Mostre a Venezia – Palazzo Diedo Berggruen Arts & Culture – Ceal Floyer

OMAGGIO ALL’ARTISTA BRITANNICA CEAL FLOYER A VENEZIA

Ceal Floyer 644
(2025)stampa a getto d’inchiostro su cartoncino da museo,Courtesy theartist,
Lisson Gallery, 303 Gallery and Esther Schipper
Photo©Ceal Floyer©Ceal Floyer VG BildKunst, Bonn 2026

– Berggruen Arts & Culture presenta la

  • mostra Unfinished dell’artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025.
  • L’esposizione a cura di Ann Gallagher e Jonathan Watkins si terrà a
  • Palazzo Diedo a Venezia dal 4 maggio al 22 novembre 2026.

Composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture, la mostra rispecchia la poetica di Floyer che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un’interpretazione paradossale del quotidiano. Con accenni di assurdità, il suo lavoro trasmette la vitale possibilità di creatività in ogni situazione.

Ceal Floyer è stata una delle artiste concettuali più importanti della sua generazione, celebre per il suo umorismo sintetico e per un linguaggio visivo profondamente sobrio. Le sue opere sono brillantemente creative, intrise di un’intelligenza affilata, di uno spirito asciutto e di una grande acutezza visiva. Nata a Karachi nel 1968, Floyer ha trascorso parte dell’infanzia tra Sydney e Rabat prima che la sua famiglia si stabilisse in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra tra il 1991 e il 1994, anni intensi per i Young British Artists (YBA), venendo notata da critici e curatori autorevoli ancora prima di conseguire il diploma.

L’artista ha partecipato all’importante mostra collettiva General Release, organizzata dal British Council per la Biennale di Venezia del 1995. In quell’occasione espose Unfinished (1995), una proiezione video ravvicinata in loop di qualcuno che ruota i pollici l’uno sull’altro. La mostra prende il titolo proprio da Unfinished, riportando l’opera a Venezia dopo oltre trent’anni.

La prima opera in mostra, ‘Til I Get It Right (2005), è un lavoro sonoro che riproduce un verso della celebre canzone country di Tammy Wynette, “I’ll just keep on … ‘til I get it right”, da cui sono state eliminate le parole “falling in love”, riprodotte in un loop ripetitivo. Tra gli altri lavori iconici figura Bucket (1999), in cui un lettore CD emette il suono di una goccia d’acqua che cade ogni pochi secondi. Again and Again (2012) nasce invece dal gesto di Floyer di scrivere a mano la parola “Again” più e più volte, l’una sull’altra, fino a renderla illeggibile. In un’opera complementare, Ink on Paper (2010), il processo prevedeva il fissaggio di pennarelli a punta di feltro in posizione verticale su fogli di carta assorbente fino al totale esaurimento dell’inchiostro, creando una serie di macchie la cui gamma cromatica era determinata dal numero di penne contenute nella confezione acquistata. Come osservato da Floyer, «il risultato è qualcosa di effettivamente piuttosto bello (il che all’inizio mi ha lasciata un po’ allarmata) e per me va bene così, perché riesce a rimanere fedele alle origini concettuali del lavoro».

L’uso del colore è piuttosto insolito per Floyer, più nota infatti per lavori come Monochrome Till Receipt (White) (1999) in cui espone articoli bianchi acquistati al supermercato e in cui fonde l’esperienza quotidiana del mondo reale con l’idea di un’astrazione modernista portata all’estremo. Allo stesso modo, lo schermo video bianco di Blind (1997) sembra essere un omaggio al cinema strutturalista-materialista degli anni Sessanta e Settanta, per poi rivelarsi invece la ripresa di una tenda a rullo che si muove davanti a una finestra.

Blind coinvolge quel tipo di gioco di parole ricorrente in tutta l’opera di Floyer. Half Empty e Half Full (1999), due fotografie identiche di un bicchiere riempito d’acqua a metà, fanno riferimento all’espressione che definisce l’ottimismo e il pessimismo. Invece Light Switch (1992), l’opera più datata in mostra, proietta l’immagine a grandezza naturale di un interruttore della luce direttamente su una parete. Uno dei suoi lavori più recenti e toccanti, 644 (2025), una fotografia a colori, ritrae pecore al pascolo in un paesaggio collinare. Su ognuna è sovrapposto un numero da 1 a 644 in un font semplice, ricordandoci il conteggio che venivamo incoraggiati a fare da bambini per scivolare nel sonno.

La mostra è supportata da Esther Schipper e Lisson Gallery.

Palazzo Diedo Berggruen Arts & Culture
info@berggruenarts.org
Fondamenta Diedo –  Cannaregio 2386 –  Venezia

Nota biografica

Ceal Floyer
Ceal Floyer è nata nel 1968 e cresciuta in Inghilterra. Ha studiato al Goldsmiths College di Londra. A partire dalla fine degli anni Novanta del Novecento, ha vissuto a Berlino.

Nel 2007 Floyer ha ricevuto il prestigioso Preis der Nationalgalerie für junge Kunst di Berlino e nel 2009 il Nam June Paik Art Center Prize conferito dal Nam June Paik Center di Yongin. L’artista ha partecipato a Manifesta 11 a Zurigo (2016), Documenta (13) a Kassel (2012) e alla 53ª Biennale di Venezia (2009).

Il lavoro di Floyer è stato ampiamente esposto. Tra le più importanti mostre personali figurano: Ceal Floyer, Aspen Art Museum, Aspen (2016); On Occasion, Aargauer Kunsthaus, Aarau (2016); Ceal Floyer, Kunstmuseum Bonn (2015); Ceal Floyer, Museion, Bolzano (2014); Ceal Floyer, Kabinett für Aktuelle Kunst, Bremerhaven (2013); Things, Project Arts Centre, Dublino (2011); Works on Paper, CCA, Tel Aviv (2011); Ceal Floyer, DHC/ART, Montreal (2011); Auto Focus, Museum of Modern Art (MOCA), North Miami (2010); Ceal Floyer, KW Institute For Contemporary Art, Berlino (2009) e Gakona, Palais de Tokyo, Parigi (2009).

Le sue opere sono presenti nelle collezioni di prestigiosi musei, tra cui: Tate Modern, Londra; Museum of Modern Art, New York; Museum für Moderne Kunst, Francoforte sul Meno; Neue Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin; Sammlung Zeitgenössische Kunst der Bundesrepublik Deutschland, Berlino; Denver Art Museum, Denver e San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco; Arts Council Collection, Londra; British Council, Londra; Centre national d’art et de culture Georges Pompidou, Parigi; Israel Museum, Gerusalemme; Kunsthalle Bern Collection, Berna; Kunstmuseum Basel, Basilea; Musée d’Art Moderne de Paris, Parigi; Museo Jumex, Messico; National Gallery of Victoria, Melbourne; Toyota Municipal Museum of Art, Tokyo; Towner Art Gallery, Londra e Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford.

Berggruen Arts & Culture
Berggruen Arts & Culture è un’iniziativa globale dedicata a promuovere progetti interdisciplinari che colmano il divario tra arte, scienza e discipline umanistiche. Situato nel cuore di Venezia, Palazzo Diedo rappresenta il fulcro di questa missione, ospitando mostre e commissioni che sfidano i confini artistici tradizionali.

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