{"id":77761,"date":"2020-02-19T19:42:18","date_gmt":"2020-02-19T18:42:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=77761"},"modified":"2020-02-19T19:42:18","modified_gmt":"2020-02-19T18:42:18","slug":"arte-a-milano-ingresso-gratuito-hangar-bicocca-the-eye-and-the-eye-and-the-ear-tisha-baga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=77761","title":{"rendered":"Arte a Milano &#8211; \u00a0ingresso gratuito Hangar Bicocca &#8211; The eye and the eye and the ear &#8211; Tisha Baga"},"content":{"rendered":"<div class=\"article-breadcrumbs\">\n<div class=\"breadcrumbs clearfix\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0ingresso gratuito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Attraverso il suo sguardo ironico e umoristico Baga riflette sull\u2019eccessivo affidamento e sulle speranze che riponiamo nella tecnologia &#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">TRISHA BAGA. THE EYE, THE EYE AND THE EAR<\/span><\/strong><\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 20 Febbraio 2020 al 19 Luglio 2020<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>MILANO<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Pirelli HangarBicocca<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pirelli HangarBicocca presenta <strong>dal 20 febbraio al 19 luglio 2020<\/strong> la mostra personale di Trisha Baga\u00a0 \u201cthe eye, the eye and the ear\u201d, che raccoglie installazioni video e sculture in ceramica, in un percorso attraverso narrazioni sorprendenti e inusuali: dalla fantascienza alla popstar Madonna, da antiche leggende ai dispositivi digitali come Alexa Echo.<\/p>\n<p>Trisha Baga, <strong>americana di origini filippine, tra le video maker e artiste pi\u00f9 innovative<\/strong> e attive della sua generazione,<strong> combina linguaggi e media differenti<\/strong>, attingendo dall\u2019immaginario televisivo, da quello cinematografico e da filmati amatoriali per trattare temi come l\u2019identit\u00e0 di genere, il rapporto tra <strong>mondo reale e digitale e l\u2019evoluzione tecnologica,<\/strong> facendo emergere una <strong>diversa prospettiva della contemporaneit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>L\u2019artista<\/strong><\/p>\n<p><strong>Trisha Baga\u00a0<\/strong>(Venice, Florida, 1985, vive e lavora a New York) sviluppa la sua pratica dalla seconda met\u00e0 degli anni 2000 per mezzo di performance e video a partire da un esercizio di auto-riflessione sul corpo e sul linguaggio e la loro trasformazione nel corso del tempo. Utilizzando frammenti di cultura pop, humor e forme contemporanee di comunicazione, l\u2019artista a poco a poco sostituisce fisicamente il proprio corpo con oggetti trovati o manipolati che diventano parte delle sue installazioni. La tecnologia 3D, che espande lo schermo del video nello spazio espositivo, diventa il suo medium privilegiato, con proiezioni che spesso, infatti, inglobano gli oggetti di scena dando vita a un gioco di volumi e ombre e stratificando lo spazio fisico in numerosi livelli visivi e sonori. Tra i protagonisti di questi paesaggi filmici, gli oggetti entrano a far parte della narrazione che alterna episodi apparentemente sconnessi tra loro a momenti pi\u00f9 strutturati, che richiamano l\u2019attenzione del visitatore.<\/p>\n<p>Attraverso l\u2019osservazione della trasformazione dei mezzi tecnologici e dei conseguenti cambiamenti sociali, Trisha Baga decostruisce ironicamente schemi ed elementi consolidati della cultura di massa e li mixa in un corpus eterogeneo di lavori. La cantante Madonna pu\u00f2 convivere cos\u00ec con la figura dell\u2019artista, come in\u00a0<strong><em>Madonna y El\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Ni<\/em><\/strong><strong><em>\u00f1<\/em><\/strong><strong><em>o<\/em><\/strong><strong>(2010-2020)<\/strong>; oppure video ispirati a film di fantascienza possono sovrapporsi al ritratto della famiglia Baga, mentre dispositivi elettronici entrati nella nostra quotidianit\u00e0, come Alexa Echo di Amazon, diventano protagonisti e personaggi, come avviene in\u00a0<strong><em>Mollusca &amp; The Pelvic Floor<\/em>\u00a0(2018)<\/strong>.