René Francisco
CÓMPLICE
The Invention of Europe YEAR 2
A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi
21 febbraio – 25 maggio 2026
La Kunsthaus Merano presenta la prima personale italiana dedicata a René Francisco, figura centrale dell’arte contemporanea cubana e internazionale.
Cobijo (2025)
Gli spazi della Kunsthaus Merano segnano l’esordio italiano
- dell’artista e educatore cubano René Francisco (Holguín, Cuba nel 1960) con la grande retrospettiva Cómplice, dedicata agli ultimi quarant’anni di ricerca e sperimentazione, tra installazioni su larga scala, film, disegno, pittura ed esperimenti pedagogici.
Il tema al centro dell’esposizione è la
- “complicità”, considerata come forma di intesa profonda e non gerarchica che
- attraversa le relazioni sociali, politiche, educative e affettive che hanno definito la pratica dell’artista:
- collaborazione, partecipazione, amicizia, pedagogia critica, attivazione comunitaria.
Nelle sue opere Francisco affronta temi sociali e politici, come la spersonalizzazione dell’individuo nella società e la critica al consumismo, unendo un approccio concettuale all’impegno sociale. Nella sua pratica,
- l’arte non è intesa solo come un mezzo espressivo, ma anche come strumento per cambiare attivamente le realtà sociali e politiche.
L’itinerario artistico di René Francisco prende forma alla fine degli anni Ottanta, in un momento cruciale per Cuba, segnato dalla tensione tra due forze opposte:
- da un lato la crisi economica prodotta dal crollo dell’Unione Sovietica, che aveva garantito all’isola un fondamentale supporto, e
- dall’altro l’emersione della Biennale dell’Avana, con la sua vocazione tricontinentale e anticoloniale, che
- offrì nuova vitalità e visibilità alla scena artistica cubana.
La mostra Cómplice affronta tutti gli aspetti e le tematiche che connotano la ricerca di Francisco, la pratica scultorea, le opere concettuali o l’approccio educativo, sempre nella prospettiva della “complicità” applicata come principio guida nella costruzione di relazioni collaborative tra artisti, opere e pubblico.
Il percorso espositivo si apre con la grande opera Cobijo (2025), una scultura alta 4 metri collocata nello spazio centrale della Kunsthaus Merano, che
- accoglie i visitatori e le visitatrici con le braccia aperte.
L’opera riprende un’iconografia spesso adottata per l’“Alma Mater”, locuzione latina che indica la “madre nutrice”, divenuta dal Medioevo un epiteto per le Università.
La figura rappresenta l’ambiguo spazio dell’insegnamento e della conoscenza – forgiato come universalista e paternalista dalla sua matrice imperialista – a cui viene opposta un’idea di
- “pedagogia trasformativa” tipica delle tradizioni di Abya Yala (le Americhe in chiave decoloniale).
In linea con l’approccio portato avanti dal programma curatoriale ideato da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi The Invention of Europe, di cui questa mostra chiude la seconda annualità, la pratica di Francisco decostruisce narrazioni identitarie monolitiche di matrice europea e coloniale, calandole in una visione pluralista.
Nella serie Transformer (2024), composta da sculture, video e disegni, l’artista esamina la dualità e
- le contraddizioni del presente, tra utilità e minaccia, gioia e violenza, vita quotidiana e guerra.
A ispirare concettualmente l’opera è il meccanismo a vite per fissare gli ombrelloni nella sabbia, oggetto familiare e apparentemente banale, , qui estraniato dal suo contesto e trasformato in una metafora complessa. Come ricordato dall’artista stesso, l’opera trae ispirazione da momenti di vita quotidiana: «[…]
- Di giorno sei in spiaggia con i bambini [che giocano con gli ombrelloni come se fossero razzi], e
- la sera guardi le notizie e ti trovi di fronte all’orrore».
