Il Ministero della Salute italiano, raccomanda per le persone generalmente le 11–18 come fascia da evitare durante le ondate di calore.
A Santorini, anche nel pieno della canicola estiva, gli asini portano i turisti su scale ripidissime per il puro piacere dei turisti.
Una passeggiata a cavallo è parte della vacanza per molti turisti, ma dovremmo tutti evitare di sottoporre cavalli e asini a tragitti faticosi nelle ore più calde del giorno e
- a maggior ragione il nostro fisico, perché, anche se ben allenato, a certe temperature il corpo ne risente anche se è giovane
- se si supera indenne una situazione stressante per la nostra salute
L’uso di asini e cavalli per trasportare turisti e bagagli, può essere compatibile con il benessere animale solo in condizioni molto rigorose;
- farli lavorare nelle ore più calde, su percorsi ripidi o impervi e con carichi importanti è invece una pratica che considero difficilmente giustificabile.
Il punto non è semplicemente «usare un animale» oppure no. Un asino o un cavallo può essere perfettamente in grado di trasportare un carico se è sano, adeguatamente allenato, correttamente bardato e se il lavoro è proporzionato alle sue capacità.
- Ma caldo, pendenza, durata, peso trasportato, fondo del percorso e possibilità di riposare e bere cambiano radicalmente la situazione.
In particolare:
- Il caldo è un fattore di rischio serio. Il Ministero della Salute raccomanda per gli animali di evitare le ore più calde e di garantire acqua fresca e frequenti soste all’ombra; per le persone indica generalmente le 11–18 come fascia da evitare durante le ondate di calore.
- La fatica non dipende soltanto dal peso. Un animale che sale per ore su sentieri ripidi, magari con un turista in groppa e bagagli aggiuntivi, deve sostenere uno sforzo molto diverso da quello richiesto su un terreno piano.
- Il fondo impervio aggiunge un rischio meccanico: scivolamenti, inciampi, traumi agli arti e sovraccarico muscolare. Se poi l’animale è costretto a mantenere un’andatura imposta dal servizio turistico, la possibilità di autoregolarsi diminuisce.
- La valutazione deve essere individuale. Età, condizione corporea, allenamento, patologie, ferratura/zoccoli, bardatura e peso complessivo sono tutti elementi importanti. Il Ministero sottolinea infatti che la tutela degli equidi deve tenere conto delle loro esigenze etologiche e di benessere.
C’è poi una questione che trovo particolarmente importante: il fatto che l’animale riesca a portare il carico non significa necessariamente che quel lavoro sia rispettoso del suo benessere. Un animale può continuare a camminare anche quando è affaticato o sotto stress.
- Per questo non mi convince l’argomento «lo fanno da sempre» o «sono animali abituati».
Anzi, trovo che
- il turismo introduca un problema etico ulteriore: se l’animale viene utilizzato per consentire al turista di fare qualcosa che potrebbe tranquillamente fare a piedi o con un mezzo alternativo, il beneficio umano dovrebbe essere messo a confronto con il costo imposto all’animale. E più il percorso è difficile e il clima è caldo, più questo bilancio diventa problematico.
Un servizio effettuato al mattino presto o nel tardo pomeriggio, con animali in ottime condizioni, carichi contenuti, percorsi appropriati, pause frequenti, acqua disponibile, ombra e rigorosi limiti sul lavoro può essere una situazione molto diversa.
Se invece parliamo di: pieno caldo estivo + ore di lavoro + turisti + bagagli + salite e strade impervie, personalmente lo considero
- un modello di turismo che dovrebbe essere fortemente limitato e, in determinate condizioni climatiche o operative, sospeso.
È significativo che il Ministero, parlando del trasporto degli animali, consideri esplicitamente le situazioni climatiche critiche tra i criteri di rischio per i controlli sul benessere animale.