{"id":91832,"date":"2021-03-06T15:00:06","date_gmt":"2021-03-06T14:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=91832"},"modified":"2021-03-07T18:30:13","modified_gmt":"2021-03-07T17:30:13","slug":"mille-anni-di-storia-del-parmigiano-reggiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=91832","title":{"rendered":"Mille anni di storia del Parmigiano Reggiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Cibo-672-Formaggio-Parmigiano9.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-49762\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Cibo-672-Formaggio-Parmigiano9-300x182.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Cibo-672-Formaggio-Parmigiano9-300x182.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Cibo-672-Formaggio-Parmigiano9-495x300.jpg 495w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Cibo-672-Formaggio-Parmigiano9.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da mille anni sulle tavole<\/p>\n<p>Curiosit\u00e0 sul Parmigiano Reggiano<\/p>\n<p><strong>Storia golosa del Parmigiano Reggiano\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato dai monaci che lo mangiavano al posto della &#8220;lussuosa&#8221; carne<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu battezzato mille anni fa con il nome di<strong><em> Formaggio.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia comincia<strong> nelle campagne del parmense<\/strong>; qui i\u00a0 monaci cistercensi e benedettini utilizzando i prodotti del luogo come il sale della vicina Salsomaggiore e il latte delle aziende agricole dei loro moasteri, crearono il Formaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prodotto caseario che <strong>sopportava molto bene la stagionatura,<\/strong> anzi migliorava con il tempo; allora non c&#8217;erano i frigoriferi di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dotti monaci, lo chiamano col nome latino di <em>caseus parmensis<\/em> e la sua fama si diffuse in fretta attraverso le vie commerciali; arrivando sino a Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Formmaggio, diventa cos\u00ec un ingrediente apprezzato anche all&#8217;estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra i primi ad essere affascinati dal suo sapore,<\/strong> risulta <strong>Federico II<\/strong>, ovvero: Federico Ruggero di Hohenstaufen, re di Sicilia, duca di Svevia, Re dei Romani e poi Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme; appartenente alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cuoco di Federico II prepar\u00f2 le lasagne; un piatto innovativo per l&#8217;epoca, che viene descritto nel primo ricettario italiano: <strong>&#8220;Liber de coquina&#8221;<\/strong><strong>\u00a0del 1285.<\/strong>Questo trattato anonimo fu redatto a Napoli alla Corte di Carlo II d&#8217;Angi\u00f2 tra il 1285 ed il 1309.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di libri, eccone un altro, chiamato in modo simile: <em>Libro de Arte Coquinaria, <\/em>ma di epoca diversa (1400).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><strong>Gli accostamenti nelle ricette non sono i medesimi di oggi.<\/strong> Vedi i gamberi farciti di Parmigiano del cuoco Maestro Martino da Como, il pi\u00f9 importante cuoco europeo del <strong>XV secolo<\/strong> autore del <strong>&#8220;Libro de Arte Coquinaria&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maestro Martino pu\u00f2 essere definito il\u00a0<strong>Leonardo da Vinci della cucina.<\/strong> Lo stesso Platina, ovvero <strong>Bartolomeo Sacchi,<\/strong> grande umanista rinascimentale, nominato nel 1478 da Papa Sisto IV primo direttore delle Biblioteca Vaticana, nomina il Maestro Martino nel suo <em>De honesta voluptade et valetudine<\/em> come: \u201c<strong>Principe dei cuochi ai nostri tempi, dal quale ho imparato a cucinare ogni pietanza.