Le opere al secondo piano si concentrano sulla pratica concettuale, esaminando il tema dell’arte su commissione. Fin dalla fine degli anni ’80, Francisco ha incoraggiato i suoi studenti e le sue studentesse a riflettere sul modo in cui una committenza possa trasformarsi da procedura puramente commerciale a un processo di decisione artistica consapevole. Píntame una naturaleza muerta (2009), ad esempio, nasce dalla relazione con la madre, che per diversi anni gli aveva chiesto di dipingerle una natura morta, ritenendo che questo fosse uno dei “compiti” degli artisti.
Dopo aver rifiutato per molto tempo – considerando questa richiesta come incompatibile con un approccio concettuale e antifigurativo – l’artista è tornato sui suoi passi, alla luce di una nuova considerazione dello status dell’arte come strumento democratico al servizio della società.
In Píntame una Santa Barbara (2025) e Píntame un San Lázaro (2025) il tema della commissione è riproposto in una declinazione differente. Le due figure di santi, fortemente venerati a Cuba e di cui spesso vengono commissionate rappresentazioni, aprono una riflessione sui rapporti tra religione, colonialismo e vita quotidiana. I loro molteplici significati – tra cui autoaffermazione, speranza e sopravvivenza – sono l’esito di processi di ibridazione e sincretismo tra cattolicesimo, di imposizione coloniale, e la complessità delle religioni di ascendenza indigena e afro-discendente.
La mostra dedica ampio spazio alla documentazione delle azioni sociali, progetti che mostrano l’incontro tra arte e vita quotidiana. Trilogía de Romerillo (2003-2008) racconta una serie di interventi realizzati nell’omonimo quartiere dell’Avana volti a migliorare le condizioni di vita degli abitanti, con un impatto tangibile sulla loro quotidianità. Tra questi, il video A la ca(sz)a de Rosa racconta il percorso che ha portato alla ristrutturazione della casa fatiscente di una donna del quartiere, selezionata attraverso un sondaggio dagli stessi abitanti che hanno partecipato attivamente anche ai lavori.
Il terzo piano è introdotto dalla trascrizione del Manifesto Ocasional (1990), in cui è enunciato l’approccio teorico del collettivo DUPP – Desde una pragmática pedagógica, fondato su un’idea di arte come esperienza comune tra artista, spettatore e istituzione e come confronto con problemi operativi concreti. Nel manifesto ritorna il concetto di “complicità”, inteso come momento fondativo della creazione artistica. Dipinti preistorici anonimi come quelli della grotta di Altamira sono proposti come esempio di un’origine relazionale dell’immagine, in cui l’opera prende forma da una collaborazione e non dall’affermazione di un singolo autore.
Il collettivo è stato fondato nel 1989 dall’artista e dai suoi studenti dell’Istituto Superiore d’Arte di Cuba (ISA), un ambiente multidisciplinare e sperimentale in cui si erano formati artisti e artiste provenienti da tutto il Sud Globale, in una visione dell’arte come strumento della rivoluzione. Accogliendo questa eredità, il DUPP si confronta con un nuovo contesto segnato dalla fine della divisione bipolare del mondo, dalle metamorfosi dell’anticastrismo e dall’ingerenza crescente del capitalismo statunitense.
A partire da un’idea di pedagogia collettivista, anti-gerarchica, contraria all’autorevolezza del docente e dalla passività dei discenti, Francisco spingeva studentesse e studenti a uscire dalle aule e a integrare la produzione artistica col contesto sociopolitico, essendo “presenti” in una Cuba in vorticosa transizione.
- L’arte assumeva una dimensione “riparativa”, come concreto intervento materiale su case private, edifici comuni e spazi pubblici.
Opere come La Silla (2026 [1990]) e Aula a la intemperie (2011), prototipi di sedie realizzate in legno e con tubi idrici, sono oggetti simbolici che rappresentano questa nuova forma di apprendimento collettivo.
Il programma pubblico: visite guidate, proiezioni e performance
Completano il progetto espositivo – oltre a un ricco calendario divisite guidate e appuntamenti didattici – una proiezione, una serata musicale e un intervento partecipativo.
