PASSAGGI: DI MANO IN MANO
Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
presenta il programma culturale 2026

Passaggi: di mano in mano
- è il tema guida della programmazione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci nel 2026, dopo Costruire Comunità nel 2025 e La Toscana al Centro nel 2024.
ROTTE
Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli
a cura di Stefano Pezzato
exhibition design Ibrahim Kombarji
opening 30/05
31/05/2026 – 01/11/2026
La mostra presenta un percorso selezionato fra le centinaia di opere donate nel 2025 al Centro Pecci da Carlo Palli. La donazione, che segue quella del 2006 ed è una delle maggiori effettuate da un soggetto privato a un’istituzione italiana d’arte contemporanea, costituisce un importante arricchimento culturale e materiale per il Centro Pecci e per l’intera città di Prato. Il progetto intende testimoniare la passione di Carlo Palli per l’arte contemporanea tracciando le “rotte” predilette dal collezionista pratese, dedicate soprattutto a pratiche di rottura, controcorrente e fuori dalle regole.
Il percorso attraversa la rivoluzione poetica del Gruppo 70, la vivacità del movimento Fluxus, le appropriazioni e rielaborazioni del Nouveau Réalisme, la fascinazione degli artisti per gli oggetti, gli sviluppi di pratiche come scrittura e pittura, l’innovazione di forme processuali e concettuali, fino all’affermazione dell’immaginario femminile nelle neoavanguardie.
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CARNALE
a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai
exhibition design Giuseppe Ricupero
In collaborazione con Archivio Fotografico Toscano – Comune di Prato
opening 30/05
31/05/2026 – 30/08/2026
La mostra di Verita Monselles costituisce una testimonianza importante del percorso di un’artista il cui archivio è stato donato all’Archivio Fotografico Toscano, custodito dal Comune di Prato.
CARNALE è un progetto del Centro Pecci in collaborazione con il Comune di Prato e si inserisce all’interno della ricerca condotta su Monselles sotto l’egida della Regione Toscana.
Verita Monselles (1929, Buenos Aires – 2004, Firenze) ha usato la fotografia come strumento di riappropriazione di sé e della soggettività femminile, meccanismo con cui disfarsi delle immagini stereotipate della donna-oggetto prodotte dalla cultura dominante nei media e nella pubblicità. Spesso sottilmente ironica e metaforica, Monselles interviene sui simboli della tradizione patriarcale e religiosa, smontandoli.
L’artista ha spesso realizzato la documentazione fotografica delle performance delle colleghe o le ha coinvolte nei suoi lavori (Tomaso Binga e Marion D’Amburgo sono le modelle della sua serie fotografica Ecce Homo), in un’ottica di sorellanza e rispecchiamento. Monselles è fotografa della compagnia teatrale fiorentina Il Carrozzone (poi Magazzini Criminali) e realizza progetti editoriali per la moda, con l’obiettivo di rileggere il ruolo della donna nella società contemporanea. Il suo linguaggio fotografico riflette questi passaggi: a tratti è barocco, debitore della messa in scena teatrale e di un periodo di residenza a Napoli. A tratti è pop e accattivante. O, ancora, è patinato, elegante e sensuale, legato all’estetica pubblicitaria. Monselles ritrae un corpo femminile che, oltre a essere politico e manifesto, desidera: un corpo sensuale e sessuato, non timido, ma autore del proprio desiderio.
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Lorenza Longhi
Villa Delizia
a cura di Michele Bertolino
opening 18/09
19/09/2026 – 10/01/2027
Lorenza Longhi (1991, Lecco; vive e lavora a Zurigo) indaga il ruolo degli oggetti ordinari e dei linguaggi della comunicazione nella costruzione del desiderio nella società contemporanea occidentale. L’artista osserva il quotidiano–beni di consumo, arredi di design, tessuti utilizzati dalla moda–e smaschera le strategie con cui gli oggetti vengono mostrati e consumati.
La sua pratica ricorre al fai-da-te e a tecniche imperfette e disfunzionali: la serigrafia è realizzata senza matrice, direttamente sulla superficie di stampa con stencil e frammenti di recupero; elementi di design (come i modulari della USM Haller o le camelie tipiche degli abiti di Chanel) vengono replicati con materiali di fortuna come cartone e scampoli di tessuti. Longhi dà nuova vita ai materiali, li riutilizza. L’errore, l’incidente e la variazione imprevista sono aspetti del suo linguaggio, là dove il fallimento diventa una presa di distanza dalla retorica dell’efficienza.
L’ornamento eccessivo, il trash e il kitsch sono utilizzati come strumenti critici. All’opera non è tanto una critica al capitalismo o alla seduzione del lusso, quanto invece la consapevolezza delle forme del desiderio che spesso ci incantano. Longhi gioca con il glam, l’ostentazione, i codici del gusto per rallentare e rendere ambiguo il nostro desiderio e, al contempo, aprire uno spazio di consapevolezza.