<\/p>\n<p>Il corpo e la sua frammentazione figurativa sono elementi costanti delle opere di Trisha Baga, che li utilizza per esplorare il concetto di identit\u00e0 di genere e il rapporto tra individuo e collettivit\u00e0, portando avanti un\u2019indagine sull\u2019immaginario delle societ\u00e0 post-coloniali e su tematiche legate agli effetti psicologici della globalizzazione. Questi aspetti sono spesso colti nei video attraverso un montaggio sincopato in cui localit\u00e0 geografiche e ambienti differenti vengono avvicinati e contrapposti a ritmo rapido e fluido. Allo stesso tempo frammenti incoerenti di narrazioni e\u00a0<em>found footage<\/em>\u00a0vengono accompagnati da inquadrature o screenshot di schermi di computer, cursori e finestre pop-up che ne rivelano la natura effimera e malleabile.<\/p>\n<p>Accanto alla produzione video l\u2019opera di Trisha Baga incorpora inoltre i media della pittura e della ceramica. Quest\u2019ultima si manifesta come ipotetici rendering rudimentali della realt\u00e0 che ci circonda \u2013 tra cui stampanti, microscopi, macchine fotografiche o telefoni \u2013 insieme a paesaggi desertici composti da semi di sesamo su superfici di legno, che materializzano i pixel di cui i video sono composti.<\/p>\n<p><strong>La mostra<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cthe eye, the eye and the ear\u201d<\/strong>, a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, \u00e8 l<strong>a prima esposizione istituzionale in Italia di Trisha Baga<\/strong> e riunisce cinque installazioni video che indagano la relazione tra il corpo e l\u2019evoluzione della tecnologia visiva, ripercorrendo\u00a0la produzione dell\u2019artista, dal suo primo lavoro\u00a0<strong><em>There is no \u201cI\u201d in Trisha<\/em>\u00a0(2005-2007\/2020)<\/strong>, concepito come una sitcom televisiva che gioca con gli stereotipi di genere in cui Baga interpreta tutti i ruoli, alla pi\u00f9 recente opera\u00a0<strong><em>1620<\/em>\u00a0(2020)<\/strong>\u00a0realizzata per l\u2019occasione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come una\u00a0<em>mise en abyme<\/em>, la mostra \u00e8 un <strong>percorso lungo i media che hanno scandito la pratica di Baga, passando dal VHS, al DVD per arrivare al 3D, e affonda le radici nella sua pratica performativa.<\/strong> <strong>Gli stessi spettatori sono chiamati ad attraversarla con le lenti stereoscopiche degli occhiali 3D.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista presenta inoltre una<strong> ricca selezione di ceramiche realizzate dal 2015<\/strong> e sei lavori della serie\u00a0<strong><em>Seed Paintings\u00a0<\/em>(2017)<\/strong>, composti da semi di sesami e da tavole di legno di diverse dimensioni.<\/p>\n<p><strong>Il display della mostra rimanda agli allestimenti caratteristici dei musei di storia naturale,<\/strong> non solo nella presentazione delle opere, ma anche per un approccio classificatorio inconsueto che mette in relazione l\u2019idea di fossile a dispositivi tecnologici, come gli assistenti personali virtuali, creando dei corto-circuiti temporali.<\/p>\n<p><strong>Attraverso il suo sguardo ironico e umoristico\u00a0Baga riflette sull\u2019eccessivo affidamento e sulle speranze che riponiamo nella tecnologi<\/strong>a, rivelandone cos\u00ec gli aspetti pi\u00f9 fragili e fallimentari.<br \/>\nIl titolo\u00a0<strong>\u201cthe eye, the eye and the ear\u201d<\/strong>, frammenta e particolareggia i sensi attivi nell\u2019esperienza di mostra, in cui gli effetti visivi replicano e richiamano quelli sonori quasi a concepire la narrazione come un organismo vivente.