- Venerdì 27 febbraio, presso gli spazi del CoWorking della Memoria di Merano, viene presentato il film Memorias del Subdesarrollo del 1968 del regista cubano Tomás Gutiérrez Alea.
- Giovedì 12 marzo la Kunsthaus Merano accoglie il concerto Complici in Habanera in collaborazione con il Festival Sonora, in cui il contrabbassista cubano Gaston Joya dialogherà con due tra i nomi più importanti del jazz internazionale – Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic – prendendo spunto dalla forma musicale che per prima arrivò da Cuba in Europa, l’Habanera.
Infine, Cuadros por Encargo (2026) prevede la riattivazione di un progetto partecipativo di Francisco del 1989.
- Il quartiere meranese di Maria Assunta – tra il 16 e il 22 maggio –si trasformerà in un punto di incontro in cui tutte le persone interessate potranno commissionare gratuitamente dei piccoli dipinti allo stesso Francisco e a un gruppo di artiste e artisti locali coinvolti.
- Le opere saranno esposte alla Kunsthaus Merano negli ultimi tre giorni di apertura della mostra, dal 23 al 25 maggio, prima di essere consegnate ai committenti in qualità di nuovi proprietari.
Parallelamente alla mostra, il Museo dedica uno spazio all’artista Raziel Perin (Hato Mayor del Rey, Repubblica Dominicana,1992), che nei mesi di aprile e maggio svolgerà una residenza finalizzata allo sviluppo del nuovo lavoro performativo Vitruvian Man. Il progetto di ricerca è sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (14a edizione, 2025), finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana.
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
René Francisco – Cómplice
21 febbraio – 25 maggio 2026
Kunst Meran Merano Arte, Merano
via Portici 163
Biografie curatori
Lucrezia Cippitelli (Roma, 1974), Ph.D, ricercatrice e curatrice, co-direttrice di Arthub. Recentemente è stata direttore artistico di Ateliers Picha (Repubblica Democratica del Congo, 2019-2022), il programma educativo a lungo termine e site-specific di Picha (l’organizzazione guidata da artisti che gestisce la Biennale di Lubumbashi) e curatrice della 7a Biennale di Lubumbashi. Ha curato la Biennale Interactiva (Merida, Messico, 2005 e 2007) e la seconda Biennale di Bucaramanga Desde aqui (Colombia, 2015). La sua ricerca e la sua pratica curatoriale si concentrano sull’educazione radicale, la cultura DIY, la site-specificity e il collettivismo, con particolare attenzione alle epistemologie del Sud globale. Ha diretto l’avvio di un Media Lab a L’Avana (Alamar Express Lab, con Omni Zonafranca, Cuba, e Inventati, Italia, 2005-2007); un laboratorio per la produzione artistica site-specific a Khartoum (Khartoum Art Lab, Sudan, 2010-2012); un Master in Arti Visive presso la Alle School of Arts and Design – Addis Ababa University (2011-2016). È professore di Estetica all’Accademia di Brera, Milano, e ha recentemente curato la mostra Sammy Baloji. K(C)ongo, Frammenti di dialoghi intrecciati. Classificazioni sovversive (Le Gallerie degli Uffizi, Firenze 2022) e Georges Senga, Comment un petit chasseur païen devient prêtre catholique (Museo delle Civiltà, Roma, 2022). Recentemente è stata coautrice del libro Colonialità e Culture Visuali in Italia, Mimesis 2021.
