{"id":76402,"date":"2019-12-31T17:00:34","date_gmt":"2019-12-31T16:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=76402"},"modified":"2019-12-31T16:20:42","modified_gmt":"2019-12-31T15:20:42","slug":"arte-a-lucca-bellotto-nipote-di-canaletto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=76402","title":{"rendered":"Arte a Lucca &#8211; Bellotto nipote di Canaletto"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"francois-one editor-title\">BERNARDO BELLOTTO. 1740. VIAGGIO IN TOSCANA<\/h1>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 12 Ottobre 2019 al 06 Gennaio 2020<\/strong><\/p>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>LUCCA<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Complesso monumentale di San Micheletto<\/p>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">a mostra dell\u2019autunno della Fondazione Ragghianti di Lucca, dedicata all\u2019eccelso pittore veneziano\u00a0<strong>Bernardo Bellotto (1722-1780)<\/strong>, nipote di Canaletto, \u00e8 al contempo un grande evento espositivo e una mostra di studio, presentandosi come\u00a0un\u2019occasione unica per ammirare alcune opere preziosissime e rare mai viste insieme, tra cui\u00a0<strong>il pi\u00f9 importante dipinto della storia avente come soggetto la citt\u00e0 di Lucca<\/strong>, capolavoro di Bellotto, e\u00a0cinque suoi\u00a0disegni, sempre di soggetto lucchese,\u00a0prestati straordinariamente dalla British Library.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista ricevette la<strong> propria formazione nello studio di Canaletto<\/strong> quando quest\u2019ultimo era al culmine della sua fama, alla fine degli anni Trenta del Settecento.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Bellotto assorb\u00ec i modelli e le tecniche compositive dello zio con una capacit\u00e0 di emulazione tale da ingannare gli stessi contemporanei.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>L\u2019eredit\u00e0 del maestro \u00e8 alla base di tutta la sua opera, ma\u00a0<strong>non appena il giovane Bellotto inizi\u00f2 a viaggiare fuori da Venezia<\/strong>\u00a0\u2013 e il soggiorno in Toscana \u00e8 il primo e fondamentale a questo riguardo \u2013\u00a0<strong>svilupp\u00f2 il proprio stile espressivo in maniera originale, accentuando\u00a0il rigore prospettico e il realismo della rappresentazione<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I pi\u00f9 recenti studi archivistici hanno permesso di datare questo viaggio di Bellotto al 1740<\/strong>, due anni prima rispetto a quanto si ritenesse, evidenziandone cos\u00ec l\u2019importanza come manifesto della precocit\u00e0 dell\u2019artista, allora diciottenne. La documentazione riscoperta consente anche di vedere in lui<strong>\u00a0il pioniere della pittura di veduta a Firenze e a Lucca, al servizio dell\u2019aristocrazia toscana<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cUna concorrenza di idee coraggiose e brillanti \u2013 spiega\u00a0<strong>Bo\u017cena Anna Kowalczyk<\/strong>, curatore della mostra,\u00a0<strong>tra i maggiori studiosi di Canaletto e Bellotto<\/strong>\u00a0\u2013 \u00e8 all\u2019origine del viaggio di Bellotto a Firenze nel 1740.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">La prima, e fondamentale, \u00e8 quella architettata dal marchese\u00a0<strong>Andrea Gerini<\/strong>\u00a0(1692-1766) con il conoscitore e antiquario veneziano\u00a0<strong>Anton Maria Zanetti di Girolamo<\/strong>\u00a0(1680-1767), suo amico e consigliere,\u00a0<strong>di dare vita<\/strong>\u00a0<strong>al vedutismo fiorentino<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>La seconda \u00e8 quella di conferire al nascente vedutismo fiorentino del Settecento la\u00a0<strong>modernit\u00e0 illuminista di Canaletto<\/strong>, invitando a Firenze\u00a0<strong>il suo nipote e allievo Bernardo Bellotto<\/strong>, come maestro di prospettiva e tecnica pittorica, riconoscendone, bench\u00e9 giovanissimo, il genio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0<em>focus<\/em>\u00a0di questa mostra<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8 