La mia notizia del giorno parte dalla Prima Guerra Mondiale e dal crollo del 1929 – con qualche analogia ad oggi?
Qualche analogia con il nostro momento storico?! Non poche, a mio parere.
La prima Guerra Mondiale fu la più grande operazione finanziaria, mai tentata.
I governi europei, spesero cifre inimmaginabili sino ad allora; iniziarono ad acquistare locomotive, armi, carne in scatola, acciaio, grano e cotone dagli Sati Uniti; l’unica economia abbastanza forte da poter vendere così tanto.
Vi trovate qualche analogia con il nostro momento storico?
Nessun responsabile di bilancio ordinario avrebbe mai potuto sostenere questi forti indebitamenti che i Paesi europei affrontarono, senza capirne le gravissime conseguenze.
Gli americani continuarono a vendere e gli stati europei pagarono in oro, poi con titoli esteri dei cittadini; soprattutto gli investimenti britannici negli USA e poi si fecero dare immensi prestiti dagli Stati Unit; gli stati europei si erano messi la corda al collo!!!
Nel 1919 gli Stati Uniti erano il più grande creditore, mai esistito un tale caso al mondo, in tutta la sua storia.
La Gran Bretagna era in debito con Washington, così come la Francia era in debito anche con la Gran Bretagna, l’Italia doveva saldi a Washington e Londra.
Il debito totale era 10 miliardi di dollari; ovvero l’equivalente di diversi anni dell’intero bilancio americano.
Infatti, 10 miliardi di dollari, allora, valevano ben più di oggi.
Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, i paesi europei sostennero di aver pagato in vite umane quello che gli americani avevano pagato in soldi; visto che non erano entrati in guerra, ma ne avevano riconosciuto i vantaggi.
I governi europei vedevano quel debito, non come proprio, ma da condividere con gli Stati Uniti; poiché avevano combattuto una guerra che aveva avvantaggiato anche gli Stati Uniti, avevano combattuto anche per loro.
Peccato che gli Sati Uniti non pensassero nel medesimo modo; un prestito è solo un prestito e deve essere rimborsato per intero!!!
Il denaro che gli Stati Uniti avevano dato in prestito ai paesi europei era denaro raccolto con i risparmi dei cittadini americani; con la vendita dei Buoni di Guerra e ogni cittadino americano rivoleva il suo denaro con gli interessi!!!
Nessun governatore americano, avrebbe mai potuto spiegare ai suoi concittadini il perché avrebbero dovuto rinunciare al loro denaro per, per esempio la ricostruzione del dopoguerra in Francia. Il cittadino americano non era disposto a capire!!! E i politici americani non volevano perdere la faccia con gli elettori.
Gli europei dopo la guerra non avevano soldi, non avevano riserve e allora il denaro dove doveva essere preso?
Fu deciso che quel denaro doveva darlo la Germania che aveva perso la guerra.
Ma nel trattato di pace, nessuno scrisse quanto denaro effettivamente dovesse pagare la Germania.
Il tutto fu rinviato ad una Commissione che, nel 1921, decise che il debito tedesco fosse di 132 miliardi di marchi in oro!!!
La cifra era altissima, ma servì di proposito ad accontentare la sete di soldi dell’opinione pubblica francese e britannica; che avendo vinto la guerra era assetata di oro.
La cifra reale, non resa nota al cittadino comune, era più bassa, ma comunque non pagabile da un paese uscito sconfitto con meno territorio e senza molte delle sue preziose miniere.
Così la Germania si trovò ad affrontare un debito, insopportabile oltre ogni limite.
Inoltre, è bene precisare che il debito doveva essere pagato in oro o valuta straniera; come fa un paese a pagare in questo modo se ha le casse vuote?
Questo tipo di pagamento può avvenire solo in un paese che esporti enormi quantità di prodotti; la Germania doveva diventare un grande paese produttore ed esportatore di beni all’estero.
Ovvero; la Germania doveva produrre e vendere all’estero: acciaio, prodotti chimici macchinari tedeschi e per decenni.
