Guerra si / guerra no … oggi sentiamo una voce e domani viene smentita.
“… guerre e rivolte, sono state provocate mentendo deliberatamente …”
“… mezze verità, tremende falsità, allarmismi e omissioni”.
Di quanto sopra, molte risposte stanno nel libro: “Verità e bugie nella politica internazionale”, John Mearsheimer, Luiss University, 191pp., 14 euro.
Chi è John J. Mearsheimer?
John J. Mearsheimer, Università di Chicago, è un americano,
- tra i più influenti e asoltati teorici delle relazioni internazionali. Secondo Mearsheimer, la vita degli Stati e delle collettività si traduce inevitabilmente nella conflittualità e nella competizione.
Da notare che Mearsheimer, nel presentare le sue tesi, ignora l’ONU come strumento rappacificatore a livello internazionale.
Un libro, da contrapporre alle teorie di “Verità e bugie nella politica internazionale”, è quello di Hannah Arendt; “La menzogna in politica, riflessioni sui Pentagon Papers”. Un punto di vista diverso da quello di Mearsheimer, ma che trova meno popolarità nel momento storico attuale. Ne parlo più sotto.
Ecco cosa sostiene Mearsheimer nel suo libro “Verità e bugie nella politica internazionale”
Saddam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa; lo dissero i personaggi chiave dell’amministrazione Bush, affermando anche uno stretto legame tra Saddam e Osama bin Laden e dissero pure che Saddam fosse, in parte, responsabile degli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Chi ne dubitava, fu etichettato come pacifista o sciocco e persino accusato di essere antipatriottico.
- Le armi di distruzione di massa non esistevano, e
- l’affermazione fu ufficialmente smentita dai medesimi personaggi politici, ma dopo una disastrosa guerra in Iraq; che favorì il consolidarsi degli odi religiosi e degli estremisti islamici.
Altre plateali bugie, sono quelle di Roosvelt, nel 1941, sull’episodio della marina Militare degli Stati Uniti; per giustificarne l’entrata in guerra.
Il presidente Jonson nel 1954, mentì sugli eventi del Tonchino; per ottenere l’appoggio del Congresso e giustificare la guerra al Vietnam.
Perché le bugie ?
“Mentire in politica internazionale non è necessariamente un comportamento scorretto; anzi, è spesso considerato una mossa intelligente, necessaria e persino virtuosa in alcune circostanze”. Così afferma John Mearsheimer; sostenendo che il popolo perdona facilmente le bugie dei politici, se poi vengono spiegate che furono dette a fin di bene per la nazione.
“Verità e bugie nella politica internazionale”
di John Mearsheimer
Mezze verità, tremende falsità, allarmismi e omissioni.
È la cassetta degli attrezzi del leader politico, che dosa sapientemente verità e bugie
- in base alla circostanza
- o all’interlocutore che ha di fronte.
E oggi abbiamo Trump, che ha pure fondato un sito che si chiama “Verità” ovvero in inglese: “Trouth”; Truth Social è un social network creato dalla Trump Media & Technology Group nel 2022.
D’altra parte i social hanno abituato la maggioranza di noi a mentire spudoratamente; per apparire migliori, più bravi, più belli …
Oggi il mondo è, in generale, assuefatto alla bugia. Ma non è un bene, perché ora la gente non sa più a chi credere ed ha perso il rispetto per gli altri; anche per amici e familiari.
- Non è un bene per la società; ne risente la qualità della vita di tutti.
Ma quanto conta mentire nella politica internazionale?
E perché appare quasi indispensabile saperlo fare?
Crisi internazionali,
- guerre e rivolte sono state provocate mentendo deliberatamente o sventate grazie a una verità parziale ben orchestrata?
Una piccola guida per trovare l’equilibrio sullo scivoloso terreno del vero e del falso.
Una teoria politica della bugia piena di sorprese – tutte rigorosamente vere.
“La menzogna in politica, riflessioni sui Pentagon Papers”
di Hannah Arendt
Arendt sostiene che la menzogna; sull’andamento effettivo della guerra in Vietnam, è servita solo a tutelare, secondo presunti esperti, l’immagine del paese accusato da molti di condurre una guerra inutile.
Torna di attualità in questi mesi questo testo scritto da Hannah Arendt negli anni Settanta.
Si tratta di un’originale riflessione sulla natura della politica e sul suo rapporto con la verità. Il libro – proposto con il testo originale a fronte – prende spunto dalla vicenda dei Pentagon Papers, documenti riservati del Dipartimento della difesa USA: nel 1971 alcuni stralci di quelle relazioni coperte da segreto di Stato furono trafugati e pubblicati sulle pagine del New York Times, rivelando all’opinione pubblica
- l’ammissione da parte del Pentagono dell’assoluta inutilità strategica dell’impegno americano in Vietnam.
“La menzogna in politica, riflessioni sui Pentagon Papers”, Hannah Arendt, Marietti, 128pp., 10 euro.
——————– FOTO COPERTINA: “Vero o pericoloso come un cactus?” 2004 – Grazia Seregni Copyright© All rights reserved –