il nucleo di vedute di Lucca<\/strong>, con\u00a0<strong>il dipinto che raffigura<\/strong>\u00a0<strong>piazza San Martino<\/strong>\u00a0proveniente dalla\u00a0<strong>York City Art Gallery<\/strong>\u00a0e i<strong>\u00a0cinque disegni di diversi luoghi intorno alla cattedrale e alla chiesa di Santa Maria Forisportam\u00a0<\/strong>eccezionalmente concessi dalla\u00a0<strong>British Library<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Questo gruppo di opere,\u00a0mai esposte insieme\u00a0\u2013\u00a0<strong>i disegni, incollati in un album del primo Ottocento gi\u00e0 di propriet\u00e0 del re Giorgio III d\u2019Inghilterra, e poi di Giorgio IV, saranno per la prima volta staccati<\/strong>\u00a0\u2013 fornisce\u00a0<strong>una documentazione straordinaria della citt\u00e0 di Lucca nel Settecento<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201c<strong>I cinque disegni di Lucca e il dipinto\u00a0<em>Piazza San Martino con la cattedrale<\/em>\u00a0del museo di York<\/strong>\u00a0\u2013 afferma il curatore\u00a0Bo\u017cena Anna Kowalczyk\u2013\u00a0<strong>costituiscono l\u2019unica documentazione nota del viaggio di Bellotto nella citt\u00e0 toscana<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>La stretta vicinanza stilistica e tecnica del dipinto di Lucca alle due vedute di Firenze, eseguite con dimensioni simili, rare per l\u2019artista,\u00a0<em>L\u2019Arno al Tiratoio con il Ponte Vecchio<\/em>\u00a0e\u00a0<em>L\u2019Arno dalla Vaga Loggia, con San Frediano in Cestello<\/em>, di collezione privata \u2013 che si confermano commissionate da Gerini, eseguite dunque nell\u2019estate 1740 \u2013, indica una data del viaggio di poco successiva, a settembre o a ottobre di quell\u2019anno;\u00a0<em>Piazza San Martino con la cattedrale<\/em>\u00a0riprende inoltre, perfezionandola, la composizione prospettica e luministica della\u00a0<em>Piazza della Signoria, Firenze<\/em>, nel 1741registrata nella collezione di Riccardi, amico strettissimo di Gerini\u201d.<\/p>\n<p>Bellotto dunque giunge a Lucca, probabilmente sempre grazie a Zanetti e Gerini e all\u2019intervento di un misterioso collezionista, certamente un personaggio un nobile lucchese di dimensione europea, forse uno degli illuminati sostenitori di Pompeo Batoni, come Francesco Conti, nipote di Stefano \u2013 celebre collezionista di Canaletto e Carlevarijs \u2013 a contatto con i marchesi Gerini e Riccardi. \u201cCerto \u00e8 che Bellotto a Lucca lavora da privilegiato \u2013 spiega ancora il curatore\u00a0Bo\u017cena Anna Kowalczyk\u00a0\u2013, un giovane pittore innovativo, all\u2019avanguardia, che descrive la cattedrale e la sua struttura, al centro della\u00a0<em>curtis aeclesiae<\/em>\u00a0della citt\u00e0 e, ricercando quattro punti di vista diversi, si muove liberamente tra le stanze dell\u2019arcivescovado, sale persino sul tetto, accede al piano nobile del palazzo Bernardi e s\u2019affaccia alla finestra della chiesa di San Giuseppe. Il solo dipinto eseguito,\u00a0<em>Piazza San Martino con la cattedrale<\/em>, rimane in una collezione lucchese almeno fino ai primi anni dell\u2019Ottocento \u2013 per apparire solo alla fine del secolo in Inghilterra \u2013, ammirato e copiato da artisti locali, l\u2019unica emblematica veduta della Lucca del Settecento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il dipinto di Lucca risulta quindi l\u2019unica veduta dipinta a Lucca, di straordinaria bellezza e armonia,<\/strong> con una luce argentata che diventer\u00e0 poi la cifra stilistica dell\u2019artista. Prospetticamente <strong>ricorda le opere dello zio Canaletto,<\/strong> ma <strong>variano il taglio della composizione, la vivacit\u00e0 del tocco, le figure con le ombre allungate dai netti profili, il cielo con nuvole soffici<\/strong>: Bellotto crea un\u2019atmosfera particolare e unica. Si tratta di un capolavoro assoluto, di cui non si conosce ad oggi il committente ufficiale: il curatore\u00a0Bo\u017cena Anna Kowalczyk\u00a0auspica dunque che, grazie alla mostra, qualche archivio privato possa fornire nuovi dati per far pienamente luce su questa vicenda.