{"id":87568,"date":"2020-11-04T17:26:00","date_gmt":"2020-11-04T16:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=87568"},"modified":"2020-11-05T18:16:01","modified_gmt":"2020-11-05T17:16:01","slug":"teatro-aperto-lugano-lac-ch-9-novembre-debutta-la-bottega-del-caffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=87568","title":{"rendered":"Teatro aperto &#8211; Lugano Lac CH &#8211; 9 novembre debutta la Bottega del caff\u00e8"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Se abitate in una zona dove \u00e8 permesso arrivare\u00a0 a Lugano:<\/p>\n<p><strong>La bottega del caff\u00e8 di Carlo Goldoni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luned\u00ec 9 novembre debutta in prima assoluta la<br \/>\nnuova produzione del LAC<strong> La bottega del caff\u00e8<\/strong> diretta<br \/>\nda Igor Horvat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Attore dalla lunga e solida esperienza, Igor Horvat affronta la sua prima prova registica importante,<\/strong><br \/>\nmettendo in scena <strong>La bottega del caff\u00e8 di Carlo Goldoni<\/strong> la cui prima assoluta andr\u00e0 in scena in Sala<br \/>\nTeatro da luned\u00ec 9 a sabato 14 novembre alle ore 19:30 (doppia replica sabato 14 novembre, ore<br \/>\n16:00 e 19:30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere pi\u00f9 celebri del grande commediografo veneziano, La bottega del caff\u00e8 che vedremo al<br \/>\nLAC si avvale dell\u2019adattamento drammaturgico di Emanuele Aldrovandi, autore fecondo, il cui lavoro<br \/>\n\u00e8 gi\u00e0 stato riconosciuto da numerosi premi nonostante la giovane et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur nel sostanziale rispetto dei <strong>meccanismi del ritmo comico<\/strong>, Aldrovandi riscrive la commedia <strong>adattandola al linguaggio <\/strong><strong>contemporaneo<\/strong> e compattandone la distribuzione dei ruoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una rilettura che propone nuovi equilibri<br \/>\ninterpretativi al cast di otto attori, tra cui sono presenti volti noti al pubblico del LAC come Antonio<br \/>\nBallerio, Anah\u00ec Traversi e Massimiliano Zampetti, in scena accanto a Pasquale Di Filippo, Marta<br \/>\nMalvestiti, Marco Risiglione, Sacha Trapletti, Annapaola Trevenzuoli. La scenografia, efficace nella<br \/>\nsua linearit\u00e0, \u00e8 disegnata da Guido Buganza, i costumi dalla chiara ispirazione settecentesca con<br \/>\nechi contemporanei sono di Ilaria Ariemme, le musiche originali sono firmate da Zeno Gabaglio.<br \/>\nUna commedia in cui Goldoni tratteggia il sagace spaccato di una borghesia dedita al<br \/>\nmercanteggiare, in cui le vicende di quartiere diventano \u2013 per estensione \u2013 di paese, cittadine, di una<br \/>\nsociet\u00e0 intera. Vi vengono messe a nudo alcune incontrollabili dinamiche proprie di un certo lato<br \/>\noscuro dell\u2019animo umano: la smania di denaro, il vizio del gioco, il gusto della maldicenza, la brama di<br \/>\nconquista. Le dinamiche che accadono nella piazzetta veneziana che ospita la bottega del caff\u00e8 la<br \/>\ntrasformano in un punto di osservazione perfetto e privilegiato di intrecci, affari, truffe che in quella<br \/>\nstessa piazza si tramano, si ingarbugliano ed escono allo scoperto. Una commedia resa celebre<br \/>\ngrazie al suo perfetto meccanismo teatrale, in cui i vorticosi toni della commedia si intrecciano alla<br \/>\nspirale in cui i protagonisti si trovano incastrati. Per spezzarla \u00e8 necessario che qualcuno \u2013 o<br \/>\nqualcosa \u2013 si infili nei suoi ingranaggi e li inceppi. Ma una volta scardinate le dinamiche degenerate,<br \/>\nresta da chiedersi di che natura sar\u00e0 l\u2019equilibrio che andr\u00e0 ristabilito\u2026<br \/>\n2\/3<br \/>\nNote di regia di Igor Horvat<br \/>\nBasta una banale ricerca su internet per apprendere che la caffeina (o teina, altro nome della stessa<br \/>\nmolecola) \u00e8 la sostanza psicoattiva pi\u00f9 diffusa e consumata al mondo, presente tanto nel caff\u00e8<br \/>\nquanto nel t\u00e8 e nel cacao. Ovviamente, il caff\u00e8 (amaro) \u00e8 per Goldoni un mero pretesto per mettere a<br \/>\nnudo alcuni aspetti (amari) dell\u2019animo umano.<br \/>\nSiamo fatti di spirito e materia. L\u2019uno si nutre costantemente dell\u2019altra, ineluttabilmente in relazione<br \/>\ntra loro. Chimica e fisica interagiscono in noi generando comportamenti e pensieri. Cos\u00ec come una<br \/>\nsostanza assunta tramite una bevanda ci influenza, in egual modo ci lasciamo trascinare da<br \/>\ndinamiche che prendono il sopravvento su noi stessi e sulla rete delle nostre relazioni, quindi sulla<br \/>\nsociet\u00e0 di cui siamo parte. I personaggi del testo di Goldoni sono intrisi di smania di denaro, vizio del<br \/>\ngioco, fame di pettegolezzo, brama di controllo e conquista&#8230; dinamiche alchemiche che pulsano nel<br \/>\nprofondo dell\u2019animo umano e in cui si annidano quei piccoli grandi demoni che ci spingono al<br \/>\nparossismo, alla farsa, al renderci ridicoli. Attraverso il lavoro di adattamento del testo e di<br \/>\ncostruzione dello spettacolo, si \u00e8 cercato di far emergere il pi\u00f9 possibile questo crudo ritratto<br \/>\ngoldoniano, sfrondandolo degli elementi e dei personaggi che nel testo originale ancora manifestano<br \/>\nl\u2019eredit\u00e0 delle maschere della commedia dell\u2019arte, proseguendo quindi nel solco della riforma teatrale<br \/>\nmessa in atto all\u2019epoca dal Goldoni stesso.