{"id":96213,"date":"2021-06-24T18:40:40","date_gmt":"2021-06-24T16:40:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=96213"},"modified":"2021-06-24T18:40:40","modified_gmt":"2021-06-24T16:40:40","slug":"cultura-a-torino-museo-egizio-ricerca-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/?p=96213","title":{"rendered":"Cultura a Torino &#8211; Museo Egizio &#8211; Ricerca della vita"},"content":{"rendered":"<p>Una nuova sala permanente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla ricerca del rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldil\u00e0 &#8211; partendo dallo studio dei resti umani e dei corredi<\/p>\n<p>Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo Egizio amplia i propri spazi espositivi con una nuova sala permanente dedicata <strong>alla vita nell\u2019antico Egitto attraverso lo studio dei resti umani<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tracce di storie intime, frammenti di esistenze lontane nel tempo,<\/strong> riaffiorano dal passato per raccontare la vita nell\u2019Antico Egitto, attraverso sei individui che hanno cessato il proprio cammino terreno a et\u00e0 diverse fra loro, ma accomunati dall\u2019averlo proseguito per l\u2019aldil\u00e0 affidando il proprio corpo al rito della mummificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A svelarle \u00e8 la nuova sala con cui il Museo Egizio amplia il suo percorso di visita, conducendo il pubblico in <strong>un autentico itinerario a ritroso<\/strong> \u201cAlla ricerca della vita\u201d &#8211; nome con cui \u00e8 stato battezzato il nuovo spazio articolato su due piani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A costituire il fulcro dell\u2019esposizione \u00e8 <strong>una teca allestita per contenere 91 mummie<\/strong> che fanno parte della collezione del Museo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">grazie a una speciale pellicola<strong> sei di queste mummie sono svelate al pubblico,<\/strong> a rappresentare le tappe fondamentali della vita. La speciale teca assolve alla doppia funzione di vetrina e deposito, ed \u00e8 stata quindi progettata per garantire i massimi standard conservativi per resti umani ed organici estremamente fragili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Realizzata con l\u2019importante sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, la sala \u201cAlla ricerca della vita\u201d, collocata al primo piano del Museo, esplora e approfondisce quindi il tema della vita nell\u2019antico Egitto, <strong>il rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldil\u00e0, partendo dallo studio dei resti umani e dei corredi<\/strong> che in alcuni casi li accompagnano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo fa grazie ai <strong>sei \u201cprotagonisti\u201d, appositamente scelti di et\u00e0 differenti per mostrare le varie fasi dell\u2019esistenza,<\/strong> da quella nemmeno sbocciata di un feto, fino all\u2019avanzata maturit\u00e0 di una donna cinquantenne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sei storie per raccontare una vita<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quindi idealmente u<strong>na vita intera, dalla nascita alla vecchiaia, quella che si ricompone dall\u2019insieme delle sei mummie,<\/strong> esposte in <strong>un ambiente raccolto e intimo per un\u2019esperienza di confronto ravvicinata e al contempo riguardosa<\/strong> nei confronti di questi esseri umani vissuti fra i 4mila e i 2mila anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modo per <strong>restituire al visitatore il profondo rispetto per la vita<\/strong> che caratterizza la civilt\u00e0 antico egiziana, cos\u00ec come l\u2019idea di una eterna esistenza dell\u2019individuo dopo la morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo reperto esposto \u00e8 una scatola di legno risalente alla fine del Secondo Periodo Intermedio (1550-1450 a.C.) contenente i resti scheletrici di un feto: una testimonianza di quanto <strong>la gravidanza fosse non solo una fase delicata della vita, ma anche legata a precisi rituali,<\/strong> come dimostrano diversi <strong>papiri medici e formule magiche<\/strong> del medesimo periodo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parlarci dell\u2019infanzia nell\u2019antico Egitto sono poi le informazioni che emergono dal corredo funebre e dalla mummia di un bambino di circa 4 &#8211; 5 anni, vissuto in epoca Tolemaica e probabilmente di sesso maschile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accurata mummificazione e il sudario riccamente decorato suggeriscono l&#8217;appartenenza del fanciullo a una<strong> famiglia di alto rango e, di conseguenza, il suo probabile avvio ai primi rudimenti dell\u2019istruzione, bench\u00e9 resti l\u2019elemento del gioco<\/strong> quello che pi\u00f9 caratterizzava questa fase della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019infanzia all\u2019adolescenza &#8211; periodo che per durata e dinamiche si differenzia molto dal concetto contemporaneo &#8211; si passa a Meres, una ragazza di circa <strong>13 anni e perci\u00f2 prossima all\u2019ingresso nella vita adulta.