Ma i Paesi creditori Francia e Gran Bretagna, in testa, non volevano essere travolti dai prodotti tedeschi e così alzarono le loro barrire doganali, obbligando la Germania in una situazione senza via d’uscita.
Oh, oh, ma non è quello che sta facendo Trump???
Francesi e belgi, occuparono la regione mineraria tedesca della Rur; come rimborso dei debiti che la Germania non saldava.
La Germania, rispose invitando tutti i lavoratori della zona della Rur ad incrociare le braccia e stampò moneta per pagarne gli stipendi.
A seguito di una tale scelta era possibile una sola conseguenza; un’inflazione spaventosa, mostrata ancora oggi dalle foto di bambini tedeschi che portano carriole di denaro per pagare il pane. Anche la classe media tedesca conobbe la povertà.
Si formò così in Europa una mentalità che associava l’inflazione con la paura della povertà e questa mentalità è qualcosa che resta nella memoria e può portare, nel futuro, anche a scelte sbagliate.
Nel 1924, un banchiere americano definì un piano per risolvere questa crisi, ma in realtà non risolse nulla; il prestito era collocato soprattutto sul mercato americano. Città, banche, aziende municipalizzate e industrie tedesche, tutte trovarono nella ricca New York investitori che dettero prestiti, ma la Germania rimase debitrice come prima. Era solo cambiato il creditore che ora era l’America.
Il cerchio si era chiuso; il denaro prestato dai cittadini americani con i Buoni di Guerra rientrava negli Stati Uniti con questi nuovi debiti della Germania verso i facoltosi cittadini newyorkesi.
Nulla di buono quindi per la Germania.
Ma in questo modo il debito non si era estinto, era solo rimbalzato da un luogo all’altro.
Tutto aveva funzionato, sino ad allora, solo perché nessuno aveva smesso di prestare; ma nessuna clausola diceva che questo sistema dovesse o potesse continuare senza fine.
Se le migliaia di investitori americani, riuniti sotto le banche newyorkesi che avevano prestato denaro alla Germania, avessero deciso di riporre i loro soldi in altri investimenti, il sistema sarebbe crollato; perché chi era debitore, la Germania, non aveva i soldi per pagare.
Per capire cosa successe allora è bene sapere che i paesi europei decisero di tornare, come prima della Prima Guerra Mondiale, al valore dello loro monete fissato in oro. Vale a dire che un franco francese poteva essere richiesto allo stato nel suo equivalente in oro e lo stato lo garantiva.
Il commercio funzionava benissimo con monete che davano ai commercianti e uomini di affari la garanzia dell’equivalenza in oro; in qualunque moneta europea si fissasse il contratto. Le monete prima della Prima Guerra Mondiale erano stabili.
Tornare a questo tipo di valutazione della propria moneta, alla fine della guerra, voleva dire al mondo intero che si era di fronte ad un’economia affidabile.
Dopo la terribile inflazione tedesca, il corrispondente in oro delle valute era considerato l’unico sistema affidabile.
La scelta, che decise il futuro dell’economia europea, fu il valore che le varie monete decisero di darsi rispetto all’oro.
Più o meno quello che successe quando passammo all’euro e il risparmiatore italiano perse metà del suoi risparmi…?
La Gran Bretagna, con Winston Churchill, scelse di tornare ai valori di parità sterlina/oro precedenti la Prima Guerra Mondiale.
Peccato che, nel frattempo i prezzi fossero saliti e se non si può svalutare la moneta si devono abbassare i salari per poter vendere all’estero alla pari della concorrenza e così i poveri minatori gallesi pagarono per le scelte orgogliose di sir Winston Leonard Spencer Churchill. Scioperi e disoccupazione, divennero pane quotidiano per molti inglesi.
La Francia, nel 1926, stabilì il suo franco al valore di un quinto di quanto lo era, rispetto all’oro, prima della Prima Guerra Mondiale. Questa decisione si rivelò un regalo per l’industria francese e un danno per i risparmiatori francesi che persero gran parte dei loro risparmi. Fu così che in Francia crebbe il turismo e crebbero le esportazioni; le merci francesi erano a buon prezzo e la Francia guadagnava molto denaro.
