{"id":91597,"date":"2021-02-28T19:30:52","date_gmt":"2021-02-28T18:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=91597"},"modified":"2021-02-28T19:30:52","modified_gmt":"2021-02-28T18:30:52","slug":"arte-a-parma-correggio-mito-nellottocento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=91597","title":{"rendered":"Arte a Parma &#8211; Correggio mito nell&#8217;Ottocento"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"francois-one editor-title\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Correggio-672-a-Reggio-2019.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-70702\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Correggio-672-a-Reggio-2019-300x166.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Correggio-672-a-Reggio-2019-300x166.gif 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Correggio-672-a-Reggio-2019-542x300.gif 542w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/h3>\n<h3 class=\"francois-one editor-title\">L\u2019OTTOCENTO E IL MITO DI CORREGGIO<\/h3>\n<div class=\"date_default\">\n<p><strong>Dal 26 Febbraio 2021 al 30 Maggio 2021<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"loc_default\">\n<p><strong>PARMA &#8211; <\/strong><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Palazzo della Pilotta &#8211; <\/span><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Piazza della Pilotta 3<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"mostra-cnt-par\"><span class=\"lato\">CURATORE:<\/span>\u00a0Simone Verde<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ottocento e il mito di Correggio\u201d \u00e8 innanzitutto un omaggio a due figure per molti versi fondamentali della storia parmense: <strong>Maria Luigia d\u2019Asburgo, Duchessa di Parma,<\/strong> e l\u2019incisore Paolo Toschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vuole anche essere una soluzione virtuosa di un problema allestitivo di lunghissima data con cui si sono confrontati tutti i direttori dell\u2019ex Galleria Nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Rocchetta, teatro di questa \u201cmostra permanente\u201d, infatti \u00e8 uno spazio importantissimo<\/strong> dal punto di vista storico ma di difficile musealizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi si trovano <strong>le pale del Correggio<\/strong> in un allestimento ottocentesco storicizzato e quindi inamovibile. Esse sono alla fine del percorso, per\u00f2, cronologicamente decontestualizzate dalla produzione coeva e vengono dopo le opere del Settecento, esposte negli antichi saloni dell\u2019Accademia.<\/p>\n<p>Esiste da sempre un problema sul come giustificare tale collocazione che questo allestimento crede finalmente di aver risolto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il Correggio di questi spazi, in effetti, non \u00e8 un Correggio pienamente rinascimentale, ma reinventato dal XIX secolo, a uso dei copisti dell\u2019Accademia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tirato gi\u00f9 dagli altari delle chiese in cui si trovava, <strong>\u00e8 un maestro ormai borghese<\/strong> che il visitatore trova allestito ad altezza d\u2019occhio per un dialogo a tu per tu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spiegare il senso di questo <strong>stravolgimento culturale<\/strong>, \u00e8 stato perci\u00f2 creato un percorso ricomprensivo, tipico di un museo contemporaneo cui \u00e8 al contempo richiesta la narrazione della storia dell\u2019arte e di quella delle collezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con \u201cl\u2019Ottocento e il mito di Correggio\u201d, quindi, <strong>il visitatore trover\u00e0 spiegato il senso della rimozione delle opere dagli edifici sacri da cui provengono<\/strong> e \u2013 grazie alla esposizione per la prima volta al pubblico della pittura ottocentesca della Pilotta \u2013 il contesto artistico di questa reinvenzione.<\/p>\n<p>Intorno ai quattro capolavori del Correggio\u00a0<em>\u2013<strong> La Madonna con la scodella<\/strong><\/em><strong>\u00a0e la\u00a0<em>Madonna di San Girolamo<\/em>\u00a0<\/strong>pi\u00f9 le due tele provenienti dalla Cappella del Bono \u2013\u00a0 che con il Secondo Trattato di Parigi nel 1815 vennero restituiti a Parma dal Louvre dove erano confluiti per effetto delle requisizioni napoleoniche, la mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato, nell\u2019epoca in cui questo Correggio \u201csecolarizzato\u201d diventa l\u2019eroe della pittura nazionale parmigiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andando alle date, dopo il 1815 il Palazzo della Pilotta rappresent\u00f2 un rifugio adatto per accogliere il patrimonio d\u2019arte che doveva essere ricomposto e valorizzato e per tale motivo si rese necessario effettuare un rilievo delle sale della Rocchetta e dei locali dove aveva sede l\u2019Accademia di Belle Arti oltre che progettare l\u2019ampliamento dello spazio espositivo nei vasti saloni adiacenti la Rocchetta, affidato agli architetti Nicol\u00f2 Bettoli e Paolo Toschi, che con l\u2019esposizione delle opere del Correggio nelle salette piccole della Rocchetta le affidano il ruolo di sancta sanctorum della quadreria luigina.<\/p>\n<p><strong>I lavori di ampliamento iniziano nel 1821 e terminano tra il 1835 ed il 1838.