<\/p>\n<p>I visitatori vengono accolti nello spazio espositivo da una scritta a muro,\u00a0<strong><em>Orlando\u00a0<\/em>(2015-2020)<\/strong>. Il testo \u00e8\u00a0un estratto dalla prefazione del libro\u00a0<em>Half Mile Down\u00a0<\/em>del 1926\u00a0del naturalista e scienziato William Beebe, in cui viene spiegato il processo di stampa del volume stesso. Baga ha per\u00f2 sostituito alla parola \u201cbook\u201d (libro) il termine \u201cman\u201d (uomo), dando vita a un paradossale scambio di identit\u00e0 tra essere umano e oggetto. L\u2019opera funge cos\u00ec da dichiarazione sul progetto di mostra,\u00a0mettendo in relazione il corpo umano con artefatti materiali e culturali ed evidenziando uno degli aspetti centrali della pratica di Trisha Baga. Come titoli di testa e di coda dell\u2019esposizione, la scritta \u00e8 riprodotta invertita anche all\u2019uscita dello spazio dello Shed.<\/p>\n<p>Situato subito dopo l\u2019ingresso alla mostra, il \u201ccorridoio geologico dell\u2019evoluzione\u201d dei manufatti della civilt\u00e0 \u2013 come viene definito da Trisha Baga \u2013 si presenta come una raccolta di<strong> oltre trenta ceramiche<\/strong>, realizzate dall\u2019artista dal 2015 a oggi. Cagnolini che sembrano sfingi in miniatura, figure della cultura pop, per esempio la drag queen e personaggio televisivo RuPaul, dispositivi elettronici e oggetti, come telefoni retr\u00f2, proiettori di diapositive o microscopi, sono i soggetti di queste sculture, che appaiono quasi fossilizzati nella ceramica e posti su plinti: elementi della vita quotidiana dell\u2019artista e tracce del presente e del passato diventano ironicamente reperti da esporre nei musei.<\/p>\n<p>Sul lato opposto Baga colloca la nuova opera realizzata in occasione della mostra in Pirelli HangarBicocca,\u00a0<strong><em>1620\u00a0<\/em>(2020)<\/strong>.\u00a0Questa video installazione si ispira alla leggendaria Plymouth Rock, che rappresenta simbolicamente lo sbarco dei Padri Pellegrini e l\u2019origine degli Stati Uniti d\u2019America. Come dichiara l\u2019artista: 1620<em>\u00a0\u00e8 un racconto impressionistico di fantascienza, in cui Plymouth Rock viene reimmaginata come una fonte di\u00a0<\/em>\u201cnarrative stem cells\u201d\u00a0<em>(cellule staminali narrative)<\/em>\u00a0<em>nelle mani di genetisti, che studiano i difetti radicati nella storia dell\u2019America<\/em>. Baga impiega il mezzo cinematografico per ripercorrere le vicende immaginifiche della mitica roccia e delle sue ripetute frammentazioni nel corso dei secoli, tracciando allo stesso tempo un parallelo storico-culturale con quelle del suo paese.<\/p>\n<p>Il centro dello spazio espositivo \u00e8 dedicato a due installazioni che hanno avuto un ruolo determinante nel definire il lavoro di Trisha Baga,\u00a0<strong><em>There is no \u201cI\u201d in Trisha<\/em>\u00a0(2005-2007\/2020)<\/strong>, il suo primo video, e\u00a0<strong><em>Madonna y El Ni\u00f1o<\/em>\u00a0(2010-2020)<\/strong>, presentato in una nuova versione in 3D. Nella prima opera un salotto, che sembra ricalcare il tipico set delle commedie americane, accoglie i visitatori, mentre su un monitor viene trasmessa una sitcom interpretata dall\u2019artista. Il video riprende alcune delle caratteristiche di questo genere di serie televisive come\u00a0<em>Friends\u00a0<\/em>o\u00a0<em>Frasier<\/em>\u00a0\u2013 risate registrate di sottofondo, trame leggere e personaggi sterotipati \u2013 per mettere in scena una riflessione sui ruoli di genere, sulla sessualit\u00e0, sulle norme sociali che li regolano e sulla loro rappresentazione da parte dei media. Il titolo della seconda installazione,\u00a0<em>Madonna y El Ni\u00f1o<\/em>, d\u00e0 origine a molteplici rimandi, da una parte l\u2019iconografia cristiana della Madonna con il bambino, dall\u2019altra la cantante Madonna e il fenomeno climatico El Ni\u00f1o.\u00a0Concepito come uno studio linguistico sulla produzione creativa della popstar nel periodo in cui i DVD erano il principale supporto domestico per la riproduzione video, il lavoro combina materiale preesistente di Madonna con footage originali dell\u2019artista, che diventa riflesso, pubblico, metafora, controfigura, regista, e infine, schermo di proiezione.\u00a0Di fronte allo schermo di proiezione \u00e8 posizionata una palla da discoteca, che frammenta e riflette i pixel del video per simulare gli effetti dei mutamenti climatici provocati da El Ni\u00f1o, e che rappresenta le trasformazioni di un corpo-immagine attraente e invitante.