<\/strong> Testimonianze risalenti allo stesso periodo testimoniano la presenza,<strong> seppur in rari casi, di donne che sapevano leggere e scrivere e che dovevano quindi aver ricevuto un\u2019istruzione da scriba,<\/strong> tipicamente riservata agli uomini: vista la sua et\u00e0 ed il livello sociale medio-alto, anche Meres avrebbe potuto accedere, magari in famiglia, ai primi <strong>rudimenti della scrittura oppure essere avviata ad una professione pi\u00f9 tipicamente femminile, come quella di balia, governante, oppure tessitrice, mugnaia o sacerdotessa.<\/strong> La mummia risale al 2100 a.C. circa ed \u00e8 adagiata sul fianco sinistro, com\u2019era usanza all\u2019epoca, adornata da una maschera funeraria in cartonnage. A protezione della giovane e del suo viaggio nell\u2019aldil\u00e0 erano state sicuramente predisposte delle formule scritte sulla cassa lignea che doveva ospitare il corpo e che non \u00e8 per\u00f2 purtroppo giunta fino a noi, ma anche un amuleto, individuato al di sotto delle bende grazie alle analisi condotte con l\u2019ausilio della TAC.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartiene invece gi\u00e0 all\u2019et\u00e0 adulta, seppur nelle sue prime fasi, la quarta vita raccontata nella sala: \u00e8 quella di una sedicenne, il cui sarcofago faceva parte della collezione acquistata da Bernardino Drovetti nel 1824. La datazione al carbonio 14 e studi stilistici hanno per\u00f2 messo in luce come i due elementi appartengano a periodi che distano circa 300 anni l\u2019uno dall\u2019altro, ossia il V secolo a.C. nel caso del sarcofago, che indica il nome di Menrekhmut, e il II secolo a.C. nel caso della giovane donna anonima: ci troviamo dunque di fronte alla testimonianza di vita di due donne diverse. La mummia, in particolare, <strong>reca i segni di una imbalsamazione molto accurata,<\/strong> comprendente anche l\u2019asportazione degli organi ad eccezione del cuore, considerato sede dell\u2019intelletto e dello spirito del defunto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le mummie di et\u00e0 adulta conservate al Museo Egizio, alcune appartengono a <strong>personaggi con ruoli di particolare importanza:<\/strong> \u00e8 il caso di<strong> Imhotep, alto funzionario della corte del faraone Thutmosi I, di cui sono esposti i resti e il corredo funebre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tomba di Imhotep, <strong>in vita alto poco pi\u00f9 di un metro e sessanta centimetri e deceduto a circa 40 anni,<\/strong> fu ritrovata nella Valle delle Regine dall\u2019allora direttore del Museo Egizio,<strong> Ernesto Schiaparelli, insieme a Francesco Ballerini, nei primi mesi del 1904.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 evidente dalle condizioni del corredo funerario e dallo stato di conservazione del defunto, l<strong>a tomba fu saccheggiata<\/strong>. L\u2019importanza del ruolo di Imhotep, che nelle iscrizioni del sarcofago viene <strong>indicato come \u201cvisir\u201d<\/strong> (<strong>secondo, cio\u00e8, solo al faraone)<\/strong>, \u00e8 confermata dal fatto che circa 200 anni dopo la sua morte il sacerdote Userhat I lo far\u00e0 ritrarre, insieme al padre e al figlio, all\u2019interno della propria tomba.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppur basata su parametri anagrafici assai differenti rispetto a quelli dei giorni nostri,<strong> l\u2019et\u00e0 avanzata godeva di grande considerazione all\u2019interno della societ\u00e0<\/strong> e nei nuclei familiari dell&#8217;antico Egitto: era cos\u00ec per la donna di <strong>circa 50 anni<\/strong> che va a chiudere l\u2019esposizione della sala \u201cAlla ricerca della vita\u201d, <strong>appartenuta quasi certamente a un\u2019alta classe sociale<\/strong> ma della quale non conosciamo n\u00e9 il nome n\u00e9 la provenienza. La datazione al carbonio 14 ci permette tuttavia di farla risalire alla XXII Dinastia, durante il Terzo Periodo Intermedio (945-712 a.C. circa) e, dal confronto con altri reperti della medesima epoca, possiamo supporre che provenisse dall\u2019area di Tebe. <strong>La maturit\u00e0 corrispondeva per i pi\u00f9 alla fine dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa, col conseguente intervento dei figli per il sostentamento.