<\/p>\n<p>Il rapporto di Bellotto con la Toscana \u00e8 anche affettivo: il fratello Michele \u00e8 un importante tipografo che da Firenze passa poi al servizio del vescovado ad Arezzo; il pi\u00f9 giovane, Pietro, viaggia con lui ed \u00e8 un promettente pittore; la madre Fiorenza, sorella di Canaletto, si trasferisce anche lei ad Arezzo.<\/p>\n<p>Accanto alle opere di soggetto lucchese sono inoltre presentate in mostra\u00a0<strong>alcune delle vedute conosciute di Firenze realizzate da Bellotto<\/strong>\u00a0durante e a seguito della sua visita in Toscana, come\u00a0<em>Piazza della Signoria, Firenze<\/em>\u00a0e\u00a0<em>L\u2019Arno dal Ponte Vecchio fino a Santa Trinit\u00e0 e alla Carraia<\/em>, entrambe del 1740, provenienti dal Sz\u00e9pm\u00fav\u00e9szeti M\u00fazeum di Budapest;\u00a0<em>L\u2019Arno verso il Ponte Vecchio, Firenze<\/em>\u00a0e\u00a0<em>L\u2019Arno verso il ponte alla<\/em>\u00a0<em>Carraia, Firenze<\/em>, ambedue del 1743-1744, prestate dal Fitzwilliam Museum di Cambridge; e il disegno a penna e inchiostro\u00a0<em>Capriccio architettonico con un monumento equestre<\/em>\u00a0del 1764, dal Victoria &amp; Albert Museum di Londra, che documenta la visita di Bellotto a\u00a0<strong>Livorno<\/strong>. L\u2019autonomia conquistata in questo primo viaggio fuori dalla citt\u00e0 natale \u00e8 alla base dei futuri sviluppi della carriera di Bellotto, al ritorno a Venezia come nei viaggi a Roma e in Italia del nord, e pi\u00f9 tardi, a partire dal 1747, nell\u2019Europa centrale.<\/p>\n<p>Sono inoltre esposti anche altri magnifici dipinti di\u00a0<strong>Luca Carlevarijs<\/strong>, altro vedutista tra i primi pittori veneziani collezionati\u00a0dal nobile mercante\u00a0<strong>Stefano Conti<\/strong>\u00a0(1654-1739), di\u00a0<strong>Giuseppe Zocchi<\/strong>\u00a0(1717-1767), pittore di casa Gerini di cui in mostra \u00e8 esposto il ritratto di Gerini e Zanetti, e di alcuni anonimi ma talentuosi artisti che, a Lucca, eseguirono copie dell\u2019eccezionale veduta di piazza San Martino realizzata da Bellotto, a testimonianza della ricaduta che la presenza fondamentale di quest\u2019opera ebbe in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Altro manufatto di grande valore e interesse per i visitatori \u00e8 la\u00a0<strong>camera ottica<\/strong>\u00a0in legno, vetro e specchio\u00a0<strong>usata da Canaletto<\/strong>\u00a0e concessa in prestito dal Museo Correr di Venezia.<\/p>\n<p>Il viaggio di Bellotto fu, come abbiamo visto, patrocinato dal conoscitore e antiquario veneziano\u00a0<strong>Anton Maria Zanetti di Girolamo<\/strong>, in stretto contatto con i pi\u00f9 importanti collezionisti toscani. Bellotto ebbe peraltro occasione di vedere a Lucca quattro magnifiche vedute di Venezia di suo zio Canaletto, commissionate nel 1725 da\u00a0<strong>Stefano Conti<\/strong>.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Questa fitta rete di relazioni artistiche, che assicur\u00f2 il successo del giovane pittore, \u00e8 illustrata in mostra da una serie di\u00a0<strong>documenti originali dell\u2019epoca<\/strong>: libri, lettere, ricevute di pagamento per commissioni di opere, provenienti dalla Biblioteca Statale di Lucca.<\/p>\n<p>Per avere uno sguardo contemporaneo sul celebre quadro di Bellotto su piazza San Martino sono stati chiamati\u00a0<strong>due giovani fotografi<\/strong>\u00a0selezionati grazie alla collaborazione con il\u00a0<em>Photolux Festival<\/em>\u00a0di Lucca (16 novembre &#8211; 8 dicembre 2019):\u00a0<strong>Jakob Ganslmeier<\/strong>\u00a0(Monaco di Baviera, 1990) e\u00a0<strong>Jacopo Valentini<\/strong>\u00a0(Modena, 1990), ospitati \u201cin residenza\u201d estiva alla Fondazione Ragghianti. Alla fine del percorso della mostra sono esposti i loro lavori, realizzati negli stessi luoghi che Bellotto vide nel 1740.