{"id":8938,"date":"2014-02-21T09:59:06","date_gmt":"2014-02-21T08:59:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=8938"},"modified":"2014-03-05T15:10:54","modified_gmt":"2014-03-05T14:10:54","slug":"grana-padano-lodigiano-o-granone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=8938","title":{"rendered":"GRANA PADANO, LODIGIANO o \u201cGRANONE\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">DALLE RICCHE PIANURE DEL LODIGIANO UNO DEI TANTI PIACERI DELLA TAVOLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-056.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8946\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 056\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-056.jpg\" width=\"450\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-056.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-056-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-064.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8945\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 064\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-064.jpg\" width=\"450\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-064.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-064-300x184.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-086.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8941\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 086\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-086.jpg\" width=\"450\" height=\"291\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-086.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-086-300x194.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testo e foto di Pia Bassi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel moderno caseificio Zucchelli di Orio Litta \u2013 un\u2019impresa familiare nata negli anni Trenta &#8211;\u00a0 un\u2019equipe di casari capeggiati dal maestro Ambrogio Abb\u00e0, vengono lavorati ogni giorno 30mila litri di latte fresco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per latte fresco si intende quello raccolto dopo un\u2019ora dalla mungitura e proveniente da stalle elette e mucche selezionate. Vale a dire che questi bovini devono esser alimentati con un disciplinare ben preciso, vivere in ambiente sano e curati come se fossero bambini.\u201d Per avere un prodotto di ottima qualit\u00e0, come deve essere\u00a0 il nostro grana padano dopo i 18 mesi di stagionatura \u2013 dice il proprietario Alberto Abb\u00e0 \u2013 sono molto i disciplinari che devono essere osservati in tutta la filiera, dalla nascita della mucca, all\u2019alimentazione, alla raccolta del latte, che viene trasferito automaticamente dall\u2019autobotte alle vasche di affioramento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019inverno il latte \u00e8 pi\u00f9 ricco mentre d\u2019estate \u00e8 pi\u00f9 povero, dipende dall\u2019alimentazione. Il latte riposa per 12-14 ore nelle vasche di affioramento dove si screma. Il latte scremato viene poi stillato e fatto convogliare nelle caldere per la lavorazione del grana, mentre con le parti grasse affiorate si fa burro, panna e mascarpone. E\u2019 appunto con il latte scremato che si fa il grana padano lodigiano che contiene il 32% di grassi mentre quello reggiano si fa con il latte intero. Oggigiorno che l\u2019alimentazione quotidiana \u00e8 gi\u00e0 ricca di molte proteine, il grana padano lodigiano \u00e8 consigliato nelle diete di coloro che devono assumere per malattie varie (come colesterolo alto) pochi grassi o per mantenersi in \u201clinea\u201d. Inoltre sono molte le malattie che ne consigliano il consumo, come l\u2019osteoporosi ed particolarmente indicato nelle pappe dei bambini nella prima infanzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NELLA CALDERA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abissi ramati profondi dai 2 ai 23,50 metri profumano di latte bianco che lentamente viene portato alla temperatura di 38\u00b0C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maestro casaro aggiunge i fermenti lattici vivi ed in medesime percentuali l\u2019enzima coagulante, il caglio, estratto dall\u2019abomaso di vitelli allevati a latte. Dopo 8-10 minuti avviene la coagulazione che \u00e8 una reazione biologica fra caglio e latte, che da vita al caseinato di calcio: il formaggio. Durante il processo di coagulazione la temperatura dai 32-34\u00b0 viene elevata ai 54\u00b0C. La massa di latte che si sta trasformando in formaggio \u00e8 continuamente rimestata dalla rondella, i granellini che si formano