<\/p>\n<p>Come a conclusione di questo percorso immersivo nelle installazioni video di Trisha Baga viene presentato uno dei lavori pi\u00f9 recenti,\u00a0<strong><em>Mollusca &amp; The Pelvic Floor<\/em>\u00a0(2018).\u00a0<\/strong>Vicina al linguaggio tipico dei film di fantascienza holliwoodiani, tra cui\u00a0<em>Gravity<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Contact<\/em>, l\u2019opera si addentra in un viaggio la cui trama \u00e8 fitta di incursioni tra il reale e il virtuale. Mollusca \u00e8 il nome omofono con cui l\u2019artista chiama Alexa, l\u2019intelligenza artificiale sviluppata da Amazon, e la loro relazione \u00e8 simbolo di metamorfosi e di contatto tra specie diverse. Come spesso accade nei lavori di Baga, il racconto sullo schermo non ha una fine definita, e si espande entro accostamenti sinestetici, intuizioni e geografie disparate che trascendono universali forme di comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Trisha Baga<\/strong><br \/>\nTrisha Baga vive e lavora a New York, ha studiato presso The Cooper Union School of Art di New York (2007) e il Bard College, Annandale-on-Hudson, New York (2010). Diverse istituzioni internazionali e spazi hanno ospitato sue mostre personali, tra cui Gallery TPW, Toronto (2018); CCC, Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard College, Cambridge (2017); 356 Mission Road, Los Angeles (2015); Zabludowicz Collection, Londra (2014); Peep-Hole, Milano (2013); Whitney Museum of American Art, New York, Kunstverein M\u00fcnchen, Monaco (2012). I suoi lavori sono stati anche esposti in numerose mostre e rassegne collettive presso, ad esempio, Walker Art Center, Minneapolis (2019); Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles (2018); A\u00efshti Foundation, Beirut (2017); Whitney Museum of American Art, New York, Biennial of Moving Images, Centre d&#8217;Art Contemporain Gen\u00e8ve, Ginevra, Folkwang Museum, Essen, Manifesta 11, Zurigo (2016); Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi (2015); Biennale di Lione (2013); Center for Performance Research, New York (2010).<\/p>\n<p><strong>Il programma espositivo<\/strong><br \/>\nLa mostra \u00e8 parte del programma artistico 2019-2020, concepito dal Direttore Artistico Vicente Todol\u00ed assieme al dipartimento curatoriale: Roberta Tenconi, Curatrice; Lucia Aspesi, Assistente Curatrice; Fiammetta Griccioli, Assistente Curatrice. Il programma proseguir\u00e0 con le mostre di Chen Zhen (9 aprile\u201326 luglio 2020); Ne\u00efl Beloufa (10 settembre 2020\u201317 gennaio 2021); Steve McQueen (29 ottobre 2020\u2013 28 febbraio 2021).<\/p>\n<p>:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 20 Febbraio 2020 al 19 Luglio 2020<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>MILANO<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">Pirelli HangarBicocca<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">via Chiese 2<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Orari:<\/span>\u00a0luned\u00ec-mercoled\u00ec: chiuso; giovedi-domenica: 10-22<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Curatrici:<\/span>\u00a0Lucia Aspesi, Fiammetta Griccioli<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><strong>\u00a0ingresso gratuito<\/strong><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">Tel.:<\/span>\u00a0+39 02 66 11 15 73<\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\">\u00a0<a href=\"mailto:info@hangarbicocca.org?subject=Richiesta%20informazioni.\">info@hangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><a href=\"http:\/\/pirellihangarbicocca.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/pirellihangarbicocca.org<\/a><\/p>\n<p>::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::<\/p>\n<p>Foto copertina di Tisha Baga &#8211; particolare.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0ingresso gratuito Attraverso il suo sguardo ironico e umoristico Baga riflette sull\u2019eccessivo affidamento e sulle speranze che riponiamo nella tecnologia &#8230; TRISHA BAGA. 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