LA LANA E LA SUA IMPORTANZA
Le proprietà chimico-fisiche della lana la rendono idonea a utilizzi vari e interessanti – dall’edilizia alla cosmesi (estraendo la lanolina), dal settore biomedicale all’agricoltura (grazie alla ricchezza di azoto e potassio) …
Un filato naturale come lana e cotone,
- permette alla pelle di respirare e
- non assorbire eventuali sostanze dannose; molte volte contenute nei tessuti sintetici; soprattutto quelli a basso costo.
- Inoltre i tessuti sintetici rilasciano nell’ambiente le famose nanoparticelle; con conseguenze per la salute delle nostre acque, degli animali che ci bevono – vivono e quindi di noi stessi.
Utilizzi – tradizionali e innovativi – di un materiale un tempo prezioso
Lana o non lana?
A Bra (Cn) si sono svolti in occasione di Cheese (il più importante evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo), gli Stati Generali della Lana, organizzati nel quadro del progetto europeo MARLAINE.
- Allevatori, associazioni di categoria, commercianti, trasformatori, aziende del settore moda,
- dell’arredamento e del tessile tecnico si sono dati appuntamento per raccogliere istanze e proposte degli attori coinvolti nelle diverse filiere, e per condividere soluzioni e
- utilizzi, tradizionali e innovativi, di un materiale un tempo prezioso e oggi, da più parti, considerato un problema più che una risorsa.
«In pochi decenni le fibre naturali sono state superate nell’utilizzo e nella diffusione dalle fibre sintetiche – ha evidenziato Sara Bortolu, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la BioEconomia, capofila del progetto –. Questo fenomeno ha portato al
- mancato utilizzo di un materiale prezioso, con implicazioni ambientali,
- perché le fibre sintetiche non hanno, nemmeno, tempi di degradazione sostenibili.
Crediamo invece nel valore della lana come motore di sviluppo strategico del settore dell’allevamento ovino e dei territori interessati». Il progetto Interreg Marittimo–IT FR–Maritime MARLAINE, che ha l’obiettivo di contribuire al processo di
- transizione verso una bioeconomia circolare ed efficiente della filiera della lana del Mediterraneo, interessa Sardegna, Liguria, Toscana, Corsica e Provenza-Alpi-Costa Azzurra. «A livello mondiale si stimano due milioni di tonnellate di lana sucida all’anno – ha aggiunto Bortolu – mentre il quantitativo proveniente dalle pecore allevate nell’area di cooperazione del progetto MARLAINE è di circa 9.750 tonnellate all’anno».
«Dobbiamo arrivare a
- proporre scenari di circolarità,
- altrimenti l’economia circolare rimane un concetto astratto che non raggiungiamo mai – ha aggiunto Raffaella Taddeo, docente all’Università di Chieti-Pescara e responsabile scientifica del progetto MAXSHEEP –.
Oggi siamo al 6,9% in termini di circolarità dell’economia globale, un dato minuscolo se pensiamo agli sforzi che si stanno facendo».
- Urgono nuove economie e nuove filiere, più ancora che soluzioni:
- le proprietà chimico-fisiche della lana la rendono idonea a utilizzi vari,
- dall’edilizia alla cosmesi (estraendo la lanolina),
- dal settore biomedicale all’agricoltura (grazie alla ricchezza di azoto e potassio),
- dall’automotive alla creazione di dispositivi per disinquinamento di ambienti marini, oltre naturalmente alle applicazioni nei settori della
- moda, del tessile e dell’arredo.
Conoscere i problemi per trovare nuove soluzioni
Oggi, a parte rarissimi casi, per poter utilizzare la lana dopo la tosatura è inevitabile doverla lavare. «Se fatto a livello industriale, richiede elevati consumi di acqua» ha spiegato Pier Carlo Buscaglia, direttore di stabilimento ed amministratore delegato della Pettinatura di Verrone, del Gruppo Schneider, che fa parte della rete Slow Fiber. La Pettinatura di Verrone è uno dei pochissimi centri dove è ancora possibile lavare la lana in Italia, oggi rari perché i costi da sostenere sono elevati: occorre disporre di sistemi di trattamento dell’acqua e dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque stesse. «È un fatto anche climatico – ha aggiunto Buscaglia – perché in Italia e in Europa piove più che in Australia, Paese da cui proviene gran parte della lana mondiale. Questo comporta che,
- durante il pascolamento, il vello della pecora si sporca di più: trattare queste lane è più caro, ma soprattutto lo è trattare le acque e smaltire i fanghi».
Al di là degli esempi virtuosi di riutilizzo della materia prima, dagli Stati Generali della Lana è emersa la necessità di
- creare filiere che uniscano allevatori, trasformatori e clienti finali: «In Sardegna – ha spiegato Massimiliano Venusti, Agenzia Laore Sardegna, l’Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura –
- i capi allevati sono circa 2,5 milioni, che significa circa tremila tonnellate di lana all’anno.
Il valore non supera il milione di euro, a fronte della filiera casearia che vale circa 800 milioni».
Serve anche, secondo Patrizia Maggia dell’Agenzia Lane d’Italia,
- «un nuovo inquadramento europeo:
- quello attuale è inadeguato, perché
- considera le lane un sottoprodotto animale, mentre pensiamo debba essere considerato
- un prodotto agricolo».