sono della grandezza di un chicco di riso. La maestria del casaro sta quindi nel tastare con le dita la consistenza dei granellini che formano la pasta fine del grana padano. Segue poi una fase di spurgo, cio\u00e8 di disidratazione della cagliata. Il lavoro si fa febbrile. Dall\u2019aggiunta del caglio alla cottura passano circa 18 minuti. Con un secchio si toglie il siero che viene lasciato a riposo per 24 ore con i fermenti lattici vivi, che serviranno per la lavorazione successiva. I fermenti lattici da siero sono utili perch\u00e9 creano un ambiente acido auto sterilizzato: da pH 6,00 a pH 5,10 in 24 ore. Il siero viene scremato ancora una volta. La parte grassa viene utilizzata per fare il burro ed il residuo serve da nutrimento per i maiali. Spesso la cascina della casera ha anche una grande porcilaia che assorbe questi sottoprodotti adatti all\u2019alimentazione animale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-060.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8944\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 060\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-060.jpg\" width=\"450\" height=\"265\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-088.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8942\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 088\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-088.jpg\" width=\"450\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-088.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-088-300x133.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL CASEINATO DI CALCIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora il composto che \u00e8 rimasto nella caldera ha una consistenza gommoso-morbido ed \u00e8 pronto per essere tagliato con la gemellatrice. Sopra la caldera vengono approntati i teli bianchi sterilizzati e la macchina che taglia perfettamente in due parti il contenuto della caldera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due future forme di grana padano o grana padano lodigiano vengono lasciate appese a scolare e dopo poco portate su tavoli per essere strette nelle fascere di plastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FASE DI RASSODAMENTO E MARCHIATURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forme si lasciano spurgare per due giorni su un piattello di legno, poi si cambiano le fascere di plastica e si stringono in quelle di acciaio bombato nelle quali sono incise le scritte ed il marchio. Viene inoltre apposta una cialda di caseina con numero di matricola della singola forma, a garanzia di tracciabilit\u00e0 della D.O.P..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA SALATURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forme vengono immerse su gabbie d\u2019acciaio\u00a0 in acqua salata in lunghe vasche. Il sale utilizzato viene fatto appositamente venire dalle saline pugliesi di Margherita di Savoia, di ottima qualit\u00e0. Il locale \u00e8 ampio ed areato. Un tempo le forme venivano girate a mano ogni giorno. Con il vecchio sistema l\u2019operazione durava un mese, ora venti giorni. Il sistema moderno consiste in un lungo pianale d\u2019acciaio forato sul quale vengono posate le forme di grana, sopra queste un altro pianale forato di modo che l\u2019acqua salata tocchi tutte le parti e le indurisca in modo uniforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA CAVATURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo venti giorni le forme vengono tolte dalle vasche di acqua salata, strigliate e posate su lunghe assi di legno d\u2019abete austriaco rosso a stagionare per 14-15 mesi. \u201c Accarezzando con il palmo della mano la superficie piatta \u2013 dice Alberto Abb\u00e0 &#8211; si riesce capire con il semplice tatto se quella morbidezza e consistenza promettono un\u2019ottima forma e perfetta stagionatura\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA STAGIONATURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande capannone ha una temperatura costante di 18-17\u00b0C ed \u00e8 ben areato. Da questo momento le forme diventano come i bambini, curate e tenute costantemente sotto controllo. Una volta la settimana una macchina robotizzata prende una forma, la spazzola e la ripone girata dall\u2019altra parte. Verso il nono mese s\u2019incomincia a capire se una forma matura bene oppure se ha difetti e deve essere scartata. Con un martelletto si tastano le forme (come si fa per sentire se un\u2019anguria \u00e8 matura), se suonano bene significa che stanno maturando in condizioni