{"id":77216,"date":"2020-02-03T18:16:53","date_gmt":"2020-02-03T17:16:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=77216"},"modified":"2020-02-03T18:16:53","modified_gmt":"2020-02-03T17:16:53","slug":"mostra-a-bologna-ingresso-gratuito-uniform-into-the-work-out-of-the-work","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=77216","title":{"rendered":"Mostra a Bologna &#8211; Ingresso gratuito &#8211; Uniform into the Work \/Out of the Work"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?attachment_id=77219\" rel=\"attachment wp-att-77219\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-77219\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Bologna-mostra-500-foto-lavoro.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Bologna-mostra-500-foto-lavoro.jpg 500w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Bologna-mostra-500-foto-lavoro-300x272.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Bologna-mostra-500-foto-lavoro-331x300.jpg 331w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mostra fotografica<br \/>\nSino al 3 maggio 2020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">44 diversi fotografi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione Mast di Bologna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ingresso gratuito dal marted\u00ec alla domenica 10-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fondazione MAST presenta UNIFORM INTO THE WORK\/OUT OF THE WORK, il nuovo progetto espositivo curato da Urs Stahel <strong>dedicato alle uniformi da lavoro che, attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali,<\/strong> mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti. Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l\u2019appartenenza a una categoria, ad un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall\u2019altro <strong>possono evidenziare la separazione dalla collettivit\u00e0 di chi le porta.<\/strong> Le parole \u201cuniforme\u201d e \u201cdivisa\u201d rivelano,<strong> allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UNIFORM INTO THE WORK\/OUT OF THE WORK comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un\u2019esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie <strong>centinaia di ritratti<\/strong> di addetti ai lavori del mondo dell\u2019arte incontrati dall\u2019artista per i quali l\u2019abbigliamento professionale \u00e8 segno distintivo, una sorta di tacito codice dell\u2019anti-uniforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UNIFORM INTO THE WORK\/OUT OF THE WORK<br \/>\nLA DIVISA DA LAVORO NELLE IMMAGINI DI 44 FOTOGRAFI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra collettiva &#8221; La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi&#8221;, allestita nella PhotoGallery, raccoglie gli scatti di 44 artisti: celebri protagonisti della storia della fotografia tra cui, Manuel Alvarez Bravo, Walker Evans, Arno Fischer, Irving Penn, Herb Ritts, August Sander e fotografi contemporanei come Paola Agosti, Sonja Braas, Song Chao, Clegg &amp; Guttmann, Hans Danuser, Barbara Davatz, Roland Fischer, Andr\u00e8 Gelpke, Helga Paris, Tobias Kaspar, Herline Koelbl, Paolo Pellegrin, Timm Rautert, Oliver Sieber, Sebasti\u00e3o Salgado, immagini tratte da album di collezionisti sconosciuti e otto contributi video di Marianne M\u00fceller.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In tutto il mondo si distingue ancora oggi tra \u201ccolletti blu\u201d e \u201ccolletti bianchi\u201d,<\/strong> due espressioni che si sono imposte in molte lingue della societ\u00e0 industrializzata. Ispirandosi all\u2019abbigliamento da lavoro, si opera una distinzione tra diverse forme e categorie professionali e poi sociali: da un lato la casacca o la tuta blu degli operai delle fabbriche, dall\u2019altro il colletto bianco quale simbolo del completo giacca e pantaloni, camicia bianca e cravatta di coloro che svolgono funzioni amministrative e direttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 un viaggio tra le uniformi, che sollecita una riflessione sull\u2019essere e sull\u2019apparire: le casacche da lavoro fotografate da Graciela Iturbide, i grembiuli protagonisti dei \u201cpiccoli mestieri\u201d &#8211; come li chiama Irving Penn &#8211; <strong>del pescivendolo e dei macellai, le tute degli scaricatori di carbone<\/strong> nel porto de L\u2019Avana ritratti da Walker Evans, gli abiti dei contadini negli scatti a colori di Albert T\u00fcbke, le tute da lavoro delle operaie nelle officine di montaggio della Fiat, a Torino, nelle fotografie di Paola Agosti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle immagini di Barbara Davatz gli abiti da lavoro dei collaboratori di una piccola fabbrica svizzera si confrontano con le uniformi degli apprendisti del pi\u00f9 grande rivenditore di generi alimentari &#8220;Migros&#8221; della Svizzera fotografati da Marianne M\u00fcller, i colletti bianchi di Florian Van Roekel fanno da contrappunto alle tute nere dei minatori nelle foto del cinese Song Chao e alle lavoratrici di una fabbrica di abbigliamento immortalate da Helga Paris.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abbigliamento da lavoro comprende anche gli indumenti protettivi, che sono al centro delle immagini sia del messicano Manuel \u00c1lvarez Bravo, sia di Hitoshi Tsukiji che si sofferma sui guanti di sicurezza della Toshiba, sia di Sonja Braas, di Hans Danuser e Doug Menuez che si concentrano sulle tute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abito non rispecchia solo la diversa occupazione, n\u00e9 obbedisce esclusivamente alla funzionalit\u00e0 del lavoro, ma indica anche una distinzione di classe e di status come mostra <strong>il grande Ritratto di gruppo dei dirigenti di una multinazionale di Clegg &amp; Guttmann dove la luce illumina solo i volti, le mani e i triangoli sfolgoranti formati dai risvolti, dalle camicie bianche e dalle cravatte.