{"id":93695,"date":"2021-04-19T18:35:05","date_gmt":"2021-04-19T16:35:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=93695"},"modified":"2021-04-20T18:10:57","modified_gmt":"2021-04-20T16:10:57","slug":"arte-castello-di-rivoli-donazione-andrea-zegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=93695","title":{"rendered":"Arte &#8211; Castello di Rivoli &#8211; donazione Andrea Zegna"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_93699\" aria-describedby=\"caption-attachment-93699\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-93699\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli-300x223.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli-768x571.jpg 768w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli-404x300.jpg 404w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-900-Roni-Horn-Rivoli.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-93699\" class=\"wp-caption-text\">CLICCARE PER INGRANDIRE &#8211; <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Roni-Horn-<\/strong><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Andrea Zegna<\/strong> dona al Castello di Rivoli tre importanti opere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea annuncia la <strong>donazione da parte di Andrea Zegna, collezionista e Amico Benefattore, di tre importanti opere<\/strong> che <strong>vanno ad arricchire la Collezione permanente del Museo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Zegna dona al Museo le opere Still Water (The River Thames, for Example) (Acqua quieta \u2013 Il Tamigi, per esempio, 1999) e Untitled #3 (Mature Gannet) (Senza titolo n.3 &#8211; Sula maturo, 1999) di Roni Horn e Ventomatic (1982) di Bertrand Lavier.<\/p>\n<figure id=\"attachment_93698\" aria-describedby=\"caption-attachment-93698\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-700-Andrea-Zegna-regala-al-Castello-di-Rivoli.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-93698\" src=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-700-Andrea-Zegna-regala-al-Castello-di-Rivoli-300x193.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-700-Andrea-Zegna-regala-al-Castello-di-Rivoli-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-700-Andrea-Zegna-regala-al-Castello-di-Rivoli-466x300.jpg 466w, https:\/\/www.donnecultura.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ARTE-700-Andrea-Zegna-regala-al-Castello-di-Rivoli.jpg 626w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-93698\" class=\"wp-caption-text\">Andrea-Zegna<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Roni Horn<\/strong> (New York, 1955) \u00e8 un\u2019artista americana che usa la <strong>scrittura, la fotografia e la scultura per indagare,<\/strong> attraverso un <strong>approccio minimale e poetico,<\/strong> elementi ambientali quali il <strong>clima e l\u2019acqua<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intenzionalmente aperte a pi\u00f9 interpretazioni, le sue opere indagano i sottili processi che portano alla costruzione del senso attraverso i principi della relazione, della differenza, della ripetizione e della somiglianza. Still Water (The River Thames, for Example) (Acqua quieta \u2013 Il Tamigi, per esempio, 1999) \u00e8 una serie di opere che nasce da un <strong>soggiorno in Inghilterra, in risposta all\u2019incontro con le acque del Tamigi, criptiche come un linguaggio oscuro<\/strong> e capaci di contenere un vortice di significati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Horn ha scattato <strong>molteplici fotografie<\/strong> concentrandosi <strong>su una porzione del fiume che scorre nel centro di Londra,<\/strong> arrivando a catturare <strong>aspetti dell\u2019acqua difficilmente visibili a occhio nudo. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il flusso di pensieri scaturito dalla frequentazione con il fiume \u00e8 l\u2019oggetto delle note poste a commento di determinati punti di ciascuna immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Untitled #3<\/strong> (Mature Gannet) (Senza titolo n.3 &#8211; Sula maturo, 1999) \u00e8 formato da una <strong>coppia di fotografie a colori che ritraggono il dettaglio posteriore della testa di un grande uccello marino<\/strong>, tipico del nord della Scozia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come in altre opere di Horn, le due immagini si presentano come apparentemente simili eppure diverse, secondo un processo di riconoscimento che coinvolge