ottime, quindi il Consorzio metter\u00e0 il marchio di qualit\u00e0. Ogni forma racchiude in se tutte le sostanze organolettiche e le qualit\u00e0 di 500-550 litri di latte. Se si considera che ogni mucca produce una trentina di litri di latte al giorno, almeno 20 mucche si sono prodigate per il prodotto base. Nell\u2019azienda che ho visitato accompagnata dal proprietario Alberto Abb\u00e0, vengono prodotte una novantina di forme di grana al giorno, ed ognuna di esse ha impresso il giorno di produzione. Ogni forma pesa dai 36 ai 37 chilogrammi, vale a dire che per un chilogrammo di grana padano ci vogliono 15 litri di latte circa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una forma\u00a0 \u00e8 quindi un concentrato prezioso di proteine e vitamine, non sofisticate, basti pensare che le uniche sostanze aggiunte sono caglio e sale. I pediatri consigliano il grana padano a bambini e ragazzi perch\u00e9 \u00e8 ricco di proteine essenziali: la A, la B1, la B2, la PP e la E. Un valido supporto alla formazione dell\u2019ossatura dello scheletro e dei denti \u00e8 dato dal calcio, di cui \u00e8 particolarmente ricco, e per la memoria il fosforo. Il particolare sapore stuzzichevole rimuove l\u2019inappetenza e spesso si trova in piccole schegge anche sulle tavole e sui banchi all\u2019ora dell\u2019aperitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Grana padano e il grana padano lodigiano essendo formaggi semigrassi sono adatti agli anziani soprattutto per le ossa essendo ricchi di calcio solubile, che \u00e8 presente nella forma di lattato di calcio. \u00a0 In caso di fratture ossee i traumatologi consigliano il consumo giornaliero del grana padano , per una celere guarigione. Questo formaggio semigrasso, ben stagionato, \u00e8 protagonista non soltanto in tavola ma anche nello sport. Il Prof: Bruno Berra, noto dietologo dell\u2019Istituto di Fisiologia Generale e Biochimica presso la Facolt\u00e0 di farmacia dell\u2019Universit\u00e0 di Milano, ha svolto nella sua lunga carriera molte ricerche scientifiche, e in una di queste ha tratto valide indicazioni sulle propriet\u00e0 nutrizionali del Grana Padano: \u201cLe proteine sono ad alto valore biologico simili a quelle del latte ma migliori dal punto di vista nutrizionale perch\u00e9 predigerite dagli enzimi\u201d. Essendo un formaggio semimagro, precisa il dottor Berra, \u00e8 indicato per tutte le et\u00e0 dalle prime pappe alla tarda et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-111.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8940\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 111\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-111.jpg\" width=\"450\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-111.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-111-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-111-415x300.jpg 415w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-053.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8947\" alt=\"caseificio zucchelli e natura 053\" src=\"http:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-053.jpg\" width=\"450\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-053.jpg 450w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-053-300x215.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/caseificio-zucchelli-e-natura-053-417x300.jpg 417w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">APPORTO NUTRIZIONALE PER 50 GR. DI GRANA PADANO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Calorie \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 (Kcal)\u00a0 \u00a0 \u00a0 194<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proteine\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 (g) \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 16,4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grassi \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 (g) \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 14,2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colesterolo \u00a0 (mg)\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 70,0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valori medi di sostanze nutritive in 100 grammi di grana padano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proteine gr.33; lipidi gr. 28; acqua gr 32; calcio mg. 1150; fosforo mg. 690;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ferro mg. 0,140; sodio mg. 720; potassio mg. 120<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vitamine: A\u00a0 U.i: 650; B1 mg 16,9; B2 mg. 360; PP