In Italia, intanto, nell’agosto 1926 Mussolini, a Pesaro, annunciò di difendere la lira ad ogni costo, ma in quel momento la lira si stava già indebolendo; come scriveva bene la stampa estera, ignorata dagli italiani. Mussolini fissò il valore della lira a 90 lire per una sterlina. In realtà tecnici e banchieri suggerirono un valore della lira più prudente; intorno a 120/130 sterline per una lira (per non strangolare le esportazioni), ma Mussolini volle essere ottimista.
Un errore che molti italiani perseguono ininterrottamente; ignorano la stampa estera e vivono credendo a quello che viene loro raccontato, specialmente se è ottimistico.
Le esportazioni italiane, tessili in testa, divennero così più care sui mercati esteri; con le conseguenze economiche che si possono immaginare, nessuno comprava più dall’Italia. Se le imprese esportatrici incassavano meno, anche il salario doveva diminuire e così avvenne.
La bravura fu nel fare accettare alla popolazione la diminuzione degli stipendi, fu presentato come atto di disciplina nazionale e la promessa che i prezzi, anche degli affitti, sarebbero calati proporzionalmente; cosa che non avvenne!!!
Arrivarono invece, deflazione, stretta creditizia e le imprese medie fallirono e/o vennero assorbite da quelle più grandi o furono salvate dalle banche; che possedevano gran parte delle imprese che finanziavano.
La sorte dei risparmi familiari e delle imprese, era in mano alle potenti banche; ma questo non si raccontava mai al pubblico.
Tornando ai paesi europei, i diversi paesi avevano dato risposte diverse al valore della loro moneta, ma ogni scelta comportava anche difficoltà. Francia e Gran Bretagna accumulavano oro; la sterlina era troppo forte, il franco troppo debole, la lira appariva forte, ma non lo era.
Chi aveva una moneta sopravvalutata come l’Italia, perdeva oro e doveva considerare una difesa alzando i tassi di interesse e comprimendo l’economia. Chi aveva una moneta sottovalutata, come la Francia, accumulava oro. Infatti, Francia e Stati Uniti raccoglievano molto oro; per i 3/5 delle riserve mondiali e lo stoccavano, senza espansione del credito.
Alla fine degli anni ’20, si venne a creare una situazione in cui l’oro era concentrato tra Stati Uniti e Francia e gli altri Paesi erano sempre sotto pressione, a rischio di ricatto.
Non c’era ancora una crisi, ma l’oro era la misura di tutto e chi non lo possedeva vedeva una costante tendenza dei prezzi a scendere e una forte scarsità di credito per le aziende che non potevano espandersi.
Il boom degli Stati Uniti.
Negli Stati Unti si visse un momento che mai si era visto nella storia, la catena di montaggio aveva abbassato i prezzi delle auto, l’energia elettrica aveva introdotto frigoriferi, radio, aspirapolveri, lavatrici ecc… tutti le acquistavano e il benessere creò una classe medio/bassa benestante e soddisfatta.
La finanza, intervenne a proposito e creò un meccanismo perverso e irresistibile, per la maggioranza, l’acquisto a credito con pagamento di interessi, e questo fece ancora più ricchi chi aveva denaro da prestare; le banche.
Le famiglie che si indebitano sempre di più, poi soffrivano molto dei cambiamenti che mettano a rischio il pagamento delle loro rate.
Mentre la maggioranza degli americani godeva di prosperità, almeno apparente, i contadini che avevano fornito il cibo all’Europa durante la Prima Guerra Mondiale e si erano indebitati per acquistare macchine e altro per aumentare la produzione, ora dovevano pagare i debiti, ma le entrate erano diminuite perché l’esportazione in Europa si era fermata con la fine della guerra. Infatti, l’Europa dopo la Prima Guerra Mondiale, era tornata alla propria agricoltura e smisero di importare. Per tutti gli anni ’20, milioni di famiglie americane soffrirono per i loro debiti, mentre in città di parlava di boom economico e così il mondo percepiva l’America.