Villa Delizia è la prima mostra personale di Longhi in un’istituzione pubblica italiana. Presentata nell’ala Nio, Villa Delizia trasforma lo spazio operando su alcuni elementi architettonici: le finestre circolari sul soffitto e gli apparati museali di allestimento. L’artista realizza, per l’occasione, dieci ampie tele utilizzando tessuti, naturali e sintetici, in sinergia con le manifatture locali.
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Alex Ayed
a cura di Stefano Collicelli Cagol
opening 20/11
21/11/2026 – 29/03/2027
Prima personale in un’istituzione italiana di Alex Ayed (Strasburgo, 1989), tra le figure emergenti dell’arte del Mediterraneo. La sua pratica colpisce per la precisione con cui intreccia temi intimi e sociali attraverso materiali preziosi accostati a elementi di recupero. Nei suoi progetti Ayed evoca forme di convivenza ancestrali che raramente trovano spazio nella dimensione espositiva, con una sensibilità per il dettaglio che si unisce alla capacità di rispettare le esigenze di ogni materiale selezionato.
Per la mostra al Centro Pecci, Ayed produce una serie di opere pensate appositamente per gli spazi dell’istituzione, indagando le potenzialità di pratiche artigianali legate alla produzione di oggetti che ruotano attorno al lusso e alla sua ostentazione. Le opere nascono dopo l’esperienza di una navigazione in solitaria dalla Svezia a Tunisi, passando per le coste di Spagna, Francia e Italia. Il mare, con le sue luci cangianti, le sue presenze viventi e non, i materiali organici e inorganici che lo attraversano, e la vita scandita dalle esigenze della navigazione, diventa il contesto di riferimento della fase attuale della ricerca. Ayed recupera la relazione con il Mediterraneo proponendo un ecosistema espositivo che alterna opere di grande impatto e lavori più minimali. La riflessione su antiche tradizioni di produzione di beni, come il colore, gli consente infine di interrogare le relazioni con il passato di un territorio e con il suo presente.
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Karen Kilimnik
Cadabra
a cura di Stefano Collicelli Cagol e Michele Bertolino
opening 20/11
21/11/2026 – 29/03/2027
Non c’è artista che connetta gli anni Ottanta, il loro impatto sul presente, e l’opulenza, la decadenza e la crisi dei sistemi democratici in occidente meglio di Karen Kilimnik (vive e lavora a Philadelphia). La sua pratica attraversa pittura, fotografia, scrittura e assemblage, intrecciando storia dell’arte e cultura popolare, moda e letteratura. Le opere agiscono attraverso immagini riconoscibili, paesaggi romantici, figure aristocratiche e icone pop, risignificate in mondi nuovi che interrogano le strategie di costruzione dell’identità e del desiderio. I dipinti, spesso ingenui e apparentemente semplici, destabilizzano le gerarchie visive, mentre gli assemblage ribadiscono la rilevanza del display non come supporto, ma come occasione per costruire una situazione che accenna a una dimensione narrativa.
Cadabra presenta una selezione di opere dagli anni Ottanta alle produzioni più recenti e mette al centro la magia come alfabeto e strumento centrale nel linguaggio dell’artista. Per Kilimnik la magia è un dispositivo estetico e narrativo capace di produrre realtà autonome e incantate, vere finché la finzione lo consente. La parola, presente nei primi disegni e nei lunghi titoli dei quadri, funziona come un incantesimo che trasfigura immagini comuni. La magia è rifacimento e imbellettamento, ma anche messa in crisi dell’opposizione tra autenticità e finzione. L’artista insiste sulla ripetizione e sulla replica, spesso con scarti minimi, esponendo la fragilità delle immagini, la possibilità che le stesse raffigurazioni operino su piani diversi, anche narrativi, e le modalità con cui si produce il desiderio. La pratica di Kilimnik dilaga nello spazio espositivo: attraverso la combinazione di pittura, arredo e decorazione, l’artista definisce ambienti immersivi e scene complesse, altri mondi.
PASSAGGI: DI MANO IN MANO
Il titolo costruisce la cornice concettuale e propone un modo di intendere l’istituzione come spazio di relazione, trasmissione e trasformazione: un luogo dove ritrovarsi, condividere e creare culture insieme. Il tema si ispira all’opera La grande mano di Adelaide Cioni, esposta all’ingresso del Centro. Il gesto che accoglie chi entra al Museo è, allo stesso tempo, saluto e invito, ma anche celebrazione della storia delle manifatture tessili che hanno segnato l’economia e la società di Prato e reso possibile, attraverso i Soci Fondatori, la nascita dell’istituzione. In una fase storica dominata dall’immaterialità digitale, la mano richiama inoltre l’importanza del tatto e del contatto, riportando al centro la dimensione sensibile dell’esperienza.
“Di mano in mano” è una formula che tiene insieme la concretezza degli scambi e la circolazione delle idee: il riuso di oggetti e materiali appartenuti ad altre persone, le donazioni e i doni, i passaggi di conoscenze tra generazioni e tra campi del sapere, dalle ricerche alle manifatture.
