Definito a ragione o a torto – il Van Gogh italiano – Antonio Ligabue

Antonio Ligabue (il cui vero cognome era Laccabue), nasce  nel 1899 a Zurigo e muore nel 1965 in Italia. La sua vita fu segnata da un’infanzia difficile e da una vita affaticata da: disgrazie, sradicamenti, solitudine, fame e miseria.


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A nove mesi d’età, fu affidato a una coppia svizzero-tedesca; come la sua famiglia stravolta da: emarginazione, precarietà, indigenza. Rachitismo e carenza vitaminica, furono l’evidente prova della povertà in cui Ligabue crebbe.

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Durante la scuola elementare, venne più volte inserito in classi differenziali; per problemi di apprendimento. Dopo numerosi cambi di residenza, imparò a leggere con una certa velocità, con seri problemi in matematica e in ortografia, ma grande soddisfazione nel disegno. 

cliccare sulle immagini per ingrandirle – Antonio Ligabue

Con la famiglia adottiva, dopo diversi trasferimenti arrivò  Staad (Svizzera), dove condusse una vita  errabonda, e saltuariamente lavorò come bracciante agricolo.

Nel 1917 Ligabue, ebbe una violenta crisi nervosa e fu ricoverato  in un ospedale psichiatrico a Pfäfers, mentre nel 1919, dopo aver aggredito la Hanselmann per una lite, venne espulso dalla Svizzera.

Da Chiasso fu portato in Italia a Gualtieri, luogo d’origine della famiglia Bonfiglio Laccabue; purtroppo Antonio non parlava  italiano e il conseguente disagio lo portò a tentare di rientrare in Svizzera, senza successo.

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Nel 1920, contribuì alla costruzione di una strada che collegava Gualtieri con il fiume e, contemporaneamente,  iniziò a dipingere.

Nel 1928, l’incontro con Renato Marino Mazzacurati, fu la sua fortuna artistica; infatti Mazzacurati ne comprese l’arte genuina e gli insegnò l’uso dei colori ad olio.

Decise così di dedicarsi completamente alla pittura; disegnando e  vagando senza meta lungo il fiume Po.

Nel 1937 fu ricoverato, di nuovo,  in manicomio a Reggio Emilia per atti di autolesionismo.

Dopo una pausa, dovuta alla guerra, come traduttore tra i militari tedeschi e una sua violenza che lo riportò in carcere, nel 1948 riprese  l’attività artistica. Contemporaneamente, giornalisti, critici e mercanti d’arte si interessarono a lui.

Nel 1957, Severo Boschi, giornalista de Il Resto del Carlino, e il fotoreporter Aldo Ferrari, lo incontrarono per un articolo che gli rese notorietà.

Nel 1961 si allestì la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma.

Bonfiglio Laccabue si spense nel ricovero Carri, a Gualtieri, ospizio dove fu più volte internato, il 27 maggio 1965 per i postumi di un’emiparesi.

In paese era soprannominato come Al Matt (il matto) o Al tedesch (il tedesco).

Fondazione Museo Antonio Ligabue
Piazza Bentivoglio 36
42044 – Gualtieri (RE) – Tel.: 3534843604

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