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il profilo scientifico, lo studio antropologico dei corpi di queste persone e quello egittologico degli oggetti deposti nelle loro sepolture e di altri documenti materiali e testu<span style=\"font-size: 1.0625rem;\">ali ad essi contemporanei, permettono di ricostruire in parte le storie dei singoli individui e di conoscere alcuni aspetti della loro vita. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Il ricco corpus di informazioni,<strong> restituite ai visitatori attraverso i testi e i video presenti in sala<\/strong>, \u00e8 frutto del lavoro di ricerca realizzato dallo staff scientifico del Museo, nonch\u00e9 della collaborazione con gli esperti del partner scientifico esterno, l\u2019Eurac Research di Bolzano. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 1.0625rem;\">Gli studi, sia antropologici che conservativi, condotti su tutte le mummie e i resti umani della collezione del Museo, hanno permesso di <strong>raccogliere una vasta mole di dati e di realizzare veri e propri \u201csbendaggi virtuali\u201d, consentendo inoltre di osservare aspetti perlopi\u00f9 invisibili all\u2019occhio umano e di scoprire dettagli inediti sulla vita e le patologie<\/strong> di esseri umani vissuti anche pi\u00f9 di 4000 anni fa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno <strong>spazio particolare \u00e8 dedicato inoltre all\u2019imbalsamazione e ai suoi significati simbolici e religiosi:<\/strong> tale pratica serviva a far s\u00ec che il defunto giungesse nell\u2019aldil\u00e0 completo di tutte le componenti di cui era costituito in vita. Tali elementi sono, in vita, riuniti insieme a formare la persona, ma alla morte tale unit\u00e0 si perde. <strong>Per garantire l\u2019eterna esistenza del defunto nell\u2019aldil\u00e0 e per consolidare la sua identit\u00e0 nelle tre sfere del cosmo<\/strong> (il cielo, la terra e l\u2019aldil\u00e0) queste componenti devono essere nuovamente riunite: ecco l\u2019obiettivo della mummificazione. Un tema fondamentale e complesso, che \u00e8 affrontato nella nuova sala permanente del museo anche in prospettiva diacronica:<strong> l\u2019evoluzione di tale usanza negli oltre tre millenni di storia dell\u2019antico Egitto<\/strong> \u00e8 mostrata al pubblico attraverso <strong>un\u2019ampia infografica<\/strong> che ne restituisce i principali cambiamenti, oltre che tramite un video di approfondimento che i visitatori possono trovare in un apposito spazio allestito al piano superiore e raggiungibile direttamente dalla sala.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Esporre i resti umani<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sala \u201cAlla ricerca della vita\u201d non si confronta solo con lo studio dei resti umani, ma anche con il tema della loro esposizione e le implicazioni etiche che la caratterizzano.<\/p>\n<p><strong>Una questione di grande complessit\u00e0,<\/strong> che vede il Museo impegnato in un confronto costante, da una parte con il proprio pubblico, dall\u2019altra con la comunit\u00e0 scientifica nazionale e internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa riflessione coinvolge l\u2019istituzione su pi\u00f9 livelli e si riflette proprio in questi spazi: gi\u00e0 a partire dal nuovo allestimento inaugurato nel 2015, la scelta del Museo fu quella di esporre alcune mummie e resti umani della collezione, ma <strong>sviluppando una segnaletica specifica che potesse avvertire i visitatori della presenza di resti umani in una vetrina, e allo stesso tempo invitandoli ad accostarsi ad essi con il dovuto rispetto<\/strong>. Fra settembre e ottobre del 2019 inoltre il Museo Egizio ha deciso di commissionare all\u2019istituto di ricerca Quorum un sondaggio per investigare l\u2019opinione dei propri pubblici riguardo al tema dell\u2019esposizione dei resti umani in un contesto museale. Una prima analisi dei dati raccolti ha confermato un interesse positivo dei visitatori nei confronti dei reperti umani esposti e, anche la stessa modalit\u00e0 di presentazione di tali resti \u00e8 stata giudicata positivamente: nel 44,7% dei casi, infatti, il metodo di esposizione \u00e8 stato ritenuto educativo e nel 50,7% affascinante, e oltre il 70% degli