chi guarda in un\u2019esperienza legata al luogo e al tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mettendo in questione i criteri che <strong>separano la sfera artistica dalla vita quotidiana,<\/strong> <strong>Bertrand Lavier<\/strong> (Ch\u00e2tillon-sur-Seine, Francia, 1949) \u00e8<strong> tra i pi\u00f9 importanti artisti internazionali emersi nel corso degli anni Ottanta<\/strong> del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 particolarmente noto per aver <strong>ridefinito oggetti e arredi quotidiani con la loro ricopertura a pittura acrilica,<\/strong> cancellando pertanto la <strong>distinzione tra la natura della pittura<\/strong> \u2013 il dipinto \u2013 e la natura delle cose \u2013 la realt\u00e0. Ventomatic (1982) appartiene a questa tipologia di opere. Il risultato \u00e8 quello di conseguire una sorta di osmosi tra la pittura fluida e il solido sul quale essa viene stesa.<br \/>\nQueste tre opere, donate all\u2019inizio del 2021, vanno ad aggiungersi alle altre sei opere che dal 2002 il collezionista periodicamente ha destinato al Museo.<\/p>\n<p><strong>Le precedenti donazioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2020 Zegna<\/strong> ha donato al Castello di Rivoli le opere Cartoline (1990-1991) di Stefano Arienti, Senza titolo (Mappamondo nero con bollini, 2003) di Roberto Cuoghi e Alma (1994-1995) di Mimmo Paladino.<br \/>\nCartoline (1990-1991) di Stefano Arienti appartiene a una ricerca nella quale l\u2019artista incide su lastre di polistirolo dettagli di immagini riconducibili a opere d\u2019arte, monumenti, paesaggi, utilizzando al tempo stesso cartoline o biglietti augurali.<br \/>\nSenza titolo (Mappamondo nero con bollini, 2003) di Roberto Cuoghi, ha origine dallo una carta geografica del globo tracciata a memoria, con l\u2019est disposto verso l\u2019alto i cui contorni fumosi e le corrosioni contribuiscono a rendere l\u2019opera una sorta di psico-geografia che contraddice l\u2019idea di mappa quale strumento utile all\u2019orientamento.<br \/>\nAlma (1994-1995) di Mimmo Paladino \u00e8 un\u2019opera della met\u00e0 degli anni Novanta, in cui l\u2019artista inserisce sulla superfice di sfondo della tela, dipinta con una duplice campitura di due verdi differenti, un inserto obliquo di pittura rossa, quasi un quadro nel quadro che sembra suggerire una possibilit\u00e0 di penetrazione all\u2019interno della tela stessa.<br \/>\nNel 2019 Zegna acquista per le collezioni del Museo l\u2019opera Movimento (1971) di Emilio Prini, che va ad arricchire l\u2019importante nucleo di opere storiche di Arte Povera. Anche conosciuta come \u201cMotorinmoto\u201d, l\u2019opera propone un titolo interpretabile come gioco di parole riferibile sia a qualcosa che si muove sia a una protesta a carattere politico. Ottenuta attraverso la tecnica fotografica della doppia esposizione, Prini produce un\u2019immagine che si rivolge anche all\u2019udito nella quale veicola l\u2019idea di una vibrazione che si propaga nell\u2019ambiente, sfalsando i contorni degli oggetti e delle figure circostanti. Misteriosamente, solo una persona tra quelle ritratte sembra immune alla vibrazione.<br \/>\nIn occasione della mostra L\u2019emozione dei COLORI nell\u2019arte, presentata al Castello di Rivoli e alla GAM-Torino nel 2017, Zegna ha acquistato per il Castello di Rivoli l\u2019opera WHAT\u2019S THE DAMAGE (QUAL \u00c8 IL DANNO, 2017) di Heather Phillipson, appositamente realizzata dall\u2019artista per la mostra. L\u2019artista prende soggetto il sangue mestruale, tema intenzionalmente scomodo. L\u2019opera si presenta come un ambiente connotato da grandi tendaggi stampati, da un tappeto posato a terra e da un video. I visitatori si trovano coinvolti in un\u2019esperienza visiva, tattile e sonora, i cui riferimenti spaziano dalla politica al femminismo, dall\u2019emergenza ambientale alla fantascienza.<br \/>\nRisale invece al 2002 la donazione dell\u2019opera Niente pianti in pubblico \u2013 antibiotici (1998) di Margherita Manzelli, che ha contribuito a rafforzare il nucleo di lavori di artisti italiani tempestivamente acquisiti per la collezione del Museo. Giovani ma fortemente segnate dal tempo, le donne dipinte da Margherita Manzelli sono figure che intenzionalmente espongono fragilit\u00e0 esteriori e tormenti interiori, attraverso una pittura tesa a indagare stati emotivi e situazioni esistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le attivit\u00e0 del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>Biografia Andrea Zegna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Zegna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Zegna (Torino, 1961) \u00e8 architetto. Vive tra Milano, la Sicilia e Basilea.