mg. 3,4; E mg. 206<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Acido Pantotenico 246; Valore energetico (Kcal per 100 gr. di formaggio) 382 di cui 248 da grasso e 134 da proteine<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zuccheri\u00a0 assenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E QUANDO LA FORMA DI FORMAGGIO NON RIUSCIVA SI RICAVAVA LA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cRASPADURA\u201d. OGGI SI UTILIZZANO FORME DI PRIMA SCELTA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un vecchio proverbio lodigiano che sintetizza la parsimonia leggendaria dei lodigiani, gente che da sempre ha vissuto di agricoltura affidando la propria sopravvivenza ai\u00a0 prodotti della terra, dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLudesan, largh de buca, strett de man\u201d. Tradotto suona cos\u00ec: I lodigiani sono grandi mangiatori, ma lo vogliono essere con poca spesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tirchieria e preveggenza hanno improntato anche la gastronomia laudense e non pochi piatti tradizionali trovano la loro essenza nell\u2019uso intelligente di avanzi e i pietanze. La raspadura \u00e8 appunto uno di questi prodotti: i trucioli di formaggio grana lamati con vigore da una giovine forma per niente stagionata erano spesso l\u2019unica pietanza che insaporiva la polenta, regina della tavola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la salatura le forme di formaggio grana del tipo lodigiano venivano collocate in casera per\u00a0 la regolamentare stagionatura. Alcune, a causa di una fermentazione anomala si screpolavano divenendo cos\u00ec inadatte alla stagionatura che, anni fa durava fino ai tre anni. Di qui la necessit\u00e0 di non mandare perduto il prodotto non perfetto. I parsimoniosi lodigiani pensarono di utilizzare la forma ancora inconsistente, raschiandola con una lama di acciaio e di mettere in vendita i trucioli ottenuti, o meglio larghe sfoglie color paglierino, morbide e saporite al palato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 La raspadura aveva molto successo nelle osterie in quanto, la non ancora persa salatura rendeva il prodotto particolarmente saporito ed invitante al buon bere. Il vino solitamente era quello prodotto dai vicini Colli di San Colombano, ora diventati pregiati vini D.O.C della provincia di Milano, oppure vini del pavese o piacentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino agli anni Sessanta per le strade del lodigiano era facile incontrare con arrotini e ombrellai, venditori di acciughe e merluzzo salato, caldarrostai ed altri venditori ambulanti il cui mezzo di trasporto era la bicicletta o un triciclo. Il venditore di raspadura (lo possiamo chiamare \u2018raspadore?\u2019 girava di preferenza il venerd\u00ec, giorno di magro, con la forma di grana appoggiata al manubrio della bicicletta, coperta da un pesante panno bianco o una tovaglia a quadretti rossi. Promuoveva il suo prodotto gridando con un bel vocione\u201cr\u00e0spadura!\u201d sul far del mezzogiorno quando quasi tutti si apprestavano al desco. La donna di casa usciva con una carta blu \u2013 riciclata dal cartoccio dello zucchero \u2013 o color paglia \u2013 quella usata dal macellaio \u2013 oppure con un piatto. Veniva raspata sul momento e venduta non a peso ma a prese, pagata con poche lire. La polenta fumante era gi\u00e0 in tavola e questo alimento era la gioia dei bambini e anche dei nonni con la dentatura precaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne segu\u00ec un successo e da tempo non certo lontano si producono forme appositamente destinate alla \u201craspadura\u201d divenuta un piatto da gourmet. Ora \u00e8 venduta nei migliori negozi gastronomici e nei supermercati. Ottima in cucina, il risotto con raspadura e sfumato con abbondante spumante Brut, \u00e8 squisito!.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUn tempo si faceva anche il granone con la goccia \u2013 aggiunge Alberto Abb\u00e0 \u2013 ma oggi \u00e8 impossibile ottenerlo perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 le marcite nelle quali era presente un microrganismo lattico che dall\u2019erba passava nel latte e che permetteva al grana di avere la \u201cgoccia\u201d.