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad unire il grande maestro rinascimentale e i capolavori ottocenteschi \u00e8 Paolo Toschi, incisore raffinato, architetto e direttore dell\u2019Accademia delle Belle Arti, fondata nel 1757 dal duca Filippo di Borbone, poi fortemente sostenuta dalla Duchessa. Toschi ottenne che le due pale e le due tele diventassero strumento di esercizio per gli allievi della sua Accademia che vennero quindi poste su strutture che le rendessero orientabili per favorirne l\u2019illuminazione, ovvero la visione con ogni luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Toschi aveva diffuso, grazie alle incisioni su rame, l\u2019opera di Correggio in tutta Europa,<\/strong> contribuendo alla fama del maestro e della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Suoi sono gli acquerelli che riproducono gli affreschi del Duomo e di San Giovanni che si ammirano in mostra tra le due pale, alcuni inviati alla Grande Esposizione di Londra del 1855 a rappresentare l\u2019arte del Ducato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Molte delle sue opere e dei suoi allievi sono perci\u00f2 esposte in queste sale<\/strong> <strong>in contrappunto con gli originali rinascimentali,<\/strong> restituendo al visitatore il <strong>senso di una reinvenzione culturale e artistica<\/strong> di primaria importanza per la storiografia dell\u2019arte italiana.<\/p>\n<p><strong>La sua era una visione dell\u2019arte di Maria Luigia,<\/strong> che risentiva di un <strong>gusto neoclassico di ascendenza ancora imperiale<\/strong>, <strong>aperta per\u00f2 al nascente gusto romantico per i soggetti storici e per la natura<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra, appartiene al primo filone l\u2019opera di Francesco Scaramuzza rappresentata da una monumentale Silvia e Aminta, inviata nel 1862 ad illustrare Parma all\u2019Esposizione Universale di Londra. Pi\u00f9 accondiscendenti al gusto romantico sono i due magnifici Rebel acquistati direttamente da Maria Luigia, le due monumentali tele di Giuseppe Molteni, altro pittore \u201cufficiale\u201d del ducato luigino mentre la piccola opera di Ferdinando Storelli rappresenta l\u2019estetica di quella che la duchessa volle una longeva e significativa scuola parmense di pittura di paesaggio.<\/p>\n<p>Uno degli ambiti in cui si espresse maggiormente la committenza luigina fu senz\u2019altro quello della pittura religiosa, improntata a una concezione paternalista dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le iconografie misericordiose, infatti, o celebranti le attivit\u00e0 di elemosina o le elargizioni sovrane si moltiplicarono a dismisura e videro attivi gli artisti ufficiali della corte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valgano per tutti il San Giovanni Battista di Francesco Scaramuzza e il David con la testa di Golia di Enrico Barbieri. In diverse opere il riferimento ai maestri della pittura emiliana appare declinato in chiave \u201cnazionalistica\u201d di esaltazione del genio parmigiano.\u00a0 Che \u00e8 anche genio e celebrazione dell\u2019artista, come esprime la fioritura del genere dell\u2019autoritratto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la contemporaneit\u00e0 irrompe anche nell\u2019antico Ducato <strong>costringendo la cultura accademica parmigiana ad emanciparsi.<\/strong> Ecco che <strong>la pittura di paesaggio risulta focalizzata ormai sulle forze \u2013 naturali e quindi scientifiche \u2013<\/strong> che caratterizzano la universale vastit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le spettacolari tele di Alberto Pasini, come i diaporama del tempo, <strong>riproducono in chiave immersiva i paesaggi esotici<\/strong> in cui si svolgeva la vita dei popoli pi\u00f9 remoti. Cecrope Barilli intanto ricerca l\u2019esotico nascosto nel primitivo di classi popolari dedite a <strong>forme di esistenza analoghe a quelle delle terre colonizzate,<\/strong> mentre un universo tutto nuovo \u00e8 quello introdotto da Amedeo Bocchi. Ed \u00e8 gi\u00e0 un entrare nel nuovo secolo.<\/p>\n<p><strong>Per precisa scelta strategica del Direttore Simone Verde, questa mostra, dopo il lungo periodo espositivo si trasformer\u00e0 in sezione definitiva della grande pinacoteca della Nuova Pilotta. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle pareti resteranno le opere con i relativi pannelli espositivi, mentre l\u2019ampio corredo documentario di approfondimento e confronto proposto dalla mostra temporanea rester\u00e0 documentato dal catalogo scientifico dell\u2019esposizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019OTTOCENTO E IL MITO DI CORREGGIO Dal 26 Febbraio 2021 al 30 Maggio 2021 PARMA &#8211; Palazzo della Pilotta &#8211; Piazza della Pilotta 3 CURATORE:\u00a0Simone<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":86990,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,15],"tags":[22565],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91597"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91597"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91597\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91600,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91597\/revisions\/91600"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86990"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}