<\/p>\n<p>L\u2019allestimento della mostra, raccolto e prezioso, con una sala nei toni del blu di Prussia dove ammirare la splendida opera di Bellotto e i disegni della British Library, \u00e8 firmato dalla nota architetta veneziana\u00a0<strong>Daniela Ferretti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bernardo Bellotto<\/strong>\u00a0nasce a\u00a0Venezia nel 1722, terzogenito\u00a0di Lorenzo Bellotto e di Fiorenza Canal, sorella di Canaletto. Allievo dello zio fin da giovanissimo, dimostra un talento precoce come vedutista.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Nel\u00a01738\u00a0si iscrive alla corporazione dei pittori veneziani.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1740 intraprende il viaggio a Firenze e Lucca,<\/strong> invitato dalla nobilt\u00e0 toscana e probabilmente nel 1742 si reca a Roma, su suggerimento dello zio e maestro\u00a0Canaletto. Un altro suo viaggio italiano importante \u00e8 quello\u00a0in Lombardia, dove dipinge vedute di Milano, Vaprio e Gazzada su commissione dei conti Simonetta, Perab\u00f2 e dell\u2019arcivescovo Pozzobonelli, e a Torino, dove realizza due magnifiche vedute della citt\u00e0 per la corte sabauda.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">A Verona nel 1745-1745 dipinge l\u2019Adige dal ponte Nuovo e il ponte delle Navi per un committente inglese. La prima biografia dell\u2019artista \u00e8 dovuta all\u2019amico Pietro Guarienti, pittore veronese e ispettore della Galleria Reale di Dresda.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Bellotto si distingue dal maestro per il <strong>rigore prospettico, uno spiccato realismo e l\u2019interesse per la resa precisa delle strutture architettoniche;<\/strong> le citt\u00e0 dipinte da questo geniale allievo sono immerse in una<strong> luce argentata,<\/strong> le sue figure sono caratterizzate con cura e le ombre sono pi\u00f9 scure, dai netti contorni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Nel 1747 \u00e8<strong> invitato da\u00a0Augusto III, elettore di Sassonia e re di Polonia,<\/strong> che lo nomina un anno pi\u00f9 tardi pittore di corte.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Le vedute di Dresda, Pirna e Koenigstein, realizzate tra il 1747 e il 1758 per Augusto III<\/strong> e per il suo primo ministro conte Bruhl, appartengono ai capolavori della pittura europea del Settecento.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Alla fine del 1758, quando in Sassonia imperversava la guerra dei sette anni, lo troviamo a <strong>Vienna con il figlio Lorenzo; qui lavora per l\u2019imperatrice\u00a0Maria Teresa d\u2019Austria<\/strong> e per i principi Kaunitz e Liechtenstein.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1761 \u00e8 a\u00a0Monaco di Baviera e all\u2019inizio del 1762 ritorna a Dresda,<\/strong> trovando la sua casa, la collezione e la magnifica biblioteca distrutte dal bombardamento prussiano.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">I suoi mecenati, il re e il primo ministro, muoiono nel 1763, e nel clima culturale cambiato la sua pittura non trova pi\u00f9 il successo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Nel\u00a01764 \u00e8 nominato professore di prospettiva all\u2019Accademia delle Belle Arti, <strong>ma soltanto a Varsavia, alla corte del re Stanislao Augusto Poniatowski, dove si trasferisce nel 1767, trova il giusto riconoscimento come artista.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"mostra-cnt-par\" style=\"text-align: justify;\">Le ventisei vedute della citt\u00e0 e del castello di Wilan\u00f3w sono state preziose<strong> come modelli per la ricostruzione della citt\u00e0 dopo i bombardamenti della\u00a0Seconda guerra mondiale<\/strong>. Muore a Varsavia 17 ottobre 1780.<\/div>\n<p>::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>LUCCA<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Complesso monumentale di San Micheletto<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">via S. Micheletto 3<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"http:\/\/www.fondazioneragghianti.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.fondazioneragghianti.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BERNARDO BELLOTTO. 1740. 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