Simone Frangi (Como, 1982) è ricercatore, curatore e critico d’arte. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Filosofia – Estetica e Teoria dell’Arte in co-tutela internazionale presso Université de Bourgogne – Dijon (FR) e Università Degli Studi di Palermo (IT) e un Perfezionamento Filosofico in Teoria Critica della Società presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca. Dal 2013 al 2017 è stato direttore artistico di Viafarini (Milano, IT). Dal 2013 co-dirige con Barbara Boninsegna Live Works – Free School of Performance presso Centrale Fies (Dro, Trento, IT). Con la stessa istituzione ha co-fondato la Agitu Ideo Gudeta Fellowship, sviluppata in dialogo con Mackda Ghebremariam Tesfau’ (Razzismo Brutta Storia) e Justin Randolph Thompson (Black History Month Florence). Dal 2014 co-dirige con Alessandro Castiglioni A Natural Oasis? un programma di training curatoriale nomade nel Mediterraneo, attualmente alla quarta edizione. Dal 2013 è professore di Teoria dell’arte e Cultura Visuale presso l’ESAD – Accademia di Belle Arti e Design di Grenoble (FR), dove ha fondato con Katia Schneller l’Unità di Ricerca “Hospitalité Artistique et Activisme Visuel: pour une Europe diaporique et post-occidentale” (2025 – in corso). Sempre con Katia Schneller ha fondato il Festival des Gestes de la Recherche (alla quarta edizione nel 2023), attualmente ospitato da Le Magasin – Centre National d’Art Contemporain (Grenoble). Nel 2015 è stato uno dei cinque curatori della X edizione del Premio Furla per l’Arte Contemporanea e nel 2016 uno dei dieci curatori della XVI Quadriennale di Roma. Nel 2018 è stato guest curator a Museion, Bolzano (IT) con il progetto Somatechnics. Transparent travelers and obscure no-bodies Nel 2021 è stato uno dei senior curators di School of Waters – MEDITERRANEA19, nel 2022 co-curatore della XXVI edizione del Premio Nazionale Arti Visive Gallarate al MA*GA e nominator del MAXXI BVLGARI PRIZE 2022. Nel 2021 è stato uno dei tutor del programma VERSO della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, IT) ed è attualmente nel comitato scientifico del progetto europeo DE.a.RE – Deconstruct and Rebuild (2022-2024). Tra le recenti pubblicazioni: Colonialità e Culture Visuali in Italia, co-curato con Lucrezia Cippitelli (Mimesis, 2021) e School of Waters. The Book, co-curato con Alessandro Castiglioni (Archive, 2021).
Kunsthaus Merano
La Kunsthaus Merano è uno spazio di esposizione, mediazione, riflessione e discussione per l’arte contemporanea e l’architettura.
Ponendosi tra le istituzioni attive da più tempo e più dinamiche nel territorio, la Kunsthaus propone un focus sulla produzione artistica e sulla promozione di un dibattito critico, con un forte radicamento locale e uno sguardo aperto al contesto internazionale.
Uno degli scopi che portiamo avanti è quello di contribuire in modo continuativo a una forma di riscrittura della storia dell’arte e della cultura, locale e sovraregionale, basata sull’integrazione tra narrazioni esistenti e prospettive marginalizzate o trascurate, con un’attenzione particolare rivolta a quelle che si collocano al di fuori di canoni occidentali e eteronormativi.
Situata nel cuore di Merano, la Kunsthaus propone un programma articolato in mostre, eventi, progetti educativi e pubblicazioni. Ogni anno vengono prodotte fino a cinque mostre, sviluppate in stretta collaborazione con artisti e artiste, studi di architettura e persone attive nel contesto locale – spesso con produzioni site-specific. La programmazione interdisciplinare, l’attiva attività di mediazione, i programmi di residenza e le collaborazioni locali rendono la Kunsthaus un punto di incontro aperto a un ampio pubblico di tutte le età.
Il nostro obiettivo non è solo quello di esporre opere d’arte, ma costruire insieme ad artiste e artisti, visitatrici e visitatori, uno spazio di esperienza condivisa, sociale, estetica e culturale. In questo modo diamo il nostro apporto nella definizione dell’identità culturale di Merano e sosteniamo lo sviluppo della produzione artistica locale
La Kunsthaus Merano si concepisce come una piattaforma indipendente per la pratica artistica contemporanea, saldamente radicata al territorio e, al contempo, connessa a una rete livello internazionale.