<br \/>\n<strong>Si \u00e8 laureato in architettura nel 1987<\/strong> presso il Politecnico di Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Nel 1989 ha aperto lo studio professionale nel capoluogo lombardo<\/strong> e ha iniziato la propria attivit\u00e0 collaborando con l\u2019architetto Paola Nava, poi con Patricia Viel e infine, dal 1999 al 2006, con l\u2019architetto Silvio Caputo. Fin dall\u2019inizio si occupa della progettazione di abitazioni private, negozi, uffici e showroom, annoverando tra i suoi clienti aziende come Agnona, Bally ed Ermenegildo Zegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parallelamente all\u2019attivit\u00e0 di architetto coltiva da tempo la passione per l\u2019arte contemporanea.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2000 affianca Claudio Botto nel rilancio del Premio Biella per l\u2019Incisione,<\/strong> premio istituito nel 1964 dal padre Aldo Zegna e dal critico d\u2019arte Luigi Carluccio.<br \/>\nCon Barbara Casavecchia ha ideato e curato, per conto della Fondazione Zegna, il progetto di arte pubblica ALL\u2019APERTO che ha visto avvicendarsi, nel territorio di Trivero e dell\u2019Oasi Zegna, gli artisti Daniel Buren (2008), Alberto Garutti (2009), Stefano Arienti (2011), Roman Signer (2012), Dan Graham (2014) e Liliana Moro (2015). \u00c8 inoltre responsabile del progetto VISIBLE, promosso da Fondazione Zegna e Fondazione Pistoletto.<br \/>\n<strong>Nel 2011 ha ricevuto, dal gruppo Ermenegildo Zegna, l\u2019incarico di organizzare e coordinare il progetto ZegnArt Public.<\/strong> \u00c8 stato parte del team curatoriale, con Cecilia Canziani e Simone Menegoi, fino al 2015.<br \/>\nIl mecenatismo di Andrea Zegna \u00e8 strettamente connesso alla storia dell\u2019azienda di famiglia.<br \/>\n<strong>Nel 1910 Ermenegildo Zegna fonda<\/strong> a Trivero l\u2019omonimo Lanificio e come imprenditore profondamente legato alla sua terra, negli anni Trenta sviluppa uno dei primi esempi in Italia di mecenatismo ambientale e sociale attraverso il rimboschimento della zona montana che circonda il lanificio e la creazione di strutture assistenziali. Da quella sua visione &#8211; il \u201cpensiero verde\u201d &#8211; nel 1993 per volont\u00e0 dei suoi eredi, tra cui <strong>Aldo Zegna, padre di Andrea, nasce l\u2019Oasi Zegna, 100 chilometri quadrati ad accesso libero tra Trivero e la Valle Cervo, nelle Alpi Biellesi,<\/strong> un laboratorio all\u2019aria aperta per le nuove generazioni e luogo ideale per praticare tutto l\u2019anno attivit\u00e0 a contatto con la natura nel pieno rispetto degli ecosistemi. Nel 2000, la quarta generazione della famiglia Zegna istituisce la Fondazione Zegna la cui mission, in linea con le convinzioni del fondatore dell\u2019azienda Ermenegildo per il quale etica, affari ed estetica erano intrinsecamente intrecciati, \u00e8 migliorare la qualit\u00e0 della vita delle comunit\u00e0 e degli individui in tutto il mondo. Nel corso degli anni, l\u2019impegno di Zegna per l\u2019arte ha dato vita a <strong>due progetti d\u2019arte contemporanea<\/strong> della <strong>Fondazione Zegna: ALL\u2019APERTO, avviato nel 2008,<\/strong> che ha commissionato opere di arte pubblica site-specific permanenti per il territorio di Trivero (Biella) e <strong>VISIBLE \u2013 where art leaves its own field and becomes visible as part of something else, un progetto e premio biennale sull\u2019Arte pubblica avviato nel 2010<\/strong> in collaborazione con <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Cittadellarte-Fondazione Pistoletto,<\/strong> <\/span>dedicato alla produzione e al sostegno di pratiche artistiche contemporanee socialmente impegnate in un contesto globale e curato da Matteo Lucchetti e Judith Wielander.<\/p>\n<p>Dichiarazione di Andrea Zegna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon dimenticher\u00f2 mai la mostra di Henry Moore presso il Forte di Belvedere a Firenze vista con i miei genitori nel 1972, quando avevo soltanto 11 anni.<br \/>\nN\u00e9 tutte le mostre successive, sempre con loro, nelle varie parti d\u2019Europa e in particolare a New York (che emozione la mia prima visita al MOMA), spesso accompagnati dal carissimo amico Luigi Carluccio.