Sul Foreign Policy, un articolo di Will Waldorf, professore di politica internazionale, sostiene che
- i presidenti americani riescono molto raramente a terminare le guerre che hanno iniziato personalmente:
Infatti,
- ritirarsi senza avere raggiunto gli obiettivi che si erano ufficialmente prefissati,
- vuol dire assumersi direttamente la responsabilità della sconfitta.
- Per “salvare la faccia” serve proseguire consente di rimandare quel giudizio trasferendo costi e decisioni al futuro.
Il Pentagono ha ammesso che sono 100 i militari USA feriti dall’esercito iraniano a partire dal 7 luglio di quest’anno. Si è trattato, soprattutto, di commozioni cerebrali lievi e il 96% dei soldati è già tornato in servizio. I decessi riconosciuti non hanno un numero preciso, ma si parla di soli tre o quattro soldati americani.
A quasi cinque mesi dalla “guerra lampo” contro l’Iran, gli Stati Uniti sono tornati a bombardare: comandi militari, difese aeree, capacità navali e siti missilistici affacciati sullo Stretto di Hormuz. Questi obiettivi sono, più o meno, i medesimi colpiti nelle prime settimane del conflitto.
Qualcuno comincia a chiedersi dove stia portando tutto questo.
Nel frattempo Trump ha detto di tutto e il contrario di tutto; se mai avessimo ancora bisogno di capire che a lui interessa solo fare più soldi e può farlo solo obbedendo agli ordini di chi ne ha molti più di lui e gli lascia il trono; per ora.
L’ex segretario dell’Air Force Frank Kendall, sostiene che molti bersagli fissi iraniani siano già stati distrutti, ma molti altri
- missili, droni e sistemi mobili iraniani sarebbero stati dispersi o nascosti:
- per eliminarli servirebbero operazioni terrestri e navali,
- una scelta molto costosa e politicamente impopolare negli Stati Uniti.
Nel frattempo gli Houthi dello Yemen, stanno parlando di
- divieto di navigazione applicato a Bab el-Mandeb, la porta meridionale del Mar Rosso.
- Il portavoce militare degli Houthi, Saree, ha presentato l’operazione come una risposta «occhio per occhio» al blocco imposto sullo Yemen.
- Mentre, Nasruddin Amer, vicecapo dell’ufficio stampa del movimento, ha precisato che lo Stretto sarebbe stato chiuso ai sauditi.
I costi delle chiusure degli stretti aumentano di giorno in giorno.
Le assicurazioni contro i rischi di guerra sono salite dallo 0,3 allo 0,75% del valore delle navi.
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