Comunque, molti americani avevano soldi per investire e i loro soldi finirono a Wall Street; dal 1927 non c’era più un mercato in crescita, ma l’acquisto di azioni fu massiccio; si acquistavano azioni con i soldi avuti in prestito, un meccanismo velenoso e pericoloso. Anche gli investitori stranieri prestarono soldi al mercato di New York; si era creata una forte febbre sulle azioni che continuavano a salire.
Nel 1927 il sistema aureo e il circuito dei debiti internazionali si incontrano e successe un guaio, che però non venne percepito per tempo.
I Governatori delle Banche Centrali d’America si riunirono a Long Island e decisero di aiutare la sterlina che perdeva oro, abbassando i tassi. Ma quel mercato dei tassi bassi, andò ad alimentare il sistema azionario americano già sovraccarico.
Nel 1928 si tentò di raffreddare la speculazione sulle azioni di New York, ma senza soffocare l’economia reale; si decise di alzare il tasso di sconto in diversi passaggi dal 3,5 al 5% in pochi mesi.
La borsa di New York non ne risentì, avendo guadagni annuali intorno al 30%, ma ne risentì enormemente il resto del mondo; infatti gli americani smisero di comprare obbligazioni municipali tedesche, perché le azioni a New York rendevano molto di più e così per il resto d’Europa.
Nel 1927 e nella prima parte del 1928, il flusso di investimenti americani verso l’Europa era ai massimi storici, ma dopo crollò velocemente e vertiginosamente. Questo flusso continuò a contrarsi per tutto il 1929.
Si era rotta la macchina che univa riparazioni e debiti di guerra; la macchina che permetteva alla Germania di pagare la Francia e alla Francia di pagare gli Stati Uniti.
I giornali parlavano solo della prosperità americana e nulla dissero di quanto sopra, almeno sino al crollo totale.
Succede sempre così nella storia e si ripeterà ancora; è molto utile ricordarlo sempre.
Già nel 1928 in Germania la disoccupazione era un problema in grande crescita e la produzione industriale rallentò.
Il rubinetto dei soldi, chiuso a New York, stava ripercuotendosi in Europa.
L’estate del 1929 toccò i massimi storici dei listini di borsa a New York.
L’Europa centrale scivolava verso al depressione, ma non se ne parlava molto; almeno sui giornali.
I prezzi delle materie prime scendevano e i Paesi debitori non avevano più dollari per pagarli.
Il 24 e 29 ottobre del 1929, il sistema azionario superò ogni limite; tutto si era bloccato anche le trasmissioni di dati, chi vendeva non sapeva a quale prezzo lo stesse facendo, ovvero si vendeva alla cieca. Gli speculatori veri, aspettano sempre questi momenti della borsa per acquistare azioni sane a basso costo e quindi pagano prezzi irrisori e chi aveva comprato a debito dovette vendere a qualunque prezzo.
E’ così che si verificò la catastrofe economica del 1929. Questo dobbiamo averlo tutti chiaro in testa, perché l’economia ha sempre avuto alti e bassi e a pagare sono sempre stati quelli che non avevano abbastanza soldi per resistere.
Comunque, non è vero nulla di quello che il cinema ha raccontato; mostrando gli americani che si suicidavano buttandosi nel vuoto, in realtà gli americani che persero in questo crollo furono una minoranza; chi comprava azioni era principalmente di ceto abbiente e viveva nelle grandi città con un lavoro ben pagato.
Fu però distrutta la fiducia, la gente smise di acquistare, le imprese che avevano programmato le spese su presunti guadagni crollarono.
Nel 1930 l’economia americana conobbe un profondo ridimensionamento, ma gli USA avevano già attraversato un momento altrettanto duro nel 1920 e nel 1921 e si erano velocemente ripresi.
Ma la crisi del 1929/30, non si risolse come al solito e le colpe furono di chi poteva intervenire.
Le colpe furono delle banche e delle decisioni di chi aveva il potere di intervenire.
La Banca Federale, che poteva intervenire, agì in modo troppo prudente e non fece quello che avrebbe potuto fare, ma in verità era anche vincolata dal sistema aureo; che gli impediva una scelta diversa.
