Nuova eccellenza l’Erbazzone Igp – eccellenze Emilia Romagna

Con l’Erbazzone Igp, nuova eccellenza certificata, 

salgono a 45 i prodotti tipici Dop e Igp dell’Emilia-Romagna 

Con l’ingresso a fine febbraio dell’Erbazzone Reggiano Igp nel registro dei prodotti a Indicazione Geografica Protetta, salgono a

  • 45 le eccellenze europee Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, affiancate da
  • 24 vini Dop e 9 Igp, ricette millenarie e
  • 27 Musei del gusto – La regione è anche protagonista dell’alta ristorazione, con
  • 25 ristoranti stellati nella Guida Michelin 2026 (1 tre stelle, 2 due stelle e 22 una stella) – Primato italiano, pari merito con il Piemonte, anche per
  • il miglior rapporto qualità-prezzo, con 34 Bib Gourmand segnalati nella nuova edizione della “Rossa” – L’Emilia-Romagna è al terzo posto nella classifica nazionale del Turismo DOP

C’è una nuova stella nel firmamento della Food Valley dell’Emilia-Romagna. L’Erbazzone Reggiano, che da fine febbraio diventa ufficialmente il 45mo dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna ed entra ufficialmente nell’elenco delle indicazioni geografiche europee.

Un risultato atteso da anni per questa preparazione che deriva dal mondo rurale come piatto “povero”

  • (è una torta salata farcita con spinaci, cipolla, aglio, pangrattato, Parmigiano Reggiano Dop e pezzetti di lardo, o strutto di maiale, disposti sopra la pasta che ricopre il ripieno) e viene chiamata anche Scarpazzone (in dialetto reggiano scarpasòun), in quanto per la sua realizzazione in origine si usava come ripieno la bietola, di cui veniva impiegata anche la costa, detta scarpa. 

Il riconoscimento dell’Erbazzone reggiano come Indicazione Geografica Protetta è il risultato di un percorso pluriennale avviato su iniziativa dei produttori locali e accompagnato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha sostenuto e coordinato le diverse fasi dell’iter tecnico e istituzionale, contribuendo alla valorizzazione di una delle specialità più rappresentative della tradizione gastronomica reggiana.

Un risultato che conferma l’Emilia-Romagna al vertice europeo per numero di specialità riconosciute e che rafforza l’identità di una terra da sempre simbolo del mangiare bene, dove la cucina della tradizione convive con l’innovazione e l’eccellenza dell’alta ristorazione.

Patria di ricette millenarie, saperi tramandati e prodotti iconici, l’Emilia-Romagna può contare oggi su 19 Dop e su 26 Igp, con il nuovo riconoscimento, a cui si aggiungono 30 vini certificati (Dop e Igp), oltre a 15 Presìdi Slow Food e circa 400 prodotti tradizionali iscritti nell’Atlante ministeriale (emiliaromagnaturismo.it/it/food-valley/prodotti-dop-igp). 

Si tratta di un patrimonio enogastronomico immenso che coniuga qualità, tradizione e innovazione, raccontato anche attraverso 27 Musei del Cibo, veri e propri luoghi di viaggio e scoperta del gusto regionale. Tra questi spiccano Casa Artusi a Forlimpopoli (FC), primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana, e l’Enoteca Regionale di Dozza, autentica “biblioteca del vino” che celebra i grandi rossi e bianchi dell’Emilia-Romagna (agricoltura.regione.emilia-romagna.it/agricultura/musei-del-gusto). 

Accanto alla forza della tradizione, la regione è anche protagonista dell’alta cucina. Lo conferma la 71a Guida Michelin 2026, presentata al Teatro Regio di Parma il 19 novembre 2025, che vede in Emilia-Romagna 25 ristoranti stellati, tra questi, l’“Osteria Francescana” di Modena, 3 stelle Michelin, i 2 Stelle Michelin, “San Domenico” di Imola (Bo) e “Magnolia” di Longiano (FC) e le new entry “Da Lucio” a Rimini e “Cavallino”  a Maranello (Mo), entrambi 1 Stella Michelin. 

A questi si aggiungono 34 Bib Gourmand, i ristoranti con il migliore rapporto qualità-prezzo (un primato che la regione condivide quest’anno con il Piemonte) e, con l’ingresso della stella Michelin di Cà Matilde di Rubbianino (RE), 7 ristoranti Stella Verde.

Quello del cibo tipico dell’Emilia-Romagna è un patrimonio diffuso e vivo, con 3,9 miliardi di euro di valore per la sola Dop Economy, mentre il comparto agro-alimentare regionale, nel suo complesso, vale 37 miliardi di euro, di cui quasi 10 miliardi esportati, ed è la seconda voce di export dopo la meccanica. 

Non solo. Le DOP e le IGP regionali si confermano un volano sempre più potente anche per il turismo incoming, che valorizza le eccellenze enogastronomiche attraverso oltre mille eventi annuali tra sagre e appuntamenti culinari da nord a sud, tra costa, città d’arte, borghi autentici e località collinari e appenniniche. 

Secondo il primo Rapporto nazionale sul turismo legato alle Indicazioni Geografiche, realizzato dalla Fondazione Qualivita (che si occupa di tutela, valorizzazione e promozione delle Indicazioni Geografiche tipiche) in collaborazione con Origin Italia (Associazione italiana dei Consorzi di tutela delle Indicazioni Geografiche DOP e IGP), la Regione conquista il terzo posto nella classifica nazionale del Turismo DOP, alle spalle di Veneto e Toscana, e davanti alla Lombardia, grazie a un sistema integrato che unisce filiere produttive solide, attrattività territoriale e il ruolo strategico dei Consorzi di tutela. 

Secondo la ricerca, i prodotti che hanno contributo a creare più azioni e strategie sul territorio sono il Parmigiano Reggiano DOP, il Prosciutto di Parma DOP, la Piadina Romagnola IGP, la Coppa, la Pancetta e i Salumi piacentini DOP. 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*