{"id":93022,"date":"2021-04-02T18:05:38","date_gmt":"2021-04-02T16:05:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=93022"},"modified":"2021-04-04T18:43:18","modified_gmt":"2021-04-04T16:43:18","slug":"antiche-leggende-si-masi-in-alto-adige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=93022","title":{"rendered":"Antiche leggende di masi in Alto Adige"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">ANTICHE LEGGENDE E ANTICHE CREDENZE RACCONTATE DAI CONTADINI<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dai diavoli ai fantasmi alle erbe per tenerli lontani<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Le antiche leggende dell\u2019Alto Adige e i masi Gallo Rosso<\/strong><br \/>\n<em>Demoni, fantasmi e giganti che giocano a bowling<\/em><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u2013<\/strong>\u00a0L\u2019Alto Adige \u00e8 una\u00a0<strong>regione ricca di storie e di leggende<\/strong>, che nei masi si continuano a raccontare, tramandandole di generazione in generazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Esse rappresentano un\u00a0<strong>vero e proprio patrimonio della cultura rurale dell\u2019Alto Adige<\/strong>\u00a0che \u00e8 importante conservare, anche con le contaminazioni e le variazioni avvenute nel tempo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">I contadini dei masi\u00a0<strong>Gallo Rosso<\/strong>, per avvicinare gli ospiti al loro stile di vita, raccontano con piacere queste antiche storie, che spesso coinvolgono i loro stessi masi o i dintorni, rendendo la vacanza ancora pi\u00f9 interessante e affascinante<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>.Il maso\u00a0<a href=\"https:\/\/pressway.us12.list-manage.com\/track\/click?u=824df42d349c493eb72300cf4&amp;id=7e99cf8d26&amp;e=615aedfa68\">Lechtlhof<\/a>\u00a0a Malles, ad esempio, custodisce una storia riguardo\u00a0<strong>all\u2019origine della costruzione della sua cappella<\/strong>, che mescola momenti di vita contadina ad antiche credenze.Si racconta, infatti, che <strong>una puerpera<\/strong>, trasgredendo alle usanze comuni secondo cui una donna doveva rimanere in casa per i 40 giorni successivi al parto,<strong> usc\u00ec a chiamare il marito e i braccianti per il pranzo.<\/strong> Un toro infuriato di un campo vicino si diresse senza controllo verso la donna, che, vedendolo, si ripar\u00f2 sotto un grande cespuglio di timo. Ad un certo punto <strong>il toro si ferm\u00f2 e le disse: \u201cSe non ti trovassi sotto il timo, ti avrei gi\u00e0 preso!\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Piena di gratitudine <strong>la contadina fece erigere la cappella proprio dove sorgeva il timo.<\/strong> In questa storia il toro rappresenta il <strong>diavolo, mentre il timo, da sempre ritenuta una pianta curativa, secondo alcune credenze aveva anche il potere di tenere lontano il diavolo.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pressway.us12.list-manage.com\/track\/click?u=824df42d349c493eb72300cf4&amp;id=df3f47b3be&amp;e=615aedfa68\">Burg Wolfsthurn<\/a>\u00a0ad Andriano \u00e8 un <strong>bellissimo castello del XIII secolo vicino a Terlano,<\/strong> circondato da boschi, vigneti e frutteti.<\/p>\n<p>Nel 1997 \u00e8 stato completamente rimodernato e <strong>adibito all\u2019ospitalit\u00e0 come agriturismo<\/strong> appartenente al circuito di Gallo Rosso.<\/p>\n<p>Come ogni castello che si rispetti, ha una storia legata alla presenza di un\u00a0<strong>fantasma<\/strong>.<\/p>\n<p>Si dice, infatti, che anticamente il castello avesse un aspetto particolarmente inquietante e che al suo interno dimorasse un <strong>fantasma decisamente dispettoso, che si divertiva a spaventare le persone<\/strong> facendo rumori nella notte o rovesciando i mobili.<\/p>\n<p>Sembra sia stato avvistato solo una volta <strong>nel cortile del castello con le sembianze di un maiale infuocato<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo scomodo inquilino pare abbia trovato <strong>riposo solo dopo che fu fatta benedire la tenuta<\/strong> e che fu detta una messa in favore dei defunti. Da allora non si \u00e8 pi\u00f9 fatto vedere n\u00e9 sentire.<\/p>\n<p>Intorno all\u2019<a href=\"https:\/\/pressway.us12.list-manage.com\/track\/click?u=824df42d349c493eb72300cf4&amp;id=62ac248ea7&amp;e=615aedfa68\">Oberkantiolhof<\/a>\u00a0a Funes, che vanta 800 anni di storia, circolano diverse leggende, tra cui quella degli\u00a0<strong>&#8220;Uomini selvaggi\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Si dice che tanto tempo fa, un <strong>gruppo di giganti viveva sotto il passo delle Odle, alla fine della valle di Funes.<\/strong><\/p>\n<p>Alcune notti, durante il temporale, <strong>gli abitanti della valle sentivano rumori simili a quello che fanno i birilli da\u00a0<em>bowling<\/em>\u00a0quando cadono.<\/strong> Seguivano a questi rumori risate fragorose e imprecazioni.<\/p>\n<p>Una sera, due figli del maso Oberkantiolhof si attardarono nel lavoro nei boschi e decisero di trascorrere la notte in baita. Si erano appena sdraiati sul fieno a riposare quando <strong>entrarono nella baita due giganti<\/strong> che, senza prestare attenzione ai due fratelli impauriti, si misero a riposare anch\u2019essi sul fieno. Appena i giganti si sdraiarono, <strong>cominci\u00f2 il rumore assordante dei birilli, pi\u00f9 forte e spaventoso che mai,<\/strong> che smise soltanto all\u2019alba.<\/p>\n<p>Mentre i giganti si rimettevano in cammino, uno di loro si volt\u00f2 e disse ai fratelli: \u201cSe ce lo aveste chiesto, ve lo avremmo detto\u201c. <strong>Il segreto dei giganti rimase quindi tale per sempre.<\/strong><\/p>\n<p>Per ulteriori informazioni su Gallo Rosso:\u00a0<a href=\"https:\/\/pressway.us12.list-manage.com\/track\/click?u=824df42d349c493eb72300cf4&amp;id=836e565122&amp;e=615aedfa68\">www.gallorosso.it<\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0credit foto: Gallo Rosso\/<\/strong><strong>Frieder Blickle.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANTICHE LEGGENDE E ANTICHE CREDENZE RACCONTATE DAI CONTADINI Dai diavoli ai fantasmi alle erbe per tenerli lontani Le antiche leggende dell\u2019Alto Adige e i masi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":93025,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17779,7,18158,4,11],"tags":[22784],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93022"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=93022"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93022\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":93031,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93022\/revisions\/93031"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/93025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=93022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=93022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=93022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}