<\/strong> Nei nove ritratti di August Sander, considerato uno dei pi\u00f9 famosi ritrattisti del XX secolo, emerge la simbiosi tra persona, professione e ruolo sociale pi\u00f9 che l\u2019essenza dei singoli individui. L\u2019attenzione del fotografo \u00e8 infatti sulla funzione sociale, piuttosto che estetica della fotografia, con l\u2019intento di costruire un\u2019immagine fedele della propria epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione ci guida dall\u2019abbigliamento da lavoro all\u2019uniforme con i sette imponenti ritratti del soldato \u201cOlivier\u201d di Rineke Dijkstra, le uniformi civili delle serie di Timm Rautert, abiti del monaco e della suora fotografati da Roland Fischer fino ad arrivare ai ritratti di Angela Merkel nelle nove fotografie di Herlinde Koelbl, la celebre artista tedesca che ha dedicato un progetto pluriennale, \u201cTraces of Power\u201d alla raffigurazione anno per anno di alcuni dei maggiori leader politici tedeschi, a partire dal 1989, l\u2019anno della caduta del Muro di Berlino. Sebasti\u00e3o Salgado immortala il riposo di un operaio della Safety Boss Company, in Kuwait, impegnato nelle operazioni di spegnimento dei pozzi petroliferi dati alle fiamme dagli iracheni nel 1991 durante la Guerra del Golfo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere di Olivier Sieber, Andreas Gelpke, Andri Pol, Paolo Pellegrin, Herb Ritts e Weronika Gesicka descrivono la progressiva trasformazione dell\u2019abbigliamento da lavoro e dell\u2019uniforme in stile e moda assieme alla serie \u201cBeauty lies within\u201d di Barbara Davatz che fotografa alcuni commessi di H&amp;M fuori dal contesto lavorativo. Le fotografie dei ricami di Tobias Kaspar, tratti dagli archivi di un produttore tessile svizzero, chiudono idealmente la mostra. Su grandi monitor otto addetti alla sicurezza in uniforme di servizio, protagonisti di altrettanti video di Marianne M\u00fcller, \u201cvigilano\u201d sui visitatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WALEAD BESHTY \u201cRITRATTI INDUSTRIALI&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra monografica del fotografo americano WALEAD BESHTY \u201cRITRATTI INDUSTRIALI\u201d, allestita nella Gallery\/Foyer, raccoglie 364 ritratti, suddivisi in sette gruppi di 52 fotografie ciascuno: artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, altri professionisti, direttori e operatori di istituzioni museali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono fotografie di persone con cui l\u2019artista \u00e8 entrato in contatto nel suo ambiente di lavoro, mentre realizzava la sua arte o preparava le mostre. Nel corso degli ultimi dodici anni Walead Beshty ha fotografato circa 1400 persone con una macchina di piccolo formato e pellicola analogica di 36 mm, per lo pi\u00f9 in bianco e nero. Dal totale degli scatti effettuati il fotografo ha scelto un ritratto per ogni singolo soggetto, per la mostra al MAST ne sono stati selezionati 364. L\u2019obiettivo di Walead Behsty, ispirandosi al lavoro di inizi del \u2018900 del ritrattista August Sander, non \u00e8 quello di esprimere l\u2019aspetto, il carattere o la natura della persona fotografata \u2013 scopi che il ritratto in studio ha perseguito fin dagli albori della fotografia &#8211; ma \u00e8 quello di r<strong>appresentare le persone nel loro ambiente di lavoro (che \u00e8 anche il suo), la loro funzione e il ruolo professional<\/strong>e che svolgono in seno al mondo e al mercato dell\u2019arte.<strong> \u00c9 da qui che deriva il titolo della sua opera \u201cIndustrial Portraits\u201d<\/strong>. \u201cDa un lato in questo titolo possiamo riconoscere il riflesso di una tecnica per certi aspetti standardizzata, dall\u2019altro possiamo dire che i ritratti in mostra e la serie nel suo insieme (1400-1500 elementi in continuo aumento) costituiscono a loro volta una sorta di \u201critratto\u201d di una specifica realt\u00e0 industriale, cio\u00e8 l\u2019industria dell\u2019arte nel suo complesso. In questo senso, gli \u201cIndustrial Portraits\u201d rendono visibili e mettono in evidenza gli attori che si muovono in questo settore che si ritiene tendenzialmente libero da strutture gerarchiche\u201d, spiega il curatore della mostra Urs Stahel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I 364 ritratti di Beshty evidenziano la riluttanza dei protagonisti per l\u2019uniformit\u00e0 dell\u2019abbigliamento professionale. Non bisogna apparire come l\u2019altro, uniformati, omologati. Con il rischio per\u00f2 che questa definizione in negativo si riveli nuovamente, per tutti gli attori che operano in quell\u2019ambiente, un atteggiamento uniformato e standardizzato. Nonostante lo sforzo con cui ogni singolo individuo ritratto mira a mostrare una presenza e un\u2019immagine unica, personale e originale, i protagonisti pare rimangano dipendenti dal contesto, prigionieri del loro atteggiamento individualistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 25 Gennaio 2020 al 03 Maggio 2020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BOLOGNA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondazione MAST<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">via Speranza 42<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ORARI: Marted\u00ec &#8211; Domenica 10.00 &#8211; 19.00<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CURATORE: Urs Stahel<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ingresso gratuito<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.mast.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mostra fotografica Sino al 3 maggio 2020 44 diversi fotografi Fondazione Mast di Bologna Ingresso gratuito dal marted\u00ec alla domenica 10-19. 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