\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martino de Rossi, anche noto come<strong> Martino da Como, nasce nella Val di Blenio<\/strong> (Svizzera, Canton Ticino) nel secondo o terzo decennio del XV secolo. Ai tempi i territori della<strong> Valle del Blenio\u00a0 appartenevano al Ducato di Milano<\/strong> sotto la signoria viscontea poi, degli Sforza. La zona era situata <strong>sulle pi\u00f9 importanti vie di scambio e di comunicazione tra il Nord e il Sud Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martino, probabilmente, com\u2019era uso al tempo, dopo la formazione come cuoco nella Valle del Blenio, avrebbe raggiunto Milano in cerca di fortuna. <strong>Il suo nome \u00e8 nei registri sforzeschi,<\/strong> che spiegano come Martino non rimase per molti anni alla guida della rettoria dell\u2019ospizio di S. Martino Viduale (lungo la \u201cstrada francesca\u201d o \u201cmaestra\u201d), ma nel 1457 era gi\u00e0\u00a0 alla corte ducale per imbandire i banchetti di<strong>\u00a0Francesco Sforza<\/strong>. Qui miglior\u00f2 le sue concezioni culinarie, la sua cultura e la sua tecnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Parmigiano passa cos\u00ec alla storia, <strong>sempre adorato<\/strong>, dalle tavole medioevali a quelle rinascimentali, per poi approdare tra i pranzi barocchi e finire anche sulla tavola dei broghesi.<\/p>\n<p>RICETTE DAL LIBER DE COQUINA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong><em> Libro de Arte Coquinaria<\/em><\/strong> \u00e8 attualmente conservato presso la <strong>Library of Congress di Washington<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Altri due esemplari del\u00a0<em>Libro de Arte Coquinaria <\/em>si trovano: presso la <strong>Biblioteca Vaticana<\/strong> e<strong>\u00a0presso la biblioteca di Riva del Garda.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8221; &#8230; Se vuoi fare la<strong> torta di lasagne,<\/strong> prendi uova fritte o lesse o sciolte e ravioli tagliati o interi, formaggio grasso grattato o tagliato a pezzi, lardo a sufficienza e metti insieme, ci\u00f2 facendo uno strato, aggiungendo spezie, e su queste cose forma un serpente di pasta che combatte con una colomba o qualunque altro animale vorrai; indi intestini riempiti di buon ripieno e si componga in giro una specie di muro, poi si coloriscano gli strati a volont\u00e0 e si ponga nel forno; infine si porti alla presenza del signore in gran pompa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8221; Crespelle. Prendi <strong>farina bianca<\/strong> stemperata con acqua calda e falla<strong> lievitare col lievito<\/strong>, affinch\u00e9 cresca, e cuoci in padella con<strong> olio bollente,<\/strong> e <strong>aggiunto miele mangia&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8221; Per fare<strong> le frit\u00adtelle<\/strong> prendi farina stemperata con <strong>bianco d\u2019uova e metti fiori di sambuco o altri fiori<\/strong> che vorrai e diversifica il colore di volta in volta e con le salse che vorrai e poni a cuocere nella sugna (grasso del rognone di maiale) a cucchiaiate&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8221; <strong>Snoc\u00adciolate datteri e farciteli con noci, pinoli o pepe<\/strong> (potete preparare i tre tipi con farcia singola o provare ad amalgamare i ripieni); salatali all\u2019esterno e <strong>\u201cfriggeteli\u201d nel miele bollente<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8221; Prendi ceci bianchi ben ammollati in acqua e cosparsi di zucchero o spezie, quindi, dopo averli lessati bene, si traggano dall\u2019ac\u00adqua, si riducano in purea e, mescolati con l\u2019acqua di cottura, si passino al setaccio, si stemperi il tutto con farina e si facciano tortelli della forma che vorrai. Si friggano a fuoco lento in olio o sugna e si cospargano di miele. Tali tortelli si chiamano guanti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una ricetta nel linguaggio dell&#8217;epoca<\/strong>: il Biancomangiare con farina di riso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"\">\u201c\u00a0<\/span><i><span class=\"\">Blanc mangier\u00a0<\/span><\/i><em><span class=\"\">hoc modo fit: accipe<strong> risum<\/strong> bene purgatum et electum et lotum aqua pura clara, et ipsum contunde in mortario, ut fiat\u00a0<\/span><\/em><strong><em><span class=\"\">ad modum\u00a0<\/span><\/em><\/strong><em><span class=\"\"><strong>farine<\/strong>\u00a0<\/span><\/em><em><span class=\"\">.