La spiegazione parte dal 1928.
Nel 1928 era morto Benjamin Strong, Governatore della Banca della Riserva Federale di New York, il quale aveva costruito un rapporto personale con i governatori delle banche europee e sapeva cosa fare nelle crisi; fornire liquidità in abbondanza.
Strong era un centro di gravità, ma era morto; Washington voleva il potere economico di New York e nella lotta, vinse chi decise di non intervenire. Questo causò il crollo; la posizione era liquidare tutto, comportarsi come davanti ad una azienda che fallisce. Comunque, nessuno può dire con certezza, come Strong si sarebbe comportato se fosse vissuto.
Una banca non è un’impresa come le altre e il suo crollo causa ben altri danni.
Per esempio, le aziende agricole americane che fallirono e portarono nel loro fallimento quello delle banche che le avevano finanziate e che avevano messo in vendita le stesse aziende agricole, ma nessuno le acquistava.
Nel mondo andò peggio; non si vendeva più e quindi rimaneva solo da contrarre i salari e diminuire i consumi, molte aziende fallirono e portarono alla disoccupazione.
Più si cerca di ridurre il debito più il debito reale cresce; è come un gatto che si mangia la coda.
Quanto sopra, mi ricorda tanto i debiti imposti alla povera Grecia da un’Europa intransigente sul risanamento del debito pubblico e l’attuale Europa, 2026, che sta imponendo a tutti i suoi stati di sforare il bilancio, in modo inimmaginabile qualche anno fa, per spese militari…contraendo tutto il resto della spesa pubblica, dalle scuole alla sanità.
Intanto, tornando alla depressione degli anni ’30, la Francia si trovò, per varie ragioni, ad accumulare molto oro. In un mondo dove le valute si basano sull’oro, se uno stato ne ha molto e non lo fa girare, si crea una pericolosa pressione deflazionistica. Questa situazione non si creò per la decisione di uno stato in particolare, sta di fatto che nella primavera del 1931 tutti i nodi vennero al pettine e, mentre gli stati che avevano aveva oro continuavano a vivere bene, la maggior banca austriaca ammise perdite che cancellarono quasi tutto il suo capitale. Era una banca legata ai Rothschild, che aveva assorbito banche in difficoltà per aiutarle.
Ma il problema di questa banca di un piccolo stato si riversò sui suoi rapporti fitti con altre banche di Budapest, Praga e Berlino, con conseguenze superiori a quanto pensabile. Quando ci sono dei problemi, il mondo della finanza non va sul particolare, ma perde fiducia in generale.
In breve, l’attenzione si spostò anche sulla Germania, che era la più esposta del mondo come debito. Le banche tedesche si erano indebitate con prestiti a breve, ma li avevano impiegati in prestiti industriali a lunga scadenza; che non erano in grado di pagare in tempi brevi. I creditori erano stranieri e questo complicò le cose; la Francia chiese pesanti garanzie, negoziò per settimane. Intanto, a luglio, una grande banca tedesca crollò. La Germania uscì dalla libera circolazione dei capitali e vi restò; i creditori erano nella maggior parte britannici. La Gran Bretagna era già in difficoltà per la sua sterlina sopravvalutata dal 1925. In poche settimane l’oro abbandonò Londra velocemente; nessuna banca centrale poteva sostenere una simile situazione. La Gran Bretagna alzò i tassi, chiese prestiti agli USA e alla Francia, si varò un piano di austerità che comportò sacrifici pesanti per quasi tutta la popolazione. I marinai si rifiutarono di eseguire gli ordini per protesta contro i salari sempre più bassi, fu
e allora i mercato decisero che la Gran Bretagna non era più in grado di reggere il costo della difesa e il paese non era più in grado di convertire la sterlina in oro.
Da quel momento ogni Paese faceva il suo interesse, non c’era solidarietà, né parola data.
L’Italia non poteva svalutare e fu costretta a comprimere prezzi e salari. Chi doveva assorbire le perdite? La Banca d’Italia. Si fecero operazioni contabili, per salvare le apparenze, ma le maggiori banche erano insolventi e i risparmiatori, che non sapevano, continuavano a versare i risparmi.