La programmazione 2026 traduce questa visione in un palinsesto che guarda alla Toscana e a Prato come laboratori delle culture contemporanee, arricchiti da continui attraversamenti in territori complessi e in costante trasformazione. In questa prospettiva, il Centro Pecci si apre alle 115 nazionalità presenti in città e si prepara ad accogliere venti giovani artiste e curatrici che, grazie al bando FSE della Regione Toscana, daranno vita nel 2026 a una festa diffusa della creatività a Prato e nelle altre sedi regionali del progetto.
Il tema coinvolge anche l’architettura stessa del Centro Pecci, pensata come esperienza di continui passaggi tra le mostre, le sale, i luoghi e le attività, in un movimento mai interrotto e in costante ampliamento. Nel 2026 riapriranno la biblioteca e il teatro esterno, rafforzando ulteriormente il Centro come spazio pubblico di incontro e condivisione.
L’anno segna, inoltre, l’avvio del percorso di avvicinamento alle celebrazioni dei quarant’anni del Centro Pecci, mantenendo viva l’apertura verso la città di Prato, chiamata sin da ora a condividere la preparazione dei festeggiamenti e a individuare, insieme al Centro, le molte strade e i tanti passaggi che portano, dalle direzioni più diverse, a Viale della Repubblica.
Le mostre, la collezione e l’archivio costituiscono la spina dorsale delle attività del Centro Pecci. Il palinsesto espositivo si apre a fine maggio con la celebrazione della donazione di Carlo Palli, che ha deciso di lasciare al Centro Pecci e alla città di Prato un importante nucleo della propria collezione. Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli propone un viaggio attraverso personalità e pratiche che hanno segnato alcuni momenti di discontinuità nell’arte della seconda parte del Novecento. In contemporanea, Verita Monselles. Carnale è la prima mostra, dopo oltre vent’anni, dedicata a una fotografa che ha attraversato moda, teatro e arte tra gli anni Settanta e Novanta, con uno sguardo erotico e carnale sul corpo.
A settembre, Lorenza Longhi. Villa Delizia conduce nelle visioni di una delle artiste italiane più seguite a livello internazionale, che qui si confronta con i tessuti e con le dinamiche dell’organizzazione del lavoro attraverso la dimensione conturbante del kitsch.
L’autunno si chiude con due personali dedicate ad Alex Ayed, artista franco-tunisino, e a Karen Kilimnik, artista americana, entrambi capaci di trasformare elementi del quotidiano in opere spettacolari e potenti. Ayed sviluppa una ricerca ispirata ai viaggi in solitaria per mare: le sculture e le installazioni, prodotte appositamente per il Centro Pecci, guardano al Mediterraneo, alle tradizioni artigianali e al riutilizzo di materiali organici e inorganici riassemblati in forme evocative. Karen Kilimnik. Cadabra ripercorre, attraverso installazioni, dipinti, fotografie e disegni, il lavoro di un’artista che dagli anni Novanta a oggi ha assunto l’arte come filtro magico per rileggere il glamour e il tragico della cultura statunitense.
Continuano le attività del Centro Pecci Night, Centro Pecci School, Centro Pecci Cinema e i progetti di Arte e Benessere, organizzati dal dipartimento educativo.
Centro Pecci
Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato apre nel 1988, primo museo di arte contemporanea in Italia a essere costruito appositamente. Progettato dall’architetto Italo Gamberini, dal 2016 grazie alla nuova ala costruita dall’architetto Maurice Nio ha aumentato i propri spazi. Il Centro Pecci dal 2023 ha parte delle sue collezioni esposte in modo permanente grazie al progetto di display firmato da Formafantasma. Il complesso ospita 3000 metri quadri di spazio espositivo; il cinema; l’arena esterna; la biblioteca; l’archivio; l’urban center; il bookshop; Cargo bistrot; il ristorante MYO; tre laboratori educativi e un playground. Negli anni, Centro Pecci ha organizzato mostre monografiche di artisti come Robert Mapplethorpe, Gerhard Richter, Lucio Fontana, Alberto Burri, e Yves Klein. Di recente, ha ospitato la più grande mostra istituzionale di Diego Marcon pensata appositamente per gli spazi del Centro, la mostra monografica dedicata a Chiara Fumai, la mostra di Massimo Bartolini, artista del Padiglione Italia alla 60. Biennale d’arte di Venezia e la prima mostra italiana di Yu Ji. Un programma di incontri live che spaziano dalle presentazioni di libri, alle Centro Pecci School e alle Centro Pecci Night, consentono insieme alle mostre e ai progetti del dipartimento educativo di creare un ambiente inclusivo e accogliente, per sviluppare nuove idee e presentare pratiche di avanguardia. Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
Fondazione per le arti contemporanee in Toscana
Istituzione fondata da Comune di Prato e sostenuta da Regione Toscana
Centropecci.it