<br \/>\nTutte queste bellissime visite hanno poco per volta stimolato una forte passione per l\u2019arte e per il bello.<br \/>\nPoi \u00e8 venuta la profonda amicizia con Claudia Gian Ferrari che mi ha aiutato ad approfondire la conoscenza per l\u2019arte italiana del \u2018900, presente anche nella collezione dei miei genitori e mi ha guidato nei primi acquisti di arte moderna e, a seguire, di arte contemporanea.<br \/>\nRimasto orfano di padre, ero io che accompagnavo mia madre alle mostre, soprattutto a Torino; ricordo una bellissima personale di Michelangelo Pistoletto nel 2001 presso la Promotrice delle Belle Arti e a seguire l\u2019intervento di Stefano Arienti presso il Castello di Rivoli con un grande tappeto in moquette su cui i bambini facevano rotolare decine di palle colorate di gomma, creando ogni volta nuove geografie.<br \/>\nQuella \u00e8 stata l\u2019occasione che ha stimolato la curiosit\u00e0 verso Stefano Arienti e poi tutta una generazione di giovani artisti italiani.<br \/>\n<strong>Inizia cos\u00ec la mia frequentazione regolare del Castello di Rivoli e sempre nel 2001, grazie al tramite di Umberto Allemandi,<\/strong> altro caro amico di pap\u00e0 e mamma, incontro Ida Gianelli che viene coinvolta, assieme a Jeremy Lewison e Jonas Storsve, nella riorganizzazione, curatela e rilancio del Premio Biella per l\u2019Incisione, a cui vengo chiamato a collaborare al posto di mio padre (che nel 1964 ne era stato il fondatore assieme a Luigi Carluccio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aver conosciuto Ida Gianelli ha stimolato ancora di pi\u00f9 la mia curiosit\u00e0 per l\u2019arte contemporanea che ho iniziato ad approfondire da autodidatta, leggendo un sacco di riviste, visitando quante pi\u00f9 mostre possibili e iniziando a frequentare le varie gallerie italiane, ampliando cos\u00ec la mia collezione.<br \/>\nNel 2002 ho acquistato l\u2019opera Cartoline di Stefano Arienti; nello stesso anno, memore della bella mostra di Roni Horn curata da Marcella Beccaria nel 2000, acquisto le 3 immagini che fanno parte dell\u2019opera Still Water e, nel 2004, il dittico fotografico Mature Gannet.<br \/>\nAnche l\u2019opera Ventomatic di Bertrand Lavier, acquistata nel 2010 dall\u2019amico Massimo Minini, arriva dopo la scoperta di questo artista all\u2019interno della collezione del Castello e della sua personale \u201cVITRINES\u201d nel 2000 presso la galleria Yvon Lambert a Parigi.<br \/>\nTutto questo per spiegare perch\u00e9, ad un certo punto, ho sentito che fosse giunto il momento di ringraziare questa istituzione, e le persone ad essa legate, con un gesto tangibile; con Marcella Beccaria abbiamo selezionato una serie di opere che andranno ad arricchire la bellissima collezione del museo, a mio parere una delle pi\u00f9 importanti e meglio valorizzata del nostro paese.<br \/>\nSpero ci sar\u00e0 l\u2019occasione di poterle rivedere all\u2019interno dei magnifici spazi del museo e magari riscoprirle, con occhi diversi, in dialogo con altre opere, come se fosse la prima volta!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche, sempre di pi\u00f9 e in particolare in questo momento cos\u00ec delicato, sento la necessit\u00e0 di rinunciare a tante cose che hanno riempito la mia vita fino ad ora, per lasciare il posto a urgenze diverse, senza tuttavia disconoscere o rinnegare una passione, quella per l\u2019arte ed il bello, che mi accompagner\u00e0 sempre!\u201d<\/p>\n<p>22 febbraio 2021<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Zegna dona al Castello di Rivoli tre importanti opere Il Castello di Rivoli Museo d\u2019Arte Contemporanea annuncia la donazione da parte di Andrea Zegna,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":93697,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1916,2730],"tags":[22902],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93695"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=93695"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93695\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":93702,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93695\/revisions\/93702"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/93697"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=93695"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=93695"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=93695"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}