<br \/>\nScritta nel periodo tra il carnevale del 1750 e quello del 1751, la Bottega del caff\u00e8 tratteggia con<br \/>\nsagacia l\u2019avvento della borghesia dedita al commercio e agli affari che stava conquistando quella<br \/>\ncentralit\u00e0 nel tessuto sociale che la nobilt\u00e0 aveva ormai perso con il suo declino. Di l\u00ec a un decennio<br \/>\ncirca, in Inghilterra prender\u00e0 avvio la rivoluzione industriale. \u00c8 inevitabile leggere tra le righe del testo<br \/>\nle radici lontane della nostra societ\u00e0 dei consumi imperniata sul denaro.<br \/>\nLe radici sono s\u00ec lontane, ma ci siamo allontanati dalle pulsioni umane che le nutrono?<br \/>\nOggi siamo urgentemente chiamati ad affrontare la sfida della trasformazione nella nostra societ\u00e0.<br \/>\nSoffermarsi, col sorriso, a rivedere da dove arriviamo pu\u00f2 essere un contributo nell\u2019intuire dove<br \/>\nvogliamo andare.<br \/>\n\u201cRiscrivere i testi degli autori morti\u201d di Emanuele Aldrovandi<br \/>\nNegli ultimi anni mi sono molto battuto per la causa degli \u201cautori vivi\u201d che reclamano il loro spazio<br \/>\nall\u2019interno di stagioni nelle quali la maggior parte dei posti di rilievo sono gi\u00e0 occupati dagli \u201cautori<br \/>\nmorti\u201d. Questa mia posizione a volte viene riassunta e radicalizzata come un\u2019avversione nei confronti<br \/>\ndei classici, ma non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 errato: un testo classico, come ogni opera d\u2019arte del passato, \u00e8<br \/>\nuno specchio magico attraverso cui l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 vedere se stessa con occhi diversi da quelli della<br \/>\nquotidianit\u00e0 e arricchirsi attraverso la scoperta di qualcosa di lontano che grazie alla sua universalit\u00e0<br \/>\nriesce a risuonare come vicinissimo. Immaginando un futuro prossimo in cui i nomi degli autori vivi<br \/>\nsaranno ancora pi\u00f9 presenti al fianco dei loro colleghi trapassati, sono felice di aver lavorato con una<br \/>\nrealt\u00e0 virtuosa e attenta alla contemporaneit\u00e0 come il LAC e con un regista che non mi ha chiesto \u2013<br \/>\ncome si fa spesso \u2013 di \u201candare contro il testo\u201d, ma di studiarlo insieme a lui, capirlo e poi, senza<br \/>\nappiattirsi sul gusto del presente ma allo stesso tempo senza il timore reverenziale che impedirebbe<br \/>\nmodifiche sostanziali, di lavorare come un traduttore, a volte fedele e altre volte traditore, che ha<br \/>\ncome obiettivo ultimo quello di fare in modo che ci\u00f2 che risuonava nella lingua straniera del passato<br \/>\nriesca a risuonare anche per il pubblico di oggi. Speriamo, grazie a questo lavoro di squadra lungo e<br \/>\nminuzioso, di essere stati in grado di dare agli spettatori la possibilit\u00e0 di vedere La bottega del caff\u00e8<br \/>\napprezzando quella che credo essere la principale caratteristica che accomuna le opere che hanno<br \/>\navuto il privilegio di diventare dei \u201cclassici\u201d: l\u2019essere semplici da capire, ma infinitamente complesse<br \/>\nda interpretare.<br \/>\n3\/3<br \/>\nInformazioni e prevendita<br \/>\nBiglietteria LAC<br \/>\nPiazza Bernardino Luini 6, Lugano<br \/>\n+41 (0)58 866 42 22<br \/>\nww.luganolac.ch<br \/>\nLAC Lugano Arte e Cultura si attiene ai provvedimenti del Consiglio federale svizzero (28 ottobre<br \/>\n2020), finalizzati a impedire la diffusione del coronavirus e osserva scrupolosamente le misure di<br \/>\nprotezione dettate dall\u2019Unione dei Teatri svizzeri.<br \/>\nIl pubblico \u00e8 invitato ad acquistare il biglietto online; a partire dai 10 anni l\u2019uso della mascherina \u00e8<br \/>\nobbligatorio. All\u2019ingresso del centro culturale viene misurata la temperatura tramite termoscanner.<br \/>\nTutti i dettagli delle misure sanitarie sono disponibili sul sito web alla pagina:<br \/>\nluganolac.ch\/misure-sanitarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se abitate in una zona dove \u00e8 permesso arrivare\u00a0 a Lugano: La bottega del caff\u00e8 di Carlo Goldoni Luned\u00ec 9 novembre debutta in prima assoluta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":61364,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,2730],"tags":[21810],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=87568"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87570,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/87568\/revisions\/87570"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/61364"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=87568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=87568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=87568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}