\u00a0 Continua Alberto: \u201cUn tempo, fino agli anni Sessanta, nel lodigiano c\u2019erano pi\u00f9 di quattrocento caseifici. Il centro del commercio del formaggio grana era Codogno con il commerciante storico Biancardi. Ora siamo rimasti quattro produttori. Lo sviluppo industriale a Milano concentr\u00f2 la vendita del latte in bottiglia in citt\u00e0 perch\u00e9 la popolazione aumentava, in questo modo non ci fu pi\u00f9 la necessit\u00e0 di trasformare il latte in formaggio per conservarlo, perch\u00e9 veniva venduto subito per uso giornaliero\u201d. Poi vennero le due industrie dolciarie\u00a0 Motta e Alemagna che usavano preferibilmente il burro lodigiano \u201cideal\u201d fatto appositamente per i loro panettoni e prodotti dolciari della tradizione milanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alberto Abb\u00e0, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Piacenza, conosce molti aneddoti sulle nostre terre lodigiane o del basso milanese e il suo principale prodotto: il grana padano.\u00a0 Con un sorriso mi porge della carte storiche dove il letterato Cesare Cant\u00f9 nel 1859 scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c..il principale prodotto \u00e8 il formaggio, che vi si fabbricava\u00a0 ben anticamente e trasportavasi a Parma, e nel secolo XV a Piacenza, di che vennero i nomi di parmigiano o piacentino. Verso il 1650 presero i Codognesi a farsene i magazzini (le casare) in paese, e qui ne concentrarono tutto il commercio; nota un Pier Francesco Goldaniga, che nel 1750 Codogno commerciava da 35 a 40mila forme di formaggio\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginatevi il profumo che emanava simile concentrazione! Sotto la loggia del mercato di Codogno, nella piazza centrale, una lapide in marmo commemora lo splendore di quei commerci che fruttavano un tangibile benessere economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Info:\u00a0 HYPERLINK &#8220;http:\/\/www.caseificiozucchelli.it&#8221; www.caseificiozucchelli.it \u2013 Cascina Marmora, 18 \u2013 Orio Litta (Lodi) Tel.0377-804021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Pia Bassi: testo e foto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u201cLA BOTTEGA DEL GUSTO\u201d , da meditazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Orio Litta se ti vuoi togliere uno sfizio, sulla strada mantovana\u00a0 234<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo la statale Mantova- Cremona-Pavia, all\u2019altezza di Orio Litta, il negozio del Caseificio Zucchelli promette sapori infiniti di formaggi e salumi. Il comodo parcheggio non ti fa stare in ansia e si pu\u00f2 sostare fin quando vuoi nel negozio meditando sull\u2019acquisto e sui piacevoli \u201codori\u201d che preannunciano i sapori.\u00a0 I tanti nomi e provenienze dei formaggi da tutta Italia ti possono confondere, ma ovviamente il grana padano del caseificio Zucchelli in primis, sai che \u00e8 lodigiano, di casa tua, ha un sapore inconfondibile che si mangi puro o sul risotto o sulla polenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco alcuni nomi di formaggi che ti invitano a un vero viaggio gastronomico per l\u2019Italia, dal nord al sud: Brunet\u00a0 Alta Langa, Zola Croce Malghese (il caseificio \u00e8 a Casalpusterlengo), Cuor di Capra, \u201cMaestrale\u201d latte di capra sardo, Toma della Rocca, Erborinato di capra, Castelbelbo, provoloni Auricchio, caci di mucca podolica pugliese, Emmental svizzero, eccetera\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arredamento \u00e8 piacevole e il grande tavolo in teak con la sfilata di forme di grana \u00e8 un grande invito. Questo tavolo con le scanalature laterali era in caseificio e su di esso venivano poste le forme per la fase di spurgatura e rassodamento. Ora i tavolati devono essere in acciaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 una Bottega ad alto contenuto proteico, una tappa obbligata per i golosi e per coloro che si vogliono togliere lo sfizio con il sapore di un formaggio nuovo, non lodigiano. Immagino un happy hour in questa bottega: polenta e raspadura, schegge di grana, il tutto bagnato con un bel Roverone, un Riccardi brut, o un passito con crostino caldo spalmato di gorgonzola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, quest\u2019ultima riflessione, rester\u00e0 solo un desiderio perch\u00e9 un eventuale test alcolico da parte della polizia stradale \u00e8 troppo punitiva.