Nel 1932 la crisi divenne la regola. Ora, chi avrebbe detto per primo ai suoi cittadini che erano stati ingannati per molti anni.
Negli USA apparvero le baracche di chi non aveva più casa… mi ricorda l’oggi di San Francisco!!!
Roosevelt appena eletto, chiuse le banche, ma subito riaprì quelle che potevano dare più garanzie e, dopo le sue accorate e sincere parole, la gente tornò a depositare i suoi soldi. Nel 1933 Roosevelt impose di consegnare l’oro alla banca centrale e fissò il prezzo dell’oro a una cifra molto più bassa di prima della crisi. Venne ricostruita la credenza che il piccolo risparmiatore sarebbe stato tutelato per legge e così fu (quella legge fu poi cancellata da Reagan). Le Banche smisero di fallire. La ripresa americana degli anni trenta non fu dovuta alla costruzione di strade, scuole e molte infrastrutture pubbliche, ma alla fiducia che si era ricreata. Comunque i problemi non erano completamente risolti, la disoccupazione rimase e tutto si risolse completamente solo con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
Il che significa che la depressione americana fu risolta fu risolta completamente non da una politica economica, ma da una guerra; la Seconda Guerra Mondiale.
Chi uscì per primo dal legame con l’oro, si riprese per primo come: Gran Bretagna, i Paesi Scandinavi e Giappone (e siamo nel 1932).
Il Giappone uscì dalla crisi meglio e più presto di tutti, indirizzando però la maggior parte del denaro in spese militari.
Gli Stati Uniti, ne uscirono nel 1933 e la loro economia cominciò a girare.
Chi restò attaccato all’oro sino al 1936, come la Francia, la Polonia, l’Italia. l’Olanda e Svizzera, conobbe grandi problemi.
In Italia nel 1933 nacque l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, l’operazione fu definitiva nel 1934; lo stato italiano divenne padrone della cantieristica, della siderurgia, della meccanica, dell’elettricità e delle telecomunicazione; l’acquisto era dovuto al tentativo di non far fallire tutte quelle aziende che nessuno voleva comprare. Questo ente divenne permanente nel ’36 e conobbe anche un grande sviluppo nei suoi sessant’anni di vita. La Banca d’Italia divenne un Istituto di diritto pubblico i depositi bancari divennero sicuri e garantiti per il piccolo risparmiatore e resse sino agli anni ’90. Il salvataggio statale delle aziende venne pagato dai cittadini già provati dai tagli sugli stipendi, ma non venne mai spiegato esplicitamente. In Italia la svalutazione arrivò solo nel 1936, dopo che, anche la Francia, si era arresa e aveva tolto i vincoli oro/moneta. Tutto ciò, venne poi presentato al pubblico come autarchia, un modo per difendersi dagli attacchi che venivano dall’estero, ma chi pagò furono sempre i soliti più poveri. Ma ormai l’Italia si stava avviando alla guerra.
Anche la Germania diede la colpa ad altri per giustificare una crisi spaventosa. La depressione distrusse la credibilità dei partiti e il più furbo ne approfittò.
Tutto si sarebbe risolto al meglio se le varie Nazioni si fossero unite per una scelta economica collettiva, invece si divisero ed alcuni risolsero meglio di altri i propri problemi.
1933 Roosevelt si rifiutò di collaborare con gli altri stati.
Vi fu un tentativo di unire le forze nel 1933, ma Roosevelt si rifiutò di legare i suoi interessi nazionali ad una decisione collettiva e da allora ognuno andò per la sua strada.
Un atteggiamento che è oggi quanto mai attuale:
il mondo si divise in blocchi commerciali e tutti avevano un atteggiamento ostile verso chi apparteneva al blocco differente.
Le basi per una guerra.
COSI’ SI PREPARO’ LA SEOCNDA GUERRA MONDIALE!!
P.S. Ho messo la parola stati europei con la s minuscola di proposito; è il valore che riconosco, oggi, alla politica europea.
——————– FOTO COPERTINA: 2008 – Grazia Seregni Copyright© All rights reserved