intervistati ha ritenuto l\u2019esposizione adeguata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuesto progetto nasce da un\u2019esigenza conservativa ma, in linea con la volont\u00e0 di rendere i magazzini del museo accessibili ai visitatori, intende fornire un \u201caffaccio\u201d sui reperti qui custoditi e sulle ricerche condotte su di essi, ripercorrendo una vita ideale dalla nascita all\u2019et\u00e0 avanzata. Gli spazi di \u2018Alla ricerca della vita\u2019 rappresentano non solo un nuovo spazio a disposizione dei visitatori, ma inaugurano un nuovo capitolo della riflessione del Museo sullo studio e l\u2019esposizione dei resti umani della nostra collezione, anche in dialogo con il pubblico, chi acceder\u00e0 alla sala potr\u00e0 infatti farci conoscere il proprio punto di vista sul tema compilando il questionario, che abbiamo creato ad hoc, compilabile in tempo reale da smartphone attraverso un QR Code dedicato. Allo stesso modo tutti i contenuti multimediali della sala sono liberamente accessibili attraverso il nostro sito, per dare l\u2019opportunit\u00e0 a tutti di fruirne, e di espandere l\u2019esperienza anche al di fuori della sala\u201d.<\/p>\n<p>Christian Greco, direttore Museo Egizio<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPoter aprire al pubblico queste nuove sale permanenti \u00e8 per noi una grande gioia, e in particolare poterlo fare in questo giorno di festa. L\u2019inaugurazione odierna \u00e8 inoltre segno di come il Museo abbia saputo affrontare i mesi difficili della pandemia senza mai rinunciare ai progetti propri di un\u2019istituzione museale, ossia, oltre alla ricerca, il rinnovamento espositivo. Obiettivi che trovano una perfetta sintesi negli spazi de \u2018Alla ricerca della vita\u2019, un progetto ambizioso la cui realizzazione \u00e8 stata resa possibile, oltre che dall\u2019impegno del personale della Fondazione, anche dall\u2019importante e generoso sostegno della Consulta di Torino, e da quello che i nostri Soci Fondatori continuano ad accordarci: a tutti va il mio e nostro ringraziamento, per aver reso possibile un altro significativo tassello del rinnovamento e ampliamento del Museo inaugurato nel 2015, e che prosegue in vista del bicentenario del 2024\u201d.<\/p>\n<p>Evelina Christillin, presidente Museo Egizio<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe aziende e gli enti Soci della Consulta da 34 anni si prendono cura del patrimonio storico-artistico del territorio, preziosa risorsa per comprendere il presente e costruire il futuro. La nostra collaborazione con il Museo Egizio inizia nel 2018 &#8211; anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale &#8211; con la partecipazione al progetto \u2018Anche le statue muoiono\u2019. La sala \u2018Alla ricerca della Vita\u2019 che oggi inauguriamo e alla cui realizzazione siamo onorati di aver preso parte, \u00e8 un ideale percorso offerto al visitatore, attraverso le diverse fasi dell\u2019esistenza. Si tratta di uno straordinario esempio di nuova forma di narrazione, sostenuta da studi approfonditi, da collaborazioni scientifiche di alto livello, dall\u2019innovazione tecnologica e da un profondo senso etico di rispetto per la Vita\u201d.<\/p>\n<p>Giorgio Marsiaj, Presidente Consulta di Torino<\/p>\n<p>___<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300;\"><strong>Fondazione Museo delle Antichit\u00e0 Egizie di Torino<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 300;\"><strong>Via Accademia delle Scienze 6, 10123 Torino<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 300;\">Tel +39 0115617776<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300;\"><a href=\"https:\/\/www.museoegizio.it\/\">www.museoegizio.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nuova sala permanente Alla ricerca del rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldil\u00e0 &#8211; partendo dallo studio dei resti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":76170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[131,14,9411,15896],"tags":[23364],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96213"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96213"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96213\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96217,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96213\/revisions\/96217"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/76170"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.donnecultura.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}