Dalla donna / scrittrice ribelle del Seicento, alle due abilissime scrittrici del Novecento: Virginia Woolf e la sua amica Vita Sackville-West.
Tutte queste donne
Aphra Behn – “Astrea” (1640-1689), fu la prima scrittrice professionista della letteratura inglese. Oggi, almeno in Inghilterra, è apprezzata come poetessa e commediografa, ma per secoli fu ignorata anche nel suo Paese natale.
La vita di Aphra Behn, fu costellata di: viaggi (Suriname; piccolissimo stato indipendente nel nord est sudamericano), avventure, spionaggio internazionale, amicizia con i maggiori intellettuali/libertini nella Londra della Restaurazione e conobbe pure la prigione per debiti.
Dobbiamo la prima “riabilitazione” della Behn a due grandissime scrittrici; Virginia Woolf (1882-1941) e la sua amica Vita Sackville-West (1892-1962).
Quasi ignorate nel contesto letterario italiano; i manuali scolastici e universitari dedicano loro, quando lo fanno, poche e imprecise righe.
Una “puriginosa” condanna morale, ha estromesso per molti decenni queste autrici anche dalle biblioteche più provinciali.
Virginia Woolf, è la più nota delle tre; almeno in Italia.
Da noi non è facile trovare i libri scritti da Vita Sackville-West, grande viaggiatrice ed esperta di giardinaggio; si occupò personalmente dei suoi giardini di Sissinghurst Castle, nel Kent, insieme al marito Harold Nicolson. Questi giardini, sono oggi considerati tra i più belli del mondo. In Italia, della West troviamo tradotti: Ogni passione spenta; magnifico e sorprendente piccolo libro sulla vita al femminile, Il più grande dei piaceri (Diari di viaggio), Passaggio a Teheran e il carteggio con Virginia Wolf.
“Aphra Behn è importante perché è stata la prima donna in Inghilterra, a guadagnarsi da vivere con la penna”. Parole di Vita Sackeville-West (da L’incomparabile Astrea).
“Tutte le donne dovrebbero cospargere di fiori la tomba di Aphra Behn che si trova assai scandalosamente, ma direi giustamente, nell’abbazia di Westminster, perché fu lei a guadagnare loro il diritto di dar voce alla loro mente.” Parole di Virginia Wolf (da Una stanza tutta per sé).
Virginia Wolf e Vita Sackeville-West, sono affascinate dalla figura di Aphra Behn e ne sottolineano l’importanza storica, ma ne tralasciano i meriti letterari, riconosciuti dalla più tollerante critica moderna.
Aphra Behn dirà di sé che scrisse “per il pane”, ma anche per la gloria; fu anticonformista, fustigatrice dei costumi delle classi sociali dell’epoca,
- affrontò anche il tema della violenza sessuale (siamo nel XVII secolo!!!).
Durante la sua vita, la Behn fu oggetto di violenti e offensivi insulti da parte dei critici e censurata per tutta la sua vita.
Il suo viaggio, nella colonia inglese, sul fiume Suriname in Venezuela, fu l’occasione per un incontro con un principe africano tenuto in schiavitù; il fatto, la spinse a scrivere una delle sue opere più famose
- “Oroonoko, or the Royal Slave”; considerato il primo romanzo antischiavista.
Questa storia di un principe africano facoltoso e tollerante, costretto in schiavitù, perché ritenuto culturalmente inferiore, fu il modo letterario della Behn, per
- evidenziare la paura degli uomini di fronte alla diversità.
Aphra Behn, non condannò mai apertamente il colonialismo, in quanto ne riconosceva il potenziale economico; pur tuttavia
- non accettava la precarietà delle condizioni di vita degli schiavi e ne scrisse; perché lo stesso lettore se ne rendesse ben conto.
Secondo la scrittrice Aphra Behn, la tolleranza e il dialogo; come scambio d’opinioni pacifico e rispetto della diversità, possono rendere accettabile la convivenza di popoli culturalmente molto diversi.
- Un pensiero attualissimo, in questo nostro momento storico, caratterizzato da migrazioni che saranno sempre più consistenti e che stanno rivelando profonde vene razziste ed estremismi religioso/politici;
- che ci stanno portando verso un nuovo rogo/correzione di libri, di storia e di pensiero; assai facilitati dalla moderna tecnologia.
———————- FOTO COPERTINA: Grazia Seregni Copyright© All rights reserved –
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