u00a0Annie-Paule Quinsac<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">ENTI PROMOTORI:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<div>Comune di Novara<\/div>\n<\/li>\n<li>\n<div>Fondazione Castello Visconteo<\/div>\n<\/li>\n<li>\n<div>Associazione METS Percorsi d\u2019arte<\/div>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">SITO UFFICIALE:<\/span>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilcastellodinovara.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.ilcastellodinovara.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Dal 23 novembre 2019 sino al 5 aprile 2020 a\u00a0Novara DIVISIONISMO. 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