\u00a0 E i formaggi, si sa, non si possono gustare sorseggiando t\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Info: \u201cLA BOTTEGA DEL GUSTO\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Via Mantovana, 49 \u2013 26863 ORIO LITTA (Lodi)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tel.O377 804115<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0HYPERLINK &#8220;mailto:info@casificiozucchelli.com&#8221; info@casificiozucchelli.com<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GRANA PADANO LODIGIANO,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">un po\u2019 di storia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cChi vuol del buon formaggio a Parma vada,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0A Piacenza, a Milano, \u00e8 in quelle bande,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che ve n\u2019\u00e8 sempre piena ogni contrada\u2026.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec scriveva\u00a0 Ercole Bentivoglio, letterato,\u00a0 nel 1546 nel poema \u201cDel formaggio\u201d quando faceva parte della confraternita gastropoetica. Essendo bolognese aveva una schietta antipatia per le vacche da latte di Parma, Reggio e Lodi e mai scrisse un rigo di elogio per i loro prodotti. Tuttavia, \u00e8 proprio da queste lande basse e umide, verdeggianti di prati e marcite fumiganti nebbie da ottobre a febbraio, che vengono erbe profumate, ricche di minerali e vitamine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della fecondit\u00e0 di queste terre ne erano sicuri i frati cistercensi e benedettini\u00a0 che qui nelle nostre terre innalzarono molte abbazie in posizione strategiche: Chiaravalle, Mirasole, Abbadia Cerreto, Ospedaletto Lodigiano, solo per citarne alcune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo avere trasformato le grandi paludi che si estendevano fra Milano, Lodi\u00a0 Crema e Piacenza \u2013 documenti raccontano che il grande lago Gerundo\u00a0 molto esteso e poco profondo, lambiva queste citt\u00e0 medievali \u2013 in fertili terre, la nuova tecnica agraria della marcita dava la possibilit\u00e0 di avere l\u2019erba fresca in aprile-maggio, il maggengo. La tecnica della marcita consisteva nell\u2019inondare i prati di acqua ed allo scopo questi prati erano percorsi da piccoli fossati distanti una quindicina di metri uno dall\u2019altro. In questo modo l\u2019erba non gelava d\u2019inverno e quando a marzo, a San Giuseppe veniva tolta l\u2019acqua, l\u2019erba diventava rigogliosa ed era pronta per il primo falcio a maggio. Il fieno in cascina, che era servito per alimentare le vacche durante l\u2019inverno, stava per finire e in questo modo era pronta l\u2019erba fresca, parte veniva consumata e parte trasformata in fieno e messa in cascina per l\u2019inverno. Oggigiorno le marcite non esistono quasi pi\u00f9 perch\u00e9 sono state sostituite dai campi coltivati a mais, entrato di forza nell\u2019alimentazione bovina come trinciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunti alla conservazione dell\u2019elemento primo per il bestiame, bovini e ovini in minor numero ed aumentata la produzione del latte dovevano pensare a conservare le proteine per l\u2019inverno o meglio per i lunghi periodi di eventuali carestie. I formaggi freschi venivano consumati o dati come merce di scambio nel volgere di qualche settimana, mentre il latte caseificato con il caglio scoprirono che poteva essere conservato per lungo periodo senza che questo s\u2019inacidisse. \u201cEra un formaggio duro, non di bell\u2019aspetto, con grana grossa di colore scuro\u201d. Nelle terre lodigiane si \u00e8 da sempre prodotto il \u201cgranone\u201d dalla grana grossa, pastosa. Ma il grana di queste terre lodigiane veniva identificato come \u201cpiacentino\u201d e documenti dell\u2019epoca riportano che alla corte di Maria Luigia di Parma i nobili apprezzavano il piacentino\u00a0 che costava denari 1 mentre il reggiano che costava 0,80 centesimi veniva venduto sui mercati ai popolani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Pia Bassi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DALLE RICCHE PIANURE DEL LODIGIANO UNO DEI TANTI PIACERI DELLA TAVOLA Testo e foto di Pia Bassi Nel moderno caseificio Zucchelli di Orio Litta \u2013<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9309,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[54,53],"tags":[2473,2475,2474,2476],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8938"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8938"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8938\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9310,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8938\/revisions\/9310"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8938"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8938"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8938"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}