La storia dell’Ospedale Vecchio; il futuro nuovo hub della cultura a Parma.

ParCO
Ristrutturazione, in corso, dell’Ospedale Vecchio, sede del progetto ParCO, futuro hub per il contemporaneo nel cuore dell’Oltretorrente a Parma.
Sabato 27 settembre, l’Ospedale Vecchio ospita il forum internazionale “Dialoghi e visioni su Arte, Comunità e Innovazione” nel corso del quale viene lanciata la open call per la ricerca di una figura in grado di elaborare un progetto d’avanguardia, disponibile sul sito www.parmacontemporanea.org
Al via dal 27 settembre l’open call per una guida visionaria
STORIA DI UNA CITTA’ NELLA STORIA DEL SUO OSPEDALE
L’Ospedale Vecchio è
- uno dei complessi monumentali più importanti di Parma, nonché
- l’edificio simbolo della storia ospedaliera della città.
Posto nel quartiere dell’Oltretorrente, lungo l’attuale viale d’Azeglio,
- è stato l’ospedale cittadino dal XV secolo fino al 1926.
La costruzione del primo nucleo dell’edificio pare sia stata avviata prima del 6 settembre 1476 su progetto di Gian Antonio Da Erba. All’inizio del ‘500 l’edificio può ritenersi compiuto sia all’esterno che all’interno e si compone dell’impianto a croce delle infermerie; si estende in facciata con le prime quindici arcate del porticato, da ovest a est e racchiude il chiostro degli Esposti.
Piuttosto raro nell’edilizia residenziale parmense, il portico è elemento caratteristico comune delle facciate di molti ospedali rinascimentali e rappresenta la mediazione tra lo spazio privato e quello sociale.
L’intera struttura è organizzata intorno alla grande crociera a forma di croce greca sormontata da una cupola, su ispirazione di analoghe strutture quattrocentesche.
MODERNO GIA’ NEL 1500 – PER IL CLIMA INTERNO A RISPARMIO ENERGETICO E PER LA BUONA CIRCOLAZIONE DELL’ARIA (per l’epoca).
La copertura della crociera,
- alta diciotto metri, è a volta e ha degli oculi apribili dall’alto, che servivano
- per mantenere un microclima ottimale e ricambi d’aria.
All’incrocio delle navate sotto la cupola, era collocato un altare dove ogni mattina il sacerdote celebrava la Messa, che poteva essere seguita fino all’estremità di ogni braccio della crociera.
L’Ospedale era distinto in due sezioni.
- L’Ospedale della Misericordia e
- -l’Ospedale o Ospizio degli Esposti (gli esposti erano i bambini appena nati e abbandonati dalle mamme; che vivevano in tale povertà da non poterli accudire).
Fu intitolato a Rodolfo Tanzi, fondatore dell’ospedale originario nel 1201, all’epoca ubicato in alcune case di Borgo Taschieri, attuale borgo Cocconi, ed era
- gestito da un gruppo di uomini e donne che
- dovevano vivere in comunità,
- donare i propri beni
- ed abitarci per servire gli infermi, i pellegrini ed i bambini orfani.
Sotto al portico, di fianco alla porta d’ingresso dell’Ospizio degli Esposti (dov’è ora l’ingresso principale dell’Oratorio di Sant’Ilario), pare fosse situata
- la ruota degli esposti.
L’Ospizio degli Esposti e l’Ospedale della Misericordia costituivano un organismo dotato di tutto il necessario per una vita autosufficiente.
Già alla fine del XV secolo si rende necessario un ampliamento per
- far fronte all’aumentato numero di infermi e dei trovatelli.
Nel 1782, in corrispondenza dell’entrata all’Ospedale della Misericordia, viene realizzato un
- vistoso portale neoclassico su disegno dell’architetto Louis Auguste Feneulle.
Il portale interrompe il ritmo delle arcate, taglia il cornicione, lo supera mediante un frontone con orologio, in origine affiancato da due vasi di gusto neoclassico, ora scomparsi.
La realizzazione del portale rientra nell’ambito di un più ampio intervento voluto da don Fernando di Borbone.
Nel 1842, la duchessa Maria Luigia affida all’architetto Nicola Bettoli (al quale si devono il teatro Regio, il nuovo palazzo Ducale, le Beccherie, il collegio Maria Luigia ed il palazzo dove ora ha sede il Tribunale) la ristrutturazione del lato occidentale del fabbricato.
Il 6 marzo 1915 venne approvato il progetto di una nuova sede, la quale fu costruita fuori dalle vecchie mura ad ovest, nella località dei Prati di Valera, poco oltre la porta S. Croce, con i beni dell’antichissimo “Consorzio dei vivi e dei morti” (confraternita che si dedicava alla pratica della carità attraverso l’assistenza agli ammalati e che gestì l’ospedale dal 1548).
L’inaugurazione del nuovo “Ospedale Maggiore” avvenne il 23 agosto 1926, e fu
- da quella data che il complesso dell’Ospedale Vecchio cessò di servire agli scopi sanitari, lasciando un vuoto nel mezzo dell’Oltretorrente.
Dagli anni Settanta il Comune ha cominciato a restaurare l’edificio e recuperarlo per il sistema bibliotecario comunale, inserendovi la sede dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Bizzozero, l’Emeroteca comunale, la Biblioteca Balestrazzi e la Videoteca comunale, tutte istituzioni per le quali il palazzo dell’Ospedale Vecchio è diventato un prezioso polo culturale della città.
La riqualificazione della struttura
I lavori di riqualificazione, gestiti da Parma Infrastrutture e dal Comune di Parma, sono stati portati avanti in tre fasi distinte, per un investimento complessivo di circa 18,5 milioni di euro. Si è trattato di un progetto articolato, composto da 4 cantieri distinti nella prima fase, e altri due cantieri per le fasi successive. Il primo intervento, dal valore di 5,1 milioni, ha beneficiato di un contributo di 1,3 milioni proveniente dal Programma Operativo Regionale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale ed è stato finalizzato al miglioramento sismico e alla messa in sicurezza della struttura. Successivamente si è passati al recupero della Grande Crociera, con un impegno economico di 8,4 milioni di euro finanziati in gran parte attraverso il Bando Periferie. Infine, l’ultimo intervento, pari a 5 milioni di euro principalmente da fondi PNRR, ha riguardato il Sottocrociera, completando così il percorso di recupero e valorizzazione del complesso monumentale. A completamento del quadro si aggiungono i precedenti investimenti sulla Biblioteca Civica e il Chiostro, sempre parte del complesso dell’Ospedale Vecchio.
Nell’ambito dello sviluppo del progetto di ParCO lo studio di architettura Nebbia è stato coinvolto in una consulenza per suggerire un nuovo design in linea con lo spirito del futuro hub culturale. Nebbia, utilizzando un linguaggio progettuale inusuale, immagina l’edificio come un vero e proprio parco. Nel transetto cortili e giardini accolgono vita e lavoro, la navata principale, con partizioni mobili riconfigurabili diventa un sentiero dell’arte sempre nuovo e, come la natura stessa, in costante evoluzione.
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