\u00a0<\/span><\/em><em><span class=\"goog-text-highlight\">Post, accipe<strong> carnes bene decoctas de pectore pullorum,<\/strong>\u00a0<\/span><\/em><em><span class=\"goog-text-highlight\">extransversso minutim incisas, quas contunde in mortario subtillissime;\u00a0<\/span>and\u00a0<\/em><em>t <strong>facias bullire in lacte<\/strong> amigdalarum aut nucum vel ovium, <b>&#8230;<\/b><\/em><em>\u00a0(aggiungendo zucchero)<\/em><em>.\u00a0<\/em><em>Post, imposes <strong>farinam risi et fac bullire aliquantulum,<\/strong> continuous movendo\u00a0<\/em><em>cum cochleari, ne comburatur nec fumum sentiat\u2026\u00a0<\/em><em>Post, imposes scutellis <strong>pulverem zuccari,<\/strong> super aspergendo <strong>aliquantulum\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>frigidato<\/strong>, quia aliter sugara funderetur.\u00a0Et, in circuitum, places amygdalas<\/em><em>excoriatas croco intrictas et in oleo vel melle bene fricatas. &#8220;<\/em><\/p>\n<p>_____________________________________________<\/p>\n<p>Ora c&#8217;\u00e8 anche un libro che ne racconta la storia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Questo libro ripercorre in modo originale, gradevolmente narrativo ma rigoroso e dotto, l&#8217;epopea che ci consegna ogni giorno un tesoro in grandi forme, le forme dell&#8217;oro<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u00abScorgersi belle e larghe campagne, ove sono buoni e grassi pascoli per gli animali, e fra gli altri, per la gran madre di vacche, dalle quali se ne cava tanto latte, per far il cascio, che \u00e8 quasi cosa da non credere, a quelli che non l&#8217;haueranno venduto. Onde \u00e8 nominato, il detto cascio, per la sua bont\u00e0, per tutta l&#8217;Italia\u00bb<\/i>\u00a0&#8211;\u00a0<b>Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia&#8230;, Bologna 1550<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una storia che inizia nel Medioevo, poco dopo l\u2019anno 1000, e si dipana attraverso le epoche, modulandosi con i grandi cambiamenti geopolitici, economici, agricoli, commerciali, le mode a tavola e non, per proiettarsi nel futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un fil rouge dato dal formaggio, la sua nascita nelle abbazie e poi la sua diffusione nei secoli su tutte le tavole d\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un formaggio che assumer\u00e0 secoli dopo il nome di Parmigiano Reggiano, evolvendo, cambiando a seconda dei tempi, ma<strong> restando sempre il re della tavola<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un prodotto iconico dell\u2019Italia,<\/strong> ma soprattutto di un territorio che \u00e8 stato modellato anche e soprattutto in funzione della sua produzione, integrata con l\u2019allevamento, la coltivazione e forme di industrializzazione varia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modo originale, gradevolmente narrativo ma rigoroso e dotto per parlarci dell\u2019epopea che ci ha consegnato un vero e proprio tesoro che ci \u00e8 consegnato ogni giorno in grandi forme, le forme dell\u2019oro.<\/p>\n<p><em>La FORMA dell&#8217;ORO<\/em>, Giovanni Balalrini, Slow Food, pp.240, 16,50 euro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da mille anni sulle tavole Curiosit\u00e0 sul Parmigiano Reggiano Storia golosa del Parmigiano Reggiano\u00a0 Nato dai monaci che lo mangiavano al posto della &#8220;lussuosa&#8221; carne<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":45173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,54,14,1918,53,2730],"tags":[22608],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91832"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91832"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91832\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91840,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91832\/revisions\/91840"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/45173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91832"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91832"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91832"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}